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Recensione | “The Chemist, la specialista” di Stephenie Meyer

Mi sono approcciata a questo libro totalmente per caso: ero al supermercato e sono passata dal reparto giornali, come al solito l’occhio è caduto sui libri esposti. Avendo letto la saga di Twilight e L’Ospite anni fa, il nome Meyer ha attirato la mia attenzione. È stata una vera sorpresa scoprire che quest’autrice si fosse decisa a pubblicare qualcosa di nuovo, qualcosa che non fosse una versione genderbender di Twilight.
Eppure… non l’ho comprato in quel momento, l’ho rimandato a tempi migliori! Sta di fatto che a Natale me l’hanno regalato, e ora sono qui a recensirlo per voi.
O meglio… per me.
[Sono presenti spoiler, ma nulla di esagerato, anche perché non ci sono colpi di scena.]

Parole Pelate presenta…

The Chemist, la specialista
di Stephenie Meyer

Editore: Rizzoli

Genere: Thriller, Suspance, Romantico

Prezzo di copertina: 20,00 €

Pubblicazione: 24 novembre 2016

Ho iniziato a leggere con le migliori intenzioni. All’epoca, sebbene non ne andassi pazza, ho apprezzato Twilight (aveva i suoi difetti, ma non era il “male” che in molti avevano dipinto) e mi è piaciuto davvero tanto L’Ospite, con tutti i limiti che anche questo romanzo aveva. Non avendo particolari pregiudizi verso l’autrice, a parte il fatto che pubblichi davvero pochissimo, ho letto il libro con un approccio totalmente neutrale.

Ed è con lo stesso tono che vi dico che il romanzo fa pena, che ha molti difetti e, non so se anche a causa degli anni in più rispetto a quando lessi Twilight, mi sembra nettamente peggiore dei suoi precedenti lavori.

Tanto per cominciare, parte lentissimo. Anche se sono solo un decimo del libro, le prime cinquanta pagine che introducono la protagonista, Alex, sono così prolisse che non riuscivo a leggere più di un capitolo al giorno, mancano totalmente di mordente. Poi finalmente viene introdotto anche il protagonista maschile e la storia finalmente si muove un po’, però purtroppo i momenti di noia non si esauriscono con l’inizio, spesso ci sono situazioni lente, poco interessanti, che sono più frequenti dei momenti pieni di azioni. Non aiuta che i due protagonisti principali abbiano il carisma di una patata lessata.

A proposito dei personaggi, sono pochi e trattati male. E, secondo me, anche il difetto maggiore del romanzo.

Partiamo da Alex. L’idea di questa donna scienziata che tortura le persone con dei veleni è ottima, ma non è stata realizzata molto bene. Alex ha talmente paura di essere presa, che dorme con una maschera a gas e la stanza pronta a riempirsi di veleno scaccia intrusi, però tempo cinque minuti e l’amoooore la rende più calma. Non funziona così nella vita reale.

Grattata la crosta che rappresenta le sue capacità con le sostanze chimiche, sostanzialmente è la solita verginella che non ha mai avuto amicizie femminili ed è sempre vissuta in un modo di uomini (testuale), con pochissimo tempo per fare esperienze. Anche mettendo che sia vero, cos’ha fatto nei primi vent’anni di vita, cioè prima di essere assunta? Anche i nerd, come lei stessa si definisce, stringono amicizia, sfatiamo il mito.

Purtroppo, la Meyer ha avuto un’idea d’oro – protagonista femminile che torturava per lavoro e per vivere, ora in fuga –, ma alla fine Alex è un personaggio con pochissime tonalità di grigio, la tipica buona che faceva quel lavoro per salvare il mondo che ora è nei guai perché il governo la vuole morta. Si sarebbe potuto creare un personaggio molto più controverso di così, e invece no.

Ma se Alex alla fine si poteva pure accettare, poi è arrivato lui, Daniel, che da adesso in poi chiamerò Idiota.

Idiota era partito anche abbastanza bene. Parliamo di un ragazzo normale, con un lavoro da professore, non particolarmente affascinante e una persona gentile. Ben vengano i protagonisti maschili gentili, mica devono essere per forza dei tizi badass che non devono chiedere mai. Gentile, però, sul dizionario non è sinonimo di idiota. Inoltre, uno può essere gentile e avere anche un amore proprio. Non Idiota, lui l’amor proprio non sa manco dove sta di casa.

Idiota è l’interesse amoroso di Alex e il loro primo incontro avviene in modo molto difficile. Assunta per un ultimo lavoro, ad Alex viene fatto credere che Idiota abbia in programma una strage, quindi lei deve torturarlo con le sue sostanze chimiche per ottenere risposte utili a salvare il mondo.

Com’è prevedibile, Idiota non c’entra niente, pertanto il poveretto si è fatto torturare per una buona ora per nulla. Sarebbe un inizio terribile per una storia d’amore se ci trovassimo di fronte ad una persona con un cervello, ma non Idiota, no. Bastano poche pagine e qualche spiegazione perché lui arrivi a compatire Alex. Eh, certo, non è che lui abbia urlato e pianto di dolore fino a qualche minuto prima.

Idiota ha subito un trauma terribile, anche perché la tortura perpetrata da Alex è orribile, a causa di una sostanza che riesce a farti provare un dolore intenso per circa trenta minuti. Un tempo che immagino possa essere eterno se trascorso in questo modo, ma lui niente, come se avesse fatto una scampagnata e lo dimostra il fatto che più avanti nel romanzo, c’è questo agghiacciante scambio di dialoghi:

“Ho chiesto a Kevin di te. Dice che lo hai torturato” e indicò Daniel con la testa. 
“Ah, be’, tecnicamente è esatto. Ma si è trattato di uno scambio di identità.”
Gli occhi di Val si accesero di interesse. “Cosa hai fatto? L’hai bruciato?”
“Cosa? No, no, ho usato… sostante chimiche iniettabili. Le trovo più efficaci e non lasciano cicatrici.” 
“Mmh.” Val girò il busto sul ripiano di marmo in modo da essere di nuovo rivolta verso Daniel. […] “È stato molto doloroso?” volle sapere Val. 
“Più di quanto avrei mai immaginato” ammise lui. 
Sembrava affascinata. “Hai urlato? Hai implorato? Ti sei dibattuto?” 
Daniel non poté fare a meno di sorridere del suo entusiasmo. “Tutto quanto, credo. Oh, e ho anche pianto come un bambino.” Continuando a sorridere, parve d’un tratto a suo agio […]

Sorvolando sull’improbabilità che un simile essere possa esistere – ripeto, buono non fesso –, ci rendiamo conto quanto sia diseducativa una cosa del genere? È come se la Meyer stesse sottointendendo “non importa quanto fa male se c’è l’amoooore”, che è il messaggio più sbagliato che ci possa essere, e questo vale sia per uomini sia per donne, sebbene come sappiamo bene statisticamente i femminicidi sono molti di più.
Come se non bastasse, una decina di pagine dopo Kevin, il fratello di Idiota, viene a sapere che lui e Alex si sono messi insieme e dà di matto.

“Non riesco a crederci, Danny. Dove hai la testa? Dopo quello che ti ha fatto?”
Daniel era ancora tra Alex e Kevin, perciò lei non poteva vederlo in viso. Ma avvertì come un sorriso nella sua voce. “Fai tanto il duro, il tipo letale e pericoloso. Eppure stai dicendo che per un po’ di dolore lasceresti perdere la donna che vuoi? Sul serio?”

OH MIO DIO. OH MIO DIO. Cosa ho appena letto?
Se fossi stata Kevin, in quel momento avrei fatto interdire Idiota. Secondo quello che il libro ci mostra – e i dialoghi sopra sono una prova –, quello che Idiota ha subito non è stato nulla di che. Non gli è rimasto alcun segno, né fisico né mentale.
Complimenti!

Com’è prevedibile, proprio per la mal gestione mentale dei personaggi, la storia d’amore di Alex e Idiota risulta falsa, oltre che sbagliata oltre ogni dire. Ci fosse stato uno sviluppo lento, un processo di perdono per quello che Alex aveva fatto a Idiota – e non mi frega se aveva un buon motivo, dal punto di vista della vittima le parole “buon motivo” non esistono –, allora avrei potuto accettare la nascita di questo rapporto romantico, ma non così.
E comunque, anche senza tutta la tremenda premessa, come storia d’amore è noiosa e totalmente priva di tensione. I due si baciano poco prima della metà della storia e fanno i piccioncini per tutto il resto del libro. Pure la contrarietà di Kevin dura il battito di un ciglio.
Sono davvero pochi i momenti in cui, conoscendosi, Alex e Idiota condividono scene che non sembrano costruite.

Infine, il terzo e ultimo personaggio davvero importante, è Kevin, come detto prima fratello di Idiota. Inizialmente, era quello che mi aveva colpito di più e ho finito anche per sentirne la mancanza quando non era presente.
Nel corso del libro, mi è sceso un po’ anche lui, però il suo rapporto con Alex è nettamente migliore di quello del fratello. C’è una crescita più naturale, infatti all’inizio si odiano, poi sono costretti a collaborare e infine l’odio sparisce e cominciano ad apprezzarsi di più. Ammetto di aver pensato all’inizio che la Meyer avesse intenzione di buttarla nel triangolo, complice anche il fatto che Kevin aveva parecchia chimica con la protagonista, cosa però poi non avvenuta. Non saprei dire se è stato un bene o no. Rimane il fatto che sia la relazione interpersonale migliore del libro.

La trama – la fuga dei ragazzi e la ricerca della verità dietro cui si nasconde il motivo per cui li vogliono morti –, purtroppo, fa solo da contorno. Come detto all’inizio, il libro pecca molto nei colpi di scena – inesistenti. Sul serio, ho letto le ultime sessanta pagine aspettandomi un colpo di scena che non è mai arrivato. È stato molto avvilente –, e le parti attive, con torture, fughe, piani e altro non sono molte, sovrastate dai momenti di calma. Per un romanzo di questo genere, quello che vorrebbe essere, è una grande mancanza.

Del finale non parlerò, sono già entrata anche troppo nel dettaglio, ma direi che è accettabile. Nulla di eclatante, eh, in linea con il resto, però nelle ultime pagine si accelera, avvengono un po’ di cose e l’epilogo è stato carino. Peccato che non basti a salvare il resto.

Ricapitolando…

Non lo consiglio affatto (a parte che ha un prezzo eccessivo, frutto solo del nome che porta). I personaggi sono terribili, la trama è deboluccia o noiosa e lo stile ha lo stesso problema dell’Ospite, si dilunga troppo. Secondo me ci sono almeno un centinaio di pagine che si potevano eliminare.

E voi? L’avete letto? Che ne pensate? Avete intenzione di comprarlo?

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12 thoughts on “Recensione | “The Chemist, la specialista” di Stephenie Meyer

  1. C’è un vecchio film della fine degli anni ’80 con Rosanne Barr intitolato “Lei, il diavolo”. Ecco, questa è la mia reazione al sentir pronunciare il nome di codesta… autrice.
    Sorvolando sull’irritazione/repulsione che un personaggio quale Bella Swan è capace di scatenarmi dentro e credimi, sono una Bilancia e ce ne vuole prima di riuscire a farmi perdere la bussola. Il Maestro Miyagi mi fa un baffo!
    Sorvolando sullo scempio che l’Ospite ha fatto della saga della mia infanzia (mai sentito parlare degli Animorphs di K.A.Applegate? Aggiuncici il potere della metamorfosi e la trama è quella!), io vorrei capire perché gli autori contemporanei si ostinino TUTTI a credere alla baggianata che l’amore possa cambiare il mondo.
    Ora non sto dicendo che non sia un sentimento meraviglioso e appagante, tuttavia non può divenire l’unica forza che spinge qualsiasi nostra azione.
    Se una persona non riesce ad apprezzare se stessa, cambiare per se stessa, stare bene per se stessa, per cosa lo fa allora? Possibile che solo nella vita di coppia uno possa realizzarsi? Alla faccia dei secoli di lotta per l’affermazione femminile! Persino Elizabeth Bennet ha dovuto farsi un bell’esamino di coscienza e crescita personale prima di accettare il signor Darcy. Per quanto si ritenesse una persona superiore, non era poi così lontana dal rendere la vita impossibile a tutti con i suoi pregiudizi pure infondati. Essere un personaggio piatto ma con un bell’accessorio al braccio non ti rende meno insipido. Purtroppo Stephanie Meyer questo non lo ha mai capito.
    Per il resto torniamo al discorso che ti ho fatto anche per Teen Wolf: un cattivo non può essere semplicemente cattivo senza il solito passato traumatico alle spalle? No, perché non siamo tutti incompresi. Alcuni sono… ratti (per non essere scurrili XD) e basta!
    Ergo non penso che lo comprerò! Però ti ringrazio per la recensione: almeno la prossima volta in libreria la sola vista della copertina mi risparmierà un bell’attacco di acido!!!

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    • Ciao e grazie del commento. Tra l’altro piacere compagna di segno, sono una bilancia anch’io.
      Purtroppo non conosco la saga che nomini di cui dici che l’Ospite ne sia una copia, pertanto per quel libro rimane un buon ricordo. Mentre naturalmente concordo su Bella Swan, sebbene secondo me la saga di Twilight non sia tutta da buttare. Or ora non mi piacerebbe, ma qualcosa di buono ce l’aveva.
      Mi piace il tema dell’amore, leggo anche volentieri romanzi in cui il tema romantico è presente, però non mi piace che venga usato come movente per far evolvere i personaggi, o che comunque basti così poco.
      Teen Wolf non l’ho recensito io, quindi non posso cogliere il riferimento di cui stai parlando, però sull’argomento voglio dire che vorrei che ci fossero più cattivi solo cattivi. Mi viene in mente la terza stagione di OUAT, in cui si scopre che Peter Pan è così perché è fatto così, non perché è stato maltrattato o cose simili. E’ cattivo e basta. E mi piaceva proprio per questo.

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      • Ops, perdona la gaffe sull’altra recensione ^////^ sono di una sbadataggine assurda!
        Anche a me non dispiacciono le storie d’amore, però aborro quando un personaggio vive in funzione dell’amore e non il contrario.
        Un personaggio per essere definito “buono” – non sto dicendo solido o perfetto, semplicemente buono – deve essere sviluppato a 360° e non solo in corrispondenza della storia d’amore che dovrà vivere. Hai citato OUAT, benissimo! Credo di essere una delle poche persone che ha amato il personaggio di Bealfire ed è rimasta indignata di fronte al suo sacrificio davanti all’altarino dei CaptainSwan (se sei una fan della coppia, ti prego non me ne volere!)
        Neal non era solo il primo amore di Emma, ma anche un figlio ed un padre a sua volta. Era un amico ed un eroe: tutta la sua esistenza ha inciso sulle vite di tanti altri personaggi. Ecco un personaggio a tutto tondo.
        Se prendiamo, invece, Bella Swan, salta subito all’occhio come lei non abbia altra funzione se non quella di essere l’innamorata di Edward. Non ha interessi, non ha passioni, né amici veri fuori dalla sua cerchia sovrannaturale. Le sue azioni non incidono sulla vita degli altri, non capiamo nulla di lei attraverso di esse. Piuttosto devono essere gli altri personaggi a ripeterci ogni due per tre quanto sia bella e brava, perché altrimenti risulterebbe solo piatta. Twilight non era male, ma i sequel… permettimi, solo un bel BLEAH! E non farmi iniziare sul finale! Roba che nemmeno il quinto film di Fantaghiro’…
        PAN *.* che birbante quel ragazzo, l’ho adorato! Uno degli ultimi cattivi decenti nel panorama cinematico attuale.

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        • Sul vivere in funzione dell’amore hai ragione, non esiste proprio.
          In effetti sì, sono fan della CaptainSwan (tranquilla, mica me la prendo), mentre Neal, sebbene non mi fosse tra i miei preferiti, non mi è piaciuto come gli autori lo abbiano trattato e come poi gettato via come uno straccio vecchio.
          Bella, sebbene lui non raggiunga quei livelli, ricorda un po’ proprio il Daniel di questo libro. Aveva un lavoro che gli piaceva, ma la cosa è stata nominata solo una volta, alla fine non gliene importava granché, troppo impegnato con la sua nuova storia d’amore di Alex. Alla fine l’unico rapporto vero che ha è il fratello. Amici non vengono mai nominati, né dice qualche volta che gli mancano. A Daniel viene portata via tutta la sua vita, ma non se ne lamenta mai, anzi, non la nomina nemmeno. E’ triste. Così com’era triste tutta quella parte nel secondo di Twilight in cui Bella si annulla completamente. Eclipse già andava un po’ meglio. Il quarto non nominiamolo, è terrificante.

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    • Hallo!
      Purtroppo questa cosa di vivere in funzione dell’essere una coppia, non importa con chi l’importante è avere un boy/girlfriend, non c’è solamente nei libri di narrativa moderna, ma è molto reale. Se sei single ti guardano tutti malissimo. Sui vari social si fa a gara su chi per primo mette la foto profilo con il partner. L’identità personale viene messa da parte per dover condividere tutto con un’altra persona. Penso sia anche per questo che molte donne (statisticamente parlando sono loro in maggior parte le vittime) non lasciano il fidanzato od il marito che le maltratta. La cosa è molto triste e non potrà affatto migliorare perché comunque non c’è parità di diritti (ufficiosamente) e molte ragazze vedono con il matrimonio l’unica possibilità di non finire sotto ad un ponte.
      Molti criticano la Meyer perché è di fede mormone e per questo scrive i rapporti intrapersonali in questo modo, ma non è così, la fede può c’entrare fino ad un certo punto, conosco persone atee che la pensano allo stesso modo, per dire.
      Mchan

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      • Hai assolutamente ragione!
        Lavoro a contatto con il pubblico e sapessi le contorsioni che fa il mio stomaco ogni qual volta una ragazzina di 13/14 anni si volta verso la sua “dolce metà” e dice “Amò, che mi prendo?” Perché da sole non sanno ordinare. GRRR, vorrei prenderle tutte a badilate u.u
        Come diceva Cordelia Chase, fa più paura essere soli con se stessi che soli in mezzo alla gente, tuttavia stare con qualcuno non per affetto sincero, ma solo per status symbol lo giudico squallido. Ma quand’è che l’umanità ha smesso di volersi bene?
        Non ho mai considerato la fede della Meyer come la causa ultima della sua carenza nell’esplorare i rapporti intra-personali. La Tiernan non è di fede wicca eppure riesce a descrivere quel mondo in maniera fantastica e soprattutto è molto varia nel descrivere i diversi tipi di caratteri.
        Credo che il problema fondamentale sia il voler ricalcare questo modello ultra superato di principessine disney che hanno bisogno del principe che le salvi. Ragazze, se proprio volete imitare qualcuno prendete spunto da Mulan: prima di aspettare che qualcuno vi salvi, iniziate a salvarvi da sole.

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        • Ti ho nominato quella storia della fede perché l’ho trovata una critica davvero stupida. Soprattutto considerando che è una situazione che si trova ovunque, in qualunque paese ed in qualunque religione.
          Ma poi le principesse Disney più recenti sono abbastanza indipendenti. Secondo me è una questione proprio della società. Se una intorno ai 30 non è ancora fidanzata/sposata/con prole ti guardano come una cinquantina di anni fa quando ti davano della zitella.
          Mchan
          Ps: io conosco anche un bel po’ di gente che a 40anni ancora non sa prendere una decisione se non si consulta con il marito. E non parlo di cose importanti, ma tipo quali tende mettere in salone. Sarà poi anche che io sono cresciuta in una famiglia matriarcale e quindi mi hanno sempre insegnato a fare tutto da me, senza aspettare l’uomo di turno.

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          • Mi sa che siamo cresciute in contesti simili. A casa mia praticamente decide tutto mamma. XD
            A parte gli scherzi, è vero che la società stessa ti avvilisce se ad una certa età non hai ancora fatto i passi che ritengono necessari (vogliamo parlare di quando tempo fa ci fu la storia del fertility day? Meglio di no).

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          • Mia mamma non solo decide è che agisce proprio. Tipo: mia cognata decide tutto a casa di mio fratello, però aspetta sempre il suo rientro dal lavoro per fare le cose, pure il pieno alla macchina. E se sta fuori per lavoro per una settimana intera (e capita spesso) va nel panico. Mia madre ha sempre fatto tutto da sola, pure montare la libreria dell’Ikea.
            Lasciamo perdere quella storia, il fertility day, che è meglio 😉
            Mchan

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  2. E’ nella mia lista di libri da acquistare da quando è uscito. Sono curiosa di leggere la Meyer in un genere diverso dal fantasy o sci-fantasy. Certo, che questa tua recensione non è che mi faccia correre a comprarlo, però una chance vorrei dargliela. Anche se so che lo odierò perché se i protagonisti sono così e non ci sono validi coprotagonisti (come in Twilight) mi ritroverò a detestare ogni singola frase.
    Per quanto riguarda la lentezza: io ho sempre trovato lenti i suoi scritti all’inizio. L’ospite ci ho messo mesi solo ad iniziarlo (ed io sono una che divora un paio di libri al mese) ed alla fine sono riuscita a farmi prendere solamente perché ero fuori casa con nessun altra distrazione quindi annoiata al massimo e se non leggevo dormivo in piedi e non potevo farlo. Con Twilight è andata più o meno allo stesso modo.
    Questo Daniel mi sembra un po’ Bella. Nonostante Edward sia pericoloso lei sta lì tranquilla e serena, anzi, si scoccia pure quando qualcuno glielo fa presente. Idem non ha amicizie, né nella vecchia scuola né in quella nuova perché è nel gruppo con Mike, Angela, Eric e Jessica, ma la loro non si può chiamare amicizia. E nemmeno quella con i Cullen, lei vive in funzione di Edward e basta. Tra l’altro a me Edward ha sempre dato l’idea di uno stalker, ma vabbè, contenta lei. Dato che Bella non è un personaggio che mi piace può anche tenerselo.
    Ora ti chiederai come mai mi sono letta tutta la saga se odiavo la protagonista: per i coprotagonisti. Penso che Eclipse sia stato il libro migliore. Con tutti i retroscena dei vari comprimari, davvero ben costruiti i background di tutti.
    Idem per The Host: c’erano questi 4 personaggi principali (e già erano tanti), ma anche altri abbastanza validi.
    Mchan

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    • Anch’io ero curiosa di vederla all’opera su un contesto diverso, pertanto avevo in mente di comprarlo prima o poi, solo che sono stata anticipata quando mi è stato regalato. Peccato che, alla fine, non sia stata una buona lettura, al punto che l’ho finito solo perché ormai mi ero messa in mente di sfogarmi in una recensione ed ero obbligata a concluderlo proprio per questo.
      Sono passati anni, ma non ricordo di aver faticato così tanto a leggere i primi capitoli con gli altri suoi libri. Secondo me l’inizio di The Chemist è pronto lento di base.
      Daniel è decisamente Bella, tra l’altro pure lui si mette in pericolo in situazioni in cui non dovrebbe c’entrare. Mentre almeno Alex non è una stalker, sebbene la loro storia inizi con un rapimento. E un tortura. (Sempre tutto molto sano, come vedi. XD)
      Ma guarda anch’io mi sono letta tutta la saga anche se odiavo Bella e nemmeno la shippavo con Edward, però il contesto all’epoca mi piaceva… era il periodo dei vampiri. Ora non riesco nemmeno a sentirli nominare.
      The Host era bello. Mi ricordo che una delle cose che mi piaceva, a parte la storia degli alieni invasori che interessante di per sé e di questo gruppo che si era creato una comunità, era il rapporto tra Melanie e Wanda.
      Grazie del commento!

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