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Aria di Libri | #30 “Il Libro dei Baltimore” – di Joel Dicker

Uno dei primi articoli di questa rubrica venne dedicato a “La verità sul caso Harry Quebert” il quale, se qualcuno che ha letto l’articolo ricorda, mi ha ossessionata per buona parte del 2015. Oggi, a due anni di distanza, vengo qui per consigliarvi un altro libro scritto dallo stesso autore, che si può considerare uno spin off/sequel del romanzo: Il Libro dei Baltimore (Le Livre Des Baltimore).

L’ho trovato quasi per caso in libreria, mentre ero alla ricerca di un libro da comprare con il mio buono da 20 euro (il libro ne costa 22) e leggendo la trama ho capito subito che dovevo leggerlo:

Sino al giorno della Tragedia, c’erano due famiglie Goldman. I Goldman di Baltimore e i Goldman di Montclair. Di quest’ultimo ramo fa parte Marcus Goldman, il protagonista di La verità sul caso Harry Quebert. I Goldman di Montclair, New Jersey, sono una famiglia della classe media e abitano in un piccolo appartamento. I Goldman di Baltimore, invece, sono una famiglia ricca e vivono in una bellissima casa nel quartiere residenziale di Oak Park. A loro, alla loro prosperità, alla loro felicità, Marcus ha guardato con ammirazione sin da piccolo, quando lui e i suoi cugini, Hillel e Woody, amavano di uno stesso e intenso amore Alexandra. Otto anni dopo una misteriosa tragedia, Marcus decide di raccontare la storia della sua famiglia: torna con la memoria alla vita e al destino dei Goldman di Baltimore, alle vacanze in Florida e negli Hamptons, ai gloriosi anni di scuola. Ma c’è qualcosa, nella sua ricostruzione, che gli sfugge. Vede scorrere gli anni, scolorire la patina scintillante dei Baltimore, incrinarsi l’amicizia che sembrava eterna con Woody, Hillel e Alexandra. Fino al giorno della Tragedia. E da quel giorno Marcus è ossessionato da una domanda: cosa è veramente accaduto ai Goldman di Baltimore? Qual è il loro inconfessabile segreto?

Che cosa è successo il giorno della Tragedia? è il nuovo Chi ha ucciso Nola Kellergan?, e non è nemmeno per l’evento scatenante che ho amato la storia.
Vi consiglio questo romanzo perché Joel Dicker è riuscito, ancora una volta, a raccontare una storia estremamente reale nella quale vi sentirete completamente coinvolti. Marcus Goldman stavolta è diventato un personaggio completo, non più solo un narratore e un investigatore, ma una parte centrale e fondamentale delle vicende. Alla fine, quando ho chiuso il romanzo, mi è sembrato davvero di aver salutato la Gang dei Goldman, quasi come se i ragazzi protagonisti di questa storia fossero davvero miei amici.
Altro punto assolutamente a favore, è l’intreccio (simile, per alcuni versi alla storia di Harry Quebert) della trama, la sua struttura: il romanzo è partito con l’accenno a questa misteriosa Tragedia, e poi attraverso dei flashback il narratore ci ha esposto i vari fatti, così tanti che spesso quasi dimenticavo quale fosse il punto della storia. La Tragedia era sempre lì, tirata in ballo a intervalli regolari, e in quei momenti improvvisamente me ne ricordavo e allora la curiosità si riaccendeva; ma bastavano poche pagine del capitolo successivo per dimenticarmene e trovarmi nuovamente immersa nella storia di questa famiglia.
E poi, alla fine, ho scoperto che niente di ciò che avevo letto era inutile: ogni dettaglio, anche il più insignificante, alla fine aveva un senso. In pratica la spiegazione che tanto avevo bramato era lì, davanti ai miei occhi, e non l’avevo vista. Joel Dicker ha il potere di narrare una storia, di fartela vivere, senza che tu te ne renda davvero conto.
Insomma, l’ho divorato. Per smettere di leggerlo dovevo proprio costringermi, ero leggermente ossessionata. Spero che sia così anche per voi.

Se devo trovare un difetto? Ne ho trovati due, in realtà. La storia d’amore non è molto avvincente. Ma ho amato così tanto gli altri rapporti tra i personaggi e il modo in cui mi ha stregata, che tutto sommato va bene anche così. Non è così importante, in fondo, e si può benissimo andare avanti nonostante questo.
E poi, credo che non ci sia una vera e propria continuità con Harry Quebert. Ora, io non ricordo ogni dettaglio perché sono passati pur sempre due anni dalla lettura, ma non mi pare che vi fossero riferimenti a questa storia, né tutto quello che ho letto nel Libro dei Baltimore coincide perfettamente con il precedente. Potrei anche sbagliarmi, vi sto riportando solo l’impressione che ho avuto leggendo, come se una parte di me, inconsciamente, ricordasse qualcosa e mi pizzicasse il cervello dicendomi no, è sbagliato, aspetta, questo non era così, e se è davvero così perché nessuno lo ha mai detto prima?
Ma è comunque una sorta di “impressione”, non ho avuto modo di verificare. E comunque non importa, la lettura resta comunque godibilissima.

A chi lo consiglio: a chi ha letto La verità sul caso Harry Quebert e lo ha amato. A chi cerca una lettura intrigante e che gli faccia tenere il naso sulle pagine fino a tardi. Attenzione, però: Il Libro dei Baltimore non è un giallo. Non c’è un mistero da svelare, o un assassino da trovare: la storia è già lì, voi siete presenti solo per assistere alla lenta tragedia e alla distruzione della famiglia Goldman (e alla vostra, naturalmente), assistendo impotenti e arrabbiati alle vicende. Ha più la forma di un diario, ecco, o una biografia. Una via di mezzo.
Insomma, se vi ho incuriosito almeno un po’… dategli una possibilità. E poi lasciate un mi piace a Parole Pelate, se non lo avete ancora fatto.

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