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News | 13 Reasons Why: Selena Gomez e Katherine Langford parlano delle scene più difficili e della possibilità di avere una seconda stagione

13 Reasons Why non è il solito teen drama. La nuovissima serie originale Netflix, creata da Brian Yorkey e basata sull’omonimo libro di Jay Asher, esplora i traumi più oscuri che oggigiorno gli adolescenti sono costretti ad affrontare.
Narrato attraverso gli occhi di Hannah Baker (Katherine Langford) e Clay Jensen (Dylan Minnette), la serie spiega perché Hannah ha deciso di porre fine alla sua vita: per mezzo di tredici registrazioni su delle musicassette rivela quali sono le ragioni che l’hanno condotta al suicidio.

The Hollywood Reporter ha intervistato Katherine Lagford e Selena Gomez, produttrice esecutiva. La cantante e attrice originariamente avrebbe dovuto interpretare Hannah nell’adattamento cinematografico del romanzo per la Universal Pictures nel 2011, prima di cambiare idea e decidere di restare dietro la telecamera.

Potete parlare delle sfide che avete incontrato adattando e portando sullo schermo il romanzo di Asher?

Gomez: I romanzi mi spaventano perché so che hanno un grande seguito di partenza, ed è per questo che ho deciso che non volevo apparire in esso. Originariamente, io e mia madre abbiamo scelto il progetto perché cercavo qualcosa per tornare in televisione. Da quel punto in poi, molte persone hanno cercato di renderlo quello che non era. Rischia di cadere nel moralistico. Jay Asher sapeva che mia madre [anche lei produttrice esecutiva, Mandy Teefey] e io ci avremmo impiegato anche anni, quanti ne fossero stati necessari, pur di creare qualcosa che gli desse giustizia.

Langford: Il romanzo ha un forte fanbase, per cui Brian Yorkey e Jay Asher hanno lavorato duramente per assicurarsi che lo show fosse fedele a quello che c’è tra le pagine del libro. Noi allarghiamo la scena anche sul mondo in cui Hannah ha vissuto, e questo ci ha permesso di vedere cosa accade intorno a lei e non solo quello che accade tra lei e Clay. Quando siamo stati scritturati ci hanno detto che potevamo leggere il libro ma non eravamo obbligati, perché lo show avrebbe trattato anche nuove storie e sarebbe stato diverso. Nello show vengono affrontati molti problemi personali che sono importanti per tanta gente. Facendolo, spero che si possa generare un dialogo sul perché queste cose accadono. E anche fare recepire il messaggio che anche il tuo più piccolo gesto può influenzare qualcuno in maniera significativa.

Katherine, com’è stato lavorare con Selena?

Langford: Quando l’ho incontrata, era l’ultimo giorno sul set e ci aveva raggiunti subito dopo gli AMAs, durante i quali lei ha fatto quell’incredibile discorso e ha detto “Quelli che mi conoscono, di me sanno che io tengo alle persone”. E questo riassume perfettamente chi è Selena. Possiamo dire che questa storia significa molto per Selena, e per i suoi fans. Sebbene Selena sia Selena Gomez e ovviamente sia costantemente impegnata, lei e Mandy c’erano sempre per noi. Ci mandavano email per chiedere come stavamo e si assicuravano che stessimo bene. Sono così grata a entrambe per avere deciso di lavorare su questa storia fino a quando non sono state assolutamente soddisfatte con il risultato. Grazie a Netflix, siamo stati capaci di raccontare questa storia nel modo in cui doveva essere raccontata.

Riesci a immedesimarti in queste storie?

Gomez: C’è molto di me in Hannah. C’era sette anni fa e ancora di più oggi, e credo che sia quasi divertente perché le cose vanno al contrario. Crescendo, aumentano le mie insicurezze, ed è strano. Ma è qualcosa che molte persone provano. La sua personalità è una forza silenziosa. Non sono mai stata quella sulla bocca di tutti. Molte ragazze sentono di doversi comportare in un certo modo per ottenere attenzioni. I social media hanno amplificato tutto questo. Capisco che lei non volesse che la sua vita fosse così.

Lo show come affronta questi problemi paragonato ad altri show che parlano di adolescenza?

Gomez: Volevo che tutti potessero vedere loro stessi nei personaggi e nella storia.

Langford: Molti telefilm e film in passato hanno provato ad affrontare questi temi, ma spesso sono finiti per renderli troppo “romantici” o li hanno usati gettandoli lì a caso nella trama. La grande differenza con questo show è che noi stiamo mostrando la realtà in modo autentico e risoluto. Una cosa di cui vado fiera è la scelta di rispettare l’intelligenza degli spettatori. I ragazzi di sedici, diciassette anni, non sono idioti. Sanno cos’è il sesso, la droga, se degli amici hanno delle malattie mentali. Trovo strano che non ci siano state delle serie tv o film che si siano avvicinati a queste tematiche in modo parallelo alle conoscenze che gli spettatori hanno riguardo queste materie. Non lo stiamo alleggerendo. Anzi, la cosa di cui vado più fiera è che rispettino gli spettatori e che la gente che sta vivendo in prima persona la depressione, è vittima di bullismo, soffre d’attacchi d’ansia – qualsiasi cosa – per la prima volta si trova davanti uno show indirizzato direttamente a loro. Coloro che potrebbero non sapere di soffrire di una determinata malattia, potrebbero sentirsi incoraggiati a parlarne e chiedere aiuto. O al contrario, qualcuno potrebbe decidere di aprire gli occhi riguardo il mondo che lo circonda e capire come le sue azioni abbiano un effetto sulle persone intorno a sé.

Katherine, quali sono state per te le scene più difficili da girare? Hannah affronta molti eventi traumatici, incluso subire violenza sessuale.

Langford: Farle è stato complicato. È stato un duro colpo, fisicamente e moralmente. Ma volevo assicurarmi di dare giustizia al personaggio. So che ci sono molte ragazze come Hannah. Questo è il mio primo ruolo importante, non ho mai fatto niente di simile prima d’ora, è stato difficile per me come attrice girare le scene degli episodi 12 e 13. Sono state una sfida perché erano scene molto potenti e intense, dolorose anche solo a pensarci. E proprio per queste scene, abbiamo discusso molto in precedenza per trovare il modo più sicuro per girarle, e per assicurarci che io fossi a mio agio nel farlo.

La serie mostra il suicidio di Hannah in maniera esplicita. Quanto è stato importante mostrarla nel dettaglio senza glorificare la sua morte?

Gomez: Puoi scegliere di fare qualcosa di estremo, magari anche eccessivo, oppure dozzinale e melodrammatico. Io faccio parte di quegli spettatori che preferisco alla lunga il primo.

Langford: Tutti volevano che fosse il più realistico possibile. Abbiamo capito che è un tema importante. Il modo in cui è stato rappresentato in passato in show molto popolari, lo hanno usato solo come un mezzo per scuotere la trama. Quando abbiamo girato quella scena in particolare, avevo interpretato questo personaggio per sei mesi e vissuto attraverso Hannah tutto ciò che aveva attraversato lei fino a quel momento, e ho capito che non è soltanto la sua storia. Questa ragazza rappresenta così tante persone. E la sua storia appartiene a tutti coloro che la guardano. È polemico, è brutto, e dovevamo mostrarlo perché volevamo farvi vedere la verità. Io ho interpretato questa ragazza per sedici ore al giorno, sei giorni alla settimana per sei mesi, e quando abbiamo girato l’episodio 13, interpretare quella scena è stato difficile per me perché dovevo lasciarla andare. Mi sono sentita molto vicina a lei a livello umano, e non è solo un personaggio – questo succede continuamente a delle persone reali. Non volevo perderla.

La prima stagione conta 13 episodi, ognuno dei quali si focalizza su una diversa registrazione fatta da Hannah, ma sembra che ci potrebbero essere ancora storie da raccontare. Potrebbero esserci altre stagioni?

Gomez: Non sappiamo che cosa succederà poi, ma sappiamo che ci sono ancora tante storie dietro ogni personaggio. Per questo abbiamo deciso di fare una serie. Quindi vedremo.

Langford: Sicuramente c’è ancora tanto da raccontare. Sarebbe bello continuare a raccontare queste storie. Ci sono tanti cliffhangers a fine stagione. A quel punto mi sono dovuta fare da parte. Non ho mai pensato a cosa potrebbe accadere poi. Ho pensato, più che altro, “Oh mio Dio, questa è la storia che andava raccontata”.

E voi? Cosa ne pensate, vorreste una nuova stagione o preferite che la serie si concluda con i tredici episodi della prima?

Ricordate di fare un salto da Parole Pelate.
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4 thoughts on “News | 13 Reasons Why: Selena Gomez e Katherine Langford parlano delle scene più difficili e della possibilità di avere una seconda stagione

  1. Premetto che non ho ancora avuto il tempo materiale per cominciare la serie, ma sono del parte che, essendo tratta da un libro autoconclusivo, fare altre stagioni non avrebbe alcun senso. A meno che lo scrittore in primis decida di scrivere altro, chiaro.

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