Interviste/Pretty Little Liars/Telefilm

News | Joseph Dougherty Parla Del Series Finale Di Pretty Little Liars E Di Alcuni Retroscena Dello Show

Il 25 Marzo il cast e i produttori di Pretty Little Liars saranno presenti, al PaleyFest 2017. In attesa di poterli vedere tutti insieme (probabilmente per l’ultima volta), Joseph Dougherty, EP dello show, ha rilasciato un’intervista in cui parla del series finale (che dovrebbe andare in onda in onda il 20 Giugno, salvo strane pause intermedie decise da Freeform) e svela qualche retroscena sulla serie.

Cosa significa per te essere invitati al PaleyFest?
L’invito a questo evento è sempre una conferma. Al party di fine riprese di PLL ho detto che se sei fortunato e fai bene il tuo lavoro, avrai uno show molto significativo nella tua carriera. Io sento di averne due – thirtysomething e Pretty Little Liars  – e credo che fra i due ci sia una forte connessione.

Voglio proprio chiederti di questo perché te l’ho già sentito dire 
Credo che buona parte di questo concetto stia nel fatto che io non lavori a compartimenti stagni. Cerco sempre un modo nuovo per dire le cose che voglio esprimere quindi credo che ci sia una certa continuità. Penso che si cerchi sempre di lavorare al meglio. Credo che una delle ragioni dietro al successo di PLL sia il gruppo creativo di persone che ci lavora. Nessuno di loro ha mai pensato che lo show non fosse abbastanza importante, tanto da non impegnarsi al cento per cento. Inoltre è un lavoro tremendamente divertente.

Hai mai pensato che fosse oneroso o gravoso scrivere uno show così incentrato sullo viluppo dei personaggi?
No, non l’ho mai trovato gravoso. Mi piace scrivere di emozioni se esse non devono necessariamente portare avanti la trama anche se, in fondo, tutte le storyline servono a farla progredire. E’ solo che Pretty Little Liars ha questa colonna portante del mistero in qualsiasi aspetto dello show. Fa parte dell’identità della serie e credo che alle persone piaccia. Abbiamo trovato questo mistero e lo abbiamo trattato in un modo del tutto nuovo per gli spettatori più giovani. E’ stato complicato.

Ashely [Benson] è meravigliosa in tutte le battute divertenti che le scrivi
Mi aspetto sempre che Ashely un giorno dica “questo è strano” perché spesso le diamo battute che non hanno senso e lei riesce a darne loro uno. Non era uno dei copioni scritti da me, ma ho sfidato Oliver [Goldstick] a mettere una battuta senza senso in uno dei suoi script e darla ad Ashely. Lei l’ha recitata benissimo e le ha dato un sento. Così è nata la famosa frase “Jenna non può sentirci. E’ cieca”.

Parliamo un attimo di Rosewood. Mi sembra che tutti i personaggi abbiano una relazione di amore e odio con questa città: da un lato non vedono l’ora di andarsene ma dall’altro non riescono a farlo.
Credo che il motivo per cui sembra che non riescano a lasciarla, sia perché non hanno ancora finito. Quando ho incontrato per la prima volta Marlene [King] e Oliver [Goldstick] ho detto loro: “sapete che se fossero quattro ragazzi invece che quattro ragazze, questo sarebbe un libro di Stephen King?”. E abbiamo realizzato che c’è qualcosa nelle dinamiche di questa città: ha un impatto sui personaggi e sulle loro esperienze e loro devono avere il tempo di elaborare ciò che succede. Uno dei vantaggi dell’aver introdotto un salto temporale di cinque anni nella sesta stagione, è che ci siamo davvero avvicinati alla “filosofia” dei lavori di Stephen King in cui delle persone rielaborano ciò che è successo loro quando erano giovani e pensano di aver concluso con quel trauma ma poi si ritrovano di nuovo nella stessa città perché non è finita, perché hanno a ancora qualcosa da capire. Se ne sono andati tutti ma non sono ancora liberi. Il salto temporale è stato introdotto per diverse ragioni ma uno dei benefici è stato quello di poter dire che “questa città non ha ancora chiuso con queste donne”.

Senza anticiparmi nulla, ti è possibile dirmi dove vedi queste donne fra cinque o dieci anni? 
E ‘difficile fare una previsione su futuro di questi personaggi fra dieci anni per via di come Marlene [King] ha strutturato il finale. Qualsiasi cosa dicessi, infatti, sarebbe basata su qualcosa che nessuno ha ancora visto. Penso che finalmente risolvere le cose? Sì. Penso che andranno tutti avanti? Sì. Dove saranno e come saranno le loro vite fra dieci anni? Non credo di potervi dare un quadro preciso della situazione.

Parliamo del finale. Quando avete saputo come sarebbe finita, avete avuto un’immagine in mente – come in Lost, ad esempio, con gli occhi chiusi di Jack – o è successo qualcosa di diverso?
La maggior parte delle idee provengono da Marlene King. Siamo sempre stati ad ascoltare cosa si sentiva di fare o come voleva che andassero le cose ed è diventata il nostro punto di riferimento. Penso che tutti noi sceneggiatori avessimo un’idea su come avremmo voluto che andassero le cose ma ci siamo messi da porte e abbiamo mantenuto la mente aperta per vedere se alla fine fossimo o meno tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Mi viene in mente quando tre anni e mezzo fa – credo fosse durante il passaggio dalla quarta alla quinta stagione – ho iniziato a capire dove stessimo andando con la storia. Poi è arrivata la sesta stagione e ho visto che le cose sono andate esattamente come avevo pensato così ho lasciato che continuassero così, senza dire nulla. Penso che sapessimo alla perfezione quale dovesse essere il clima del finale e abbiamo solo adattato ad esso il tipo di mistero che abbiamo creato. Dal salto temporale in poi, abbiamo seguito una traiettoria ben delineata ed è per questo che gli ultimi 30 episodi sono così interessanti. Dopo il salto temporale e dopo quella morte nella 6×11, abbiamo creato nuove domande che stiamo andando a riprendere e a cui risponderemo – non risponderemo solo a quelle, credo che chiariremo ogni dubbio. Abbiamo cercato di colpire sotto ogni punto di vista.  Spiegheremo tutto quello che è successo e perchè è successo.

Quando parli di chiarire, intendi che tutte le domande avranno una risposta?
Se riguardi gli episodi che ho scritto, tendo sempre a scegliere quelli ad inizio stagione e quelli dopo il midseason finale. Mi piace quello spazio perché permette di resettare le cose e di aprire nuove strade per gli altri sceneggiatori. Per quanto riguarda la parte finale della stagione, Charlie Craig ha scritto il diciottesimo episodio, io ho scritto e diretto il diciannovesimo e Marlene ha scritto e diretto il finale. Quando ho finito di scrivere il mio episodio, ho realizzato che in realtà sapevo come sarebbero andate ke cose già nella sesta stagione.

C’è molta pressione adesso quando si arriva ai finali di serie per tutta l’attenzione che attirano. Quanto eri consapevole di questa pressione e quali finali di serie hai visto negli ultimi anni che ti sono piaciuti?
Non voglio che sia un finale alla St. Elsewhere in cui, in pratica, vi diciamo che vi abbiamo preso in giro. Il semplice fatto che il finale sia costituito da un doppio episodio dovrebbe farvi capire che sarà qualcosa di veramente grosso. E’ il modo giusto per lasciarvi. Lo dobbiamo a noi stessi per onorare il nostro lavoro, quello della crew e quello degli attori. Lo dobbiamo a voi per quello che avete fatto diventare lo show in questi anni.

Quanta pressione hai sentito nel dover soddisfare la critica e i fan?
Sappiamo che ci potranno essere delle critiche ma dopo tutti questi anni abbiamo imparato a conoscere bene i personaggi e le nostre capacità e sappiamo cosa volevamo fare. Io e Charlie [Craig] sappiamo che non tutti i misteri devono essere risolti nel finale per cui risolveremo qualcosa prima per poi lasciare spazio a Marlene [King]. So che non tutti saranno felici del finale ma, l’ultima volta che ho controllato, mi risultava che non fosse possibile accontentare tutti. Quindi, dopo 161 episodi, non so quale sarà il livello di soddisfazione. Penso che dipenderà a chi lo si chiederà. I finali di stagione di Marlene sono spettacolari. Non ha paura di fare ciò che vuole. Spesso leggendo i suoi script dico “Non ho capito perché ha fatto questo”, poi volto pagina e dico “Oh, ecco perché lo ha fatto”.

C’è stato un momento, un episodio, una scena in cui hai pensato che lo show stesse andando nella giusta direzione creativa e che stessi facendo qualcosa di speciale?
La mia risposta si divide in due parti. La prima è che nessuno show mi ha mai dato l’opportunità di fare quello che sono stato capace di creare con l’episodio in bianco e nero durante la quarta stagione [4×19]. E’ stato un regalo incredibile per me e sono felice che ci sia il mio nome associato ad esso. L’ho mostrato a tutti con orgoglio. Poi c’è stato il momento in cui mi sono reso conto che il nostro lavoro stava funzionando: dopo il pilot avevamo a disposizione solo altri nove episodi e non eravamo sicuri che lo show sarebbe andato avanti. Quando abbiamo ottenuto il rinnovo, siamo tornati dopo una pausa che è durata da Luglio a Gennaio. A quel punto né io né la produzione sapevamo cosa aspettarci. Come si fa a fare uno show su quattro ragazze e fare una pausa così lunga? Avevamo paura che gli spettatori si fossero dimenticati di noi. Non sapevo come sarebbe andata in termini di numeri e di risultati. Così siamo tornati a Gennaio e i numeri erano aumentati, i risultati più forti e il pubblico stava aspettando il nostro show. Quando ho visto come è stato il ritorno in quella stagione ho detto “Ok, abbiamo fatto bene. Non so esattamente cosa abbiamo fatto ma dobbiamo continuare a farlo in questo modo perché sta funzionando”.

E Joseph Dougherty ha proprio ragione: quello che hanno fatto ha funzionato alla grande e ci ha portato ad un meraviglioso viaggio che, ora, sta per concludersi. Pretty Little Liars tornerò il 18 Aprile con gli ultimi dieci episodi della serie.

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