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Aria di Libri | #31 “Orgoglio e pregiudizio” – di Jane Austen

Di Pride & Prejudice (1813) ho un bel ricordo, nonostante lo avessi letto con la vista annebbiata dalla febbre. Principalmente mi ha fatto apprezzare un romanzo sì, romantico, ma anche e soprattutto familiare. Annoiata dalla valanga di buoni sentimenti che fuoriuscivano dalle parole e i gesti invece delle sorelle March di Piccole donne (Louisa May Alcott), prive di difetti ed estranee, la maggior parte delle volte, all’invidia o all’odio (imperdonabile aggiungerei, rifiutare Laurie-Teddy alias Christian Bale da parte di Joe nel film del 1994); buttarmi a capofitto nella lettura di un’altra famiglia tutta al femminile non mi allettava. Il confronto viene immediato, ma se il romanzo americano segue le vicende di un certo periodo di tutte le sorelle, Orgoglio e pregiudizio parla di relazioni d’amore, d’amicizia, della vita sociale, senza condirla di grossi drammi, ma della quotidianità dell’epoca dell’autrice inglese: Jane Austen.

È il suo capolavoro più conosciuto, tradotto e trasportato sugli schermi negli anni.

Orgoglio e Pregiudizio narra di come i rapporti tra uomo e donna non siano così semplici come si creda, anche in un’epoca in cui era soprattutto l’uomo a fare la prima mossa e la donna perennemente in attesa che qualcosa le accadesse; mosse già scritte. L’Elizabeth Bennet della Austen è una giovane donna caparbia, sveglia, ma ancora un po’ ragazzina, che è convinta che il mondo sia come lei lo interpreti. Fitzwilliam Darcy, il co-protagonista, un gentiluomo, serio, che raramente si lascia andare, riservato e generoso con gli amici.

L’orgoglio appartiene a Darcy, il Pregiudizio a Lizze e viceversa.

Lo scopo di Jane Austen è parlare apertamente dell’epoca in cui è vissuta dove però le buone maniere, i balli, i pettegolezzi, erano parte integrante della serena vita di campagna, perennemente contrapposta a quella più attiva e peccatrice di città, ma erano principalmente la base per far sbocciare i propri personaggi. Niente guerre (napoleoniche), niente avvenimenti troppo tragici, se non figlie senza una dote, cugini arrivisti, matrimoni combinati andati in fumo e male lingue. Non si tratta di superficialità da parte della scrittrice riguardo gli eventi vissuti, e neppure lo scopo di creare un genere che allietasse le sventure altrui, qui c’è il desiderio di portare la quotidianità al centro dell’attenzione, non tenendola più rilegata ai chiacchiericci di salotto.

Elizabeth è accecata prima dall’orgoglio come ben aveva intuito la sua cara amica Charlotte dato il rifiuto di Darcy al primo ballo, e poi dal pregiudizio, insinuato sfacciatamente dal bel e viscido Wickham. Non è da biasimare, Lizze è semplicemente umana. Darcy invece è frenato anche lui dal pregiudizio, non accettando completamente qualcosa che vada oltre l’educazione che gli è stata imposta, ma anche dall’orgoglio che lo ha portato a rinchiudersi in se stesso. Entrambi però sono aperti al cambiamento.

Ciò che si apprezza di questo romanzo non soltanto è la linearità dei fatti, ma che questi per concludersi si intrecciano con altri. L’evoluzione dei protagonisti non nasce dal semplice scorrere del tempo e dall’accettazione delle questioni, ma dalle relazioni dei loro familiari e degli amici che interferiscono o semplicemente agiscono con o contro di loro.

Il tocco personale della Austen in questo romanzo è molto visibile soprattutto nel rapporto tra Elizabeth e la sorella Jane, simile a quello avuto con la sua amata sorella Cassandra (più sfortunata della controparte cartacea però), ma principalmente nella sua spiccata ironia. C’è sempre un personaggio alquanto buffo che servirà a stemperare la situazione, o a renderla il più delle volte tragi-comica come il cugino Collins, o la sfacciataggine di Lydia, per non parlare della signora Bennet e il suo tormentone “I miei poveri nervi“. Ma l’ironia è principalmente esplicitata dall’intelligenza dei suoi  protagonisti, così moderni e perciò figli legittimi di un’epoca in cui ci si stavano affacciando nuove classi sociali, la borghesia, una novità mal vista dalla nobiltà. Lotta in fin dei conti che costituisce spesso il fulcro delle opere austeniane. Cuore e mente, Ragione e Sentimento, Titolo e duro lavoro.

Pride & Prejudice meriterebbe pagine e pagine, ma è giusto che dopo questa misera, ma spero efficace presentazione corriate subito a leggerlo. Non deve essere raccontato, ma vissuto e amato.

Lo consiglio a tutte le donne di varia età, è una piacevolezza senza tempo.

Prima di salutarvi, lasciate un mi piace a Parole Pelate, se non lo avete ancora fatto.

Ringraziamo:  Citazioni film e libri

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3 thoughts on “Aria di Libri | #31 “Orgoglio e pregiudizio” – di Jane Austen

  1. Un ricordo bellissimo di questo capolavoro della Austen! Lo rileggerò! Invece tempo fa, provai a rileggere Ragione e Sentimento e ricordo che mi annoiai! Totalmente differenti! Ed è strano come quando si rilegge un romanzo, può cambiare il nostro punto di vista! Un libro ci cambia ma soprattutto cambiamo noi!

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