Telefilm/The Walking Dead

Recensione | The Walking Dead 7×01 “The Day Will Come When You Won’t Be”

Put the blame on Mame, boys

Put the blame on Mame

Così cantava Rita Hayworth in Gilda. Nella canzone, si dava la colpa ad una certa Mame di alcuni dei più grandi disastri negli Stati Uniti: l’incendio di Chicago del 1871,  la tormenta, nota come “Uragano bianco”, di New York del 1888, il terremoto di San Francisco del 1906.

Ecco, io invece do la colpa a Leonardo DiCaprio.

Quando, all’inizio dell’anno, ha vinto il tanto agognato Oscar, il buon vecchio Leo ha scoperchiato il vaso di Pandora, e infatti da quel momento in poi il 2016 è andato a rotoli. Completamente a rotoli. È stato un anno devastante sotto tutti i punti di vista (ci manca soltanto Trump presidente) e, telefilmicamente parlando, questo episodio di The Walking Dead costituisce il culmine della tragedia.

Ci abbiamo rimuginato per mesi: chi è morto? Abbiamo elaborato teorie su teorie, analizzato i fotogrammi, interpretato le notizie che filtravano (o che non filtravano dal set), abbiamo cercato di capire chi avesse concluso il proprio ciclo narrativo e chi ancora aveva qualcosa da raccontare, insomma, abbiamo provato a risolvere uno degli enigmi più interessanti della passata stagione televisiva: chi fosse morto in The Walking Dead.

Ora che l’attesa è finita avrei preferito vivere nell’ignoranza per il resto della mia vita ma ehi, dovrò farmene una ragione. Mi consola il fatto che la mia previsione – cioè la morte di Abraham – fosse giusta. Di contro, si è avverato anche il mio timore più grande, cioè la morte di Glenn, e io non so ancora bene come gestire la cosa.

(anzi, no, lo so come gestire la cosa: vi prego, datemi due colpi di Lucille in testa, perché non voglio vivere con tutto ‘sto dolore)

Ma tristezza, rabbia, disperazione, sconforto, ancora disperazione e tutte le emozioni che l’episodio possa aver suscitato a parte, questa première è stata una delle cose più belle che abbia mai visto: un gran pezzo di televisione, sul serio.

Quello che più ho apprezzato (cioè, Jeffrey Dean Morgan escluso: ma quanto cavolo è bravo?) è stato il modo in cui hanno costruito la suspance. Il modo in cui ci hanno condotto all’exploit, un pezzo alla volta, attraverso gli occhi di Rick, attraverso la paura di Rick, giocando tra il passato e il presente, tra quello che è successo (che ancora non sappiamo) e quello che potrebbe ancora succedere (che speriamo non accada), privandoci di ogni certezza, tranne una: che nessuno è al sicuro.

Il primo ad andarsene è stato Abraham, scelto alla fine della famigerata conta. La cosa, all’inizio, mi ha provocato delle sensazioni contrastanti: soddisfazione per averci indovinato, un po’ di euforia perché è toccato a lui e non a Glenn (quanto è durata ‘sta soddisfazione, un minuto?) e, beh, ovviamente un bel po’ di tristezza perché Abraham era un bel personaggio: era forte, deciso e – cosa che non guasta in un mondo del genere – divertente. Era quello in grado di spezzare la tensione, che ci concedeva di tirare un po’ il fiato. Se mai c’è stata un po’ (non dico tanta, ma un po’) di leggerezza nello show, se ne è andata con lui. Tanto più che è evidente come ora sia tutto cambiato: le dinamiche all’interno della serie sono state stravolte, e nulla sarà più come prima.

Ma forse la sua morte ce l’aspettavamo tutti. Razionalmente parlando, aveva senso. Aveva finito la sua storia, per così dire: dopo essersi accomiatato da Eugene abbiamo capito che il percorso di Abraham aveva trovato la sua degna conclusione. Sarà per questo che gli sceneggiatori (#mortaccivostri) hanno deciso che una dipartita non fosse sufficiente, e di prendersela dunque anche con chi, nel fumetto, era effettivamente morto per mano di Negan (nel fumetto, infatti, Abraham muore sulle rotaie – nel telefilm è stata Denise ad andarsene così)

Glenn. Il mio amato Glenn.

C’è stato un gran dibattito, da aprile fino a praticamente il momento in cui è andata in onda la première.

Da una parte, c’è chi diceva che sarebbe morto perché così facendo si sarebbero attenuti al fumetto, dall’altra c’è chi diceva che non sarebbe morto proprio per evitare il ripetersi del fumetto (il telefilm infatti si è preso spesso e volentieri delle libertà rispetto al cartaceo, mescolando e reinterpretando gli elementi originali, anche in questo caso – sul punto, cfr. il P.S. in calce all’articolo)

E per quanto la sua dipartita fosse nell’aria (Steven Yeun ad un certo punto non è più stato avvistato sul set), ci ha colto comunque di sorpresa. Beh, quasi. Quando – dopo che Daryl si avventa contro Negan – il capo dei Salvatori dice che lui è un uomo di parola (riferendosi a quanto affermato nell’episodio precedente, cioè che non avrebbe tollerato alcuna insubordinazione) tutti avevamo capito che oltre ad Abraham sarebbe morto anche qualcun altro. Quel qualcun era Glenn.

Per quanto la cosa mi abbia devastata, non posso che complimentarmi con la scelta degli sceneggiatori. Quando ancora si teorizzava sull’identità della vittima di Negan, ci si domandava se avrebbero avuto il coraggio di uccidere qualcuno di veramente importante. C’è chi temeva che sarebbe morto qualcuno di poco conto, come Aaron, e così avrebbe accusato la produzione di mancanza di coraggio. Di aver paura di alienarsi gli spettatori togliendo la vita ad un personaggio molto amato come potrebbe essere, che so, Daryl o, appunto Glenn. Beh, provate a lamentarvi ora: due personaggi importanti in un colpo solo. Bam! Questo è The Walking Dead in tutto il suo brutale splendore. Che ci piaccia o no.

Due morti uguali, ma molto diverse tra loro. Uguali, perché il modus operandi di quel pazzo maniaco di Negan è lo stesso, spappolare le teste a colpi di Lucille. Diverse perché Abraham ha affrontato il plotone di esecuzione con la consapevolezza di essere di fronte al plotone di esecuzione. Ha affrontato la morte con il coraggio di un soldato valoroso. E come tale è stato celebrato da Negan (che infatti ha “apprezzato” il modo in cui ha resistito ai primi colpi).

Glenn, d’altro canto, è stato preso alla sprovvista, Peggio ancora, è stato sbeffeggiato – per come gli fosse uscito l’occhio dall’orbita, per il fatto che non riuscisse a parlare. Noi abbiamo conosciuto Glenn come un personaggio buono, coraggioso e generoso. La sua morte (il “modo” cioè in cui se ne è andato) non gli ha reso giustizia, la qual cosa ha reso tutto ancora più tragico.

Tragicità accentuata di molto dal fatto che tutto si è svolto sotto gli occhi, atterriti e sconvolti, di Maggie. Ed è proprio a lei che Glenn rivolge le sue ultime parole. “Ti troverò”. In un’altra vita, in un altro universo, in un mondo in cui nulla di tutto questo è mai successo, loro saranno destinati a ritrovarsi, come si sono sempre ritrovati, e staranno di nuovo insieme.

In questa vita, in questo universo e in questo mondo, io comunque soffro. Giusto per farvelo sapere.

Ora, lo scopo della prima uccisione era quello di imporre una gerarchia: Negan si pone come capo supremo sul gruppo dei nuovi arrivati. La morte di Abraham serviva ad illustrare una tantum questo concetto. La morte di Glenn, che deriva dal gesto di Daryl, è servita a consolidare oltremodo quel concetto. Come un folle monarca medievale, Negan ci fa vedere che il potere di vita e di morte che si è arrogato è del tutto arbitrario. Se quella di Abraham sottostava ad una sorta di regola (arbitraria anch’essa, ma comunque una regola), quella di Glenn è stata una semplice dimostrazione del fatto che lui può fare quello che vuole. E i suoi nuovi sudditi devono semplicemente farsene una ragione.

E loro se ne sono fatta una ragione. Inermi e terrorizzati, hanno capito che se vogliono vedere l’alba devono arrendersi a quel pazzo. Rick, tuttavia, non ci sta. Anzi, promette di ucciderlo. Non oggi, non domani, ma Negan deve morire. Se tutti gli altri si sono arresi, Rick no. Rick, in quanto leader, e anche dopo tutto quello che ha passato, non ha nessuna intenzione di dargliela vinta. All’inizio dell’episodio, per quanto terrorizzato appare – Rick è ancora il Rick che conosciamo: un leader.

E Negan sa che non è tanto il gruppo che deve spezzare, ma il suo capo. Il resto verrà di conseguenza.

Il Rick della fine dell’episodio è proprio questo, un uomo spezzato. In ginocchi davanti a Negan, pronto a giurare come un bambino rimproverato per una marachella da un genitore severo che sì, ha capito, che no, non si opporrà a Negan. Chegli appartiene. Che vivrà in funzione sua.

Negan raggiunge questo scopo in una maniera tanto brutale quanto sottile. Come il Dio del Vecchio Testamento, che aveva chiesto ad Abramo la morte del figlio Isacco, Negan ordina a Rick di tagliare il braccio a Carl. A nulla valgono le lacrime e le implorazioni di un padre che farebbe di tutto pur di proteggere suo figlio, anche quello di offrirsi volontario per la mutilazione. Ma di fronte all’aut-aut di Negan (o gli tagli il braccio, o io uccido tutti, Carl compreso), Rick non può nulla. E quando è pronto a colpire, Negan lo ferma (così come Dio ha inviato un angelo a fermare la mano di Abramo), perché ha ottenuto lo scopo che si era prefissato: ha spezzato Rick e ha ottenuto la sua obbedienza.

Ora che tutto il gruppo è suddito dei Salvatori, Negan e i suoi se ne vanno (portandosi via Daryl), fissando il termine di una settimana a partire da quel momento per la consegna della prima offerta (di cibo, armi, utensili, tutto quello che riusciranno a trovare). E lasciandoli soli con il loro dolore.

Dicevo che ha spezzato Rick. È vero. L’ha reso inerme e inoffensivo.

Quello che Negan non sa è che c’è un altro membro del gruppo, con due cojones così che, sebbene abbia perso tutto, ma tutto, la prima cosa che dice, davanti al cadavere spappolato del marito, è che “Dovete preparavi. Per combatterli”. Maggie mon amour.

Immagino che verrà il tempo del lutto, verrà il tempo del ricordo. Ora come ora c’è solo spazio per la rabbia, e per la consapevolezza che, in questo mondo apocalittico, due gruppi del genere non possono coesistere. Sanno tutti fin troppo bene che, nella realtà in cui vivono, vale una sola regola, quella che i latini avevano riassunto efficacemente nella frase “mors tua, vita mea”. Maggie lo sa, e reagisce. Maggie, che pure ha perso tutto, non è stata spezzata come è stato spezzato Rick, e decide di reagire. Verrà il tempo del lutto, verrà il tempo del ricordo, ma non adesso.

Peraltro, Maggie è anche pervasa dal rimorso: crede che sia colpa sua se si trovano in quella situazione, perché non si sarebbero avventurati alla volta di Hilltop se lei non fosse stata male. E, ora come ora, l’idea che possa perdere anche il resto della famiglia, cioè il gruppo, per causa sua, è un pensiero pesantissimo.

(e parlando di sensi di colpa, non penso che Daryl sia messo meglio: se non fosse stata per la sua avventatezza, probabilmente Glenn sarebbe ancora vivo. Credo proprio che vivrà con il rimorso per mooooolto tempo)

Comunque, se ci pensate, è straordinario come, di fronte ad una tragedia del genere, Maggie non abbia, nemmeno per un istante, perso quel piglio da leader che aveva iniziato ad emergere nella scorsa stagione (a fianco di Deanna ad Alexandria, e nel confronto con Gregory a Hilltop) e che lo stesso Rick aveva riconosciuto. Date modo a Rick di tornare Rick, e poi vedete come ‘sti due – perdonatemi il francese – ficcano Lucille su per il culo di Negan.

Gli ultimi minuti dell’episodio li ho trovati particolarmente commoventi: Rick che ribadisce a Maggie che sono una famiglia, che ci saranno sempre gli uni per gli altri, a prescindere da tutto,

Sasha che conforta Rosita, unite ora da un legame particolarissimo, in quanto entrambe innamorate di Abraham.

Infine, l’episodio si chiude con una bella immagine di quello che sarebbe potuto essere. Sarebbe dovuto essere. Ma che purtroppo non sarà mai.

P.S. ad esempio, nel fumetto Rick perde la mano, tagliatagli dal Governatore. Quando Negan non fa che parlare dell’ascia e dell’avere un braccio destro, e allontana Rick dal gruppo, era quasi scontato pensare che volesse fare quello aveva già fatto il primo cittadino di Woodbury. Poi sembra che sia Carl a doverla perdere, ma niente di fatto anche qui. Ora, probabilmente tutto ciò è dovuto al fatto che la CGI costa e avere un protagonista con una mano monca è probabilmente anti-economico (già con Hershel e Merle avevano trovato degli escamotage), ma comunque ho apprezzato la strizzata d’occhio ad un elemento fondamentale del fumetto, senza per questo doverlo per forza realizzare.


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15 thoughts on “Recensione | The Walking Dead 7×01 “The Day Will Come When You Won’t Be”

  1. non gli avrà tagliato la mano,ma quello che gli ha fatto in alternativa ridefinisce tutto,il significato di tutto….. odio le frasi fatte,ma mai come in questo caso è necessaria:il governatore è topolino,a confronto. letteralmente.

    glenn…..io al massimo me lo aspettavo a fine puntata,tipo al posto di comando,il Santuario,dopo aver imprigionato tutti e daryl,in prima fila come rick…..mi ha fatto venire un infarto,all’improvviso T_T. si,è una puntata che non rivedrò mai piu’….
    rammarico solo perchè è glenn che meritava tutta questa attesa,come se la sua morte fosse uno sfizio(per negan lo era),ma meritava piu’di questo….”ehi tu,si dico a te coglione”… piango a sangue T_T. e rick che risponde a maggie”loro hanno un esercito”rassegnato,mi ha fatto ancora piu male….. avrà un esercito,ma rick fuckin grimes è rick fuckin grames,e ritornerà……hiltop,il regno di ezekiel,the war is comin’…altro che winter.
    ps: negan deve morire male. dopo estenuanti torture mentali,ovvio….

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    • Ci credi che io ancora non ho realizzato? Ancora mi sembra che niente di tutto questo sia successo, sono tranqui fanqui e nemmeno me lo spiego. Secondo me è l’ultimo estremo tentativo del mio cervello di proteggermi dal dolore. Aspetto il momento in cui mi renderò conto che invece è tutto vero e allora sbroccherò di brutto! (c’è pure da dire che ho visto l’episodio con un’ansia che non provavo da tanto tempo, nello specifico da quando facevo gli esami all’università e sedevo in aula in attesa di essere chiamata: la stessa identica sensazione, e non è una bella sensazione).

      Rick porello ha preso una botta (figurata) pari a quelle inferte da Lucille: è un uomo completamente distrutto, consapevole di aver portato il suo gruppo dritto nelle fauci del leone e deve praticamente annullare se stesso e tutto quello che rappresenta per garantir loro una minima chance di sopravvivenza. È orribile vederlo in quello stato.

      Adesso sono troppo curiosa di sapere come proseguirà la storia, e voglio vedere Maggie nell’immediato e come reagisce. Spero che il prossimo episodio non sia tutto incentrato sul Kingdom perché ne dipende la mia sanità mentale e farmi aspettare due settimane è una tortura.

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      • io ancora non realizzo hershel,figurati xD….questa rimarrà pesante forever. come se mi avessero toccato un amico,gli amici….neanche buffy mi faceva st’effetto…ecco,chiamatemi sarah michelle gellar in twd e potrei implodere.
        il kingdom necessita una presentazione degna,come woodbury…a me invece serve una pausa,se questa stagione sarà “peggio”della sesta morirò male pure io….
        maggie stava già diventando pratica e cinica,quando carol era in crisi…figurati mo….

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        • La situazione è talmente tragica che una ammazzavampiri ci servirebbe eccome (alla luce pure della battuta fata da Negan). Bene, passatemi il numero di cellulare di Sarah Michelle Gellar che devo proporle un cameo.

          Con Rick a pezzi e Carol in crisi, se non ci pensa Maggie a ordire piani di vendetta Alexandria si estingue. Daje tutta Maggie, tutta la curva sud fa il tifo per te!

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          • ahhaah si estingue…davvero. io non vedo l’ora che approfondiscano jesus,visto la modalità ninja bastava lui a far fuori negan…mannaggia a loro! e poi quanto è figo…mi distraggo un po’ … mo seriamente la vorrei sarah,l’età è quella,è matura abbastanza…chiamatela!!

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          • Ma era proprio necessario nominare Sarah Michelle Gellar, che io adesso parto coi film mentali e mi illudo? SHAME ON YOU! (tra l’altro, per restare in tema, io ancora non ho superato la morte di Anya, quindi vedi te come sto messa!)

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          • Io sarei morta di infarto alla fine della conta, dopo aver scoperto che sarebbe toccato a me. Una morte veloce e pulita, senza schizzi di cervella.

            Uhm, io a lei non potrei mai rinunciare, onestamente non riuscirei a rinunciare a nessuno tranne Morgan XD

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