Masters of Sex

Masters of Sex | Facciamo il punto prima del finale

Questa domenica andrà in onda l’ultima puntata della quarta stagione. Voglio fare il punto della situazione, data l’intensità delle due ultime puntate, sia in quanto a eventi sia in quanto ad emozioni.

Questa stagione è stata scritta in maniera sublime, con una sapienza e uno spessore che purtroppo mi capita raramente di vedere nelle serie ancora in corso. L’eleganza narrativa, la distribuzione dei pesi, la concatenzazione sensata degli eventi che ci portano ad una fine molto lontana dall’inizio, seppur in 10 puntate, tutto rendono questa stagione una delle più belle fra le quattro.

Dietro ogni episodio si riescono a vedere le mani esperte di chi intesse la storia. Un esempio lampante, in questa stagione, è la parabola dei nuovi personaggi, Art e Nancy. Al di là del fatto che spero esista un comitato ufficiale per l’odio di Nancy e la pietà di Art, fate caso al fatto che neanche nove episodi fa – nove ore fa – erano entrambi perfetti sconosciuti.
Si sono introdotti nella storia sotto i peggiori auspici, hanno agito e parlato e si sono già evoluti, riservando scene grandiose, dense, importanti. Hanno senso, entrano bene nella storia, sembra che ci siano sempre stati. Nove episodi, nove ore, sono poche per fare tutto questo. Eppure ci siamo già trovati a prendere parti, a piangere per Art, ad odiare Nancy ma comunque avere un minimo di comprensione per lei, quando dice di aver bisogno di una porta sempre aperta per andare via. Quando gli sceneggiatori ci sanno fare, quando musiche, dialoghi e montaggio sono ponderati e fatti bene, anche questo è possibile.

Maybe the next woman who wants to love you… you’ll be brave enough to let her.

Iniziamo con uno degli argomenti più scottanti di questa stagione: Dody. Questa donna, spuntata fuori un po’ dal nulla, che ci ha fatto storcere il naso in quanto mai sentita prima, si è infine rivelata un’importante chiave di volta nella storia, di Bill come uomo ma anche di Bill e Gini. Ed ecco un’altro esempio di bravura narrativa: partire dal ma chi diavolo è questa mò? e arrivare a dire personaggio fondamentale, in due minuti mi hai frantumato il cuore.

Pensare che entrambi avrebbero avuto un’altra vita, se l’infermiera avesse dato le rose col biglietto a Dody, fa veramente sentire il cuore pesante. Non sappiamo, e non sapremo mai, se Bill sarebbe stato un uomo diverso. Io penso che la sua infelicità abbia radici così profonde da non poter essere risolte da nessuna donna, ma solo da sé stesso. Però fa sempre effetto pensare al come sarebbe stato se, perché ce lo fa chiedere su noi stessi. Non è un tema originalissimo, ma è un buon espediente per farci capire la vita di Bill, il suo costante senso di inadeguatezza e di svilimento.

Sarebbe stato diverso? Necessariamente. Sarebbe stato migliore? Non lo sappiamo. E il non sapere le infinite vie che la nostra vita prende in ogni istante ha un peso non indifferente, soprattutto quando la via reale si discosta così tanto da quella ideale e dalle possibili alternative. Specialmente quando non hai imparato ad essere felice per anni e forse avresti potuto farlo prima.

How many times did I make you feel this way?

Dicevo appunto che Dody è fondamentale anche per dare l’avvio ad una serie di situazioni fra Bill e Gini, tra cui questa scena straccia anima in cui Virginia trema in preda alla gelosia e si rende conto di cosa ha fatto passare a Bill per anni.

Once or twice.
Or a thousand times…

Ed è così che dopo tanto tempo – decisamente troppo – Bill e Virginia fanno di nuovo l’amore. Nonostante la parrucca bionda, i baffi finti, gli occhi che osservano. Anzi, forse proprio grazie a tutte queste cose Virginia arriva a dire ciò che non ha mai detto prima.
Virginia ha dovuto perdere Bill prima di capire cosa significasse per lei.
Bill ha dovuto perdere Virginia prima di capire che lei lo amava veramente, che lui si merita il suo amore.
Virginia ha perso Bill perché l’ha ferita.
Bill ha perso Virginia perché l’ha respinta.

Entrambi non sanno farsi amare, ma entrambi si sono leccati le ferite a vicenda, hanno visto il peggio e si sono amati comunque, pur senza dirselo.

Take all the time you need.

Così sembra che Bill e Virginia siano di nuovo una coppia. O una cosa del genere. Bill è cauto, Virginia è attenta ai bisogni di lui. Nessuno dei due scappa di fronte all’altro o di fronte a sé stesso. Sono due persone completamente diverse.
Ma Bill, appunto, vede Virginia come una dipendenza, un vizio. Qualcosa che ha cercato di eradicare con tutte le forze, ma in cui è “ricaduto”. Voglio ribadirlo ancora una volta, perché non è mai abbastanza: questo telefilm ha un’accuratezza in fatto di meccanismi e spiegazioni psicologiche da far paura. Seriamente, guardare questa serie è come fare una full immersion nella psicologia clinica.
Le parole che vengono dette, i concetti che vengono spiegati, i messaggi che vengono trasmessi sono di una forza strepitosa e per chi che, come me, queste cose le studia, sentirle pronunciate in un telefilm è emozionante. Ma non si tratta solo di correttezza, perché la giustezza con cui vengono affrontate certe problematiche è fenomenale e non abbandona mai la bravura stilistica.

since we both have fallen,
why not enjoy the way down together?

La prima puntata della serie si intitolava Freefall.

Bill era in caduta libera, dopo aver perso tutto. La sensazione non cambia, perché anche avere tutto ti fa sentire sull’orlo del baratro.
Il disorso che Bill fa agli AA, quando dice che una dipendenza è pur sempre una dipendenza, a prescindere dalla sostanza – ripeto: accuratezza fenomenale – è un momento di epifania anche per lui. Perché dicendolo agli altri, lo svela a sé stesso: quello da cui dipendi è l’infelicità.

we only feel like ourselves…
we only know who we are…
when we feel worthless.

… Just being.

Quando alla fine della nona puntata Bill e Gini si tengono per mano scambiandosi i voti nuziali, pensavo sarebbe stato solo un momento simbolico in cui la loro nuova unione veniva suggellata. È stato forte, ma pensavo si trattasse di una metafora.

E invece.

Nella prossima puntata vedremo che i due annunciano le nozze e, spero, anche una guerra al massacro verso i due traditori pestiferi. Ma ecco rispuntare Dody, che non sembra abbia finito di giocare un ruolo decisivo: che anche questa stagione termini con una sequela di gioie strappate all’anima?

Vi lascio al promo del finale di stagione, The Eyes of God.

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