Telefilm/The Collection

Recensione | The Collection 1×01 “The Deal”

Okay, oramai ho compreso che le miniserie sono il mio forte e oggi ─e per altre otto settimane circa─ vi voglio presentare e magari fathe-collection-1x01-1rvi innamorare di una serie nuova nuova di produzione. Si chiama The Collection, poco conosciuta forse anche a causa della sua messa in onda da parte di Amazon Video, della BBC Worldwide, della Federation Entertainment e della France Télevistions; il produttore è Oliver Goldstick, che ha preso parte a serie come Ugly Betty, Pretty Little Liars e Desperate Housewives, tra le più famose. Nel cast invece troviamo Richard Coyle (O come Otello, A Good Year, Prince of Persia – Le sabbie del tempo) come Paul Sabine, Tom Riley (Miss Marple, Da Vinci’s Demons, Doctor Who) come Claude Sabine fratello di Paul, Mamie Gummer (figlia di Maryl Streep e la somiglianza con la madre si nota pazzescamente) come Helen Sabine moglie di Paul, Max Deacon come Billy Novak, un fotografo e infine Jenna Thiam come Nina, dipendente di Paul Sabine.

The Collection è una miniserie ambientata nel dopoguerra a Parigi, capitale mondiale della moda; ed è proprio su questo che la serie è incentrata, come anche si può comprendere anche dallo stesso titolo, ovvero Collezione.

Il pilot, come ogni pilot che si rispetti, fa intendere molto ma non tutto.

Paul Sabine gestisce un atelier ma si scopre quasi subito, non appena decide di andare a trovare il fratello Claude, che non è egli il vero genio dietro meravigliosi abiti, bensì il secondo, che passa la maggior parte del tempo tra locali gay della città ─e già qui possiamo notare l’elemento LGBTQ che è presente in qualsiasi serie televisiva dei giorni d’oggi (cosa che non mi dispiace per nulla); il rapporto tra Paul e Claude è sì fraterno ─verso la fine si nota un certo affetto da parte del primo per il secondo─ ma per Paul vengono prima gli affari dato che, in questo periodo di crisi economica post-nazismo, la sua maggior preoccupazione è di mantenere in vita il proprio atelier.
Viene presentata già dai primi frame il personaggio di Nina che, trovandosi su un treno diretta a Parigi con la madre ─entrambe lavorano come sarte per Paul─ cerca di buttarsi da questo, fallendo nel tentativo. All’inizio ho pensato sinceramente che fosse quasi un cliché, ovvero quello della classica ragazza bella et depressa ma non si sa il motivo; in realtà Nina era incinta ─o almeno così ha capito la mia mente malata─ di un Sabine ─ovvero Claude… cosa? Non era gay?─ ma la madre per non far destare scalpore ha fatto allontanare la figlia da Parigi per il periodo della gravidanza ─credo, come detto non si comprende molto dall’inizio e questo ci piace.
Un altro personaggio presentato quasi immediatamente è Billy Novak, un simpatico fotografo perennemente con la sua macchina in mano ─e devo ammettere che le fotografie non sono niente male, davvero stupende!─ che è arrivato dagli Stati Uniti per scrivere su una rivista e commentare gli abiti sempre di Paul. Il suo redattore più che interessato alla moda, verte la propria attenzione sugli scandali riguardanti la famiglia Sabine ─particolare attenzione è rivolta alla penna di Paul con dettagli in argento, dato che i tedeschi durante la guerra utilizzavano questo materiale per le stilografiche sostituendolo all’oro, quindi il giornalista sospetta di un atteggiamento filo-tedesco.
Billy, entrando nell’atelier di Paul, fa la conoscenza di Nina e possiamo dire che è quasi amore a prima vista; in seguito le chiederà di posare per lui per un servizio fotografico segreto, prima che Nina ─intenzionata a lasciare Parigi per rifarsi una vita a Londra, idea poi cambiata all’ultimo momento─ parta via per sempre e verso la vera fine tra i due c’è un bacio ─è successo tutto così in fretta eppure già li shippo!
Claude in un bar per gay incontra un “marinaio” ─o almeno si veste come tale─ e decide di portarlo nella sua abitazione, dove viene picchiato selvaggiamente ─sinceramente il senso in tutto questo non l’ho trovato… insomma, i due si baciano e poi? Uno picchia l’altro? NON HA SENSO! Claude quindi finisce in un ospedale gestito da suore e… Oh mio Dio! Il suo sogno è spettacolare e fa comprendere meravigliosamente come egli sia un tipo più che creativo.

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Questa puntata mi è piaciuta, seppur in alcuni punti fosse piuttosto lentuccia. È un genere ─quello storico─ che mi ha sempre affascinato e spero che, a differenza di altre serie TV, non mi annoi quasi subito. Il fatto che poi il tutto sia incentrato sul mondo della moda mi rende felice come un bimbo in un negozio di caramelle, dato che anche questo è un ambito al quale sono abbastanza interessata.
Gli attori sono meravigliosi e ─seguendo la serie sottotitolata─ posso anche dire che la loro vocalità o la loro gestualità non sono monotone, banali e scontate. Le riprese poi… di che stiamo parlando? Qualcosa di spettacolare! Credo proprio che continuerò e cercherò di finire al più presto questa miniserie e non la butterò come molte altre nel dimenticatoio.

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