Sherlock/Telefilm

Recensione | Sherlock 4×02 “The Lying Detective”

Sherlockians, ben tornati. Passate buone feste? Recuperati tutti gli episodi persi delle vostre serie preferite?

(io finito l’episodio)

Oramai il mio consueto appuntamento con Sherlock è dopo mezzanotte su Santo Netflix il lunedì. Stanotte credo di aver finalmente chiuso gli occhi poco prima delle tre perché questo secondo episodio mi ha tenuta incollata allo schermo fino all’ultimo secondo, senza interruzioni (al contrario di The Six Thatchers). The Lying Detective finisce dritto dritto nella mia top 5 degli episodi preferiti di Sherlock, naturalmente sempre dopo Scandalo a Belgravia (2×01).

Alla breccia, miei prodi. Un altro assalto!

uccideremo il varco con il cadavere dei nostri inglesi.

Stringete i denti, dilatate le vostre nari,

trattenete il fiato,

tendete l’arco delle vostre forze fino a spezzarlo,

avanti avanti nobilissimi inglesi.

 Il vostro è il  sangue di valorosi padri

assuefatti al mestiere della guerra;

e voi, miei bravi fanti,

voi, corpi fabbricati in Inghilterra,

mostrate qui di qual pastura siete

Io non ne dubito

perchè non c’è nessuno che, 

non abbia nei suoi occhi una scintilla di nobiltà.

Vi veggo tutti pronti,

impazienti come levrieri al laccio,

ad avventarsi via. La caccia è aperta.

 

(Enrico V. Atto 3 scena I)

( ❤ )

Mentre Watson affronta il suo lutto, frequentando una nuova terapista, riceverà la visita di una concitata signora Hudson che lo pregherà di visitare Sherlock in quanto, ormai abbandonato, ha ricominciato a drogarsi, e ad ossessionarsi con la figura di un noto facoltoso filantropo: Culverton Smith, che pare un pericoloso serial killer.

Conclusioni:

La volta precedente mi sono molto divertita a stilare dei punti fondamentali che analizzassero l’episodio, al pari di Sherlock quando non azzeccare mai il nome dell’ispettore Greg Lestrade.

  • Il sorriso inquietante di Smith-Holmes. Per essere un cattivo devi avere una risata contagiosa e inquietante e degli occhi da folle omicida; Toby Jones ha queste caratteristiche fisiche. Moffat e Gatiss sono stati all’altezza del personaggio che descrivono, e hanno creato un’aspettativa mediatica senza precedenti. Moriarty era stato preannunciato alla fine della terza stagione con un “Miss me?” trasmesso su tutte le reti, ora messo da parte fino a quando non farà una mossa per iniziare i suoi giochi, ma nel frattempo l’attenzione è tutta verso un certo filantropo Culverton Smith. Piccolo uomo, grande malvagità. Veniamo trascinati sulla via del serial killer da un provato e drogato Sherlock (morte di Mary, sensi di colpa, mancanza di John), che in realtà oltre le sue farneticazioni, non ci darà mai dei veri indizi sulla veridicità di quanto afferma, facendoci dubitare un attimo. Non sappiamo assolutamente nulla di quest’uomo se non che vuole liberarsi dei suoi segreti e pare che voglia uccidere qualcuno (o chiunque) grazie alla testimonianza di sua figlia (?). È un personaggio inquietante quello creato da Jones; parla a sproposito, minaccia chi lo intralcia con velati ammonimenti, parla di morte e il suo luogo preferito è un obitorio. Non a caso ammira il serial killer Henry Howard Holmes, il più temuto assassino seriale dell’ottocento. Smith tra una chiacchiera e l’altra confessa, è questa la sua strategia: dire la verità facendo credere agli altri che non lo sia. Pavoneggiarsi tra una pubblicità e l’altra, per poter nascondere se stesso. È egocentrico e assetato di riconoscimenti, tanto da andare in visibilio alla confessione prima recitata e poi sincera di un credibilissimo Benedict-Sherlock di non voler morire. L’ospedale di Smith è il Castello di Holmes. Forse paragone scontato, forse un cattivo senza davvero assi nella manica o grandi colpi di scena, ma con una grande presenza, e sicuramente un mezzo per arrivare a qualcuno più grande di lui.

  • Il ritorno dello Jedi col cappotto. Ci siamo tanto lamentati di questo allontanamento dalla prima stagione che ora gli autori ci hanno ascoltato. D’altronde la stessa simpatica infermiera, all’ospedale, riferendosi al blog di John, dice che non è più lo stesso, probabilmente una frecciatina degli stessi autori. Sicuramente siamo ben lontani dai casi iniziali che episodio dopo episodio seguivamo e che occupavano gran parte della puntata, lasciando che Sherlock e Watson facessero, con la loro relazione, da condimento alla portata principale. Un po’ come il sale nella pasta. Gli espedienti visivi che ci portano tra un ingranaggio e l’altro del cervello di Sherlock sono ritornati, dalla spiegazione della finestra alla finta Faith, alle scritte bianche su sfondo delle caratteristiche dei vari personaggi, fino alle scene che si spostano da una scenografia all’altra (la riunione di Smith nel bel mezzo della strada). Certo il caso da risolvere qui è semplice e già chiaro dai primi minuti, e il “cattivo” di turno non è niente in confronto a ciò che arriverà dopo, infatti Moffat e Gatiss concentrano questa quarta stagione più sul rapporto Sherlock-Watson. Un ritorno alle origini completo era impossibile in quanto come dice Faith-Sherrinford, Sherlock è diventato “più gentile di chiunque“, e questo è grazie a Mary e Watson; però finalmente abbiamo ritrovato quel brivido e quel ritmo incalzante dei primi travolgenti casi in cui era la logica a far da sovrana più che i sentimenti.

  • Civil War – Sherlock VS Watson. Abbiamo contemporaneamente due uomini distrutti. Il primo, Watson, logorato dalla rabbia verso se stesso che reprime in un atteggiamento scostante verso Sherlock; ha persino le visioni sulla moglie morta che sarà una sorta di coscienza dello stesso marito, mantenendo lo spirito più giocoso di Mary. Dall’altro abbiamo un uomo che pur di ritrovare il suo unico amico decide di andare all’inferno per poi tornare. Di congetture ne sono state fatte così tante che la più semplice non è mai stata presa in considerazione. Mary ha lasciato un importante compito a Sherlock, salvare suo marito, e per farlo, dato che Watson non ascolta nessuno (tranne Mary), l’unico modo era mettere in pericolo lo stesso Sherlock per farlo soccorrere dal suo storico amico. Mary non avrebbe mai potuto lasciarci in sospeso. Il momento massimo è stato sicuramente il confronto finale tra i due (anche se ho apprezzato pure quello iniziale di Sherlock sulla morte e le conseguenze sui vivi), nelle loro poltrone, a Beker Street 221B. John, con Sherlock vicino, confessa a Mary il suo “tradimento” fatto di soli messaggi e poi piange disperato come non aveva fatto quando hanno sparato alla moglie e Sherlock lo abbraccia. Di momenti intimi tra i due ne abbiamo avuti tanti, che ci hanno permesso anche di fantasticare oltre la realtà, ma questo è stato il più sincero di tutti. Che la coppia sia tornata è sicuro, ma in realtà non si è mai divisa, per John, nonostante la rabbia inespressa per la moglie ormai morta, è stato facile seguire Sherlock nella sua nuova impresa, difenderlo, prenderlo a cazzotti e correre da lui, come nella 1×01.

(parlare chiaro, no eh?)

  • Tre donne e un mistero. Sarà che sono donna e io le donne le “osservo“, ma per buona parte della visione avevo notato una certa somiglianza tra l’amante, la terapista di John e la figlia di Smith, Faith, complice sicuramente la voce dell’attrice (o doppiatrice), ma all’inizio, senza interrogarmi troppo sui dettagli ho pensato che il cast femminile fosse troppo somigliante tra loro e che magari c’era sotto una strategia. Poi però i conti non tornavano. Che fine ha fatto l’amante dai capelli rossi, perché la donna nella casa di Sherlock è poco somigliante alla figlia di Smith vista nella sua sala conferenze, ma soprattutto perché la terapista è così calma in presenza di Sherlock? Tutte domande che per me hanno avuto risposta nell’esatto momento in cui Sherlock stesso fa i conti con la realtà nell’obitorio con la vera Faith Smith. Il terzo fratello Holmes è una donna (Siân Brooke). Euros Sherrinford Holmes. Che la famiglia Holmes avesse seri problemi nel dare nomi normali, ne sono consapevoli gli stessi figli. Come mai Mycroft si teneva in contatto con lei? Perché appare sotto varie sembianze? E soprattutto come mai spara a John? Interrogativi che speriamo si risolveranno nel grande finale. È Euros (nella mitologia greca una divinità minore ritratta sempre in un grande mantello e legata all’idea di un vento moderatamente caldo che arriva dalle coste africane) che ha lasciato il messaggio Miss me?, ma oltre questo, oltre al fatto che si è avvicinata a Sherlock e a Watson, non sappiamo nient’altro. E così come la puntata si è aperta con un colpo di pistola, ricordo fresco di Mary per John, così si concluderà, con un colpo che parte dalla mano delle finta terapista a Watson.

  • Bond girl. L’episodio inizia con un’inseguimento mozzafiato ad una rossa e fiammante Aston Martin, e poi scende una signora di una certa età che però in carisma e look farebbe invidia a molte giovani; smalto nero, rossetto sui toni del prugna e un passato da moglie di un trafficante di droga. Solo lei poteva mettere Sherlock nel bagagliaio e mettere al suo posto Mycroft (ma si è fatto una tinta?). Nel precedente episodio avevo sentito la sua mancanza, ed ora eccola qui in tutta la sua calma “scoppiettante” che risponde alla polizia di non aver fatto caso alla velocità dato che era al telefono. Mrs Hudson è sempre stata l’elemento comico dell’originario trio Sherlock-Hudson-Watson, poi arrivò Mary, ma lei ormai era della famiglia, non solo la signora che portava le misteriose tazze da tè a Sherlock o insinuava che Watson fosse omosessuale. Se nell’episodio precedente Sherlock si è fatto beffe di James Bond, ora abbiamo la sua rispettiva bond girl che con non chalance gli punta una pistola contro.

  • Tutto il resto. Un po’ però manca la presenza di personaggi cardine di questa serie che appaiono ora fugacemente. Lestrade che si presenta sempre meno, perchè Sherlock troppo preso da casi più importanti; Molly che appare stranamente sempre più distaccata dal bel consulente investigativo, ma sempre pronta, e giustamente, a rimproverarlo: e soprattutto la grande assenza di Rosemound. Io mi immaginavo già Sherlock a inventare stratagemmi nei cambi di pannolini e in questo secondo episodio viene a malapena nominata. Naturalmente, per come si stanno mettendo le cose, pretendo un ritorno dei signori Holmes-Cumberbatch per spiegarci una o due cosette, tipo perché hanno tre figli e nessuno ci ha mai detto nulla a riguardo. Vorrei far notare che questo è stato l’episodio delle coppie che si ritrovano, Mycroft che riceve delle avance, che naturalmente non coglie, e soprattutto scopriamo che Sherlock è ancora in contatto con la Donna e che ha risposto anche ad alcuni messaggi (sono una delle pochissime che shippava e shippa Sherlock ed Irene)! Epico il discorso di John sull’invogliare Sherlock a cogliere l’attimo, naturalmente sfogo nato ripensando alle sue vicende personali. Per concludere voglio solo dire due cose: la prima è che la traduzione italiana di questo episodio, il detective morente, non rende per niente il gioco originale di parole; e secondo ringrazio il doppiatore Pezzulli per sforzarsi di modificare la sua voce, purtroppo molto distante da quella di Benedict, abbassandola e rendendola più rispettosa dell’originale per quanto gli sia possibile.

Puntata talmente ricca che naturalmente avrò dimenticato qualcosa, ma sono drogata di Sherlock che ora le mie capacità sono alquanto ridotte ad un semplice: Alla prossima e ultima puntata…

Ringraziamo: Sherlock (BBC) Italia | Cumberbatched Italia – Benedict Cumberbatch Italian FanSite | Benedict Cumberbatch Italia | Sherlock Italia Vatican Cameos | Citazioni improbabili di Benedict Cumberbatch | Sherlock Italy | Serial Lovers – Telefilm Page | Serie Tv Mania | Film & Serie TV | Serie Tv News

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2 thoughts on “Recensione | Sherlock 4×02 “The Lying Detective”

  1. Sottoscrivo tutto. L’ho trovato l’episodio più bello in assoluto, c’è dentro tutto, le deduzioni, i colpi di scena, lo humor, il grande cattivo, l’umanità di Sherlock dimostrata a modo suo (e non dichiarando a chiunque “ho fatto un voto”, come nel precedente episodio: per niente in linea col personaggio), davvero magnifico. Anche io non riuscivo a prendere sonno dopo averlo visto, e dire che erano le 2 di notte…
    Nb Pezzulli è bravo ma per me Benedict deve avere la sua voce, che è un buon 30% del suo fascino. Quindi ciao ciao doppiaggio, mi leggo i sottotitoli.

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    • Ciao, purtroppo, nonostante abbiamo un ottimo doppiaggio noi italiani, tendiamo a scegliere voci più note a discapito di un avvicinamento nei toni con l’originale. Pezzulli ha una voce da giovincello che con quella di Benedict fa a pugni, invece profonda e cupa, ma apprezzo lo sforzo fatto, perchè rispetto alla prima stagione non sembra nemmeno Pezzulli. Naturalmente voci originali tutta la vita. Ma dò a Cesare quel che è di Cesare. Ho letto però che Sherlock ha avuto dei bruschi cali di ascolto e qua la colpa è da rintracciare nel primo episodio, troppo tiepido e carico di eventi, da risultare faticoso da guardare…comunque mi piange il cuore che il prossimo sarà l’ultima puntata…

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