Film/Movienight

Movienight | #21

In questo nuovo appuntamento di “MovieNight” vi proponiamo un’opera di un duetto che, probabilmente, conosciete già. Una volta erano fratelli, ora sono entrambi donne e amano trattare del genere sci-fi. Stiamo parlando ovviamente delle sorelle Wachowski, autrici della trilogia di Matrix, che hanno sfornato negli ultimi anni una serie di film che hanno diviso la critica per diverse motivazioni. Vi presento quindi quello che, secondo me, merita maggiormente.

Cloud Atlas

Regia: Lana e Lilly Wachowski, Tom Tykwer

Genere: Drammatico, Fantascienza, Commedia

Anno: 2012

Cast: Tom Hanks, Hugh Grant, Halle Berry, Jim BroadBent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, James D’Arcy, Ben Wishhaw, Bae Doona, Susan Sarandon, Keith David, David Gyasi, Zhou Xun, Keith David

La frase: La nostra vita non ci appartiene, da grembo a tomba siamo legati ad altri. Passati e presenti. E da ogni crimine, da ogni gentilezza, generiamo il nostro futuro. – Somni451

Trama: Sei differenti storie, ambientate in sei epoche e sei luoghi differenti, nascondono un sottile filo comune che le lega le une alle altre per raccontare come le azioni di un singolo individuo si ripercuotano sul passato, sul presente e sul futuro dell’altro. La prima storia, situata nel sud del Pacifico nel 1849, segue il viaggio di Adam Ewing, un notaio di San Francisco arrivato nelle isole Chatham, a est della Nuova Zelanda, dove scopre gli orrori della tratta degli schiavi.

La seconda vicenda, ambientata ad Edimburgo nel 1936, fotografa l’esistenza di Robert Frobisher, un giovane musicista inglese squattrinato, che trova lavoro presso un compositore. Il terzo episodio, sullo sfondo della California del 1973, mostra la giornalista Luisa Rey, impegnata nelle indagini su un caso di corruzione e omicidio all’interno di una centrale nucleare. La quarta avventura, con set nella Gran Bretagna nel 2012, ripercorre la rocambolesca fuga di Timothy Cavendish, un piccole editore che, per sfuggire alle ire dei creditori, si rifugia in una casa di cura dalla quale non può più uscire.

Il quinto racconto, sviluppato in una città dell’Estremo Oriente in un distopico futuro prossimo, si concentra sulla vicenda di Sonmi 451, un clone destinato a una condanna di morte per aver osato sfidare la società capitalista che sfrutta il suo lavoro. Il sesto e conclusivo capitolo, infine, si concentra, durante un futuro post apocalittico, sulla visita di Meronym, una delle ultime esponenti della società tecnologicamente avanzata sopravvissuta, a Zachry, il membro di una tribù primitiva che vive alle Hawaii.

Il perché pelato: Faccio una premessa, il film in questione ha spaccato in due la critica, c’è chi la odiato e chi l’ha adorato. Io faccio parte di questa seconda categoria, tant’è che è entrato a far parte della mia triade sacra, ovvero è uno dei miei film preferiti di sempre. Detto ciò perchè consigliare un film così controverso? Innanzitutto è quasi un film sperimentale, sono 6 storie differenti e ognuna di esse appartiene ad un genere diverso, pertanto abbiamo tutto quello che possiamo desiderare in un solo (lunghissimo) film: c’è azione, c’è fantascienza, c’è la storia d’amore, il razzismo, attori in costume, qualche sana risata e il contatto con tematiche per nulla scontate.

Attraverso il concetto della reincarnazione i registi ci mostrano storie che vanno aldilà della vita individuale del singolo personaggio, vediamo soggetti diventare sempre più buoni di vita in vita, altri diventare sempre più oscuri e loschi. Tuttavia non è necessario credere nella reincarnazione per apprezzare questo film, perché il suo messaggio é un altro: ogni cosa che facciamo ha un eco, una conseguenza, per noi stessi e per gli altri, perché inevitabilmente c’è e ci sarà sempre una connessione fra tutti noi.

Se tutti noi gettiamo cartacce per strade ci ritroveremo sommersi dai rifiuti, se tutti noi compiamo una gentilezza verso il prossimo avremo un mondo migliore. E’ banale a tratti, ma sempre attuale e mai scontato, se pensiamo agli orrori che vediamo ogni giorno. Qualcuno ha mosso critiche ai costumi, che seppure interessanti, a volte sono un pò inverosimili. Io credo che sia stato fatto invece in questo preciso modo per sottolineare il percorso del personaggio, per renderlo riconoscibile, per far si che lo spettatore capisca che si tratta dello stesso individio dall’1800 al 2300 (non appena vedrete il film capirete di cosa sto parlando).

Dulcis in fundo se questo non vi bastasse, c’è Hugo Weaving vestito da donna, Hally Berry nei panni di un uomo coreano e donne asiatiche con le lentiggini e i capelli rossi. In sintesi, il film nonostante abbia i suoi alti e bassi, mi emoziona sempre e mi trasmette emozioni positive. Mi piace guardare alla sostanza delle cose, quindi sebbene il film sia lungo e non sia un film da guardare con leggerezza, distrattamente, credo trasporti con se un messaggio importante, veicolato da un cast a dir poco stellare. E’ un film che va sicuramente visto più di una volta per poterne goderne appiano, cogliendone ogni sfumatura.

Si toccano differenti situazioni, la questione della discriminazione razziale, andare oltre i propri preconcetti, la lotta contro le ingiustizie e molto altro. Il protagonista di ciascuna storia é accompagnato da un segno particolare, una piccola cometa, che li designa come portatori di cambiamento nella loro società. Il segmento più bello è sicuramente quello fantascientifico, in cui vediamo una Seoul del 2100, pervasa da una società inverosimile, con umani nati in laboratorio e una legge che loda il “consumatore”. Multisfaccetato, controverso, ma sicuramente non un film banale, credo sia uno di quei film che ha ingranato con lentezza ma che verrà ricordato negli anni a venire.

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