Film

Recensione | 50 Sfumature di Nero

E anche quest’anno mi hanno/sono proclamata inviata speciale dello staff pelato per il cinema e così ho assistito al secondo capitolo della serie più discussa degli ultimi anni: 50 sfumature di Nero. Uscito il 9 Febbraio 2017.

(Ti intriga?…InZomma…)

Scettica dopo il primo film (qui recensito), che ha reso ridicolo un libro (ecco anche la recensione dei libri) di per sé già delicato e di difficile interpretazione (tanto da creare due netti schieramenti: chi lo ama e chi lo odia), abbiamo un cambio di regia ora con James Foley. Parto subito col dire che non ha soddisfatto ampiamente le mie aspettative questa seconda pellicola; il trailer è stato ingannatore, mi ha fatto presagire molto più thriller di quanto poi ce n’è stato, e quindi mi sono ritrovata al cinema a vedere un delizioso film d’amore. Potrete ben convenire con me che la parola delizioso accostata a questa serie e al nome di Christian Grey stride come delle unghie su una lavagna.

(da mangiare di baci lui)

Il film è tecnicamente, visivamente, recitativamente davvero ben fatto, pulito, niente sbavature di troppo, forse anche troppo ripulito di quelle tematiche delicate toccate dalla James nei suoi libri e che hanno fatto gridare allo scandalo i più. Ma 50 sfumature di Nero non è mai stato il libro più leggero, quello dell’amore idilliaco che si lascia alle spalle senza pensarci le chiavi della stanza rossa dei giochi. Fifty shades of darker è il libro dei demoni di Christian Grey, del suo tormento che poco a poco ci viene raccontato, del suo ravvedimento grazie all’amore per Anastasia che non vuole più stare ai suoi giochi, e perché no, il libro delle sorprese (e con più movimento fuori dal letto) prima con Leila e poi con Jake Hyde. Tutto questo non c’è, o meglio è presente, ma raccontato puntando esclusivamente la telecamera sull’amore perfetto e da favola, negandoci qualsiasi tensione.

Il Grey di Dornan è stato privato di qualsiasi sentimento più forte della rassegnazione nel mollare tutto ciò che conosce per Ana, L’unico momento dove si assiste ad un cambiamento di voce, ed espressione oltre il ghigno divertito, è quando la sgrida…una volta su 100 nel film. Dornan non ha alcun spazio in questo secondo capitolo, perché questo pare il film di Anastasia Steele-Dakota Johnson, nella sua forma migliore. Peccato che non era il loro ricongiungimento il fulcro di tutto, ma l’amore che pian piano sboccia sincero tra i due che si aprono e comunicano.

I sogni di Grey sono delle fugaci apparizioni a inizio e quasi fine film, banalizzati poi da uno striminzito dialogo dello stesso sognatore ad Ana sulla storia della madre che si faceva di crack (dire che fosse una prostituta solamente pareva brutto…). Poco mi interessano le differenze con i libri, James Foley è bravo, prende i dettagli e li inserisce in contesti più adatti al cinema. Dunque, se l’abito di Anastasia non ha le spalline o Dakota indossa abiti troppo sfacciati, a noi dovrebbe andare comunque bene; il regista si deve occupare di rispettare i libri quanto gli attori, il resto è superfluo. Perciò quando Ana incontra per caso Grey alla mostra di José, l’idea risulta di impatto, quasi un accenno all’animo da stalker di Grey del primo libro…ma questo Grey, preparato da Foley, resta sempre poco incisivo. Quasi troppo timoroso. Dakota invece è salda sia sui tacchi che nel proprio ruolo, ripulito da ansimi superflui e dalle innumerevoli volte che l’hanno costretta a mordersi il labbro perché “Ana fa così“. E il film punta su di lei. Su una Ana più sicura che parla chiaramente a Grey e per me la scena migliore di tutto il film è stata quella che segue l’incontro con Mrs Lincoln e precede il delicato momento della mappa col rossetto. Sono nello studio di Grey che scopre le sue numerose carte (ma avete notato che ci ha impiegato un po’ a trovare il fascicolo Anastasia Steele?!), Anastaia è adirata con lui perché la tratta ancora come una delle altre sottomesse, perché si lascia toccare da Mrs Robinson e perché è un maledetto maniaco del controllo, punto focale di un’intera saga, qui a malapena accennato. Anastasia vomita su un un impacciato Grey tutte le verità pensate da quella metà di pubblico che non apprezza la serie (o come me, neutrale, che si è sempre interrogata sul perché Anastasia non facesse le più lecite domande). È un momento importante, viene portata con chiarezza sullo schermo la svolta di questa coppia. Perciò vedere poi Dornan in difficoltà con una Dakota col rossetto in mano, pronta a far di lui la sua lavagna, ha ristabilito un equilibrio mancante fin dall’inizio: l’angoscia di Grey è il nocciolo della questione.

Il film procede in maniera scorrevole, vediamo Hyde che sorride a 52 denti alla sua nuova assistente, la gara a chi fa la pipì più lontano e partono le prime scene d’amore. Perché questo film punta tutto su questo…a come siamo passati dal sesso all’amore. Niente più dialoghi imbarazzanti che ti facevano ridere in momenti salienti, sono gli stessi attori che se ti vogliono indurre a sorridere lo fanno. È tutto tremendamente calcolato, troppo forse. Ho apprezzato molto che in questo film non ci si concentrasse troppo sui nudi integrali di Dakota, non per pudore, ma perché la bellezza può essere data anche da altro, e stuzzicare il pubblico col sesso può essere fatto anche in maniera più velata tramite le espressioni dei due attori, senza inquadrature troppo esplicite. Dakota e Dornan sono molto affiatati e realistici, e non vi nego che se fossi stata la moglie di Jamie avrei buttato giù il set per non far girare a mio marito quelle scene.

Il ballo in maschera è stato oltre le mie aspettative. Forse non mi ero mai soffermata ad immaginarlo davvero presa dalla coppia, ma è stato favolosamente eccentrico. Solo qui rimpiango una mancanza che sinceramente non comprendo come scelta. Quella del dottor Flynn. Sicuramente non ci sarebbe stato tempo di approfondirlo, ma accennarlo con la scena del ballo e poi ripresentarcelo a terzo film, non sarebbe stata una malvagia idea. Manca troppo il Grey geloso, è un aspetto che hanno completamente cancellato dal primo film.

Tutte le scene con Mrs Robinson sono state esattamente come quelle descritte, e anche la parte finale e il gesto di stizza della signora bionda è stata la giusta risposta che invece era stata ridimensionata con un pianticello nel libro (quasi assegnandole una sorte di redenzione immotivata). Se sei stronza lo sei fino alla punta delle unghie laccate di rosso. Quello che però ho apprezzato di meno è stato vestire Kim Besinger come una vecchia bacucca. Era più sexy la madre di Christian a volte. È una bella donna, forse un po’ troppo artificiale ora, ma con l’espressione e l’eleganza giusta che sarebbe servita per Mrs Licoln. Una donna adulta e affascinate, è questo che doveva essere…ma la costumista doveva odiarla a morte e l’ha vestita sempre da vecchia cameriera col “pinzone” tra i capelli arruffati.

Ma naturalmente non era lei la vera minaccia, e perciò l’assenza della sua insistenza riassunta in un paio di battibecchi efficaci con Ana, è andata più che bene. Chi invece dovevamo temere era Leila, che per metà film è stata una presenza pressocché dimenticabile se non nella sua scena madre dove al colpo di pistola tutti in sala siamo trasaliti e abbiamo capito che c’era da aver paura di questa ragazzina dagli occhi grandi. Ma prima? Le sue presenze erano prive di tensione, mai una volta hanno messo a noi pubblico e agli stessi protagonisti la giusta dose di panico da far esclamare: “Scappiamo, che c’è una pazza che ci vuole far del male“. Più convincente la solare presenza di Hyde, tant’è vero che quando tenta l’agguato ad Anastasia sono sinceramente rabbrividita alle sue parole.

E così dopo l’incontro con Leila, Anastasia decide di schiarirsi le idee. A parte una scelta dovuta alla mancanza del fratello di Kathrine (più presente, ma facilmente dimenticabile come personaggio), che a questo punto credo, forse, non apparirà mai in nessuna pellicola (era un po’ superfluo effettivamente), ritengo questi momenti quelli in cui meglio il regista con la sceneggiatura controllatissima del marito della James, quelli in cui si cerca di rivalutare la protagonista Anastasia. Nei libro surclassata dalla psiche complessa di Grey, qui finalmente la si vede più combattiva e chiara di idee senza sembrare solo tremendamente innamorata tanto da accettare pure una botta in testa da Grey pur di farlo contento.

(Tale madre…)

Qua abbiamo una vera donna in carriera e i riferimenti a Melanie Griffith nell’omonimo film, ci sono tutti. Il momento di riflessione non serve solo a risaltare un personaggio di carta un po’ banale, ma a darci respiro per ciò che verrà dopo.

Da ricordare naturalmente sono la dichiarazione di sottomissione d’amore di Grey, e sono questi i momenti in cui Dornan dà le meglio prove…forse perché tutti gli altri dialoghi di cui è protagonista sono scontati? E sicuramente la momentanea sparizione di Grey col suo elicottero. Perfette nei libri, qui trattate superficialmente. Se la prima può andar bene grazie a Dornan e Dakota che si guardano talmente intensamente da non poter staccare gli occhi da loro e dalle loro mani intrecciate sulla zone off limits di Grey, la seconda è talmente frettolosa che sono rimasta impassibile esattamente come Grey che precipitava. Dar spazio all’amore ha funzionato, eliminare completamente l’elemento thriller del libro, no. Certo non dimenticherò mai l’ingresso di Dornan dall’ascensore in stile Paul Spector di The Fall, ma grande delusione per tutto il resto…più che preoccupati, tranne la Harden, sembravano un po’ annoiati o assonati.

Il finale è stato esattamente come doveva essere, niente sorprese, giusto la promessa che Hyde ci darà ancora rogne, ma comunque perfetta conclusione di un film che si fa guardare senza davvero farti annoiare, ma che ad un occhio attento lascia la sensazione che qualcosa manchi. A quanto pare il sesso, trasformato in amore rende sempre bene sullo schermo.

Ciò che mi è piaciuto e cosa no:

  • si. Ai dolci sorrisi di Dornan. Christian è come un bambino di fronte all’amore e le faccette da bravo ragazzo di Jamie sono perfette. Come quando riceve il suo Sì.
  • no. All’assenza dei demoni di Christian.
  • si. A Dakota. Perfetta dall’inizio alla fine, finalmente ha tirato fuori le palle…in senso fisico…non quelle del film…(che scena quella!).
  • no. Al doppiaggio. Se Veronica Puccio, dopo l’abbandono di Rossa Caputo, è apprezzabile, Jacopo Venturiero no; Dornan ha una mimica già impercettibile, qui poi il suo personaggio è un po’ il fantasma del vero Grey, se poi non gli danno alcuna inflessione nella voce ce ne andiamo al sonno. Ma in generale non ho apprezzato questi cambi da un film all’altro. Anche se l’adattamento italiano è stato più “fedele” rispetto all’anno precedente (Scopo forte resterà nella storia).
  • si. Alla semplicità e chiarezza di come hanno affrontato la relazione di Anastasia e Grey.
  • no. Alla mancanza dei veri “cattivi“, troppo tenuti a bada.
  • si. A Grey che si allena.
  • no. Alla totale assenza di tutti gli altri personaggi (a parte Grace e Mia più presenti), che non sono mai stati protagonisti, ma tasselli fondamentali della storia sì.
  • nì. Alla colonna sonora, nulla mi è rimasto particolarmente impresso.
  • no. Alla mancata scena della sala del biliardo…non potete farci credere che ci sarà e poi non mostrarcela.
  • si. Alla scena dell’ascensore e alla proposta di matrimonio. Non c’entrano nulla tra loro, ma sono due scene che mi hanno fatto sorridere, in senso positivo.

Voto: 7

Al prossimo San Valentino trasgressivo!

Ringraziamo: Christian Grey e Anastasia Steele: 50 sfumature d’amore

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...