A Series Of Unfortunate Events/Telefilm

Recensione | A series Of Unfortunate Events 1×01 e 1×02 “The Bad Beginning”

Buongiorno a tutti, ladies and gentlemen. Oggi siamo qui riuniti per celebrare finalmente il tributo televisivo della grande opera di Lemony Snicket: Una Serie di Sfortunati Eventi.

Sì, c’era stato anche un debutto cinematografico, con Jim Carrey e Maryl Streep e quella cucciola di Emily Browning, che non era niente male ma copriva solo 1/5 delle sfortunate vicende degli orfani Baudelaire.

Mentre con una serie televisiva si può esplorare molto di più l’universo di Lemony Snicket e, credetemi, c’è tanto da sapere.

Queste prime due puntate sono introduttive e presentano i vari personaggi. Sono un po’ lente, nello stile di Netflix, ma sono comunque dense di eventi e colpi di scena.

Partiamo subito parlando della sigla. A me le immagini sono piaciute. Ricordano le indagini poliziesche degli anni 60 e va bene così. Ma la canzonicina, per quanto sia carina e orecchiabile sembra uscita da un band neomelodica calabrese, neanche napoletana. Insomma, un po’ infantile, un po’ tropo rimata… nun me piase. Però mi piace il fatto che la cambino nei diversi episodi.

Parliamo invece della cosa che mi ha colpito di più, l’estetica. Io vivo per la fotografia di questo telefilm. Ricorda molto gli anni cinquanta/sessanta. E’ molto fumettistica (come anche la narrazione, ma lì ci arriviamo dopo). Le ambientazioni e i colori mi ricordano The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. Per dirlo con una metafora meta-narrativa (poiché il Conte Olaf è in una compagnia teatrale e nella seconda puntata mette su unoo spettacolo), sembra tutto una rappresentazione teatrale, ben concertata e dove un burattinaio/regista tira le fila di tutto. Ma è questo il bello. Tutto vuole farci sembrare di essere dentro a un sogno (o un incubo, direbbe Lemony). I vestiti, le case, i colori… sembrano tutti quasi finiti nella loro perfezione. E direi anche molto didascalici, poichè esagerano la situazione che è presentata (per esempio la casa del giudice Strauss è assolutamente uscita dalla pubblicità di un agenzia immobiliare per il Paradiso e il contrario per la casa del Conte Olaf), tranne che per i vestiti degli Orfani che rimangono sempre molto eleganti e colorati, nonostante tutte le schifezze che capitano loro, quasi a voler dimostrare che si, come dice il narratore, è meglio non seguire questa storia se non volete essere depressi, ma in realtà c’è sempre un briciolo di speranza e di ottimismo e alla fine della prima puntata scopriamo perché.

Il narratore poi è una figura fantasmagorica (per dirla nelle parole dei Baudelaire): E’ ripreso dal libro, ed è inserito perfettamente nella trama televisiva senza risultare troppo descrittivo o allungare la solfa. Ok, forse una po’ la solfa la allunga, ma da amante dei libri non posso che apprezzare le digressioni sulla lingua, sulla situazione degli orfani o sulle vicende personali di Lemony. Infatti, è meglio vederlo in lingua originale per non perdersi i carinissimi giochi di parole. E poi molto pezzi sono presi pari pari dai libri *-*

Gli attori sono tutti molto bravi, specialmente la ragazza che interpreta Violet. E Sunny è davvero dolcissima e vorrei capire quanto delle sue espressioni facciali è CGI perchè sono impressionanti! Inoltre, quando parlano Klaus e Violet sembrano usciti dall’Inghilterra vittoriana e questa cosa è adorabile.

Un attore che però non mi ha convinto del tutto è il Conte Olaf, interpretato da Neil Patrick Harris. Attore meraviglioso, per carità, ma in questo ruolo non mi ha convinto. Soprattutto come l’hanno truccato. Preferivo Jim Carrey, ma vedremo nelle prossime puntate. Potrebbe essere una questione di sceneggiatura, che non lo rende abbastanza terrificante, ma lo mette troppo sul ridicolo (per esempio, la scena del numero musicale degli scagnozzi è pietoso).

In queste prime puntate vediamo subito il contrasto tra gli adulti e i bambini. Gli adulti in questo modo di tempo e luogo indefinito sono degli emeriti stupidi e sono loro a comportarsi in modo infantile, ingenuo, credulone e dipendente da altri. Mentre gli unici bambini/ragazzi che si vedono, i Baudelaire, sono pieni di risorse, intelligente e coraggiosi e cercano sempre di andare al di là dello strato superficiale della realtà che li circonda. Eppure gli adulti continuano a spiegare parole che dicono agli orfani come se pensassero che i bambini siano ignoranti. La critica al mondo degli adulti e il riscatto dei piccoli è molto forte già dalle prime puntate. Si pensi solo a Mr. Poe o al giudice Strauss, che hanno tutte le buone intenzioni del mondo ma si lasciano abbindolare da Olaf come pesci all’amo.

Ho apprezzato tantissimi delle aggiunte rispetto ai libri che però prendono spunto dai libri accessori che Snicket ha scritto per la serie (An Unathorized Autobiography) e dalle lettere all’editore alla fine di ogni libro. Infatti, in queste prime puntata si introduce il tema della Società Segreta e dell’indagine di Snicket e questi retroscena sono meravigliosi! *-*

E poi vabbè, vogliamo parlare del plot twist dei genitori vivi? Tocco di classe, un po’ clichè ma esattamente in linea con il tipo di narrazione. Inoltre, la mamma è Maria Hill degli Avengers, adoVo! ❤

Trama: 10/10

Regia: 10/10

Lacrimometro/Divertometro9/10

Nota di merito: questa battuta > A library is like an island in a vast sea of ignorance. 

Overall: 10/10

Sylvie

Ringraziamo: Serial Lovers – Telefilm PageSerie Tv ManiaFilm & Serie TVSerie Tv News

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