Telefilm/The Crown

Recensione | The Crown 1×03 “Windsor” 

Proseguiamo senza sosta con questa sofisticata serie targata Netflix. Questo è l’aggettivo più adatto per descrivere una serie sull’ascesa al trono della regina Elisabetta II, i suoi momenti più intimi e non a Buckingham Palace, i segreti dietro i loro cancelli, e gli antefatti sulle decisioni che hanno fatto storia.

Procederò con questo ritmo per le recensioni, un paio a settimana, permettendo a tutti (cioè coloro che la notte dormono – che brutte abitudini che avete -, e non fanno maratone),  di gustarsela con calma.

Il duca di Windsor, nonché re Edoardo VIII, abdicò nel dicembre del 1936, e ritornò sulle scene alla morte di suo fratello Alberto, Giorgio VI, nel 1952. Elisabetta, nel frattempo, affronta le prime faccende da regina, e il marito attende amorevolmente almeno un riconoscimento. Mentre ci si prepara e si assiste alla morte del compianto re, avverrà una vera presa di conoscenza da parte di Elisabetta II sul ruolo che davvero avrà.

Conclusioni:

Solito breve punto della situazione per arrivare subito al sodo e spettegolare in tranquillità (davanti ad una buon tazza di tè, o se preferite restiamo seduti e nell’arco di 20 minuti discuteremo di tutto).

Questa è la serie sui parallelismi delle coppie. Abbiamo il duca di Windsor e moglie, Wallis Simpson, che ritorna dopo il suo volontario-non volontario allontanamento dal trono e dall’Inghilterra. Parliamoci chiaro Eddino caro, hai rinunciato al trono per amore di una donna che come dice Churchill ha non solo tre matrimoni alle spalle, ma tutti i mariti ancora in vita, hai portato disonore alla casa reale, mostrandoti più propenso a seguire l’amore che il dovere e ora vuoi sottrarre soldi ai familiari del tuo defunto fratello, perché con meno di 10.000 sterline l’anno non si può vivere fuori dall’Inghilterra? Alex Jennings (già principe Carlo in The Queen), ha portato in scena un duca meschino e rancoroso verso la propria famiglia che si ostina a non riconoscere la donna che lui ama. Per un attimo abbandoniamo i buoni sentimenti e mischiamoci agli ambienti reali coi suoi usi e costumi, ancor oggi sposare, frequentare uomo o donna con un passato così ricco alle spalle porta a storcere il naso e a mettere in dubbio la persona stessa, figuriamoci tra reali. Nel film Il discorso del re, che uso come metro di paragone, il duca di Windsor viene “dipinto” come un uomo non solo deciso a difendere il proprio amore, ma anche insicuro e forse inadatto a portare avanti una monarchia. Qui abbiamo una doppia faccia. L’uomo che agli occhi di tutti sceglie l’amore e viene allontanato da “casa“, ritornandovi a testa bassa per omaggiare il fratello, e poi quello che vuole solo intascarsi qualcosa come Cookie aveva saggiamente predetto (e onestamente è la prima cosa sensata che dice). Un uomo talmente arrivista che nemmeno di fronte all’assoluta sincerità della nipote-regina prova compassione.

Shirley Temple mi ha colpita positivamente in questo episodio in tre momenti: quando intima a Churchill il da farsi, con lo zio a pranzo da soli, e col marito sul finale.

La Regina Mary lo aveva detto, tutti l’avevano sottovalutata, definita persino vuota, invece Elisabetta sa cosa fare, solo che sta ancora metabolizzando ciò che è successo, e il suo sguardo spaurito è ancora giustificato. Nel dialogo col duca di Windsor si mostra tutta la sua fragilità, lei voleva vivere una vita tranquilla fin dall’infanzia e questo le è stato sottratto, perché l’amore muove tutto a detta di un certo zio, soprattutto il suo amore personale. Voleva essere una madre e una moglie normale e dare infatti al marito rispetto e perché no, obbedirgli (non nel senso letterale del termine dei voti nuziali), ma comprende che non può, comprende che ha un dovere che è più grande della sua famiglia, la sua nazione. È in quel frangente, quando pretende le scuse per essere stata condannata ad una vita non scelta, che Elisabetta ha preso consapevolezza di essere regina e come tale comunicherà al marito le sue decisioni.

“elizabeth: the home of the sovereign of the united kingdom is buckingham palace. 

phillip: says who?

elizabeth: says me”

Non nego che il motore che mi spinge a guardare un episodio dopo l’altro è Matt. Ora capisco perché ha un fan club così ricco (e ne faccio parte anche io da questo momento). Sinceramente in questo episodio ho provato dei sentimenti contrastanti er lui. Vuole dare il suo nome ai figli, vuole continuare a vivere a Clarence House, e perché no, coltivare anche l’Hobby del volo, richieste di un uomo normale, che non lo è più però. E qui torna sempre il discorso di Giorgio VI a fine prima puntata, il principe consorte non ha ancora davvero compreso il suo ruolo (o non ruolo?). Forti, ma vere le sue parole:

“Mi hai tolto la carriera, mi hai tolto la casa, mi hai tolto il mio nome…pensavo che fossimo insieme”.

E onestamente credo anche lo sguardo d’amore che sempre rivolgeva alla moglie. Già in questa puntata gli hanno messo il pigiama, mi sa che dalle prossime non avremo più chance nemmeno di una caviglia nuda di Matt.

Altra coppia messa a confronto è quella di Margaret e Peter, vivono un sogno e probabilmente lo sanno, ma fanno finta di nulla. Gli occhi lucidi di Margaret dopo la lettera sulla situazione familiare di Peter, e i progetti su un possibile matrimonio, stringono il cuore. Sono consapevoli che questo matrimonio “non se po’ fà“. Eppure ci fanno sognare con l’idea del proibito, al contrario di Elisabetta e Filippo che sono talmente ben piantati nella realtà, da non poter più sognare nulla per loro.

Iniziato con lo sguardo timoroso di Foy verso i suoi doveri regali, si conclude con uno sguardo fermo in conferenza stampa. Da qui parte non più Elisabetta, ma Elisabetta II.

In questo episodio veniamo punti dalle prime spine di questa bellissima rosa che è The Crown, le vicende regali sono le vere protagoniste, ma niente mi fa sospirare quanto gli sguardi eloquenti tra Filippo ed Elisabetta.

Al prossimo episodio!

E voi, a che punto siete?

p.s.

ma quanto è adorabile Carlo da piccolo?

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