Film

Recensione | “To Walk Invisible” – realtà oltre la finzione per la vita delle sorelle Brontë.

La fine dell’anno. Quel tempo nel quale si fanno bilanci, su ciò che è stato e su ciò che sarà. Quel momento nel quale, voi piccoli cuccioli Britannici nati su un suolo diverso dalla ideale madre patria, vi sentite Dickensiani dentro. Sentite in voi crescere quel senso di malinconia che si mescola con una nuova speranza ma anche con quel sottile e conscio pensiero che il mai una gioia è in agguato, dietro l’angolo.

E’ per voi (anzi, noi) che mamma BBC confeziona il Pure Drama di cui abbiamo bisogno, perché nel nostro cuore c’è sempre quel vento gelido ad infilarsi tra le fessure delle imposte chiuse, e fischia forte anche al di fuori, sulla brughiera sconfinata.

To Walk Invisible è un piccolo gioiellino per chiudere l’anno che se ne va, come fosse l’ultima pagina di un tomo polveroso dalla copertina di pelle scura e consumata. E non ci saranno melensitudini blande o sorrisi falsi al suo interno, no, per quelli abbiamo già dato a tavola coi parenti a Natale. To walk invisible è l’essenza del tormento vittoriano, di quel compromesso tra facciata e realtà, che sotto un velo di convenzione nasconde spesso un’oscurità profonda.

Quell’oscurità è per noi racchiusa negli anni anteriori all’esplosione e successo letterario dei primi volumi delle sorelle Bronte – Charlotte, Anne ed Emily. Tre astri che, in un tempo brevissimo (così come la loro vita), hanno squarciato il velo di una letteratura prettamente maschile, avendo coraggio di superare barriere, di dimostrare le loro capacità ed il loro genio come esseri completi ed indipendenti. Prima che tutto finisse, prima che i tempi e le malattie agissero, ci hanno consegnato opere di genio e di passionale letteratura che ancora non sono state superate.

Tuttavia, le tre sorelle non hanno mai ‘anelato’ il successo in senso stretto di fama, ma hanno perseguito l’indipendenza di genere, la solidità di un obiettivo e la dimostrazione di essere creature pari all’uomo, creature loro ricolme di sfaccettature e di un cervello pensante che è in grado di far molto più che badare a una cucina, filare o tener di conto.

To Walk Invisible si concentra sui due anni antecedenti la pubblicazione di Jane Eyre (1847) e dell’esordio letterario sotto pseudonimo delle tre sorelle. Ci offre uno spaccato di quella vita non semplice, di ciò che nella quotidianità ha influenzato le atmosfere quasi intrise di un gusto pre-gotico e di disillusione, di gelida amarezza. Ci mostra insomma quella realtà che per tre sorelle, tre donne, in una situazione familiare fin troppo intricata e non certo rose e fiori, viene magistralmente ritratta per lo schermo da Sally Wainwright – già sceneggiatrice e scrittrice di Happy Valley e Last Tango in Halifax, spaccati di vita di provincia cruda e dura, dove la normalità dell’impensabile e del tragico diventa quotidianità.

Non è quindi un period drama di pizzi e merletti o di alta società. C’è la difficoltà economica e sociale, l’alcolismo e l’abnegazione della dimensione femminile in pieno tumulto col proprio sviluppo, e una presa di coscienza così moderna della donna come tale che ci permette di rimanere al di sopra della storia ed immedesimarci in questo ritratto di vicende biografiche più o meno note ai più.

Magistrale la caratterizzazione delle sorelle da parte di Charlie Murphy (già Ann Gallagher di Happy Valley), Chloe Pirrie e Finn Atkins, quest’ultima veramente eccezionale nell’interpretare Charlotte – e in quella sua determinazione e fino ingegno vediamo tanto di Jane Eyre e tanto degli scritti dell’autrice. (Inutile citare anche il pluridecorato Jonathan Pryce, più recentemente The High Sparrow in GOT).

Non potrà non conquistarvi il cuore lo scontro tra tre cervelli in connessione e movimento, le ribellioni fatte di silenzi e porte chiuse, e la disperazione di un fratello che coscientemente si trascina come un Cristo perso e confuso verso una finale eterna punizione.

Sussurri e dialoghi veloci lasciano spazio all’ampiezza dei luoghi dove le sorelle Bronte hanno vissuto la loro vita, e dove in quello stesso sconfinato spazio ed angolo di mondo, hanno trovato quella ispirazione che le ha portate ad essere note, a fare delle loro parole voce e testimonianza di esistenze ‘notevoli’.

Dunque, non vi resta che premere play e decidere di principiare il 2017 facendovi un bel regalo, e che mamma BBC ci riservi per l’anno a venire ancora mille e mille quality dramas.

 -Notforyourears

Ringraziamo: Gli attori britannici hanno rovinato la mia vita | Blends of Scotland, Ireland, UK: Ladies’ perfect Tea |Roba da Vittoriani 

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