Recap/Telefilm

Recap | The Young Pope Stagione 1

Anche noi di parolepelate non ci siamo persi questa irriverente (?) serie italo-franco-spagnola di genere drammatico ideata e diretta da Paolo di Sorrentino con protagonista un bellissimo e giovanissimo papa interpretato da Jude Law. Conclusasi da poco su Sky Atlantic, ci ha accompagnati ogni venerdì sera con due episodi a partire dal 21 di Ottobre.

Tempo fa ve l’avevamo caldamente consigliata, stilando tre punti (o tre caratteristiche) fondamentali che vi avrebbero sicuramente invogliato a seguirla. E proprio da “” che partiremo per questo Recap della prima stagione: dalla fotografia, dalla musica e da Jude Law.

Chi è Lenny Belardo?

Credo che una delle sue più struggenti lettere d’amore sia un suo ottimo bigliettino da visita.

Cosa è più bello, amore mio? L’amore perso o l’amore trovato? Non ridere di me, amore. Lo so, sono goffo e ingenuo, quando si parla d’amore. Mi faccio domande che sembrano uscite da una canzonetta. Questo dubbio mi travolge e mi corrode, amore mio. Trovare…o perdere? Intorno a me, le persone non smettono di desiderare. Hanno perso o hanno trovato? Io non lo so. Un orfano non ha modo di sapere. Un orfano è sprovvisto del primo amore, quello per mamma e papà. Da qui ha origine la sua goffaggine, la sua ingenuità. Tu mi dicesti, su quella spiaggia deserta della California: “Puoi accarezzarmi le gambe”. Ma io non lo feci. Eccolo, amore mio, l’amore mancato. Per questa ragione, da quel momento, non ho mai smesso di chiedermi dove sei stata…e dove sei adesso… E tu, bagliore della mia gioventù fallita, tu hai perso o hai trovato? Io non lo so. E non lo saprò mai. Non ricordo neanche più il tuo nome, amore mio. E non ho la risposta. Però mi piace immaginarla così, la risposta. Alla fine, amore mio, non abbiamo scelta. Dobbiamo trovare.

Oltre a rispondere alla precedente domanda con un sempre in forma Jude Law, ora, a fine della decima puntata, direi che Lenny Belardo sia un uomo che ha tanto amore da donare. Dal primo all’ultimo episodio seguiremo la sua crescita verso appunto la “maggiore” età, o verso la consapevolezza di chi sia e cosa voglia davvero nella vita. Orfano, figlio di hippie, viene abbandonato, intenzionalmente aggiungerei, presso un orfanotrofio, dove ad attenderlo ci sarà una giovane e scoppiettante suora: suor Mary (Diane Keaton). Ma non la potrà chiamare “Ma“, come il suo amico Andrew (futuro cardinale Dussolier), forse proprio perché Lenny non deve sostituirla alla sua vera mamma. E da qui inizierà il suo tormento su che fine abbiano fatto i suoi genitori, senza mai davvero cercarli. Il Lenny degli inizi, è un uomo che ha avuto poco e niente nella vita, sprovvisto per l’appunto del “primo” amore per i genitori, non ha un hobby, dei segreti scottanti, un certo peso politico però tutto gli è dovuto, o almeno così sembra all’inizio della carica presa. Allontana tutti coloro che sono d’ostacolo alla sua inconsapevole crescita, in maniera goffa proprio come un adolescente in piena fase di ribellione, che non accetta i consigli altrui. Vuole essere (o si sente?!) un ribelle e perciò fuma, risponde a tono, dice di sentirsi abbandonato da Dio (pensiero comune) ed è vendicativo. Perché qui non si parla più di papato, ma di credere in se stessi e in Dio Padre. Annaspa all’inizio, fa quello che vuole, più che quello in cui crede, ma le perdite e i dubbi lo porteranno sulla retta via. Si pente, ama, piange e cerca finalmente i suoi genitori. Ora è lui che va dagli altri, mantenendo sempre quello sguardo birichino che lo contraddistingue. Perciò chi è Lenny? Oserei dire un uomo. La vera rivoluzione è il suo amore puro.

All along the watchtower

E sulle note di questo brano di Bob Dylan, nella versione dei Devin, che parte la sigla di questa innovativa (?) serie. Una cometa attraversa una serie di quadri che rappresentano un rapido exurcus cronologico di alcuni momenti del cristianesimo e della chiesa, con ovvie lacune (come ha dichiarato lo stesso Sorrentino). Questa stella (d’altronde non è una stella cometa che seguirono i re Magi?!), si trasforma in un meteorite che si abbatte sulla statua del vecchio papa. A ritmo (o forse no) Jude Law, nelle vesti di Pio XIII, attraversa questa galleria con il suo solito sorriso sornione (che aprirà anche il primo episodio), per poi farci l’occhiolino. Questo è il primo papa italo-americano e perciò la musica non può essere da meno. Da I’m sexy and I Know it, nella scena della vestizione del papa per il ricevimento dei cardinali (episodio 5), passiamo senza forzature a Non ci sono anime di Venditti in seguito alla morte del cardinale Dussolier e alla scoperta che suor Mary, per placare il bambino che c’è in Lenny, ha architettato un incontro con due fasulli genitori (episodio 7). Una soundtrack pop, giovane, fresca, ma profonda da ricercarsi anche in testi più impegnativi. Forse un ritratto di Lenny? perché no. Ma oltre questa c’è sicuramente una percussione di sottofondo, che accompagna tutta la serie scandendo dei tempi precisi, sottolineando gli sguardo di Jude Law. Più sfrontati all’inizio, quando ancora non sapeva che fare, ma non accettava di essere manipolato, a sguardi più rilassati, aperti e anche dubbiosi (e perché no, di un bambino spaventato) come quelli difronte a tutti i papi del passato, alla ricerca di un consiglio o una rassicurazione.

Le suore nei giardini del Papa

La scelta di questo titolo può sembrare insensata, ma non è così. Avete notato come spesso sono state ritratte le suore presso il Vaticano, sempre intente a fare qualcosa, serene, felici e tutti i cardinali nei giardini ad osservarle? Forse c’è un qualcosa di estremamente umano in questo, in fin dei conti l’uomo osserva la donna perché la ritiene “bella“. Qui ricordiamoci come sono sempre state ritratte le suore, intente a stendere, a giocare a pallone, c’è un qualcosa di rilassante nell’osservarle. Sembrano quasi estranee a quello che accade all’interno delle stanze vaticane e nella testa di Lenny. Sempre ritratte all’aperto, colpite da giochi di luce. Una luce presente per tutta la serie che crea effetti di chiaro scuro di forte contrasto, quasi “cavaraggeschi” (anche se Sorrentino non apprezza molto questo complimento). La fotografia è tipica del regista e sceneggiatore nostrano. Chiara anche nei momenti più surreali (vogliamo ricordare il bambino a inizio primo episodio che gattona su altri corpi?!), quasi comica nei momenti più neri (la sparizione di Tonino Pettola che si ritrova papa e cardinali nel salotto di casa…), ma sicuramente pittoresca se non poetica molte volte (il papa in riva al mare, in tuta che lascia a Esther la sua fotografia).

Di questa serie ci sarebbe molto altro da dire, ma cercherò di concludere prima che cominci la seconda stagione.

È una serie che trae in inganno, ti promette la rivoluzione data la giovane età del papa e il suo controverso comportamento, e poi questa accade nel modo meno rivoluzionario di tutti, tramite l’amore. Un sentimento conosciuto, ma a cui ci abbandoniamo o doniamo sempre meno spesso. La trama orizzontale non è molto lineare. In realtà per almeno i primi quattro episodi viviamo in una bolla, non accade nulla di significativo nemmeno per Lenny. Ci si perde a descriverlo senza mai andare davvero a fondo. Fuma, si nasconde, dà le spalle al suo popolo e mette in dubbio la sua fede. Avvicina a sé chi nel suo passato gli è stato amico: Andrew e suor Mary, ma anche loro, per quanto lo amino, lo temono, semplicemente perché l’uomo teme ciò che non conosce. Accettano le sue condizioni per poi trovarsi faccia a faccia con l’adolescente che c’è in lui, e forse l’unico che sospettava questo era il Cardinale Michael Spencer, padre spirituale fino alla fine di Lenny nonostante tutto (forse le lacrime che non ha versato per i suoi genitori le ha donate a lui). Andrew sarà la prima perdita che probabilmente avrà il giovane papa sulla coscienza per molto, facendo così soffrire anche suor Mary. Nel frattempo scansa invece tutti coloro che potrebbero manipolarlo dal Cardinale Angelo Voiello (Silvio Orlando), segretario di Stato della santa sede a Monsignor Bernardo Gutierrez, prima confidente e poi esiliato perché lo tradirà. Nonostante l’inglese di Orlando sia un po’ “finto” la sua interpretazione è magistrale. A mio parere il segretario di Stato rappresenta un po’ l’opinione del pubblico, il popolo. Scettico nei riguardi di questo anti-papa, quasi desideroso di linee guida, che appunto si ri-crederà su Lenny, tanto da dargli un’importante lezione di vita sui suoi genitori (probabilmente non si sono mai fatti vivi perché non avevano l’interesse a farlo, in pratica ha detto ad un bambino che Babbo Natale non esiste!). Uomo apparentemente arrivista, si scoprirà quello col cuore più grande tanto da innamorarsi di suor Mary. Il tocco italiano di Orlando (come la sua tifoseria), non ha reso il nostro popolo una mera caricatura, anzi, forse ci ha aggiunto un tocco personale (di Sorrentino) e folkloristico. D’altronde il Vaticano si trova a Roma.

Insomma, all’inizio sembra davvero come si è presentato (papa e serie): intransigente, nervoso, vendicativo e dotato di una memoria prodigiosa.

E se all’inizio noi cogliamo solo il lato “oscuro” di quest’uomo, poi capiremo che la verità sta tutta qui:

Io sono una contraddizione. come Dio uno e trino, trino e uno, come la madonna vergine e madre, come l’uomo buono e cattivo”.

E nell’esatto momento in cui afferreremo il messaggio, la trama tirerà fuori dei conigli dal cilindro mostrandoci davvero il santo tanto annunciato da suor Mary e assumendo anche un ritmo un po’ “americano” (da complotto o intrigo per poi sfumare tutto). Non sono i miracoli a far davvero scalpore, e nemmeno le sue intime conversazioni con Dio tanto da fermare un gruppo di Tir per pregarlo, è come gestisce la situazione il Papa stesso. Tanti sono i temi affrontati: la pedofilia, l’omosessualità, l’aborto…visti tutti con l’occhio, all’inizio, “non moderno” (nonostante l’età, ed e qui che sta il grande contrasto) di Lenny, eppure qualcosa alla fine cambia. Sicuramente qui non viene mostrato il pregiudizio della Chiesa, ma il pregiudizio che tutti noi abbiamo.

La conclusione non è buonista, ma semplicemente giusta perché ogni cosa va davvero al suo posto. Lenny ha creduto che per essere rivoluzionario dovesse nascondersi, usare il pugno di ferro, mai piegarsi e rifarsi a leggi che col tempo persino la Chiesa aveva abbandonato per quanto fossero antiquate. Eppure Suor Mary prenderà il posto di suor Antonia, e sfoggerà in Africa la sua esilarante maglietta, Gutierrez diventerà (forse) il segretario del papa dopo aver dimostrato che il caso Kurtwell non era solo una missione da compiere per il pontefice, ma per se stesso, Don Tommaso diventa cardinale…

Certo, l’aspetto vendicativo del papa non è stato assolutamente assopito dal tanto amore sprigionato negli ultimi 2-3 episodi, infatti Kurtwell riceverà quello che gli spetta, ma sicuramente il messaggio di questa serie è abbastanza chiaro…o forse no? Cast impeccabile (e stellare,  Cécile de France, James Cromwell, ecc. ), tranne qualche scempio di doppiaggio come Stefano Accorsi che si auto-doppia, e con un grandissimo ritorno di uno degli attori più sottovalutati di Hollywood: Jude Law.

Fatto sta che, dopo tanta perfezione, a mio parere tutto poteva concludersi qui, con Pio XIII colto da un malore dopo che a Venezia ha intravisto finalmente i suoi genitori…

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