Masters of Sex

Recensione | Masters of Sex 4×07 “In To Me You See”

Con la settima puntata abbiamo ampiamente superato il giro di boa. Anzi, siamo praticamente vicini al finale, visto che le puntate saranno solo 10 quest’anno.

La scorsa puntata ha segnato un punto fisso molto importante, con la morte di Helen. E infatti, la scelta di proporci una puntata relativamente più leggera (leggi: che non mi ha fatto piangere disperatamente) era quasi naturale e l’ho trovata saggia, in linea con lo stile equilibrato della narrativa.

Sembra che la trasformazione di Bill sia fatta e compiuta: è una nuova era. La morte di Helen segna lo spartiacque fra la prima parte, dedicata all’evoluzione di Bill che si traina gli altri co-protagonisti e questa nuova era, in cui ormai il focus non è più su Bill (o Bill Virginia) ma di nuovo sulla clinica, sulla ricerca.

Non a caso, è proprio questa la puntata in cui finalmente conosciamo Dody. O, come piace dire a Bill, Dddòòòòdy. Mi sono interrogata sul perché questo personaggio, così importante per il passato di Bill, venga fuori solo ora. Ci sembra quasi un’invasione, l’ennesima bionda che orbita attorno a Masters.
Per quanto mi sembri ovvio che Dody venga fuori adesso semplicemente perché non era nei precedenti programmi degli autori, capisco l’esigenza di introdurre un nuovo elemento per ravvivare le acque. Ricordiamoci che non è semplice portare avanti una serie per quattro anni, ambientata nel passato, che sia ispirata ad eventi reali e che, per quanto parli di sesso, lo fa in maniera scientifica, storica e sociale.

Vi immaginate lo spettatore medio?

Inoltre, ha senso tracciare un ponte fra la nuova vita di Bill – se non altro, un nuovo modo di porsi – e il suo passato, senza dimenticare l’elemento di mistero. Dobbiamo aspettare la prossima puntata per dare capire cosa c’è dietro Dody, suo marito – il ritratto dell’equilibrio mentale – e tutto il resto.
La scena fra lui e Bill al ristorante è stata un autentico

e penso ne seguiranno altre così, visto che dal promo vediamo addirittura Virginia coinvolta in questo incontro col marito di Dody. Va visto com’è che si ritroveranno insieme, dopo aver deciso di “dividere e conquistare”.

You can only trust me by being again with me.

In questo episodio vediamo Virginia più impegnata a scoprire la competizione e i ciarlatani copioni che a riconquistare Bill. Ma l’intenzione velata c’è sempre, anche se negata. Il problema è che si scontra con un muro impenetrabile. Ho apprezzato la simmetria delle lettere: passato quell’attimo in cui mi sono chiesta se avessi scaricato una puntata delle prime stagioni di The Vampire Diaries, vederli entrambi incosapevolmente impegnati a fare ammenda tramite la lettera. Una spedita e arrivata, l’altra riscritta e stracciata: un ottimo modo per farci capire che Bill sta andando avanti, mentre Gini è intrappolata in un’invincibile stasi d’indecisione.
Un altro elemento prezioso di questa quarta stagione è il legame linguistico che unisce le puntate: è stata la volta di pattern, poi di work e, ora, di inventory. Sono dettagli che apprezzo. Ci mostrano l’attenzione degli sceneggiatori a portarci per mano nella storia.

We are many things. All at once.

Torna con gran vigore il tema dell’omosessualità, che ci riporta coi piedi nella cultura del tempo. Non tanto quella omofoba – che abbiamo visto le scorse stagioni – ma quella in cui mancava la voglia di comprendere ciò che appare diverso, ma non lo è. Ecco lo spunto per tornare al fulcro dello show: la ricerca, il lavoro, la rivoluzione culturale portata avanti da statistiche e osservazioni scientifiche. Val la pena ricordare che solo nel 1990 l’omosessualità è stata rimossa dai manuali diagnostici per i disturbi mentali. Di strada se n’è fatta e forse gli studi di Masters e Johnson ne sono stati un prezioso inizio.
Ma sotto questa frase ci metto anche lo stesso Bill. Mi fa una gioia incredibile vederlo così vicino a Betty nel momento del bisogno. Vederlo coinvolto in prima linea nella tragedia dell’amica. Non ricordo di averlo visto mai così disponibile nei confronti di qualcuno che non fosse Gini – o sé stesso.
E la stessa Betty, che dimostra ancora una volta la sua inconfondibile risolutezza. Pronta a combattere per l’amore di Helen e della bambina, fiera si dirige verso la tempesta. E queste immagini dovrebbero farci riflettere, dato che ancora oggi c’è chi rifiuta agli omosessuali una protezione legislativa in questi casi.

Finito il breve momento politico, vi lascio al promo della prossima puntata, che ovviamente si chiamerà Topeka.

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