Grey’s Anatomy/Telefilm

Recensione | Grey’s Anatomy 13×08 “The Room Where It Happens”

Episodi come questo sono il motivo per cui io non mi lamento mai quando capitano puntate non brillanti come quella di settimana scorsa. So che Grey’s non delude e la mia non è fiducia cieca, Shonda & Co. se la sono guadagnata. Dopo tredici stagioni riuscire a fare qualcosa di diverso, che stupisca e che ti dia l’impressione di non aver mai visto nulla di simile, vuol dire tanto. Anzi vuol dire tutto. Significa essere arrivati. Significa aver creato LO show. Fare un episodio, che preceda il finale di metà stagione, in cui la trama non procede di un singolo passo e renderlo comunque meraviglioso, è semplicemente magia. Non trovo altre parole per descriverlo. Essere capaci di trasmettere così tanto solo con quattro chirurghi che operano per quarantadue minuti in una sala operatoria è qualcosa di stupefacente. Non accade nulla ma, paradossalmente, credo che questo sia l’episodio che mi è piaciuto di più fino ad ora di in questa stagione.

Un intervento complicato su uno sconosciuto è diventato l’occasione per ognuno dei presenti di affrontare un dramma irrisolto o un aspetto della propria vita. Inizialmente mi sono stupita perchè credevo che i chirurghi dovessero, appunto, coinvolgersi personalmente il meno possibile. Credevo che per loro fosse meglio non sapere nulla, che li aiutasse ad essere più concentrati ma non è così e Webber lo ha fatto capire molto bene  A volte immedesimarsi, immaginare qualcuno di caro o considerare il caso come qualcosa di personale, come una rivincita o come una seconda possibilità, può aiutare. Per questi medici essere coinvolti, non è sempre un male e questo è un tema che ritorna spesso nello show. Ricordo quando Owen aveva insistette perchè Cristina dimostrasse di conoscere un paziente oltre la sua cartella clinica, o quando Arizona disse a Callie che le piaceva che lei si coinvolgesse così tanto nei casi o ancora quando Derek e la Bailey si infuriarono perchè gli specializzandi continuavano a litigarsi i casi migliori senza rendersi conto che, prima di tutto, davanti a loro avevano delle persone. Persone vere, non pezzi di carne da tagliare e studiare. Al GSMH i pazienti non sono mai stati solo pazienti ed è questo che mi piace. Questo modo di fare, questo considerare ogni caso come personale, rende questi medici dei chirurgi migliori, delle persone migliori. Li rende bravi nel loro lavoro. Li rende qualificati in modo incredibile per fare quello che fanno.

La scelta del quartetto in sala operatorio l’ho trovata piuttosto strana ma alla fineo ho capito che non avrebbero potuto farne una migliore. Gli altri personaggi non avevano storyline adatte, non perchè  non soffrano, ma perchè i loro drammi non sono giusti per questo tipo di circostanza. Ad esempio, la storia di Amelia e del suo bambino sarebbe stata troppo sacrificato all’interno di un episodio del genere perchè serve più tempo e più spazio, quella di Alex è fortemente legata a decisioni esterne (quella del tribunale) ed inoltre è già stata indagata, quella di Jo, invece, è troppo importante e ancora troppo oscura per essere inserita in questo contesto. Non poteva essere raccontata così. Merita più tempo. Noi spettatori meritiamo più tempo per comprenderla, visto che ha conseguenze su tutta la trama e anche su altri personaggi. Richard, Owen, Meredith e Stephanie erano perfetti per questo ruolo.

Webber rivede sua madre, quella madre che non ha potuto salvare quando aveva solo dieci anni e che tenta di salvare ogni volta rivedendola nello sconosciuto che si trova sul suo tavolo operatorio. Inizialmente non capivo perchè insistesse tanto con la storia del gioco. Non riuscivo a capire perchè fosse così importante. Credevo fosse qualcosa legato al voler mettere in luce i suoi errori nel programma di insegnamento ma fortunatamente non è stato così. Richard ha ripreso il suo ruolo di maestro e di insegnante, non solo di chirurgia, ma di vita. Meredith sarà anche il primario, e non metto in dubbio le sue capacità, ma lui è quello che ha ancora da trasmettere più di tutti. Lui ha ancora tanto da dare, a tutti, persino alla Grey che dopo anni e anni di carriera, si trova a dover imparare l’ennesima lezione. Mer capisce di avere ancora qualcosa da migliorare e da apprendere perchè nel loro lavoro non si è mai completi. Non è mai abbastanza. Ogni caso può insegnare qualcosa di nuovo. Ogni paziente ha qualcosa da trasmettere; un tassello, a volte minuscolo, che servirà a formare il chirurgo che lo sta operando. Non sono solo gli specializzandi a dover imparare, ma anche gli strutturati perchè spesso e volentieri non è il medico a dover crescere ma la persona che si nasconde dietro la mascherina.

Owen, ovviamente, rivede sua sorella nel paziente sconosciuto. Non poteva essere altrimenti. Lei è il suo dramma irrisolto, lei è quella che non è riuscito a salvare e lei probabilmente è il suo rimpianto più grande. Improvvisamente si trova catapultato in Iraq e parla con lei. Lei è il mezzo attraverso cui si mette in discussione. Il ricordo di sua sorella lo smuove. Megan lo tranquillizza, gli infonde coraggio e cerca di sollevarlo dal senso di colpa (“this guy isn’t me”), ma allo stesso tempo lo smuove e lo spinge a ragionare sul suo rapporto con Amelia. Ovviamente non è Megan a fare tutto questo, ma è Owen che parla con se stesso. E’ Owen che teme di non essere un chirurgo sufficientemente bravo da salvare quell’uomo, esattamente come non ha salvato sua sorella, ed è sempre Owen che ha paura di non essere un marito abbastanza capace. Ha paura di cedere, di “strangolare un’altra moglie”, di non essere all’altezza. Teme di aver fatto la scelta sbagliata e pensa di essere lui il problema. Non se la prende mai con Amelia ma solo con se stesso perchè lui è fatto così. Si sfoga, si arrabbia e urla con chiunque ma alla fine si ritiene sempre l’unico responsabile di qualsiasi cosa. Era chiaro quando sbraitava contro Riggs e lo accusava di aver ucciso sua sorella ed è chiaro ora con tutta la situazione di Amelia. Questo è il problema di Hunt. Pensa sempre di dover portare il peso del mondo sulle spalle. Crede di essere colpevole di chissà cosa e di dover pagare per i priori errori e di quelli di chi gli sta intorno. Tende a vedere sempre il lato peggiore di sé e ad addossarsi un sacco di responsabilità che nemmeno ha. Non si ritiene mai abbastanza quando, a volte, è anche troppo.

La Edwards è stata una sorpresa, lo ammetto. Credevo che stonasse lì in mezzo. Non capivo il senso della sua presenza perchè non credevo che avesse qualcosa da dire, sicuramente non al livello degli altri, ma mi sono ricreduta. Ha insegnato a tutti e ha anche avuto una storia da raccontare a noi spettatori. Non lo credevo possibile eppure mi ha emozionato. Sappiamo poco di lei, come di tutti i “nuovi” del resto, e vedere quella ragazzina raccontare un’infanzia difficile, fatta di rinunce a causa di una malattia, mi ha scosso e mi ha spinto a guardare oltre l’immagine di lei che ci è sempre stata proposta. Non sono una sua grande fan e non credo che lo diventerò da oggi ma almeno ora ho qualcosa che giustifichi i suoi comportamenti. La sua non è semplice voglia di primeggiare, non vuole solo diventare il miglior chirurgo, vuole una rivincita, vuole prendersi ciò per cui ha lavorato tanto duramente e che le spetta. Deve dare una voce a quella ragazzina che ancora si trova in lei e che la spinge a fare sempre meglio, a dimostrare di potercela fare, di essere all’altezza. Mi è piaciuto che si sia imposta su tutti i presenti, nonostante fossero i suoi superiori, e che non abbia avuto paura di farlo. In un certo senso, in lei ho rivisto Alex che si oppone ad Arizona e Owen durante il primo giorno della Robbins in quell’ospedale. Mi piace che gli specializzandi portino avanti le loro idee anche contro i loro superiori. E’ questo che li aiuta a crescere. E’ questa fiducia nei propri mezzi che li renderà dei chirurghi eccezionali. Direi che Alex ne è un esempio più che lampante.

Infine c’è Meredith, anzi ci sono Meredith e Derek perchè, mai come questa volta, mi è arrivato forte e chiaro il messaggio che lui c’è e ci sarà sempre. Derek farà sempre parte di Meredith, indipendentemente da cosa succederà e da chi ci sarà accanto a lei. Lui sarà sempre la persona a cui lei penserà in una situazione di difficoltà, sarà quello a cui penserà quando le cose andranno male e sarà quello a cui si aggrapperà quando avrà bisogno di un motivo per farcela. E’ naturale che in una situazione del genere lei pensi al marito ma, come abbiamo visto, il trauma non è la sua morte. Quella, in un certo senso, l’ha superata (beata lei). Il trauma è non aver potuto fare nulla. Il suo trauma è essere arrivata e non aver potuto fare niente se non prendere la decisione più difficile che una persona possa mai affrontare. Il trauma è aver dovuto dire ai suoi figli che lei non è la supereroina che loro credono perchè non può sistemare tutto. Non può salvare il loro papà, non può riportarlo indietro perchè nessuno può farlo. Lei è umana e non può opporsi a ciò che è successo. Credo che questo sia stato l’aspetto più difficile per lei. Lei è un chirurgo, uno dei migliori, lei è quella che nelle crisi non si blocca e fa andare avanti tutti, lei è la calma al centro dell’uragano lei è quella che ha visto il peggio e al peggio è sopravvissuta ma, nonostante questo, per Derek, per l’amore della sua vita, per il padre dei suoi figli, non ha potuto fare nulla. Non ha potuto salvarlo e penso che questo sarà sempre il suo rimpianto più grande. Potrà rifarsi una vita e davvero mi auguro che lo faccia, ma il senso di impotenza che ha provato in quella situazione, le resterà sempre dentro, farà sempre parte di lei e la spingerà a lottare di più in ogni caso, a rendere possibile l’impossibile e a salvare chi sembra ormai spacciato. E’ giusto che al termine dell’intervento ci fosse lui ad aspettarla. Quel posto è suo e di nessun altro. Se ci fosse stato Nathan a consolarla, ad esempio, sarebbe stato un grave errore. Non era né il momento né il luogo. Quello non era, non è e non sarà mai il suo ruolo. Mi dispiace ma ci sono cose che riguarderanno sempre e solo Meredith e Derek. Ci sono situazioni in cui lui sarà l’unico a poter essere presente, in un modo o nell’altro. Per quanto io ami Alex e il suo rapporto con Meredith, non avrei voluto nemmeno lui in quel momento. Sarebbe stato fuori posto e ingiusto mettere qualcuno di diverso da Derek. Nonostante rivedrò mi abbia fatto male e mi abbia fatto capire che mi mancherà sempre, nonostante quel “Hi” e quel sorriso siano stati un colpo al cuore, sono contenta che McDreamy ci fosse e che il suo ricordo sia mantenuto vivo nei momenti importanti anche se è passato un anno e mezzo da “How To Save A Life” , anche se Meredith sta andando avanti e noi con lei.

VOTO 8.5/10

Promo e ringraziamenti

Ringraziamo: Camilla Luddington e Justin Chambers. ღ | Un’Unica Passione: Grey’s Anatomy | Jessica Capshaw fan | Jessica Capshaw Italia | I’m addicted to Grey’s | We love Alex e Jo | Jessica Capshaw e Sara Ramirez | Calzona Fan | Grey’s Anatomy is a lifestyle | Grey+Sloan Memorial Hospital | Grey’s Anatomy. | Viviamo a Seattle | Grey’s for Life | Grey’s Anatomy is our McDreamy | Il nostro Mondo si chiama Grey’s Anatomy | Kate Walsh & Caterina Scorsone | Giacomo Gianniotti Italia |  Grey’s My Only love | Noi, Greysanatomizzati | Serial Lovers – Telefilm Page | Serie Tv Mania | Serie Tv, che passione  | Film & Serie TV | Diario di una tv series addicted | Serie Tv News | Crazy Stupid Series | ❤ Telefilm / Fiction ❤ | – Telefilm obsession: the planet of happiness –  | Lost in Series

6 thoughts on “Recensione | Grey’s Anatomy 13×08 “The Room Where It Happens”

  1. io ho solo due cose da dire,una a shonda ,una a comesichiamalacomandina-statteallalargadaarizonacheèmeglio(scusa rende meglio dirlo d’un fiato xD):
    comandina:

    “io sono l’autorità”…. (in questa puntata,nella sala,c’era una videocamera vero? da mandargliela in loop,stile easy streets-twd-) . della serie:gli uomini migliori nascono una volta ogni 50 anni. richard is it. lei who is it?
    a shonda:
    https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQmdXJvjprwNjFAbaTMXuRMDVCzT80HQOMpLzGGt6tA0qhJMFWJYA

    come fare i cuori a pezzi. lo sta facendo bene dal 2005. mortaccisua.

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    • A me Eliza, la nuova arrivata, piace. Alla fine fa solo il suo lavoro e non è colpa sua se per questo risulta un po’ “scomoda”. Sono curiosa di vederla con Arizona, secondo me non saranno male.
      Per la seconda cosa…lei è Meredith Grey, primario di chirurgia generale del GSMH. Aveva tutto il diritto di dire quello che ha detto. Richard è sicuramente un grande ma non è intoccabile, in più in una situazione di emergenza è giusto che chi il capo comandi. Forse Meredith è stata un po’ brusca, ma la situazione richiedeva fermezza. Inoltre non dimentichiamoci che è stata lei a fare un mezzo miracolo per il paziente quindi non aveva proprio tutti i torti ad imporsi così.

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      • no no non mi riferivo a meredith,quella frase l’ha detta eliza(ecco,non ricordavo il nome),alla bailey a fine puntata..farà il suo lavoro,ma comunque non la reggo. e richard merita ben piu’ rispetto…ecco,se avesse avuto altri modi,sarebbe stato diverso,per me.

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        • Ah scusami, ho interpretato male io. Alla fine lei fa quello per cui è stata chiamata e usa i modi giusti per farsi rispettare altrimenti, probabilmente, nessuno le darebbe retta. Inoltre per lei Richard, Miranda, Meredith, Maggie etc.. sono tutti uguali. Sono medici che non conosce e di cui non sa nulla. Lei sa solo che deve sistemare un programma di specializzazione che non funziona e cerca di farlo nel modo in cui è capace. Non è lì per fare amicizia. Diamole almeno il beneficio del dubbio e soprattutto tempo. Se resterà sicuramente cambierà. Ricordi com’erano Arizona, Owen e Mark quando erano appena arrivati?
          Chi dovrebbe rispettare Richard,comunque, è sua moglie che non si è presa la briga di spiegarli assolutamente nulla.

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  2. arizona mark e owen non sono arrivati facendo fuori il capo,e pretendendo pure autorità “legittima”(un po’ di condivisione e aiuto da chi ha esperienza per integrarti anche,no eh?)… comunque vedremo… se fossi stata meredith me la sarei mangiata viva(ah santa callie,ci voleva xD ) PS: rivaluto maggie,ne ho trovata una peggiore ahahh

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    • In realtà lei non fa fuori nessuno, prima di tutto perchè Webber non è il capo (so che viene spontaneo vederlo così ma non lo è, è solo uno strutturato) e poi perchè è stata chiamata per farlo. Oggettivamente è vero che gli specializzandi sono un disastro e che il programma va rivisto quindi è giusto iniziare dall’alto, quindi da chi lo dirige. Inoltre sono abbastanza convinta che si ammorbidirà. Citando Owen, Arizona e Mark intendevo che anche loro sono arrivati convinti di essere i migliori e non essendo intenzionati ad adattarsi, ma si sono ricreduti. Owen ha rischiato di sfigurare un paziente il primo giorno solo per non chiedere aiuto, Arizona ha sbagliato diagnosi ad una ragazzina e se non ci fosse stato Alex lei sarebbe morta e Mark considerava gli specializzandi alla stregua dei camerieri, tanto che li usava per farsi portare il caffè. Facendo questi nomi intendevo dire che molti appena arrivati avevano l’atteggiamento che ha Eliza ora ma poi sono cambiati, tanto da diventare fra i personaggi più amati.
      Maggie quando non parla di Riggs e non fa la liceale alla prima cotta, è decisamente molto meglio

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