Masters of Sex

Recensione | Masters of Sex 4×03 “The Pleasure Protocol”

Virginia cara, con tutto l’affetto che posso provare per te, per la tua storia, per la tua beltade e la tua intelligenza, fatti dire una cosa: datti una calmata.

Oh, l’ho detto. Da persona sicura di sé è diventata una persona arrogante, oltre che ipocrita. Arrogante nel non capire che, sebbene Bill sia “responsabile” delle accuse di prostituzione, sono affari che la riguardano. È vero, Bill non le ha dato retta quando lei lo scoraggiava, ma se si fonda un’azienda insieme, si fa affondo insieme. Inoltre, sappiamo bene che Gini non lo scoraggiava perché ci fosse un rischio del genere, nel progetto, ma per la sua gelosia che si è concretizzata nella storia con Dan.

All’ipocrisia ci arrivo dopo.

Finalmente ci viene detto cosa è accaduto con Dan. In realtà, quando Gini ha raccontato tutto alla moglie di Logan, mi è sembrata una storia così assurda da sospettare che sia un mucchio di fandonie dette nella circostanza o nella speranza di ferirla con la storia del “l’ho lasciato io, sei solo le sue briciole”. Il caso vuole che Bill, ascoltando la storia di Alice agli AA, capisca che Virginia sta mentendo e possiamo vedere un briciolo di speranza che si riaccende nei suoi occhi, in lui che ha imparato a farsi da parte e pagare per i suoi errori, ma che passa le notti a rivedere vecchi filmati di Gini.

Lei probabilmente ancora lo ama, in fondo. La scena in cui Bill le chiede con toccante sofferenza di prendere in mano il caso della coppia la cui sessione è finita in violenza ne è un esempio. In quel momento Bill si è rivolto a lei mettendosi ancora una volta a nudo, senza un minimo di difesa, come solo con lei ha mai fatto e lei ha saputo mettere da parte tutto, perché sa che al di là della loro storia Bill è un uomo che merita gentilezza da quel punto di vista. C’è stato uno scambio di sguardi che è valso più di mille parole.

A proposito di questa coppia, c’è da dire che questo telefilm si dimostra ancora una volta pienamente sul pezzo. Dovrò ricordarvi che lo guardo non solo come semplice spettatrice, ma come laureata in psicologia. Anche solo la conversazione che c’è fra Bill e Nancy dopo la visione del film osé, sul limite fra comportamento normale (leggi: nella norma) ma insolito e comportamento patologico dovuto a un trauma. Sono i primi anni della psicologia contemporanea ed effettivamente gli studi erano solo agli albori (lasciando da parte l’ormai trentennale teoria di Freud, che però non si è mai basata sull’evidenza scientifica). E ancora oggi c’è molta confusione nel capire quale sia, se c’è, questo limite e come trattare certe situazioni.
Già nelle scorse puntate, con il caso del feticismo, si è affrontato un argomento ancora scottante nella letteratura psicologia: la differenza fra parafilia e disturbo parafilico.

Insomma, educativo per il pubblico non esperto ed edificante, oltre che affascinante, per il pubblico “esperto”.

E qui arriviamo all’ipocrisia di Virginia. Vorrei capire come, nella sua testa, il progetto delle surrogate di Bill fosse diverso da quello che sta facendo ora lei con Art, di insegnare ad avere una vita sessuale sana a chi ne ha voglia, ma non è affetto da alcun disturbo specifico. Se ci pensate, in fin dei conti, è lo stesso pensiero: ti “insegno” a fare del sesso migliore, a seguire tecniche e protocolli, che ti facciano diventare multi-orgasmica o che, nella prospettiva di Bill, ti permettano anche solo di iniziare il rapporto o di concluderlo. Io davvero questa abissale differenza non la vedo e mi fa specie come Virginia possa tanto rompetere le palle erigersi a paladina della giustizia con Bill quando lei nel suo studio fa la stessa cosa.

Quando si dice la coerenza.

E quando si dice onestà: ho già detto come, secondo me, Virginia e Bill sono affetti dal medesimo male della manipolazione, anche se Virginia fa di tutto per negarlo. Ma questa cosa diventa palese quando, ancora una volta, si erige a paladina della compassione decidendo di non licenziare i nuovi collaboratori, in fondo solo per comprarsi il silenzio di Art.

Che poi, ‘sti due non me la raccontano giusta. Io il motivo di questa sciocca menzogna volevo saperlo. Non so se verrà fuori, ma per ora mi sembra un buco nella storia, se non che la vicenda ha dimostrato di nuovo l’avventatezza di Gini.

Per questa settimana è tutto. Vi lascio al trailer del prossimo episodio, Coats or Keys.

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