Film

Recensione | Fallen, quando i vampiri e gli scenari post-apocalittici non ci bastano più

Trarre film da saghe o serie di genere fantasy è ormai una moda, e meno male direi, perché a volte le nuove sceneggiature su questi temi fanno solo grandi buchi nell’acqua…una a caso: Jupiter. E se nelle nostre librerie si aggira qualche bel testo interessante, ben venga che abbia una seconda vita anche sullo schermo. Il problema è che, negli ultimi anni, si sta esagerando. Sicuramente tanti sono i romanzi (fantasy e no) meritevoli, ma, ad opera conclusa, a volte, la trasposizione non è degna o in casi peggiori, non si avrà alcun seguito. Il confine tra successo e delusione totale è sottilissimo, e nel secondo caso,  noi fan siamo stati nuovamente illusi. Questo è il caso forse (?) di Fallen,  ma vediamo da che punto di vista.

Io, amante del genere paranormal romance, mi sono fatta sfuggire negli anni questo gioiellino,  che ora sto piano piano recuperando. Si tratta del primo capitolo della saga della scrittrice americana Lauren Kate,  pubblicato nel 2009 (in Italia 2010).

I diritti per il film sono stati acquistati dalla Lotus Entertainment anni fa, mentre in Italia è stato distribuito dalla M2 Pictures. Il film è diretto da Scott Hicks (Shine), con Nichole Millard e Kathryn Price che hanno scritto la sceneggiatura tratta dal primo libro.

I personaggi principali sono interpretati da Addison Timlin (Lucinda Price), Jeremy Irvine (Daniel Grigori) e Harrison Gilbertson (Cam Briel). L’uscita di questa pellicola, 26 gennaio 2017, è stata molto travagliata tanto è vero che un’immagine promozionale dei tre protagonisti era in circolazione da un bel po’, ma del film non si è saputo nulla per anni.

È sempre piacevole vedere sul grande schermo l’amore degli adolescenti infarcito di fantasie, leggende e sovrannaturale. Quasi con lo scopo di farci ancora sognare un’adolescenza alla altezza delle nostre aspettative distorte dalle serie tv, i cartoni e i libri.

Attenzione. Spoiler. 

Qui abbiamo l’ennesima protagonista 17enne (perciò io avendo superato la maggiore età da un po’, sarò esclusa da qualsiasi avventura), piccola, bruna, sorprendentemente simile l’attrice a Kristen Stewart (che mi venisse un colpo) in Twilight,  che ha un oscuro segreto: vede delle ombre, che in passato l’hanno fatta ritrovare in disastrose situazioni, come l’incendio che ha coinvolto il suo amico Trevor. Creduta pazza da tutti, verrà portata, dopo “l’incidente“, dai suoi genitori in un istituto correzionale: la Sword & Cross che qui pare più un manicomio che una scuola/cimitero/postoabbandonatoemisteriosodoveciscapperàilmorto come nei libri.

L’atmosfera iniziale del film ci fa già pregustare uno scenario un po’ teatro e mistico, come i segreti nascosti in questa scuola. La nebbia, gli abiti tendenti ai colori spenti dei ragazzi e il filtro grigio-azzurro, rischiarato da qualche luce “angelica” di tanto in tanto, della pellicola, ci fanno entrare subito nella storia, storia preannunciata da un bel racconto biblico a inizio film. Ringrazio gli sceneggiatori per questo breve riassunto tra le pagine sfogliate da una mano immaginaria in apertura, perché io, ad ora, dopo aver concluso il primo capitolo: Fallen, sono pressoché confusa sull’origine degli angeli e dei demoni. Potrà sembrarvi semplicistica questa introduzione, ma fidatevi, servirà. Come anche tutte le anticipazioni, inserite principalmente sul finale, che faranno chiarezza su chi sia chi e cosa fa. Il mistero è attraente, ma capire la trama ancor di più.

La trama è subito esposta nei primi minuti: Lucinda, detta Luce, vede delle ombre che la perseguitano; a scuola conoscerà un ragazzo misterioso chiamato Cam, che sembra essere molto interessato a lei, ma ce n’è anche un altro che attira l’attenzione di Luce, un certo Daniel che invece fa di tutto per starle lontano. E questo la porterà ad indagare su di lui perché ha la sensazione di averlo già conosciuto.  Attenzione, non è il triangolo ad essere il protagonista, ma questo è ciò che si vuol far credere. Quasi che sia l’ennesima banale storia d’amore sovrannaturale.

Per almeno metà del film, il libro viene rispettato abbastanza bene, omissioni e/o cambiamenti a parte (come gli incontri di Luce con il dottore, un piccolo stratagemma per introdurci più facilmente nella sua vita), è nella seconda metà che c’è qualcosa di affrettato e arronzato. Luce pare abbia delle visioni sul passato con Daniel, che nel libro non ci sono, o meglio la sue sono più sensazioni che chiari flashback, ma in un film questi sono solo elementi che aiutano a capire una trama che già nel libro viene rivelata a piccoli bocconi. Il vero problema però, non sono le aggiunte, ma gli stravolgimenti di scene e dialoghi, che risulteranno a noi, prima lettori, disconesse con l’atmosfera mistica intorno agli attori, banalizzando le loro azioni. Oltre a ridicolizzare le parole del libro. Qualcuno mi spieghi perché Cam debba regalare a Luce un abito che guarda caso ricorda la copertina del libro, e la fuga in moto? E gli insetti? La loro utilità? Sono questi dettagli che rendono il film a volte davvero sempliciotto. Come per esempio il dialogo in giardino tra Daniel e Luce, dove pare che sia la stessa ragazza a ricordare il suo passato e a spingere Daniel a parlargliene. Forse il regista era consapevole che un seguito non ci sarebbe stato, ma ha corso troppo, stravolgendo anche Lucinda. Una ragazza chiusa, impacciata, insicura, che qui invece sembra essere più risoluta.

Il film è davvero un riassunto di più di 300 pagine in appena 90 minuti. E mai mi capaciterò del perché di queste scelte che fanno perdere già in partenza. Riassunto che, appunto, si perde grazie agli storpiamenti di sceneggiatura: Penn che non è più la figlia del giardiniere della scuola (qualcuno mi spieghi il senso di cambiarle la storia), Lucinda che si getta tra le braccia di Cam senza battere ciglio (e va bene che è bello, ma dovresti essere attratta un filino più da Daniel), la totale mancanza della scena della dichiarazione di Daniel in spiaggia, per non parlare invece della presenza del tuffo nel vuoto di Lucinda dalla balconata per dimostrare…cosa poi? Bene invece le fusioni. Anche se nel primo libro non esiste nessuna scena di un allenamento di scherma (un chiaro riferimento a Torment), ora ha funzionato, mostrandoci il legame tra Luce e Daniel (e non dimentichiamoci Daniel in piscina…). O anche l’anticipazione del dettaglio più importante forse dell’intera saga:  Luce non è battezzata, è stata una mossa astuta anticiparlo ed esporlo davanti ad un pubblico più folto rispetto al libro. L’espressione stupefatta di Daniel ci terrà in allerta per tutto il film.

Poi, quando Jeremy si rivolge alla sua Luce per spiegarle il perché l’ha presa come musa per il suo disegno (sorvolando la totale invenzione di questa scena anche un po’ ridicola, dove il povero Daniel si inventa di star creando un fumetto) e le dice: “Perché sei bellissima“, credo che tutti in sala si siano sciolti. Pure le gomme da masticare sotto le poltrone. E questo perché Jeremy Irvine (l’Inghilterra, patria di manzi), come Addison e Harrison erano calati perfettamente nei loro panni angelici e non; anche con lo spiegare delle loro ali erano perfettamente a proprio agio. Peccato che lo scontro celeste sia stato così frettoloso, come lo scontro verbale sulla balconata tra Cam e Daniel. Anche perché gli effetti speciali non mi sono parsi poi così improvvisati, nonostante il piccolo budget.

Il messaggio di un amore che è quasi al di sopra di bene e male ci arriva dritto al cuore.  C’è un amore che si rincarna ogni 17 anni e lo si legge nello sguardo sofferto dell’angelo Daniel. C’è una lotta che forse va anche oltre la scelta da prendere,  e Cam il demone ne è la dimostrazione con il suo atteggiamento fintamente spavaldo. C’è una grande attrazione e paura allo stesso tempo per quello che sta succedendo, e lo percepiamo dallo sguardo affascinato e timoroso di Luce. Il film è bello, mi ha fatta innamorare di questa storia celeste, ma un seguito non ci sarà e per questa delusione provo rabbia, più che per le mancanze della trasposizione in sé.

Lo consiglio?  Sì, alle donne che amano un amore trasognato. No, a chi non apprezza il genere, non verrebbe capito, ma solo demonizzato come Twilight.

Voto: 7+

Ringraziamo: Fallen :”L’amore di Daniel e Luce” |  Jeremy Irvine Fans.

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