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Parliamone | Giorno della Memoria

Così come si susseguono le ore, i giorni, le settimane e i mesi e gli anni, così si susseguono quelle giornate un po’ particolari, commemorative.
Ogni anno, con una legge approvata in Italia nel 2000, il 27 Gennaio cade il Giorno della Memoria.

Memoria di cosa? Qualsiasi italiano medio risponderebbe a questa domanda con “serve a ricordare la Shoah”.
Sì, ma no. Il 27 Gennaio del 1945 vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz, simbolo mondiale della Shoah, termine utilizzato per indicare lo sterminio del popolo ebraico.

Stermino di un popolo. Quanto risultano sbagliate queste parole? Quanto sono dolorose se provassimo ad immaginare che domani ci sveglieremmo, come tutte le mattine lamentandoci — della sveglia, del lavoro, della scuola, dell’Università, dei figli, dei genitori — di qualsiasi altra cosa di poca importanza rispetto allo sterminio di un popolo e noi fossimo le vittime sacrificali di qualche pazzo che decide di rimuovere dal mondo tutte le persone con un tratto distintivo che li accomuna?

Giornata della Memoria, dicono. Ma ce lo ricordiamo sul serio? Pur sapendo bene cos’è successo, passati quei cinque minuti di racconto al telegiornale ce ne torniamo a fare le nostre cose. Torniamo ad odiare il vicino perché mette la musica troppo alta, perché fuma mentre scende le scale del condominio. Restiamo in piedi in una metro se l’unico posto libero è vicino ad una persona di un’etnia differente dalla nostra.
Restiamo inermi quando vediamo scene di violenza e di bullismo in giro per le strade, non meno colpevoli degli italiani che non hanno protetto i loro vicini di casa ebrei dall’essere deportati.

Ho nella mia memoria un insegnamento ben preciso fattomi da chissà chi, che mi diceva che il motivo per cui studiamo la storia è quello di ricordare. Di imparare dal passato per non fare gli stessi errori nel presente.
Stiamo imparando o siamo soltanto un popolo ingenuo ed ineducato che affronta con insolenza la vita senza curarsi affatto del prossimo o dei reali pericoli che incombono su di noi, ogni giorno, da qualsiasi parte del mondo?

Diciamo di non volere altre guerre, eppure gli Italiani inneggiano al “rimandiamo a casa gli immigrati”, non accorgendoci che da un’altra parte del mondo ci sono persone che col pretesto di una religione vogliono mettere in ginocchio un’intera popolazione. Che da qualche altra parte si costruiscono muri, veri o fittizi che siano col semplice rifiuto ad offrire aiuto a chi lo chiede.

Allora, cos’è che dovremmo ricordare? Cos’è che ci dovrebbe far sentire una morsa allo stomaco?

Dovremmo ricordare ogni uomo morto ammazzato in nome di un ideale che non ha senso. E dovremmo farlo ogni giorno.
Dovremmo guardarci attorno e renderci conto che ancora ci sono persone che, pur professando tanto buonismo, si allontanano da una persona di colore o disabile. Che ha il coraggio di prendere in giro persone soltanto perché hanno un diverso orientamento sessuale.
Dovremmo ricordarci che in fondo siamo tutti uguali. Senza limitarci al pensiero, ma agendo di conseguenza. Tutti i giorni.

Bisognerebbe insegnare ai bambini il valore della vita, quella propria ma soprattutto quella degli altri.
Dovremmo parlare sempre di queste cose che fanno orrore, che fanno paura. Che ti segnano la pelle in modo indelebile.

E molto spesso l’unico modo per aver bene impressi nella mente queste crudeltà ci si può affidare alla potenza della parola scritta e vivida dei libri e dei film. Soprattutto quelli che parlano di storie vere.

Di seguito, ve ne voglio consigliare qualcuno.

  • Il Diario di Anne Frank.
    La mia insegnante me ne regalò una copia a dieci anni. Mi approcciai per la prima volta a quel mondo infame e lontano — ma non abbastanza — dalla mia quotidianità. Numerosi sono gli adattamenti cinematografici della storia di questa ragazza, ma vi consiglio di recuperare al più presto una copia di questo diario autobiografico.
    Nata in Germania nel 1929, morì a 16 anni nel 1945 in un campo di concentramento.
    La sua colpa? Avere genitori di origini ebraiche. Suo padre combatté per l’esercito tedesco durante la Prima Guerra Mondiale, ma l’ascesa del partito Nazionalsocialista rimescolò le carte di questa famiglia, di questa bambina e di sua sorella. Era una ragazza qualunque, chiunque di noi avrebbe potuto essere Anne e ritrovarsi a vivere in clandestinità, nascosta nella soffitta di una casa dei Paesi Bassi, a condividere uno spazio ristretto insieme ad un’altra famiglia.
    Anne provò amore, paura, rabbia, anche felicità. Aveva sogni, speranze, talenti. Anne è la rappresentazione di ognuno di noi, ma soltanto il fatto di essere ebrea la penalizzò. La uccise.
  • Giorgio Perlasca. Insieme a tantissimi nomi noti stranieri, Perlasca era un giovane di Padova che aveva aderito al partito Fascista Italiano, partecipando come volontario nella Guerra d’Etiopia e poi alla Guerra Civile di Spagna al fianco dei nazionalisti del dittatore Francisco Franco.
    Rientrato in Italia, inizia ad allontanarsi dal Fascismo perché contrario all’alleanza con la Germania nazista e per la promulgazione delle leggi razziali. Senza scendere nei dettagli della sua biografia, vi segnalo il suo importante operato: si spacciò per il console spagnolo, rilasciando migliaia di finti salvacondotti per salvare gli ebrei che sarebbero stati deportati nei campi di concentramento.
    La Rai trasmise una miniserie nel Gennaio del 2002, chiamata “Perlasca – Un Eroe Italiano”, il cui interprete principale è Luca Zingaretti.
  • Quasi omologa è la storia di Oskar Schindler, da cui prende ispirazione il film “Schindler’s List”, di qualità superiore grazie alla superlativa regia di Steven Spielberg. Questo è uno di quei film che sono imperativi da guardare almeno una volta nella vita.
    Interamente girato in bianco e nero, emblematiche sono le uniche quattro scene a colori — esclusa quella finale ambientata nel presente (il film uscì nel 1993) —, soprattutto quella della bambina col cappottino rosso evidenziata dapprima durante il rastrellamento del ghetto ebreo e poi durante la riesumazione delle vittime.
  • Nel 2002, il regista Roman Polanski, dopo aver rifiutato di girare il sopracitato Schindler’s List giudicando il film “troppo personale” essendo egli stesso un deportato polacco, si mette a lavorare su un altro pilastro del genere sull’Olocausto: “Il Pianista”.
    Mandato quasi sempre in onda sui canali televisivi italiani, il film si basa sul romanzo autobiografico di Wladyslaw Szpilman. È la crudele memoria di quest’uomo, un pianista, che vive nella Varsavia occupata dai tedeschi, che vive la creazione del ghetto ebreo, che viene separato dalla famiglia, che fugge e che vive la liberazione della città da parte dell’Armata Rossa.
    È con vivida tristezza che ricordo la disperazione presente sul volto di quest’uomo che vede la sorella e la madre fatte salire su un treno. E altrettanta è la desolazione che provai assieme allo stesso personaggio che rientra in una città distrutta, fantasma, dopo la liberazione.
  • “Il Bambino con il Pigiama a Righe” è un film del 2008 basato su un romanzo, questa volta non trattante di persone vere, no, ma non per questo meno reale.
    La storia riesce a mettere in evidenza le differenze messe in piedi dagli uomini di potere — i Nazisti, in questo caso — che costringono il bambino Shmuel ai lavori forzati nel campo di concentramento, mentre fuori c’è Bruno, un ricco tedesco figlio di un ufficiale nazista.
    Durante il film siamo costretti a vedere la differenza tra queste due vite condotte in maniera totalmente diverse. Questi due bambini diventano amici, fregandosene delle differenze e parlandone con l’innocenza tipica dei ragazzini di dieci anni, fregandosene di quel filo spinato che — a loro insaputa — traccia un confine invalicabile tra l’essere ebreo e il non esserlo.
    Emblematico il finale, con Bruno che entra nel campo al posto di Shmuel, indossando il pigiama a righe per poi finire all’interno della camera a gas e perdere la vita tra lo sgomento dei genitori tedeschi. Un luogo comune non dice forse “non sputare in cielo che ti torna in faccia?”.
  • Impossibile poi non segnalare le emblematiche poesie di Primo Levi, capaci di evocare disgusto per quell’umanità che l’ha costretto a piegarsi.
  • Vi segnalo poi film come “Senza Destino”, “La Vita è Bella” nonché il libro “Storia di una Ladra di Libri”.

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate se questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi, “Se Questo è un Uomo”, 1947.

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3 thoughts on “Parliamone | Giorno della Memoria

  1. Complimenti. Bellissime parole.
    A me dispiace moltissimo che questa sera in tv invece di uno dei film da te citati vadano in onda varietà, fiction e commedie. Non tanto nella tv privata quanto in quella statale.
    Vero che dovremmo ricordare ogni giorno, ma se è stata nominata questa giornata in particolare penso che almeno un film od un programma al riguardo bisognerebbe mandarlo in onda. Soprattutto per approfondimento dato che un servizio di due minuti al telegiornale non è la stessa cosa. E soprattutto in un periodo come questo nel quale è così facile sentir dire “Rimandiamoli tutti a casa loro” non pensando che magari la loro casa è stata spazzata via da una bomba e che se affrontano un viaggio così rischioso ed impervio un motivo valido ce lo avranno.
    Mchan
    Ps: io ti consiglio anche il film Amen. Parla di un prete che aiutava gli ebrei e che si è fatto deportare con loro. Ha almeno una quindicina d’anni e non penso lo abbiano mai dato in tv.

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    • Hai centrato il punto con il “che magari la loro casa è stata spazzata via da una bomba e che se affrontano un viaggio così rischioso ed impervio un motivo valido ce lo avranno”, è quello che io continuo sempre a dire con chiunque io mi trovi a parlare di questo argomento.
      Che poi, la nuova frontiera del perbenismo è “ah, ma Trump vuole fare un muro col Messico, buuuh, questo è pazzo!” e poi sono i primi che non vogliono immigrati qui. E quelli che arrivano qua hanno anche un motivo più valido dei messicani.
      Scusa la disgressione, ma comunque non ho dato per nulla un’occhiata al palinsesto televisivo ma hai centrato ovviamente il punto. Ormai è tutto perso, dimenticato, è una sorta di battaglia contro i mulini a vento.
      E grazie, sono contenta sia che ti sia piaciuto sia che tu mi abbia lasciato un commento. Cercherò assolutamente il film! Ce ne sono tantissimi che ho visto, ma non potevo poi fare una lista infinita.

      Liked by 1 persona

      • Anch’io è quello che continuo a dire da anni. Come tantissime altre cose. Tipo che vengono a fare lavori che noi italiani (mi ci metto anch’io) non faremmo mai, oppure che è grazie a loro se il nostro paese ha una percentuale di nascite maggiore di quella che avrebbe senza od addirittura li accusano di essere solo loro a prendere i mezzi pubblici. Certo, se a tuo figlio gli compri l’auto a 15 anni è normale che quello i mezzi pubblici non li prende e non li prenderà mai.
        Su Trump, lasciamo perdere. Ne sto sentendo e leggendo tante ultimamente che sembra che debba venire santificato a breve. Quando fino al giorno prima delle elezioni lo criticavano più o meno tutti.
        Sì, di film sul genere ce ne sono moltissimi altri, ma ti ho voluto consigliare questo perché è una parte della storia poco trattata.
        Mchan

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