Masters of Sex/Recap

Masters of Sex | Riflessioni sparse sul finale e sulla cancellazione

[Ovviamente, spoiler.]

Stavo preparando questo articolo di commento al finale di stagione, quando mi è piombata addosso la notizia della cancellazione dello show.

È così che deve essersi sentito Cesare, alle Idi di Marzo.

Quindi eccovi non solo le mie riflessioni sparse sull’intera stagione, ma anche su quest’orribile decisione esecutiva che santo cielo, siano tutti disonorati! comprese le loro mucche.

——

La quarta stagione di Masters of Sex è giunta a compimento fin troppo presto. Dieci episodi, uno più bello dell’altro, non sono mai abbastanza. Ma sono stati certamente sufficienti ai bravissimi autori per descrivere molteplici parabole narrative, alcune delle quali conclusive, dalla bellezza indubitabile.

Prime fra tutti quella di Art e Nancy. La novità della serie, che ha sollevato dubbi e sospetti, ha già trovato la sua conclusione. Almeno per quanto riguarda Art, ne sono abbastanza certa. All’inizio non riuscivo ad accettare un personaggio così sfuggevole, così “al margine” (ma non marginale). Poi mi sono trovata, come tutti, a “giudicarlo” scioccamente per il fatto di accettare delle condizioni matrimoniali degradanti. Infine mi sono commossa, quando l’ho visto inserire la fede nuziale nello scompartimento monete di una cabina telefonica.

La scommessa di saper dire addio.

C’è un po’ di Art in tutti noi, quando anteponiamo i bisogni degli altri ai nostri, “ingoiando”, come dice Art, un pezzo di noi. C’è un po’ di Art in tutti noi, quando finalmente decidiamo di alzare la testa, anche se nel farlo ci facciamo male il collo e tutte le altre ossa del corpo.

E poi c’è Nancy. Manipolatrice fino alla fine, quando riesce a trovare l’anello debole dell’amicizia trentennale fra Burton e Bill, ci insinua nuovamente il dubbio di essere più simile a Virginia di quanto non crediamo. Temevo che ce la saremmo ritrovata ancora lungo la via, se non altro per la scia di disastri legali che si è lasciata dietro. Ma tant’è.

Just us, against the world.

E poi arriva la fine. Quella fotografia.
Ho dovuto riguardare la puntata per notare quei momenti, disseminati lungo la giornata precedente al matrimonio, che ad una prima occhiata ho tralasciato (forse perché anch’io non voglio credere a questa teoria). Chi è veramente Virginia? Siamo sicuri di saperlo, anche dopo 4 anni?
Io non ho mai letto il libro da cui è tratta la serie, proprio non scoprire in anticipo i fatti. Ma ora non mi resterà che farlo, per capire se il loro matrimonio si è rivelato effettivamente una farsa o meno.

No one, not even you, deserves to be alone like that. / The future is bright and happy, my sweet boy!

Probabilmente alcune delle scene più toccanti sono state quelle relative alla famiglia di Bill. La scena notturna in cui Johnny ruba la macchina al padre, esasperato dall’ennesima lite fra i genitori, è stata straziante. Mai più che in quel momento vediamo la rovina della psiche di questo povero ragazzo, cresciuto da un padre inadeguato, al punto da voler sacrificare la gioventù per arginare la sua solitudine.
Da contrappunto a questo sconforto, c’è la scena finale in cui Libby, saltata sul camioncino hippy, destinata alla terra del sole, regala al figlio un sorriso e una speranza che mai prima d’ora quella famiglia ha avuto. Ho sentito un distacco doloroso dalla figura di Libby, che ha preso la decisione giusta, che è finalmente uscita dalla sua vita in catene, ma che ho sentito come una cara amica andar via per sempre.

Ma poi Showtime ha scelto i soldi.

Questa frase non c’è da nessuna parte, se non nella testa di tutti noi fan che si sono dovuti arrendere, ancora una volta, alla logica di mercato. Spietata, tanto più che Showtime ha dalla sua una serie molto feconda (leggi: arricchente) di show, che possono benissimo compensare per titoli di nicchia meno seguiti. Ma qui contano anche gli spiccioli, come insegna l’amica AMC. Poco importano i fan che la serie ha da 4 anni, poco importa che gli incassi di uno Shameless o di un Homeland potrebbero compensare per i piccoli numeri di Masters: vale ogni penny.

Non tocca a me contraddire una logica ferrea ed antica come quella dei soldoni, ma mi permetto di rimanere indignata di fronte al nonsense. Masters non ha avuto cali: ha sempre registrato ascolti bassi. Insomma, non è stata una sorpresa per nessuno, men che meno per gli analisti che fanno le previsioni prima di fare un investimento. Allora perché produrre un’altra serie, se c’era il rischio di troncarla? Perché non chiedere agli sceneggiatori di finirla in modo più definitivo?

E invece no, ci tocca rimanere con l’amaro in bocca, perché non sapremo mai se Libby diventerà un avvocato, se Betty riavrà la sua bambina; come si svolgeranno le ricerche sull’omosessualità, che negli anni ’70 fecero scalpore per il loro anacronistico approccio di riconversione e retrogrado, per due come Masters&Johnson; com’è stato il loro matrimonio, durato più di dieci anni; come sono finite le faccende legali del brevetto o l’amicizia fra Burton e Bill. Nulla, non sapremo nulla. E questa cosa mi abbatte, perché Masters è una serie capolavoro che non meritava una tal fine.

Che vadano avanti sempre i soliti grandi titoli, senza trama e attori, ma che portano big money. Giusto?

Giusto.

Qui trovate tutte le mie recensioni sulla quarta serie.

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2 thoughts on “Masters of Sex | Riflessioni sparse sul finale e sulla cancellazione

  1. Per me il destino della serie era già segnato dopo la seconda stagione, visto che è stata in continuo calando.
    Prima stagione pimpante, seconda ancora passabile, ma dalla terza è divenuta sempre più “pesante”, era insostenibile.
    L’ho seguita fino alla fine per inerzia e perché “vojo vedé come và a finì”, ma avrebbero potuto almeno scrivere un finale accettaile!
    p.s. Il libro non mi va di leggerlo!

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    • Ciao e grazie per il commento! Purtroppo, per quanto ne so, il finale è stato scritto con l’intento di proseguire con una quarta stagione. Showtime ha deciso poi di troncare il progetto! Quindi non è stato intenzionale (e comunque si capisce, perché non conclude davvero). Ci dovremo accontentare 😦

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