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Parliamone | Ho fatto l’amore con “Eroi dell’Olimpo” di Rick Riordan

Ciao a tutti, pelati del mio cuore! Oggi vorrei parlare un po’ bel po’ della saga Eroi dell’Olimpo, sequel della saga Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo, scritta da Rick Riordan ed edita in Italia da Mondadori. Dato che sono in una fase di sofferenza e pazzia pura, devo avvisarvi che scenderò davvero nei particolari e che non mi risparmierò nessun SPOILER!

Quindi, se siete curiosi di sapere di cosa parlano queste due saghe, ma non le avete mai lette, andate a leggere il nostro Aria Di Libri #9, scritto dalla carissima NOVALEE09.

“Sto rileggendo la saga di Percy Jackson e devo dire che… è fantastica. Non ricordavano di amarla così tanto. L’idea è originale e ben sviluppata, lo stile è scorrevole, ma non banale o illegibile, i personaggi, gli dei inclusi, sono bene caratterizzati e beh, distrugge i miei feels ogni volta.”

Così esordivo, nel lontano 3 agosto 2014, in un post su Facebook dedicato alla saga di Percy. All’epoca erano già usciti tre (o due, dipende da che mese è uscito “Il Marchio di Atena”) dei libri di Eroi dell’Olimpo, ma io ancora non li avevo letti. Da una parte, ero decisamente diffidente: Percy Jackson era una delle mie saghe preferite, insieme a Harry Potter e alle appena scoperte Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (i libri di Game Of Thrones, per chi non lo sapesse), quindi l’idea di un seguito non mi esaltava affatto. Avevo paura che gli Eroi non sarebbero stati all’altezza del figlio di Poseidone e che ne sarei rimasta davvero delusa (come vedremo a breve, mi sbagliavo di grosso, ma ci ho messo un po’ a capirlo).

Da un’altra parte, nella mia immensa saggezza e intelligenza, avevo comprato prima “Il figlio di Nettuno” (secondo libro della saga). Già.

Comunque sia, dopo la rilettura della saga originale, decisi che era inutile indugiare ancora: feci uscire fuori di testa mia madre e la convinsi a comprarmi “L’eroe perduto”. Piena d’entusiasmo, lo iniziai.

Cosa pensai immediatamente: “avevo ragione, avevo ragione, avevo ragione”. Esatto. Il libro non mi stava piacendo. Ma, prima di giudicare, diciamoci un po’ di cosa si parla in questa saga.

Jason Grace, un ragazzo qualunque, si risveglia su autobus scolastico privo di ogni ricordo. Scopre nel giro di due secondi di avere una ragazza, Piper McLean, e un migliore amico, Leo Valdez. I tre sono in gita scolastica, accompagnati dal coach Gleeson Hodge, al Gran Canyon e diciamo che non se la stanno spassando più di tanto (Jason non si ricorda di nessuno dei due, che, ovviamente, sono turbati dalla cosa), quando arrivano degli spiriti della tempesta, i venti, che li attaccano. I tre e il professore (che si scopre essere un satiro), si salvano e arrivano al Campo Mezzosangue. Qui tutti ci esaltiamo, perché siamo ansiosi di rivedere i personaggi che amiamo. Peccato che Percy sia scomparso e che Annabeth sia alla sua disperata ricerca. #mai’nagioiasemper

Dopo aver passato un po’ di tempo al campo, dove scoprono le loro origini (Piper è figlia di Afrodite, Leo di Efesto e Jason, sembrerebbe, di Zeus), i tre partono in un impresa volta a salvare la dea Era, che è stata rapita dai Giganti.

Ecco, i Giganti. L’intera trama della saga gira attorno a loro e al loro malvagio intento di risvegliare la loro madre, Gea la Terra (o come la chiama Leo, Faccia di Melma). Che male ci sarà? penserete voi, è la Terra. E invece no: Gea è cattiva, anche più cattiva dei suoi figli Giganti (generati, dopo la disfatta dei Titani, per uccidere o contrastare uno specifico Dio). Di Gea tutti gli Eroi e gli Dei (ma anche i suoi alleati, che il più delle volte nel giro di tre secondi si fanno convincere da dei ragazzini a cambiare bandiera) hanno più o meno la stessa opinione:

È soltanto nel secondo libro, “Il Figlio di Nettuno” che rivediamo Percy: anche lui, come Jason, ha perso la memoria. Della sua vita si ricorda solo il nome di Annabeth (#feelscomesepiovesse).

Naturalmente dato che Rick non sa che significa dare una gioia a un lettore, dopo nemmeno due settimane dal rincongiungimento dei due succede questo:

I due finiscono nel Tartaro e noi così:

Ma tralasciamo i momenti di sofferenza acuta (ce ne sono talmente tanti che non esistono abbastanza gif per esprimersi).

Una cosa molto importante da dire è che in questa serie si esplora un aspetto singolare e affascinante degli Dei dell’Olimpo. La loro natura greca e la loro natura romana. Scopriamo, infatti, che il loro non è stato solo un cambio di nome, ma anche di personalità, infatti gli dei nelle due versioni rappresentano il tipo di mentalità e di società dei due popoli, per esempio mentre  i greci si possono considerare un popolo sciolto e disinvolto, i romani sono dei baghettoni rompicoglioni con la fissa per il dovere e l’onore e tutte quelle cose lì. Per rendere ancora di più l’idea: la Grecia è il Sud e Roma il Nord (#esempioscemotime), c’è una rivalità e antipatia speciale, quindi per questo gli dei hanno deciso di tenere nascosta al Campo Mezzosangue l’esistenza di un altro campo: il Campo Giove, in cui vivono i semidei romani e l’ultima discendenza (e legione) di Roma. Jason era il leader proprio di questo campo, in cui era conosciuto come figlio di Giove, che non è la stessa cosa di figlio di Zeus, ovviamente.

La serie e la riuscita della salvezza del mondo ruotano attorno proprio a questa divisione e rivalità, infatti alla fine è solo grazie alla collaborazione di entrambi i Campi che Gea e il suo esercito vengono definitivamente sconfitti.

Per farvi un riassunto breve di tutti i libri ci vorrebbe un’eternità, quindi dopo questa breve spiegazione che ci aiuta a capire dove siamo, possiamo passare a sclerare su commentare la saga.

Allora, prima vi stavo parlando di come a primo acchito mi fosse sembrato di aver ragione a pensare che la serie fosse deludente. Infatti ho impiegato due anni o giù di lì per leggere “L’eroe perduto” e “Il figlio di Nettuno”, cosa davvero strana dato che la prima saga e i restanti tre li ho letti con la media di una settimana per libro.  Ora, naturalmente, la domanda è: perché?

La più grande ed evidente differenza tra le due serie è il punto di vista. La prima è narrata in prima persona da Percy, con la sua speciale ironia e semplicità. La seconda, invece, è narrata in terza persona da più personaggi. In tutta la saga vedremo i punti di vista di Piper, Leo, Jason, Hazel (figlia di Plutone, che è non la stessa cosa di Ade), Frank (figlio di Marte, che non è la stessa cosa di Ares), Reyna (figlia di Bellona, dea romana della guerra e della forza), Nico (che tutti abbiamo conosciuto e amato nella prima serie), Annabeth e Percy.

Ovviamente, in questo tipo di libri c’è sempre un grosso problema: se ti capita un personaggio narratore che ti sta sul culo, come fai ad andare avanti?

Ed è proprio ciò che è capitato a me, in special modo nel primo libro: Jason e Piper, infatti, mi erano talmente indifferenti da annoiarmi. Leo l’ho amato subito, che sia ben chiaro.

Vi chiederete perché non ho abbandonato: beh, avevo già “Il figlio di Nettuno” e poi si trattava di Percy, quindi mi sarei fatta del male fisico fino alla fine pur di “stargli accanto”.

Sorpresa delle sorprese, a metà di “Il figlio di Nettuno” avviene la svolta, il libro comincia a piacermi e lo divoro nel giro di pochissimo tempo. Nei due anni che ho impiegato a leggere i primi libri, ho comprato anche i seguenti, quindi non devo aspettare nulla e mi tuffo nella lettura.

E adesso, avendo finito, mi sento vuota dentro.

Ne “Il Figlio di Nettuno” la svolta è avvenuta per quanto riguarda il personaggio di Frank, che mi stava indifferente quasi quanto Piper e Jason. Frank comincia a piacermi (non quanto altri personaggi, ma abbastanza da volergli bene) e mi rende interessatissima alla sua storia e alla sua famiglia. Frank all’inizio è un cinnamon roll prezioso da coccolare e proteggere, ma ben presto mostra il suo vero valore quale discendente di Poseidone, figlio di Ares e prima legionario, poi centurione e infine pretore, romano. E poi Frank è un cino-canadese che sa trasformarsi in qualsiasi animale esistente, compreso un drago, come può non piacere? (forse dovrei chiederlo alla me che iniziò “Il Figlio di Nettuno”, ma lasciamo stare)

Il più grande punto di forza di questa serie sono proprio i personaggi, che sono tutto fuorché statici. I personaggi di Rick Riordan hanno una capacità unica di crescita, nessuno rimane lo stesso dall’inizio alla fine, ma al tempo stesso non cambiano in modo eccessivo, rimangono fedeli a se stessi e questo è ciò che io chiamo evoluzione. Inoltre sono analizzati benissimo e nessun aspetto del loro essere è lasciato al caso, nessuno dei loro sentimenti o delle loro ragioni è trascurato. Ed è ciò che a Rick Riordan riesce meglio.

I miei personaggi preferiti della seconda serie sono sicuramente Percy (il primo amore non si scorda mai), Annabeth (come prima), Nico (di nuovo come prima) e Leo.

Su Percy non ho molto da dire, proprio perché se iniziassi non finirei più e la maggior parte delle ragioni per cui lo amo fanno riferimento alla prima serie. Percy, infatti, per me è il personaggio che evolve di meno (non che sia un male in questo caso) e diventa soltanto più consapevole del fatto che non deve essere sempre lui l’eroe, che a volte può davvero fare affidamento sugli altri e lasciare che ognuno abbia il proprio compito. Percy impara che non si può salvare tutti, sempre, e vince così il suo difetto fatale, la lealtà.

Annabeth, così come Nico, è stata un rivelazione sotto molti aspetti. Non eravamo mai entrati nella sua testa prima ed è stato un viaggio davvero interessante. Anche lei, come Percy, riesce alla fine a vincere il proprio difetto fatale, la superbia, il credere di poter fare tutto meglio degli altri o, come si vede ne “Il sangue dell’Olimpo” nelle sue avventure con Piper, il pensare che la ragione e l’intelletto siano superiori a qualsiasi altra caratteristica umana, come ad esempio i sentimenti e le emozioni.

Nico è stato quello più sconvolgente sotto alcuni punti di vista, soprattutto per il fatto che lo conoscevamo già. Purtroppo, mi sono spoilerata il suo orientamento sessuale e la sua cotta per Percy prima di poter leggere i libri (stupida io, come al solito), ma leggere di lui è stato comunque molto piacevole e devo ammettere che, nonostante nella prima serie Rick ci abbia fatto credere che avesse una cotta per Annabeth, il fatto che in realtà i suoi sentimenti fossero rivolti a Percy non è stata una sorpresa, soprattutto dopo il primo momento di stupore. Insomma, per qualche ragione, non ho mai creduto che avesse una cotta per Annabeth. Ho molto apprezzato come Rick abbia presentato la situazione di Nico, non solo per quanto riguarda il suo essere gay, ma anche nel caso di tutta la tristezza e rabbia che gli ha portato la morte di Bianca. La sua conclusione è stata davvero meravigliosa, così come tutto il suo sviluppo e l’amicizia con Reyna, e sono davvero cotta di lui (#lol).

Nonostante una parte di me creda di tradire i personaggi trattati prima, devo ammettere che Leo è davvero il mio preferito. L’ho amato sin dal primissimo istante e mi sono ritrovata in lui tantissimo. Non capita tutti i giorni di trovare un personaggio letterario che non sia corrisposto dalla sua cotta ed è una delle tante cose che ho apprezzato. Non riesco nemmeno a descrivere che cosa sia per me Leo: è tutto! E ringrazio Dio che Rick non l’abbia ucciso davvero.

Un altro personaggio che ho molto apprezzato è Reyna, che si è rivelata una sorpresa molto spesso. Il fatto che alla fine sia rimasta da sola, senza una dolce metà, me la fa amare ancora di più. È una ragazza forte (e non solo perché è figlia di Bellona), è leale, è onesta ed è tutto ciò che c’era (e c’è) di buono in Roma.

Hazel è fantastica! Non ho altro da aggiungere. Non mi sono mai ritrovata a chiedermi “che diavolo sta facendo?” o a lamentarmi di lei. Ho molto apprezzato il processo con cui è arrivata ad accettare di essere di nuovo in vita e di meritarselo, una caratterizzazione con i fiocchi.

Su Piper la mia opinione è molto cambiata. Anch’io, insieme a lei, ho capito che l’essere figlia di Afrodite non è un male e non è umiliante. Puoi rivelarti la più in gamba ed arrivare ad essere rispettata e considerata da una figlia di Atena. Non è importante chi sono i tuoi genitori, ma chi sei tu e come sfrutti le tue capacità. Trovo che quello di Piper sia davvero un bel messaggio.

Nonostante abbia rivalutato molto tutti i personaggi, ancora non capisco cosa ci sia di così speciale in Jason, oltre al fatto che è bello, il fratello di Talia e una brava persona. E nonostante ami i #Solangelo, lo preferivo molto di più in coppia con Nico.

Meravigliosi sono anche i personaggi secondari. Il coach, che è molto più di un semplice satiro appassionato di kung fu. Bob e Damaseno: piango tutte le mie lacrime.

Will Solace, che è apparso in nemmeno cinque capitoli e che è stato davvero irritante al punto da risultare simpaticissimo (per non parlare del suo essere così premuroso con Nico #aww).

Gli Dei! La cosa che amo di più di Rick è proprio la sua caratterizzazione degli Dei e il modo unico con cui riesce a svecchiare la mitologia greco-romana e a inserirla perfettamente nel contesto moderno. Questa saga è davvero perfetta per gli appassionati di mitologia di tutte le età, al contrario di quanto si possa credere. Non è per bambini, assolutamente, anzi! Molti dei cliffhanger non sono per nulla adatti a dei bambini, ma naturalmente chi non ha letto i libri non lo sa. Questi libri possono insegnare molto, sotto moltissimi punti di vista, anche agli adulti.

Un altro dei grandi talenti di Rick è la perfetta padronanza dell’espediente narrativo del “colpo di scena”. Davvero ce ne sono tanti quanti in una soap opera, ma al contrario di questo genere hanno senso. In “Eroi dell’Olimpo” trattieni così tante volte il fiato che ti sembra di non sapere più come si respira. Inoltre è molto bravo a mettere degli indizi qua e là, senza però svelarti le sue intenzioni fino alla fine. Fantastico.

Per me la serie “Eroi dell’Olimpo” è stata la perfetta incarnazione del detto “le prime impressioni non contano” (non ho voluto usare “non giudicare un libro dalla copertina”, perché le copertine di questi libri sono pazzesche e meravigliose) e diciamo che è decisamente tra le mie saghe preferite, assieme alla precedente.

Io ne ho parlato (e sicuramente non ho detto tutto ciò che avrei voluto dire), ora tocca a voi! Che ne pensate? Vi è piaciuta la seconda serie?

Ringraziamo: Citazioni film e libri

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