Prison Break/Telefilm

Recensione | Prison Break 5×03 “The Liar”

Salve pelati, sono davvero confusa dopo questo terzo appuntamento con Prison Break 5.

Cosa è successo, o meglio cosa non è successo? La mia faccia per tutta la puntata è stata la stessa di C-Note davanti al generatore dei fili… non sapevo che pesci prendere.

(ecco, appunto)

Michael- Kaniel mette in atto la fuga con i suoi compagni, ma i piani non vanno come sperato. Il tentativo di allontanare Abu Ramal, capo dell’Isil, gli si ritorce contro e così gli uomini dello yemenita, e i due fratelli cristiani, raggiungono la cella dei fuggitivi richiamando l’attenzione delle guardie che fermeranno tutti. Nel mentre Sara comprende che Kellerman ha di nuovo un ruolo in tutto ciò e così decide di “collaborare” con T-Bag. Contemporaneamente Lincoln e Sheba vengono anche loro fermati nell’aiutare Michael nel raggiungere la sua officina.

Conclusioni:

Ho da poco concluso la visione, ma non sono sicura di essere nelle mie piene facoltà anche perché questo episodio non solo è volato, ma ha messo talmente tanta carne sul fuoco che credo si sia bruciata già tutta. Prima di tutto sono state date molte informazioni su Michael. Whip ci ha rivelato che Scofield è stato fatto passare per questo famoso terrorista Kaniel Outis, quindi non esiste questa identità? Insieme hanno fatto il “lavoro della CIA“, cosa facevano esattamente? Whip teme che durante l’isolamento Michael si sia immedesimato troppo nel ruolo del terrorista che doveva solo (?) interpretare e che quindi ora si stia comportando come tale. Ritengo tutta questa sequela di scene, dall’abbraccio dell’altra volta ad Abu Ramal all’incastrarlo con l’orologio della guardia, frettolose e confuse, ma sicuramente questo era il sentimento che dovevamo aspettarci. Nel mentre il dubbio ha pervaso anche la mente di Whip che appunto non crede più alle promesse di Michael. L’episodio ha voluto proprio puntare sulla confusione ormai creata da Scofield ed è ricollegabile al discorso dell’episodio precedente fatto da Jacob (di cui ormai sono fan e apprezzo che nonostante sia diverso da Michael, è comunque un valido compagno per Sara). Michael usa le persone per i propri scopi, che possono essere pure nobili, ma ogni persona che entra nella sua vita, e non a caso, ha un ruolo fondamentale per i suoi fini. Ma ora troppe persone, rapporti, fili si sono intrecciati e Michael non riesce più a venire a capo di tutti i nodi. La reazione di Whip sicuramente rispecchia la nostra. Ma la disperazione finale di Scofield ha riportato ordine alla situazione. Lui è Michael, e nello straziante video indirizzato a Sara, in cui aggiunge persino che ha mentito per lei (in che senso?), ristabilisce chiarezza oltre a mostrarci un uomo frustrato e disperato, al limite ormai.

Come nella puntata precedente, anche questa volta sono tre le storyline che si svolgono e che poi dovrebbero convogliare in una sola: l’evasione di Michael, ma ancora è presto per “incontrarsi” tutti.

Per quanto Sheba inizi a mostrare interesse per Lincoln, accusandolo di avere un cuore, al momento Lincoln lo vedo un po’ come un burattino nelle mani del fratello. Nessuna sua azione è davvero propria, tutto ciò che ha fatto è nato da dei suggerimenti del giovane Scofield. Mostrandosi così come una sorta di Vin Diesel che scazzotta solo, o pronuncia due tre battute dove il nome del fratello appare due volte su tre. Spero che dietro la sua ossessione, mostri più in là il suo vero carattere.

(mi era mancato)

Chi lo sta dimostrando fino ad ora è Sara. Anni di vita tranquilla l’avevano un po’ ammorbidita, ma eccola che nel seminare quei due agenti ritorna la sua furbizia. Il ruolo di biondo platino ed orecchio mangiucchiato mi è ancora ignoto, ma c’è un fattore comune che li unisce a Michael: Poseidone.

Chi è Poseidone? Ecco un altro ritorno alla mitologia greca. Il dio dei mari viene nominato perché è colui che impedisce al nostro Ulisse-Michael-Outis di non tornare alla sua Itaca?

Per concludere ribadirò un concetto accennato sopra. Molto è stato detto in questa terza puntata, ma cosa abbiamo davvero recepito come certezza? Forse solo che Michael è Michael e che quello che ha fatto è stato per Amore. Per il resto abbiamo una fuga che proprio non vuole andare in porto, Sara con i due agenti alle calcagna, Bonnie e Clayde che non fanno altro che lamentarsi di non poter uccidere la bella dottoressa (e almeno la loro incompetenza del primo episodio è stata spiegata), Lincoln alle prese con i problemi dello Yemen e vecchi pretendenti-fanatici di Sheba, C-Note superfluo, la nuova banda di Michael sospettosa e tanti, troppi nuovi nemici in quel maledetto carcere abbandonato da Dio e da tutti.

P.S.

Le note positive per me sono due: la saggezza e la calma di Jacob, grazie a lui, come Sara so come meglio affrontare l’episodio e gli atteggiamenti ambigui di Michael. E poi ho ottenuto risposta ad un grande mio interrogativo. Come gli origami del Signore delle Gomme si spostano con facilità attraverso le sbarre.

Ho bisogno di risposte, e voi?

“Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate.”

Ringraziamo:  Prison Break Italia: Prigionieri della propria identità |  Wentworth Miller Italia | Wentworth Miller- Michael Scofield Italia | Serial Lovers – Telefilm Page | Serie Tv Mania | Film & Serie TV | Diario di una tv series addicted | Serie Tv News | I Love Film and Telefilm | And. Yes, I love telefilms and films ∞

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