Parliamone/Telefilm

Parliamone | Quando i parents ti diventano telefilm addicted (a.k.a. scene da un esperimento)

La vita di un malato seriale di serie tv, lo sappiamo bene, è scandita da ritmi costanti, che si alternano tra una season premiere e un season finale. Inoltre, abbiamo momenti di gioia pura intervallata da profondi e assurdi sconforti, ed in tutto questo, troviamo la forza di uscire dal baratro e riempire i vuoti trovando sempre quel qualcosa da vedere, andando alla ricerca spasmodica su diverse pagine di sottotitoli di un quid che ci catturi.

Noi, siamo quelli che a tavola, alle cene con i genitori, mentre magari loro guardano la serie passata in TV per ‘novità’ di turno, noi dobbiamo stare super-attenti perché due sono gli scenari possibili:

1 – sappiamo che è un rifacimento italiano di bassa lega di una qualche altra serie, o addirittura, riconosciamo impronte di tipo catastrofico-apocalittico-Shondiane alla quale gli sceneggiatori si sono chiaramente ispirati;

2 – dobbiamo evitare lo spoiler perché per noi la ‘prima visione’ non esiste, conosciamo solo la programmazione in pari con il paese d’origine e siamo avanti di almeno due anni luce.

Insomma, quanti di voi si sono trovati in questa stessa situazione? A me succede spessissimo.

Io sono una di quelle che a 30 anni invece di fare figli o mettere su famiglia ha un lavoro precario e dunque sono ancora a casa di mamma e papà – che poi vogliate chiamarla pigrizia fate pure, che poi sul divano c’è ancora posto – per dire.

A casa mia, va detto, quando alla sera ci si siede a tavola tutto si fa fuorché mangiare solamente. Si discute di fisica e di massimi sistemi (e giuro, non scherzo) e tra i vari argomenti di interesse cosmico notevole che vengono gettati nel minestrone, si arriva anche alle serie TV. Del resto la TV sta lì che parla di sottofondo, pubblicità interrotte da maleducati programmi che hanno la superbia di voler essere programmi televisivi, tu guarda un po’!

Arriva così quel momento in cui, di fronte all’ennesimo “Si, questa è carina come serie. L’ho vista. Io sono alla seconda stagione” scatta quel moto di orgoglio da parte dei tuoi, che non ci stanno più ad essere soltanto quelli che arrivano ‘dopo’ alle cose. Ed è così che tutto è iniziato, e come, furbescamente, mi sono divertita a sperimentare sui miei la casistica del series addicted.

Analizziamo i soggetti: due laureati, lavoratori instancabili, over 60. Di loro hanno già un bel bagaglio alle spalle, sia con serie d’annata italiane con attori e sceneggiatori di tutto rispetto, sia serie americane e non ovviamente passate ai tempo d’oro dalla Rai. Vi basti sapere che mia madre è una che nel 74 alle 18 in TV si vedeva Goldrake tornata dall’università. E poi è una Trekkiana della prima ora, roba che dovevano aspettare anni per le nuove stagioni – e pensarci adesso ci si domanda come abbiano fatto. E non è una Trekkiana all’acqua di rose: ha le spille della flotta stellare e ci va orgogliosamente in giro cambiandole a turno sulla giacca, just sayin.

Insomma, arriva quel momento nella loro vita nel quale gli sale quel moto di curiosità frammista a scoglionamento generale di fronte alla televisione pattumiera italiana, ed è così che si inizia con “Ah, sì? Lo stanno facendo adesso in Inghilterra? E faccelo vedere anche a noi!”.

Ed è da qui che si sviluppa la presa di coscienza del telefilm addicted di come sia nata la sua stessa patologia, la mia patologia.

Galeotto fu ‘The abominable bride’ che in barba alla visione cinematografica è stato sottoposto alla visione in lingua originale coi sottotitoli ai due soggetti in questione. La reazione? Entusiasmo puro. Nonostante non abbiano seguito la serie regolare di Sherlock, sono rimasti estasiati. Difficoltà col sottotitolo pari a zero (vuoi il ritmo), ed anzi mio padre “Vah che io ho capito tutto, Cumberbaccio si capiva benissimo” – eh sì, perché Benedict è passato da Lumberjack a Cumberbaccio, mentre per l’altra parte della mela è sempre Khan e solo Khan.

La pentola è stata così scoperchiata. Segue poco dopo canale 38 che inizia a fare la pubblicità di Grantchester, e la storia si ripete alla stessa maniera. Coinvolgimento apprezzabile, prese di posizione pro e contro diversi personaggi, più la similitudine col Don Matteo per certi versi si offre come confronto. Iniziano, però, anche i primi sintomi dell’astinenza da finale, e quindi alla domanda “Ma quando c’è la prossima stagione?” ci parte un sorriso quasi materno ed accondiscendente, perché ora sono loro le nostre creature.

Si prosegue, così, sul filone britannico, e la scusa letteraria offre ulteriore materiale lasciando che seguano in contemporanea UK ‘And Then There Were None’. Successone. Ormai sono acchiappati, tanto che, quando pochi mesi fa è stato passato in chiaro in Italia, ecco comparire la frase “Hai visto? Fanno la pubblicità adesso…noi ce lo siamo visto ormai da seeeecoli”. E tu, sorridi, perché adesso sai che capiscono, e del resto capisci anche tu. Quella sensazione ti da’ un formicolio indescrivibile, che è un misto tra contentezza e potere, di fronte alle menti che ancora non si sono fregiate di tale vista, e lo spoiler…oh…diventa un’arma nella nostra personalissima fondina.

Che non ci si dimentichi poi, però, dei fenomeni di massa. La serie dell’anno a mio avviso, l’ho detto e ridetto, è Stranger Things. Me la sparo in meno di due giorni e talmente entusiasta durante l’estate esterno la mia contentezza anche all’ambito familiare, certa che ormai comprendano. L’uomo non reagisce più di tanto allo stimolo, ma la Trekkiana ha un barlume nell’occhio che si concretizza in visione e…tak!

Due puntate al giorno nel giro di una settimanella intervallata e Stranger Things finisce così, coi colpi di scena e commenti e incitazioni al televisore. “Beh, certo però…” mi dice “va bene le citazioni cinematografiche ma, adesso per la seconda stagione…quando la fanno? E voglio vedere cosa si inventano!”. Noi siamo sempre lì, con la mano sulla spalla, a confortare ed esternare teorie, mentre continuiamo a studiare il fenomeno.

La cosa ci stupisce, e non finisce di farlo. Non perché non ci saremmo aspettati tutto questo, ma è perché in un certo senso è come vedersi dall’esterno, uscire da noi stessi e rivedere un po’ come tutto è iniziato. Da un lato, ci proiettiamo anche in avanti, speculando su come sarà il futuro, se continueremo così, e magari fregandocene della TV italiana, continueremo a finanziare almeno intellettualmente la BBC o Netflix. E chissà se i nostri figli ci capiranno o, al contrario, rideranno di noi.

Tornando all’esperimento, arriva poi The Crown, ed è qui – devo dirvelo – che ho raccolto le maggiori soddisfazioni.

Il debole per lo storico dei miei genitori lo conosco, soprattutto quando si tratta di storia contemporanea, del novecento. Lì, anche mio padre, che di fronte a un fantastico o inventato può storcere il naso, è preso all’amo ancor più di quando su Focus c’è qualche documentario sulla WW II.

Con The Crown si arriva ad una media di anche tre puntate in una serata, e ad una pausa sigaretta che non ho mai visto durare così poco, roba che deve essersi autoaspirata o non ci sono altre spiegazioni. Si osserva durante la visione il commento tecnico di chi certe cose le ha diciamo ‘vissute’ di rimando o comunque ne ricorda per le cronache dei giornali da ragazzini o perché semplicemente se ne parlava e se ne continuava a parlare ancora per anni. E ridiamo ancora una volta, quando a fine di ogni puntata ‘E mo? No no, attacca l’altra dai…’ che ci fa rendere conto che infondo siamo sempre più simili.

Insomma, c’è chi spesso demonizza o utilizza le passioni dell’una o l’altra generazione per dividere anziché unire. Io vi dico, se potete, portateli al lato oscuro dell’ossessione…altrimenti, se lo avete già fatto, beh…raccontatemi la vostra esperienza!

God save Torrent…ehm…Netflix…ehm…si, vabbè, ci salvi dalle nostre stesse ossessioni, ecco!

-Notforyourears

 

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6 thoughts on “Parliamone | Quando i parents ti diventano telefilm addicted (a.k.a. scene da un esperimento)

  1. ADORO! Io il massimo che ho potuto fare con mia madre, che dietro ai sottotitoli non riusciva a starci, era di farle vedere qualcosa di doppiato in onda su Sky o Mediaset Premium, ché non abbiamo. E capisco la soddisfazione, la capisco tutta. In un certo senso la provo con mia sorella. Anche se lei è telefilm addicted lo è “meno” di noi, per cui mi ritrovo a fare opera di persuasione barra costringimento per farle vedere qualcosa, soprattutto di stampo british e quando ci riesco, oh, che bellezza! Che bello sentirle chiedere “ma mò la nuova serie?” oppure che ha finito tutto in una manciata di giorni.

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    • Si, è vero…vedere quel sentimento di attesa che compare nei loro occhi…è impagabile. Forse in realtà siamo solo sadiche e cerchiamo di fargli provare quello che ci tocca nelle lunghe attese di pause telefilmiche. Però, vuoi mettere, trovare qualcun’altro con cui sclerare sugli avvenimenti della serie del momento ❤

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  2. Penso che mia madre sia diventata series addicted grazie a me. L’ho portata nel lato oscuro tramite Csi, cosa impensabile all’epoca, ora non si perde una serie genere giallo o thriller ed ultimamente la sto facendo appassionare anche al fantasy. E’una soddisfazione cenare con alla televisione Supernatural, per dire. Non amando i sottotitoli e non essendo nemmeno molto tecnologiche purtroppo seguiamo solamente quelle che mandano in onda sul digitale, ma le domande alla fine sono le stesse: e mo quand’è che inizia la prossima stagione? 😉
    Mchan

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    • E’ meraviglioso! Mia mamma è più Sci-Fi/Fantasy….se vede il sangue, percarità! Non mi azzardo nemmeno a dirgli di Game Of Thrones per esempio, però devo dire che mi da’ soddisfazioni. Forse è proprio perché siamo un po’ sadici (come dicevo sopra) che ci piace fargli provare quel senso di attesa snervante che siamo costretti a provare anche noi. Ed è anche bello condividere queste passioni, in barba a chi cerca di dividere le generazioni! 😉 ❤

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      • Mia madre ancora si copre gli occhi se le immagini delle autopsie o dei cadaveri sono troppo cruenti, però non si perde lo stesso una puntata. E’ proprio come una droga 😉
        Mchan

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  3. Mia madre è appassionata di cold case e altre serie simili, se le “spacca” letteralmente. Mio padre invece l’ho beccato di nascosto a farsi le maratone dei Borgia, Tudors e Game of throne e quindi lo interrogo fa il vago 😂

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