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Aria Di Libri | #28 Serie: “Il Cimitero Dei Libri Dimenticati” – Carlos Ruiz Zafón

“I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro.”

– L’Ombra del Vento

Il 17 novembre 2016 è stato pubblicato “Il Labirinto degli spiriti” il romanzo a compimento della tetralogia “Il Cimitero Dei Libri Dimenticati” a distanza di quindici anni dal primo libro della serie, “L’Ombra del Vento”. A dispetto dell’ordine di pubblicazione, “Il Labirinto degli spiriti” non è una conclusione, come “L’Ombra del Vento” non è un inizio e “Il Gioco dell’Angelo” e “Il Prigioniero del Cielo” non sono rispettivamente un secondo e un penultimo. Prima di lasciar procedere nella lettura di ognuno di essi, Zafón descrive l’universo letterario di cui questi libri fanno parte istruendo il lettore alla libertà: non esiste ordine, nonostante ogni libro abbia ponti tematici che lo collegano agli altri, ognuno possiede una storia per sé. Per rimanere in metafora, ogni libro è come una galassia nell’universo de “Il Cimitero Dei Libri Dimenticati”.

Da parte mia, la libertà mi ha portato a rispettare l’ordine di pubblicazione, seguendo una sorta di crescita nella lettura dei diversi volumi perfino ad anni di distanza l’uno dall’altro. Rispetterò l’ordine di pubblicazione anche in questo caso perché, dopotutto, è l’unico ordine che si possa definire tale, ma questo non deve limitare la scelta personale.

“L’Ombra del vento” è stato pubblicato nel 2001 e per la fine del 2003 aveva già ventinove edizioni, quasi esclusivamente grazie al passaparola dei lettori. La copia in mio possesso è del 2004, la prima edizione italiana Mondadori, e il retro della copertina riporta un estratto:

Bea annuì inarcando le sopracciglia.

“Bene, in questa storia c’entrano i libri.”

“I libri?”

“Libri maledetti, l’uomo che gli ha scritti, un misterioso personaggio fuggito dalle pagine di un romanzo per poterlo bruciare, un tradimento e un’amicizia perduta. È una storia d’amore, di odio e di sogni vissuti all’ombra del vento. Ma è una storia vera. E come tutte le storie vere comincia e finisce in un cimitero, anche se molto particolare.”

Bea sembrava un bambino ansioso di assistere a un gioco di prestigio.

“Ti ascolto.”

Per quanto riguarda la struttura di cui fa parte “L’Ombra del vento”, la cosiddetta quarta parete non è rotta: è sfumata nella stessa nebbia in cui Barcellona è spesso avvolta nelle descrizioni, fino a perdersi in essa. La storia inizia nella Barcellona del 1945 e si svolge fino al 1966, l’anno appuntato sull’ultimo capitolo, ma, attraverso i ricordi che il protagonista Daniel riporterà alla luce, esplora una  Barcellona degli anni Venti perduta, eppure viva. La città di Barcellona non è mai, in Zafón, relegata a sfondo: la città tesse i fili che legano le due storie separate dalla guerra e, allo stesso tempo, unite da essa. Gli anni Quaranta e Cinquanta, che rappresentano la giovinezza del protagonista, compenetreranno nella Barcellona degli anni Venti durante la sua ricerca dello scrittore Julián Carax, autore di libri maledetti, tra cui “L’Ombra del vento”. Inoltre, nel mio caso, è stata inevitabile l’immedesimazione con il protagonista Daniel, clementemente descritto come “un pivellino in stato di adultità incipiente” da parte di un altro pilastro della storia: Férmin Romero de Torres, per il quale la frase “il nome è già un programma” non è semplicemente un luogo comune. “L’Ombra del vento” è essenzialmente un rifugio per chi ama le storie e vive di esse. Un rifugio può non essere ciò che si cerca: questo è un libro di cui si deve aver bisogno o, almeno, per me questo è stato.

Solo allora avevo compreso che si trattava di una storia di solitudini e che proprio per questo vi avevo cercato rifugio, fino a confonderla con la mia vita. Che mi sentivo come chi fugge nelle pagine di un romanzo perché gli oggetti del suo amore sono soltanto ombre che vivono nell’anima di uno sconosciuto.

– L’Ombra del Vento

Per una recensione completa de “L’Ombra del vento”.

“Il Gioco dell’Angelo” è stato pubblicato nel 2008, etichettato come prequel de “L’Ombra del vento” per via dell’ambientazione antecedente: “Il Gioco dell’Angelo” si svolge nella Barcellona degli anni Venti. In realtà, “Il Gioco dell’Angelo” si presenterebbe meglio come antitesi de “L’Ombra del vento”, quanto il secondo è conforto, tanto il primo è inquietudine. “Il Gioco dell’Angelo” è complesso, allucinato, contorto e, per la sua stessa profondità, distruttivo. È uno di quei libri che abbandoni se non ti ha catturato e che divori, prima che lo faccia lui.

L’invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perché la sua anima non apparterrà mai a loro.

Il protagonista de “Il Gioco dell’Angelo” è David Martín, personaggio per il quale ogni descrizione appare limitativa. Martín è un giovane aspirante scrittore, maledetto dal proprio desiderio di vedere “il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui”. La storia di cui Martín fa parte è costruita su un’architettura pregna del misticismo religioso che è proprio delle opere di Gaudì – definito “l’architettetto di Dio”, non a caso – e della stessa Catalunya, il cui capoluogo è nientemeno che Barcellona, città prediletta dell’artista. Il simbolismo de “Il Gioco dell’Angelo” è raffinato, ma riesce a rimanere istintivo perché non rappresenta altro che il grande tema della religiosità in generale e cattolica in particolare: la lotta tra bene e male. L’antitesi è dunque all’interno dello stesso romanzo, ma non è rappresentata come mera dicotomia tra bene e male: in modo apparentemente contraddittorio, la lotta esemplifica la coesistenza delle due forze eterne. E David Martín ne è il fulcro.

La gente normale mette al mondo dei figli; noi romanzieri dei libri. Siamo condannati a metterci la vita, anche se quasi mai ce ne sono grati. Siamo condannati a morire nelle loro pagine e a volte perfino a lasciare che siano loro a toglierci la vita.

-Il Gioco dell’Angelo

“Il Prigioniero del Cielo” è stato pubblicato nel 2011 e, sempre da Mondadori, nel 2012 in Italia. Alla sua pubblicazione, si temeva che questo libro potesse essere l’ultimo volume della saga “Il Cimitero Dei Libri Dimenticati”. Una volta conclusa la lettura, però, il dubbio che la saga si concludesse come trilogia era svanito e non restava che attendere con la dovuta impazienza. Il problema era che quel dubbio, prima di sparire, aveva attanagliato la scelta di iniziare “Il Prigioniero del Cielo” e il tempo della sua lettura, fino alla fine. Nella prospettiva completa, “Il Prigioniero del Cielo” non era creato per essere l’ultimo – che, per inciso, è diverso dall’essere la conclusione -.

In quegli anni il Natale conservava ancora una certa aria di magia e di mistero. La luce polverizzata dell’inverno, lo sguardo e il desiderio di persone che vivevano tra ombre e silenzi conferivano a quelle decorazioni un lieve profumo di verità in cui, almeno i bambini e coloro che avevano imparato a dimenticare, potevano ancora credere.

“Il Prigioniero del Cielo” si apre nel dicembre 1957 nella libreria Sempere e Figli durante il periodo natalizio. Come in “A Christmas Carol” di Dickens, un fantasma del passato nelle sembianze di uno sconosciuto si presenta alla libreria e compra un pezzo unico: un’edizione de “Il Conte di Montecristo” da collezione. Il libro si rivela un regalo, accompagnato da una dedica: “A Fermín Romero de Torres, che è tornato dal mondo dei morti e possiede la chiave del futuro”, firmato “13”. Un’enigmaticità che sembra effettivamente presa in prestito da un romanzo di Dumas. Le citazioni e i riferimenti sono parte integrante de “Il Prigioniero del Cielo”, oltre ai due sopracitati – i quali si palesano nelle prime pagine -, dal tradizionale Cervantes allo stesso Zafón: “ricordiamo solo ciò che non è mai accaduto” dal romanzo “Marina” – nel caso ve lo steste chiedendo: anch’esso è consigliato, insieme all’intera bibliografia di Zafón -. “Il Prigioniero del Cielo” è stato creato per tirare i fili tessuti tra le storie e tra le vite dei personaggi che fanno parte de “Il Cimitero Dei Libri Dimenticati”. È per la natura stessa del libro che il protagonista doveva indiscutibilmente essere Férmin Romero de Torres, colui che si esprime attraverso sillogismi, parabole, allegorie, parafrasi e citazioni e, da parte del suo compare Daniel, descritto come “quell’ometto che avrebbe dato la vita per me e che aveva sempre una parola, o diecimila, per risolvere tutti i dilemmi e la mia occasionale tendenza alla fiacchezza esistenziale”. Per noi, Férmin Romero de Torres ha avuto un intero libro per risolvere i nostri dilemmi e la nostra occasionale fiacchezza esistenziale, perfettamente incastonato nelle lacune della memoria di Barcellona.

Una storia non ha principio né fine, soltanto porte d’ingresso.

-Il Labirinto degli spiriti

La porta d’ingresso rimasta è dunque il quarto volume della serie: “Il Labirinto degli spiriti” pubblicato nel 2016. Analogalmente a “L’Ombra del Vento”, la mia copia de “Il Labirinto degli spiriti” è la prima edizione italiana Mondadori e anch’essa riporta un estratto:

La città a poco a poco sparì in lontananza e dopo un po’ il treno si addentrò in una pianura senza orizzonte che si stendeva all’infinito. Alicia sentì che, dietro quel muro di oscurità, Barcellona aveva già fiutato le sue tracce nel vento. La immaginò aprirsi come una rosa nera e per un istante la invase quella serenità dell’inevitabile che consola i maledetti, o forse, si disse, era solo la stanchezza. Ormai importava poco. Chiuse gli occhi e si arrese al sonno mentre il treno, facendosi largo tra le ombre, scivolava verso il labirinto degli spiriti.

“Il Labirinto degli spiriti” è un peregrinaggio, un viaggio e un ritorno. Possiede una familiarità imprevedibile che, come per ognuno degli altri libri, è il riflesso del protagonista: Alicia Gris. Personaggio uscito dall’ombra e apparentemente senza tempo, se non fosse che l’ombra non può far più che nascondere il passato, ma il passato non scompare se lo si rende immortale. “Il Labirinto degli spiriti” ha toni cupi e torbidi, è illusionamente nichilista: la porta del labirinto non fa che svelare altri ingressi. Esso non permette di eludere l’amarezza mista alla “serenità dell’inevitabile” che porta con sé la consapevolezza di stare leggendo l’ultimo volume della serie “Il Cimitero Dei Libri Dimenticati”.

“Questo luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza. Molti anni fa, quando mio padre mi portò qui per la prima volta, questo luogo era già vecchio, quasi come la città. Nessuno sa con certezza da quanto tempo esista o chi l’abbia creato. Ti posso solo ripetere quello che mi disse mio padre: quando una biblioteca scompare, quando una libreria chiude i battenti, quando un libro viene cancellato dall’oblio, noi, i custodi di questo luogo, facciamo in modo che arrivi qui. E qui i libri che più nessuno ricorda, i libri perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito. Noi li vendiamo e li compriamo, ma in realtà i libri non ci appartengono mai. Ognuno di questi libri è stato il miglior amico di qualcuno. Adesso hanno soltanto noi, Daniel. Pensi di poter mantenere il segreto?”

Foto: © Gabriel Casas – Dìa del libro, Barcelona, 1932

Ringraziamo: Citazioni film e libri

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One thought on “Aria Di Libri | #28 Serie: “Il Cimitero Dei Libri Dimenticati” – Carlos Ruiz Zafón

  1. Mi hai suscitato un insieme di ricordi ineguagliabili. Non mi è ancora riuscito di leggere l’ultimo libro e ho un po’ timore nel farlo. Magari, per ritardare questo “addio”, li leggerò tutti quanti dall’inizio.

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