Iron Fist/Recap

Recap | Iron Fist

A poco più di due settimane dall’uscita della prima stagione su Netflix, il quarto eroe della Marvel “Iron Fist” ha suscitato non poche polemiche, sia per la storia poco conosciuta del protagonista, sia perché comunque è venuto dopo due grandi successi come #Daredevil e #JessicaJones. A conti fatti però la parte della critica che ha sparato a zero sulle avventure di Danny Rand, si è in parte ricreduta.

Una parte delle critiche, come ho già scritto nel #parliamone le condivido in pieno. Un’inizio davvero troppo lento; i primi due episodi sono stati davvero duri da terminare. Non ho capitolato e mollato tutto, perché ero curiosa di vedere come avrebbero gestito il rientro del rampollo della famiglia Rand e di come le persone avrebbero reagito al suo ritorno alla civiltà.

A differenza degli altri supereroi della #Marvel, Danny Rand, a prima vista, è apparso con un santone che trova in ogni cosa, in ogni gesto il lato positivo, senza considerare che New York e la Rand Industries non sono K’un-L’un. La vita quotidiana non ha gli stessi ritmi, gli stessi valori con cui Danny è stato cresciuto dai monaci.

Lento perché prima di vedere in azione Iron Fist ce n’è voluto di tempo. Abbiamo assistito a tutto il processo di accettazione dei suoi poteri, all’eleborazione del lutto ed anche alla presa di consapevolezza che i Meachum non sono felici del suo ritorno.

Poi di colpo il ritmo cambia, negli episodi centrali diventa incalzante, riconquista il nome ed il patrimonio di famiglia, trova amici, trova l’amore e inizia la sua missione, distruggere la Mano. Da zero a 100 in un secondo e per una serie action va bene non fosse che poi il finale è stato frettoloso e poco accurato. Tante cose sono successe in questi 13 episodi.

Molti personaggi, molte storie e mille intrecci. Andava approfondito il personaggio di Madame Gao, il suo collegamento con il padre di Danny e sopratutto con Harold Meachum. Gli scontri in questa prima stagione si susseguono, e Iron Fist ha modo di vedere la potenza di Madame Gao, ma resta sempre la sensazione di qualcosa a metà.

Stesso discorso anche per le tre figure femminili  Colleen Wings (Jessica Henwick), Claire Temple (Rosario Dawson) e l’avvocato  Jeryn Hogarth (Carrie Anne Moss) che guideranno il giovane Rand nel suo tortuoso percorso. Non si è capito perché Collen, il sensei che diventerà preziosa alleata di Iron Fist è così schiva e sospettosa, perché Claire conosce la Mano e chi ha perso ma sopratutto come mai l’avvocato un tempo amica e sostenitrice del padre di Danny adesso è cosi dura e attenta solo agli affari.

Ma questo non è tutto, negli episodi finali viene aggiunta molta carne al fuoco. Un nuovo cattivo che sostituisce Madama Gao (Bakuto), una nuova minaccia sia per Danny che per la Rand Entreprise, l’amico con cui è cresciuto di monaci Davos che è lì per ricordare a Iron Fist che l’obiettivo è salvare K’un-L’un e non la metropoli americana.

Due personaggi che avranno molta influenza sul  viaggio interiore del giovane Rand e che di conseguenza si ripercuoteranno sulle sue decisioni. Due personaggi che ci faranno scoprire nuovi lati del carattere di Danny Rand. Se con Bakuto vediamo un Iron Fist deciso a sconfiggere la Mano in tutte le sue ramificazioni; con Davos, invece, viene portato fuori il Danny vulnerabile e arrabbiato, un lato umano che ancora non si era visto.

Tutte queste novità introdotte a pochi episodi dalla fine, secondo gli addetti ai lavori, servono come incipit per la nuova serie della Marvel che dovrebbe arrivare a breve The Defender, dove sia Davos che Bakuto ricopriranno una parte importante della storyline.

Ma torniamo al telefilm e parliamo un po della famiglia Meachum. All’inizio sembrava che tutto girasse sul rapporto tra Joy e Ward e il redivivo Danny Rand. La gelosia di Ward per la curiosità della sorella, la considerazione che il padre ha per Rand e non per lui. Ma era tutto apparenza, già nel terzo episodio i due fratelli sono apparsi come un riempitivo, un mezzo per raccontare la storia e non lasciare buchi qua e là. Poi alla fine, invece, tutta la famiglia ha acquisto un ruolo ben preciso.

Anche qui molte cose sono state fatte di fretta, con poca cura, e molto velocemente. Un esempio su tutti la rivelazione che il villan di stagione è Harold Meachum. Un cattivo che però sembra quasi un agnellino se paragonato a Kimping e Wilson Fisk.

Ho adorato Ward e la sua lotta per uscire dall’oscurità, dall’ambiguità in cui è costretto da suo padre. Un personaggio profondamente umano nelle sue debolezze e nei suoi difetti. Ma lasciato lì senza approfondire niente, andare a cercare nel suo passato. Un discorso fatto già per il capostipite dei Meachum e che vale anche per la giovane e bella Joy affezionato ai ricordi di infanzia, e molto legata al fratello. All’inizio sembra una ragazza ancora traumatizzata dalla perdita dei genitori che vuole ritrovare assolutamente la serenità di quando sceglieva le m&m con Danny, ma poi nel finale la vediamo parlare di eliminare Danny.

Tutti personaggi molto interessanti dal punto di vista dell’evoluzione e del percorso che avrebbero potuto fare, ma che sono stati trattati un po’ di fretta, come se fossero delle semplici appendici.

In breve quello che si può dire sul nuovo nato della Marvel è che vedendo la prima stagione sembra di andare sulle montagne russe, prima piano, poi molto veloce ed poi di nuovo piano.

Una serie che lascia molti interrogativi, ma che alla fine merita la sufficienza anche se ci sono molte cose da migliorare.  Quello che invece promuovo a pieni voti è la scenografia, la fotografia e la regia che fanno vedere una New York diversa dal solito.

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