Parliamone/Telefilm

Parliamone | La Mania delle Serie in Costume

Sistemando il mio calendario telefilmico con Poldark terza stagione a giugno, Outlander 3, The Crown 2 e Victoria 2 sicuramente in autunno, ho appena constatato il considerevole numero di serie tv storiche che non solo seguo, ma ormai occupano i nostri televisori.

C’è stato un tempo, nei primi anni duemila, in cui i medical drama come Dr. House e Grey’s anatomy dominavano le nostre serata su Italia1, e ancor oggi il capolavoro di Shonda non molla la presa. Senza dimenticare il patriarca E.R.

Ancor prima, negli anni 90 i teen drama erano su qualsiasi rete, Dawson’s Creek la baia dei giovani complessati, Roswell e la blanda fantascienza, Beverly hills 90210 e i problemi dei figli di papà, Buffy e i primi accenni fantasy-horror, ecc.

Naturalmente questo mio riassunto è riduttivo, c’era molto altro, ma queste sono state alcune delle grandi mode che abbiamo visto passare sui nostri schermi. Le Serie tv storiche (con i loro sottogeneri: religioso, western, period drama) sono sempre esistite, ma la storia faceva più che altro da sfondo alle vicissitudini dei protagonisti: La signora del west, Zorro, La casa nella prateria, ecc.

Questo genere riproduce più o meno fedelmente un determinato periodo storico, attenendosi a volte a fatti realmente accaduti, oppure inventati, inerenti però sempre a quel contesto a cui si fa riferimento. Tra i sottogeneri poco sopra brevemente citati, quello più conosciuto o apprezzato è il period drama.

Il Period drama o costume drama (che ha origine proprio in Inghilterra) rappresenta, la maggior parte delle volte, trasposizioni di opere letterarie di ambientazione storica. È concentrato principalmente sulla ricostruzione dell’ambientazione, dei costumi tipici e dei vari elementi dell’epoca raccontata, non mettendo sempre la “veridicità” degli eventi al centro della trama stessa.

Dalla fine degli anni novanta in poi, si incominciano a contare anche produzioni originali, non sempre drammatiche, period sitcom o period teen drama (That 70s show).

(YES!)

Nel pieno degli anni 90, il 1995, è andata in onda la miniserie in sei puntate della BBC: Pride & Prejudice con Colin Firth e Jennifer Ehle di Andrew Davies. Tra i 10 e gli 11 milioni di telespettatori videro la miniserie nel Regno Unito, con il 40% di share la puntata finale e una critica molto positiva. L’omonimo romanzo, nello stesso periodo, arrivò anche a 35 000 copie in una sola settimana, con un grande boom di vendite. Sempre in Gran Bretagna, questa è la versione più amata del romanzo di Jane Austen, e a più di vent’anni dalla realizzazione, è la serie televisiva di maggior successo della BBC.

Ma facciamo dei passi indietro e nominiamo un altro grande classico della letteratura vittoriana che ha al suo seguito un numero considerevole di trasposizioni: Jane Eyre di Charlotte Brontë. Un primo adattamento del 1973 lo abbiamo con Sorcha Cusack e Michael Jayston, poi quello col più famoso Timoty Dalton (da li a poco sarebbe diventato il futuro 007) nei panni di Edward Fairfax Rochester del 1983, e infine una terza versione sempre della BBC con  Ruth Wilson e Toby Stephens del 2006, a mio parere la più fedele e ricca di dettagli. Tenendo come riferimento Dalton mi viene subito in mente anche l’infelice miniserie Rossella del 1994  tratta dal romanzo omonimo di Alexandra Ripley, che è stato però l’evento televisivo dell’anno, trasmesso in contemporanea dalle televisioni di oltre 20 paesi nel mondo. Infelice perché ha deluso le aspettative del pubblico, risultando deludente e lontano dall’indimenticabile Via col vento (Gone with the wind) con Vivien Leigh e Clark Gable, ma anche la cattiva fama fa parlare di sé.

(un piccolo assaggio)

Scavando nel passato, il Poldark del 1975 deve essere citato, anche perché la generazione dei nostri genitori se lo ricorda bene e questo ci basta come conferma della sua fama. Basata sulla serie di romanzi di Winston Graham, è stata trasmessa in 40 paesi, oltre ad essere una delle serie britanniche della BBC di maggior successo di tutti i tempi. Due grandi stagioni che sono talmente impresse nella mente dei nostri vecchi che il successo immediato del remake del 2015 con  Aidan Turner, è stato scontato. Con una media di più di otto milioni di spettatori, la BBC ha annunciato subito il rinnovo per una seconda stagione e subito dopo, ancor prima della messa in onda, la serie è stata rinnovata per una terza stagione.

Come Dalton anche Sean Bean (Boromir e Eddard Stark) ha lavorato molto per la televisione britannica in due serie della BBC di grande successo: Lady Chatterly e Sharpe, quest’ultima serie di 14 puntate è basata su un racconto di Bernard Cornwell riguardante le guerre napoleoniche, che durò dal 1993 al 1997, con 3 episodi all’anno, e garantendo all’attore una notevole fama nel Regno Unito.

Ma ora passiamo ad anni più vicini a noi, anche per vedere sceneggiature originali, e non solo riadattamenti di romanzi. Spartacus, 2010; certo, di anacronismi ce ne sono fin troppi (un Colosseo già completo), abbiamo anche un cambio di attore a causa della prematura morte di Andy Whitfield, e un stile scopiazzato alla 300, però le gesta di Spartaco, gladiatore trace, hanno fatto centro e ci hanno trasportati in un’epoca storica poco sfruttata in tv. Tra i titoli originali più recenti abbiamo Vikings, 2013: serie ambientata nel IX secolo d.C. tra la Scandinavia e le isole britanniche che racconta le avventure romanzate del guerriero vichingo Ragnarr Loðbrók, interpretato dall’australiano Travis Fimmel. Il Wall Street Journal, a favore della serie, ha affermato che è: «uno studio di carattere, resistenza, potenza e […] di risveglio sociale, emotivo e persino intellettuale», apprezzando come Vikings non sia, al contrario di Spartacus, una celebrazione della violenza e del sesso, ma una ricostruzione autentica e naturale del periodo.

Quasi una sezione a parte meritano sia le serie storiche che parlano di re e regine, sia quelle tratte dai romanzi di Jane Austen.

Tra i recenti successi di Netflix c’è The Crown, 2016. Il progetto più costoso e più acclamato dalla critica dell’ultimo anno. La serie televisiva anglo-americana è incentrata sulla vita di Elisabetta II e sulla famiglia reale britannica a partire dal 1947. Quindi finalmente ci avviciniamo ad anni a noi più conosciuti, o semplicemente ci discostiamo dai costumi del 1700-1800. Una novità nel più completo rigore e rispetto dei fatti storici. Sulla scia delle regine inglesi abbiamo anche Victoria, 2016. Jenna Coleman dopo Doctor Who, veste i panni (in una versione più deliziosa) della Regina Vittoria, in 8 puntate dove racconta la sua vita tra inerenza storica, dettagli più romanzati (Albert-Tom ❤ ) e un’ottima fotografia. Le serie tv amano i reali: The white queen, Reign, i Tudors, Versailles, ecc. Sicuramente le loro vicende pubbliche e private, ben si prestano ad una sceneggiatura e alla sete di curiosità del pubblico. Queste serie diventano una sorta di Grande fratello dell’epoca, ci sono le puntate della “prima serata” con gli eventi storici a noi più conosciuti, e il “daily” che fa vedere tutto quello che non si era mai visto.

Tra le trasposizioni austeniane, invece, abbiamo: Emma 2009, L’abbazia di Northanger 2007, Ragione e sentimento 2008 (con Dan Stevans aka la Bestia, aka Legion, aka cugino Matthew, aka la Bontà), Lost in Austen 2010, Orgoglio e Pregiudizio 1995 ecc.

Ma escludendo queste due categorie, molto prolifere, bisogna elencare tutti i successi degli ultimi anni: The Pacific, Band of brothers, Boardwalk Empire, Downton Abbey (che ritengo il principale responsabile del boom delle serie in costume), The muskeeters, Black Sails, Marco Polo, i Borgia, Da Vinci’s demon, Outlander (Sing me a soooong), Rome, Tut, Guerra e Pace, Mad Men, The Kennedys, North & South, ecc.

Ho naturalmente escluso le telenovelas, che per quanto farebbero pur parte delle serie storiche come l’indimenticabile Cuore selvaggio, 1993-4, sono pur sempre un serial televisivo dell’America latina e qua poi bisognerebbe aprire una lunga parentesi.

Personalmente questa mia passione per lo storico non so quando sia iniziata, forse Outlander, e il suo iniziale alone di mistero, ha contribuito a questa mia mania, ma posso affermare con piacere che è un genere che ho sempre prediletto. Essere trasportati nella storia, quella non solo studiata a scuola, ma magari per curiosità letta anche in privato, far parte in qualche modo della vita di personaggi realmente esistiti, immergerci in ambientazioni estratte dai nostri romanzi preferiti, è una grande emozione. È un viaggio nel tempo, quello che bene o male tutti abbiamo sognato fare e ci è possibile ora grazie a queste serie tv.

Non vi negherò che le serie sopra citate, quelle su cui mi sono soffermata maggiormente, sono state tutte viste, e a questo punto sono curiosa della vostra lista….a voi la parola.

“Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate.”

Ringraziamento: Blends of Scotland, Ireland, UK: Ladies’ perfect Tea | Gli attori britannici hanno rovinato la mia vita

 

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5 thoughts on “Parliamone | La Mania delle Serie in Costume

  1. Ti adoro, ti adoro, ti adoro.

    Volevo solo dirti una una cosa, qualora tu non lo sappia! Visto che hai nominato Lady Chatterly l’anno scorso c’è stato un film firmato BBC con James Norton, Holliday Grainger e Richard Madden che ti consiglio assolutamente!

    E comunque quando hai nominato le telenovelas mi è venuto in mente TERRA NOSTRA, non so se ti è mai capitato di vederlo su Rai 3 o Rai Premium: lo avrò visto migliaia di volte, parlava degli italiani che arrivavano in Brasile e andavano a lavorare nei campi di caffè e intrecciava anche il periodo storico con vicende politiche e da contorno dell’epoca. Davvero molto bello, nonostante ovviamente la parte da telenovella, appunto.

    Comunque io personalmente non so decidermi tra le trasposizioni della storia così com’è (prendi Sons of Liberty tipo) o di cose narrate aka Downton Abbey però a me piacciono troppo, non ne posso fare a meno. E mi sta bene qualsiasi periodo storico, ecco.

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    • Se queste sono le cose che mi dici, me ne puoi dire pure tre, quattro… 😂😘 comunque potevi solo nominarmi Richard e correvo.
      Oddio, si! Ricordo terra nostra, come tutti i nonni di oggi. Ma un giorno scriverò pure sulle telenovelas, perché pure su quelle c’è molto da dire.
      Come te pure io non so scegliere, onestamente, con The Crown ad esempio ho ricoperto il gusto di una serie storica al 85%, non si sprecano a romanzare troppo gli amori, o aggiungerne altri. Ora attendo altri titoli da vedere…

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