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Aria Di Libri | #23 “L’Ospite” – Di Stephenie Meyer

Da qualche tempo voglio parlare di questo libro, ma per una cosa o per un’altra ho sempre rimandato. Poi ieri sera Italia Uno mi ha tenuta sveglia fino alle 2 di notte per (ri)vedere il film, e allora ho deciso di prenderlo come un segno del destino ed eccomi qui.

L’Ospite – The Host in originale – è un romanzo del 2008 scritto da Stephenie Meyer, che voi tutti conoscerete sicuramente per Twilight. Non c’è molto da dire sul perché l’ho comprato: all’epoca Twilight era schizzato direttamente in testa alla classifica dei miei libri preferiti, quindi ero disposta a leggere qualsiasi cosa col nome Stephenie Meyer scritto sopra.
Ora, io suddivido la gente in tre categorie quando si parla di questo romanzo: quelli che non lo hanno letto perché hanno amato Twilight e quindi hanno paura che questo sia una delusione; quelli che hanno odiato Twilight e quindi quando sentono il nome Meyer scappano via; e ovviamente quelli che lo hanno letto.
E io, riferendomi alle prime due categorie, riesco a mettermi nei panni di entrambe le tipologie. Io ho amato Twilight. Davvero. Poi sono arrivati i tre seguiti, e sebbene all’epoca ne fossi comunque entusiasta, oggi riconosco che l’unico che posso dire di aver amato totalmente e incondizionatamente è solo il primo. Tutto questo per dire che, nonostante le remore, nonostante il mio amore per la saga sui vampiri, L’Ospite va a piazzarsi direttamente al secondo posto. Sì, se esistesse un dio dei romanzi gli sacrificherei le settecento pagine di Breaking Dawn per averne trecento di un ipotetico seguito de L’Ospite. Ma volendo anche Eclipse e il suo Edward zerbino. E se mi prende in una giornata generosa anche New Moon.
Allo stesso tempo, capisco perché c’è gente che ha odiato Twilight, e vorrei che questo non gli avesse impedito di dare una sola, piccola possibilità a questo romanzo. Perché è…bello.

Per prima cosa (oddio, prima cosa, sproloquio da cinque minuti, ma vabbé) vi riporto la trama:

Nel futuro la specie umana sta scomparendo. Un’altra razza, aliena, potente e intelligentissima, ha preso il sopravvento, e i pochi umani rimasti vivono raccolti in piccole comunità di fuggiaschi. Tra loro c’è Jared, l’uomo che la giovane Melanie, da poco caduta nelle mani degli “invasori”, ama e non riesce a dimenticare. Neppure adesso che il suo corpo dovrebbe essere niente più di un guscio vuoto, un semplice involucro per l’anima aliena che le è stata assegnata. Perché l’identità di Melanie, i suoi ricordi, le sue emozioni e sensazioni, il desiderio di rincontrare Jared, sono ancora troppo vivi e brucianti per essere cancellati. Così l’aliena Wanderer si ritrova, del tutto inaspettatamente, invasa dal più umano e sconvolgente dei sentimenti: l’amore. E, spinta da questa forza nuova e irresistibile, accetta, contro ogni regola e ogni istinto della sua specie, di mettersi in cerca di Jared. Per rimanere coinvolta, insieme a Melanie, nel triangolo amoroso più impossibile e paradossale, quello fatto di tre anime e due soli corpi.

Sì. È una storia d’amore. Ma niente di troppo stucchevole, giuro.

Il romanzo parte molto lentamente. Le prime cento pagine sono un po’ noiose, giuro, e ricordo che quando lo lessi pensai di aver perso tempo a comprarlo perché non mi piaceva. Il genere, poi, è fantascientifico (un po’ di confine, l’ambientazione lo è di certo, ma per il resto resta principalmente distopico/romantico) e quindi questo mi faceva storcere il naso ogni due pagine.
Wanderer/Viandante, come dice nella trama stessa, parte alla ricerca di Jared. Quando trova lui e i fuggiaschi, la trama prende una svolta improvvisa e diventa tutta un’altra cosa: diventa scorrevole, piacevole, appassionante.

I personaggi: i personaggi, in particolare Wanda e Melanie, sono ben caratterizzati. Non potrete non volere bene a Wanda. Neanche Melanie è così male, nel suo essere ridotta a essere una voce nella testa. Sono anche “maturi”. Abbiamo lasciato una Bella diciassettenne, mentre qui hanno quasi tutti sopra i vent’anni, e si sente.
Intorno a loro, girano gli altri: Jared, amante della protagonista, forte e testardo, reso un uomo duro e quasi crudele dal mondo in cui è costretto a vivere; lo zio Jeb, un uomo saggio dal colpo di fucile facile che io ho adorato; Jamie, l’adorabile fratellino di Melanie; mio marito, Ian, che io amo alla follia nonostante il suo inizio burrascoso; Kyle…su di lui non mi esprimo; La Cercatrice, prova vivente che le stronze esistono in ogni specie e in ogni angolo dell’universo.

Principalmente ci sono due motivi, per i quali io adoro questo romanzo: il primo è che, finalmente, la Meyer è stata un po’ più coraggiosa. Quello che manca in Twilight, ovvero il rischio, la morte, il timore che possa accadere il peggio che ti stringe il cuore in una morsa mentre leggi, qui c’è. Tutto è più reale, senza quella patina di perfezione, felicità e serenità che offuscava la saga sui vampiri. Qui i personaggi vivono un costante pericolo e si sente.
Il secondo motivo, e spero che siate anche voi d’accordo con me, è che non è solo un romanzo con una storia d’amore e uno pseudo triangolo ambientato nel futuro. C’è integrazione. La consapevolezza che noi il nostro mondo lo stiamo rovinando, e che forse dovremmo rendercene conto prima di essere invasi e quasi sterminati dagli alieni. C’è la morale classica ma mai noiosa del non importa come sei fuori, l’importante è ciò che hai dentro. L’anima, il cuore, non il corpo. Non credo sia un caso che abbia deciso di chiamare i suoi alieni “anime”. C’è la forza degli esseri umani, quello che ci contraddistingue, ovvero l’amore (capace di smuovere persino un’aliena che viaggia per i mondi da mille anni) e soprattutto l’istinto di sopravvivenza, quello che ci spinge a non arrenderci nemmeno quando siamo in venti contro sei miliardi: finché uno resta in piedi, non ci dichiariamo ancora sconfitti. C’è sacrificio. Tutto sommato c’è anche speranza…ma, soprattutto, c’è Ian O’Shea.
E poi, la linea di confine tra bene e male è sottile, quasi invisibile: all’inizio è facile pensare che questi alieni ci abbiano invasi e sterminati. Poi, grazie a Viandante, impariamo a conoscerli e a capire quanto non siano il male minore. Allo stesso tempo, non riusciamo a tifare completamente per loro, ma nemmeno per gli umani. Tutto è…grigio. Ognuno ha le sue ragioni e (probabilmente) vi ritroverete in entrambe.

Vi piazzo pure la copertina (quella che ho io, ora probabilmente è stata sostituita con l’edizione che ha in sovraccoperta la locandina del film):

lospite
A chi lo consiglio: a primo impatto direi a tutti, ma non è il caso. Lo consiglio a chi ha amato Twilight, perché amerà anche questo. Lo consiglio anche a chi non vuole nemmeno sentire parlare della saga dei vampiri di Forks, perché questo è completamente diverso e per certi versi migliore. A chi ama il genere distopico (ma non troppo) e fantascientifico (ma non troppo). E se odiate questo genere, invece, andate pure tranquilli perché l’elemento fantascientifico è, ripeto, davvero marginale. Se vi piacciono le storie d’amore, queste non mancheranno. Persino per quei personaggi che pensavate fossero senza speranza. Ian lasciatelo stare, è mio.

Unico motivo per il quale non lo consiglio: ha una sorta di conclusione, sì, ma in realtà doveva esserci un seguito. Poi la Meyer ha deciso che non vuole andare avanti perché potrebbe dover uccidere altri personaggi e non se la sente. La vorrei prendere a schiaffi. Per fortuna non è un finale poi così aperto, però… a me è piaciuto davvero tanto e vorrei saperne di più. Vorrei leggere ancora le storie di questi personaggi. Ma The Soul non lo vedremo mai, quindi sono rassegnata.

Infine, se volete, potete anche vedere il film. Carino, niente di che, ovviamente presenta a stento il 10% di quello che questo romanzo è, ma ci sono Jake Abel e Max Irons, quindi male non fa.

E insomma, con questo è tutto. Spero di non avervi annoiati. Se decidete di dargli una possibilità fatemi sapere che cosa ne pensate, ci conto!

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12 thoughts on “Aria Di Libri | #23 “L’Ospite” – Di Stephenie Meyer

  1. Hai centrato! Te l’avevo detto che dovevi leggerlo!
    In più, mi sento di dire una cosa a favorissimo della Meyer. Il libro è di quando, dieci anni fa?, quando il genere distopico nemmeno era così famoso e gettonato come lo era adesso. Vabbè che all’epoca anche il genere sui vampiri era di nicchia quindi, tanto di cappelli a lei.
    ps: hai mai letto il suo racconto thriller/di paura in un libro che raccoglieva storie del genere?

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  2. Quando sento il nome Meyer, ho un moto di nostalgia…ero già convinta di leggerlo, ora è al primo posto delle mie prossime letture, e poi grazie al film ho in mente già alcune facce, tipo una a caso quella di Max…:P Comunque la Meyer ha un dono, quello di saper scrivere benissimo, ma lo sfrutta poco…

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  3. Che bello leggervi! Finalmente posso constatare di non essere la sola ed unica a pensare certe cose. (sarà anche che non sono per nulla social per cui… però mi capita spesso di leggere recensioni e non la pensano mai come me 😦 )
    Allora, tornando all’argomento del post: ho letto The Host appena uscito (o comunque pochi mesi dopo) ed anch’io all’inizio ho fatto fatica ad appassionarmi, stavo anche quasi per lasciarlo perdere, poi finalmente ha ingranato. A primo impatto il triangolo/quadrilatero mi suonava di già letto (Edward/Bella/Jacob), ma poi andando avanti ha preso tutta un’altra piega ed anche le tematiche del romanzo sono molto diverse da quelle di Twilight.
    Non sapevo la Meyer avesse in mente un seguito, ma anch’io baratterei volentieri Breaking Dawn (tranne la parte scritta dal punto di vista di Jacob, che per me è come Ian per te) con questa. A dir la verità aspetto con maggior ansia/fremito Midnight Sun, ma vabbè…
    Mchan

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