Masters of Sex

Recensione | Masters of Sex 4×04 “Coats or Keys”

Quest’ultimo episodio di Maters of Sex è stato curioso, inaspettato, un po’ anomalo forse, ma altrettanto straordinario. Sono tornati, sono tornati tutti alla grande.

Dico curioso e anomalo perché ha una struttura circolare che, a memoria, non avevamo mai visto in questa serie: l’inizio ci coglie di sorpresa, perché in realtà è la fine della storia e si gioca con le nostre previsioni. Anomalo perché succede tanto ma c’è poco della clinica, c’è poco persino fra Virginia e Bill, in apparenza, ma in realtà ogni parola che esce dalle rispettive bocche è uno sguardo nello spessore della loro psiche. Ma soprattutto, è un colpo grave al nostro debole cuore seriale.

What did it take?

Cosa ci è voluto per far sì che Bill riconoscesse il suo comportamento sconsiderato come frutto del trauma?
Questa domanda mi ha lasciata un po’ così; la risposta che Gini si aspettava, mi ha spiazzata: vuole sentirsi dire che ci è voluta lei a fargli capire i suoi demoni. E quale pretesa, in una situazione come quella in cui sono?
Sono stata precoce: questa domanda, e la relativa risposta attesa, hanno trovato un senso autentico nella conversazione fra Art e Virginia a causa dell’assurdo gioco sessuale dei cappotti.

Finalmente Virginia esplicita a parole quello che abbiamo sempre saputo, osservando il suo comportamento di predatrice sessuale, di partner inarrivabile, di isola sentimentale che, in quanto tale, finisce per ferire e abbandonare coloro che la amano.

«in bed, you want to be the best he’s ever had so no other woman can compare.
Can you leave a mark that’s indelible? That’s the challenge

Riesci a lasciare un segno indelebile nell’altro, anche solo per una notte di passione? Ma perché è questo il desiderio di Virginia?
Sicuramente non è facile entrare nella sua psiche, perché questo desiderio di manipolare emotivamente gli uomini per far sì che la amino e la mettano su un piedistallo quel tanto che basta per lasciarli incantati e rovinati (You dazzle them, and then you leave them ruined) deve affondare in qualche ferita profonda. In qualcosa che le è sempre mancato. Una qualche crepa dell’anima.

Qui finalmente si lascia capire che, in fondo, Bill e Virginia sono uguali – come sostengo da sempre – perché sono entrambi danneggiati. Broken.

E Virginia dà anche un certo significato a quel suo continuo altalenare nella relazione con Bill. Prima ti ammiro, perché tu mi ammiri, e sei il primo a ritenermi intelligente malgrado io abbia paura di essere semplicemente mediocre, malgrado tu mi conosca e potresti ben concludere che sono una persona orribile o insignificante; ma io ti spingo via, perché sei l’unico col quale riesco a mettermi a nudo, ad essere chi sono veramente, perché tu fai lo stesso con me, e questo è spaventoso, terrificante! Ti spingo via tradendoti, facendoti credere di volere altri uomini, ma tu mi ami lo stesso, anche quando ti ferisco e ti lascio a terra incantato e rovinato.

Ma forse proprio chi riesce ad amarti malgrado tutto, è quello il vero amore.

Mi è sembrato che tutta la vicenda di Nancy e Art, fino all’espediente della festa, sia stato un modo per farci entrare nella mente dei personaggi, di spiegarci poeticamente (e anche a basso budget) il perché delle loro azioni dall’inizio dell’intera storia.

We did our best.

Ancor più inaspettato è il riavvicinamento fra Libby e Bill. Dobbiamo aspettarci una pace duratura o si è trattato solo di una tregua notturna? In ogni caso, la tenerezza fra i due è stata toccante. Bill ormai è consapevole dei suoi errori e del male che ha inflitto agli altri. Non è affranto, ma da uomo pragmatico che è non lascia più che le persone le caccino via senza cercare un’altra possibilità da loro.

È difficile credergli quando dice che avrebbe provato nuove forme di intimità con Libby, se lei si fosse dimostrata aperta ad esse; sappiamo che non ha esitato tanto a sperimentare con Virginia. Sappiamo che Libby è bella ed è sempre stata una brava moglie. Ma appunto, Bill l’ha sempre vista come compagna, moglie, madre. L’ha sempre vista come quella fasciatura temporanea delle sue ossa rotte, rotte dal padre, che si sono rimarginate solo scontrandosi con le ossa rotte di Virginia.

E c’è un parallelismo fra il loro dialogo chiarificatore e il discorso di Art sull’inequità delle relazioni: forse c’è sempre chi ama di più dell’altro. Ed è stato il caso di Libby per Bill, ma anche di Bill per Gini. I tre sono legati da un filo invisibile ma fortissimo.

What are you sorry for?

E con questa ennesima dimostrazione del cambiamento di Bill (prego gli Dei nuovi e vecchi che sia tutto autentico), i due si sono ufficialmente avviati verso la tregua reciproca. Perché forse Virginia è pronta ad amare Bill tanto quanto lui ama lei. Il problema è che forse ormai è troppo tardi. Loro soffriranno e noi, col cuore seriale tipicamente indebolito, con loro.

Vi lascio al promo del prossimo episodio, Outliers.

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