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Aria di Libri | #29 “Il Racconto dell’Ancella” – di Margaret Atwood

Ho letto questo libro sotto suggerimento di ileniathebookworm che, giusto per farmi aggiungere possibilmente qualche nuova serie al mio palinsesto, ha avuto la brillante idea di scrivere questo articolo qui qualche mese fa…
Ne approfitto per ringraziarla di averlo fatto.

Il Racconto dell’Ancella, traduzione di The Handmaid’s Tale, è stato scritto da Margaret Atwood nel lontano 1985. Negli anni ha suscitato reazioni molto diverse – in alcune scuole ne è stata addirittura vietata la lettura – a causa dei temi trattati, ma, nonostante questo, da qualche mese – da quando un certo presidente è stato eletto – le vendite del romanzo si sono praticamente moltiplicate proprio per lo stesso motivo. Perché?

Perché questo romanzo racconta una storia impossibile, eppure non tanto. È ambientata in un futuro non troppo lontano, in cui gli esseri umani sono sull’orlo dell’estinzione a causa dell’inquinamento e delle radiazioni che hanno reso gran parte della popolazione sterile. Le donne dunque sono state elette il futuro della nazione americana, in seguito al rovesciamento dei piani alti, e per questo vengono praticamente private di ogni diritto, di ogni aspirazione, di tutto. Normale, no?
Il presidente degli Stati Uniti e il suo governo sono stati assassinati da dei ribelli, che hanno preso il comando. Per evitare i conflitti, si è deciso che ogni nazione debba farsi gli affari suoi e quindi nessuno interviene. E vabbé, direte voi, dove sta il problema?
Il problema sta nel modo in cui la Atwood è riuscita a mostrarci questa società assolutamente normale e quasi attuale, che viene sconvolta nel profondo. Attraverso gli occhi di Difred, la protagonista, vediamo in che cosa si è trasformata: un mondo in cui l’aborto è un reato gravissimo (non vengono effettuate ecografie alle partorienti perché… a che scopo? Anche se il bambino sta male, se morirà venendo alla luce, la gravidanza deve essere portata a termine), le donne non possono leggere né scrivere, non possiedono nulla, non possono nemmeno scegliere che cosa indossare. Difred è un’Ancella, ovvero una delle poche donne rimaste in grado di partorire, e il suo unico scopo nella vita è questo: dare un figlio a una famiglia, compiere il suo dovere per non essere considerata una Nondonna (coloro che per scelta o per cause di forza maggiori non possono avere figli). Anche il nome, Difred – in inglese Offred – , è indice di un profondo maschilismo: è formato dall’unione di “di” e “Fred”, a indicare come lei sia un possesso del Comandante, l’uomo con il quale dovrà unirsi per dargli un figlio, un erede. Questo è ciò che le eleverà a eroine o reiette: un figlio. E poco importa se un uomo è sterile e dunque incapace di farglielo concepire: non è colpa sua. Sarà sempre lei quella inadeguata.

Questa è solo una parte della trama. Non voglio svelarvi tutto, sennò dove sta il bello? Aggiungo soltanto che la narrazione procede in maniera quasi del tutto lineare, salvo dei flashback inseriti con lo scopo di mostrare come si sia arrivati a questo punto… e non c’è niente di inventato. Tutto quello che viene descritto, da qualche parte del mondo è successo davvero. Perciò cominciate a togliere dal vostro vocabolario frasi come ma questo non è possibile perché una cosa del genere non succederà mai, perché in realtà è già successa.

Perché ve lo consiglio: perché vi farà riflettere molto. Alla fine di questa lettura riuscirete a rimettere nella giusta prospettiva determinati eventi contemporanei, e probabilmente proverete anche un brivido di paura lungo la schiena. A me è piaciuto molto per due motivi: la vita di Difred era assolutamente normale. Quando ci racconta, nei flashback, quando e come tutto è iniziato a cambiare, vi stupirà come sembrasse quasi tutto… sorpassabile. Magari penserete “e vabbé, ha perso il lavoro, che sarà mai. Vabbé, le impediscono di usare il suo denaro, e che ci fa? Suo marito può pagare per lei. Non possono nemmeno lasciare il paese? Niente vacanza”. A me questo fa estremamente paura, il modo in cui l’autrice sia riuscita a descrivere tutto sommato una società non troppo lontana da quella in cui viviamo. Dovrebbe aiutarci a riflettere, a capire l’importanza e il peso di certe parole. Domani non ci sveglieremo ritrovandoci in un mondo suddiviso in Ancelle, Mogli, Figlie e così via, no. Ma neanche a Difred è successo. È stato un processo graduale e inarrestabile, e quando hanno capito cosa stesse accadendo era già troppo tardi.

Il secondo motivo è il messaggio di fondo che mi ha trasmesso. Vediamo queste donne ridotte a oggetti, private della loro dignità, del futuro, della libertà. Eppure è altrettanto evidente che, a partire dalla protagonista e dalle donne con cui entra in contatto, chi più chi meno ha comunque mantenuto una parte di se stessa viva. Potranno anche volerle succubi, ignoranti, private di ogni emozione o impulso, indottrinate secondo la loro volontà, ma non sono riusciti a piegarle completamente. Ognuna a modo suo riuscirà a imporre la sua individualità, a dimostrare la sua forza, a ribellarsi come può. Non si lasciano scoraggiare, trovano sempre un modo per restare a galla, seppur nel loro piccolo. Forse si adattano, ma fanno di tutto per non perdere loro stesse – che sia con il suicidio per proteggere le persone care, con la fuga, la ribellione o semplicemente coltivare un briciolo di speranza – e io ci ho visto una grande forza in questo.

Detto questo, se vi piacciono i distopici ma cercate qualcosa di più adulto e che vi faccia riflettere, eccolo per voi! Fate come me. Scommetto quello che volete che inizierete questo romanzo pensando “quello che sto leggendo è davvero assurdo e impossibile” e dopo un po’ tale pensiero si trasformerà in “okay, forse non è poi così improbabile”. Lasciatevi spaventare. E soprattutto, sono curiosa di sapere che cosa penserete del finale, del quale non voglio svelare nulla… è una sorpresa.

Bye! (e ricordate di passare da Parole Pelate!)

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One thought on “Aria di Libri | #29 “Il Racconto dell’Ancella” – di Margaret Atwood

  1. Salve, mentre spulciavo il suto mi sono imbattuta in questo bellissimo post! Io in realtà ho visto la serie e l’ho divorata in una notte. Domanda stupida, secondo te vale la pena leggere anche il libro?io in genere quando so gia la storia mi annoio un po a continuare, ma certamente dipende da libro a libro

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