Sherlock/Telefilm

Recensione | Sherlock 4×01 “The Six Thatchers”

Prima di tutto ben ritrovati Sherlockians, e poi Buon anno!

Con questa attesissima quarta stagione abbiamo un cambio della guardia per quanto concerne le recensioni su Sherlock, quest’anno ci sarà vampirettafolle con voi. Avrete sentito parlare di me (no, non sono Toy McClure) per argomenti squisitamente trash e serie dalle ship più classiche (ho una tendenza alle ship canon), ma come non avrei mai potuto non essere fan di questa serie britannica tratta liberamente dalle opere di Sir Arthur Conan Doyle (d’altronde sono cresciuta a pane e detective Conan). Dopo ben tre anni abbiamo avuto la nostra quarta stagione, e continuo a non capire cosa avessimo fatto di male nel 2014 per meritarci questa lunga attesa. Proprio in quell’anno ho visto per la prima volta la serie col bel riccioluto Benedict CumberBono; sparata direttamente per endovena in due giorni, quindi potrete benissimo capire che, abituata a certi ritmi, non sarei sopravvissuta facilmente a questa astinenza forzata. Poi il Dio Tefefilmico, Netflix, si manifestò e così mi sono rivista in un anno tutte e tre le stagioni (due volte in italiano e una in inglese).

Ora basta presentarsi come una fanatica con manie di fantasia (tutte manifestate qui), innamorata di un certo sociopatico dal lungo cappotto, e passiamo ai fatti. Sono solita procedere in questa maniera nelle recensioni: breve punto della situazione e poi analisi dettagliata, persino psicologica, dell’episodio corrente.

Sherlock, dopo aver ucciso Charles Augustus Magnussen, il re del ricatto, nell’episodio 3×03, perché aveva scoperto che anche lui possedeva un suo “palazzo” o “archivio” mentale tramite il quale può ottenere da tutti ciò che vuole, viene fatto scendere urgentemente dall’aereo che lo avrebbe portato in esilio (e qui entra in gioco l’episodio speciale del 2016 L’abominevole sposa) poichè pare che Moriarty sia tornato. Nell’attesa che si ritorni a giocare, Lestrade si rivolge a Sherlock per il caso del figlio di un ministro e di alcuni busti di Margaret Thatcher rotti che ci riporteranno all’A.G.R.A e perciò a Mary che cercherà di tenere al sicuro tutti i suoi cari dalle conseguenze del suo passato da Rosamoud, a John fino allo stesso Sherlock.

C’era una volta un mercante che lavorava in un famoso mercato di Baghdad. Un giorno vide uno straniero che lo guardava con sorpresa e capì che lo straniero era la Morte

Conclusioni:

Mark Gatiss e Steven Moffat ci hanno fatto penare troppo, pare che sia principalmente dovuta questa attesa agli impegno di Cumberbatch come Doctor Strange e agli impegni lavorativi anche di Freeman, però il tempo di girare L’abominevole sposa c’è stato eh… Speciale bellissimo, che ci ha creato un’aspettativa maggiore su questa quarta (e forse ultima al momento?!) stagione. Per analizzare l’episodio al meglio, lo dividerò in punti fondamentali. D’altronde non è mai facile commentare una serie i cui episodi durano la bellezza di un’ora e mezza di pure gioie.

  • Rosamund (Mary)’ Baby. I primi 10 minuti di puntata sono stati quelli che più mi hanno fatto storcere il naso e non lo facevo dall’episodio 2×02 “I mastini di Baskerville” (per me l’episodio più lento se non fosse per la chimica tra Sherlock e Watson, che mi fa dubitare delle mie ship). Tutto si svolge troppo in fretta, Sherlock assolto, il video che lo incriminava manipolato, il battesimo, Sherlock eccitato per il “forse” ritorno di Moriarty, Sherlock che twitta, Molly che gli risponde sempre più a tono, Rosamoud che lancia giochi a Sherlock. L’unica pecca di questo ritorno è aver visto tutti interagire poco con la bambina che nel mio immaginario era fonte sicura di gang divertenti, oltre ad aver trovato questo inizio di premier troppo riassuntivo e dispersivo, come anche l’allontanamento volontario di Mary da Londra (dovuto più che altro a farle ri-indossare ancora una volta i panni dell’agente segreto) e con uno Sherlock un po’ troppo morbido rispetto agli albori.

  • Le scatole cinesi. Ho sempre apprezzato l’ingegno degli sceneggiatori per questa nuova (e secondo me la meglio riuscita) trasposizione di Sherlock Holmes, di portare sullo schermo l’idea di un “caso tira l’altro“. Dal più piccolo e banale al più grande e poi di argomento centrale per l’intero episodio. Partiamo col caso, un po’ assurdo direi (qua mi è parso più il detective Conan onestamente) del figlio del ministro morto nella sua stessa macchina con l’espediente del copri-sedile, per arrivare al mistero delle sei statuette dell’ex ministro inglese Margareth Thatcher (tratto dal racconto L’avventura dei sei napoleoni) misteriosamente rotte. Da una statuetta distrutta, guarda caso, si ritorna a Mary e al suo passato (che avevamo aperto e chiuso momentaneamente). Sappiamo qualcosa di più, oltre che ad essere un’agente segreto su commissione, finalmente scopriamo che quella chiavetta, bruciata da John nel camino degli Holmes nell’episodio 3×03, non riportava solo le iniziali di Mary (mi parevano un po’ troppe per una singola persona), ma sono le iniziali del gruppo o famiglia (come preferiva chiamarla la signora Watson) degli allegri agenti di cui faceva parte, e tra questi ricompare un certo Alex, desideroso di vendicare il tradimento della “donna inglese“. Per un momento ho temuto che Mary stesse nuovamente facendo il doppio gioco, ma poi ecco la vera colpevole, un’apparentemente innocua segretaria, e con la scoperta della verità ritorna anche lo Sherlock del “con un’occhiata ti dico chi sei“, mancato totalmente per tutti i primi 80 minuti.

  • Il Morto che Parla. Doyle stesso fa scomparire Mary, senza però darci dettagli precisi, qui di dettagli ne abbiamo a iosa, tanto da ricamarci teorie su un possibile ritorno (anche se Moffat ha dichiarato di No). La morte di uno dei personaggi più belli di questa serie, che ha dato brio creando un trio con Sherlock e John (e creando confusione alla povera Signora Hudson), è stata lo stesso devastante, nonostante i vari sospetti. Forse una morte anche scontata, dato che Sherlock ha deciso di ritornare a non avere tatto proprio in presenza di una mente pericolosa che ha scatenato vari conflitti per noia e per un cottage (?). Mary fa quello che ha sempre fatto in fin dei conti, proteggere anche lei Sherlock. Il momento però è troppo veloce, Amanda Abbington che si contorce come un’iguana, Sherlock paralizzato, John tra prima serio, poi sconcertato, poi arrabbiato, poi calmo e infine non parla più a Sherlock diventato lui causa di tutti i suoi mali. Questo fa’ un po’ capire l’andazzo delle prossime puntate. Ma Mary ci lascia con mille domande, è morta solo per salvare Sherlock da un proiettile? C’è altro? La frase di Mycroft sul pensionamento di questi agenti era una frase buttata lì per caso? Soprattutto perché Mary ha preparato un video messaggio nel caso fosse morta a breve? Era tutto premeditato? E il messaggio a fine titoli di coda? Go to Hell…un invito ad andare a quel paese, o un suggerimento per dirigersi da qualche parte?

( )

  • John “the playboy” ‘s come back. Che il capello lungo lo ringiovanisca, non ce ne siamo accorte solo noi, ma anche una bella sconosciuta sull’autobus che lo adesca e lui ci casca con tutte le scarpe, biberon e pannolini. Scoprire sul finale che John non ha perso il vizio, mi ha rammaricata. Dai messaggi pare si sia spinto parecchio oltre. Possibile che il passato della moglie l’abbia schiacciato talmente tanto da rifugiarsi tra le braccia di un’altra? In questo episodio il nostro John è stato parecchio assente, e non solo con la testa, ma proprio come presenza (voglio anche io il palloncino di John). Troppo poco entusiasta della figlia, poco preso dalla moglie, disinteressato ai casi di Sherlock (o per lo meno in passato era più coinvolto), che tutto questo sia riconducibile ad una vita parallela che ha condotto con quest’altra donna, sembra quasi troppo semplice e lascia il personaggio di Freeman sempre ancora un po’ out of character (d’altronde John era sì, un farfallone, ma non un traditore). Ma ecco che la trama si intreccia sempre più, mostrandoci questa giovane rossa, per giunta con affianco un cartellone di Culverton Smith, ma non presentandocela mai. Who’s that girl?

  • Brotherhood. Cos’è tutta questa complicità tra i fratelli Holmes? La ritengo sempre possibile dopo la visione dell’Abominevole sposa, dove assistiamo ad un Mycroft più premuroso, che tiene d’occhio spesso il fratellino. Pare che il punto debole di Sherlock sia un certo Barbarossa, cane d’infanzia che torna sempre nei sogni dell’investigatore dal colletto alzato nei momenti critici, vedi ad esempio quando Mary lo tramortisce. Ma tutti questi incontri portano anche alla nomina del famoso terzo fratello Holmes: Sherrinford. Nominato nella scorsa stagione con la frase: “Sai cos’è successo all’altro fratello…”, e ri-chiamato anche in questa premier in una telefonata fatta da Mycroft sul finale a chissà chi.

Di cose ne sono successe parecchie, forse troppe. Ciò che più ci rammarica è sicuramente la decisione di John, per giunta trasmessa tramite Molly, di non volere avere più niente a che fare con Sherlock. Sherlock però ora ha fatto una nuova promessa a Mary, se prima era di proteggere loro tre, ora il suo compito è “salvare” John.

(calmo, John)

Ritorno degno del nome della serie, forse con qualche pecca dovuta alla ricchezza di trame e sottotrame intersecate tra loro dando a volte una visione frammentaria, abbastanza lontano come episodio da quelli con un’andatura più calma e sciolta dei precedenti. A volte ho percepito gli stessi protagonisti un po’ sopra le righe o sotto tono in vari momenti, ad esempio Sherlock in versione Daniel Greig (o forse più Pierce Brosman) che ha un corpo a corpo con un “ladro non qualunque“, o l’improvvisa comprensione del nostro sociopatico verso il genere umano, anche se quest’ultimo cambiamento l’ho gradito in alcune circostanze come la scena finale dalla psicologa. Questo mix di scene ad alto tasso adrenalinico, drammatico e comico (Greg e lo John di un tempo che paragonano Sherlock ad un bambino, con la conseguente non comprensione dei sottintesi del primo), hanno dato vita ad una Premier che ha sortito l’effetto sperato: Tutto ciò ci era mancato.

Anche Moriarty? A me è mancata soprattutto la presenza e le battute della Signora Hudson…

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