Blindspot

Recensione | Blindspot 2×01 “In Night So Ransomed Rogue”

Bentornati su questi freschi (?) lidi.

La tanto attesa seconda stagione di Blindspot inizia con diversi colpi grossi. Lo stile rimane pressoché invariato: tempi serrati, combattimenti brutali – che mi sono sembrati molto più realistici e dolorosi -, inquadrature mosse per far capire a tutti che gli occhi di Jane sono verdi e belli.

Jane. Sarebbe il caso di darle finalmente un nome vero – cosa che per Patterson, vi ricordo, non è ancora accaduta. Non mi aspettavo che già dalla prima puntata ci fossero così tanti momenti della verità: la verità su tutto quello che Jane ha fatto nella prima stagione, la confessione definitiva e la verità sulla Mayfair; ma anche la verità sul passato di Jane. Cioè di Alice. Cioè di Remi. Beh, ci siamo capiti.

Ho i miei dovuti sospetti. Non credo che anche questa volta le abbiano raccontato un mucchio di frottole sul suo passato, è molto probabile che la storia di Alice/Remi sia la verità. Però, non si sa mai.
I miei sospetti, tuttavia, sono più incentrati sul fatto che mettere tanta carne al fuoco già dalla prima puntata è un rischio. Non vorrei che per le successive 20 succeda poco o niente. Gli autori della serie hanno i loro precedenti e questi sospetti se li meritano.

Prendiamo la storia della spia nell’FBI, il dubbio che ci viene insinuato negli ultimi momenti della puntata: tutti vengono inquadrati, tutti sono sospettabili, persino Kurt – si fa per dire. Pensate veramente che a Natale sarete persone consapevoli di chi è questa spia? Scordatevelo. Riprovate con San Valentino, al massimo.
Non vorrei che fosse una serie piena di filler, in cui su 24 puntate se ne possono vedere al massimo cinque o sei.

Mi sono persa il momento in cui Jane ha riacquistato quasi del tutto la memoria – saranno state le torture? A me sembrava che fosse molto più consapevole di questo Sandstorm di quanto mi sarei aspettata. Sta di fatto che Remi riferisce tutta la verità all’FBI, quindi mi sembra pronta a giocare il doppio gioco più onestamente che mai. Da un lato credo sia spinta da un forte desiderio di fare ammenda per ciò che è accaduto alla Mayfair, dall’altro non so se sarà pronta a tradire la sua famiglia. Si muove sempre in una zona grigia, dove “giusto” e “sbagliato” diventano tutt’altro che ovvi.

Kurt la perdonerà. Ci può stare il perdono, ma già alla fine della puntata tutto il risentimento – che per l’attore si traducono sempre e solo in sopracciglia rigorosamente aggrottate e voce grossa – si affievolisce. In effetti, le colpe non sono solo da parte di Remi, che se si è lasciata convincere di essere Taylor da Oscar è stato anche perché il DNA lo confermava.

Purtroppo ogni tanto questo telefilm si perde in inutili passaggi o dettagli poco credibili. Tanto per cominciare la storia della macchina della verità a risonanza. Ora, per me che le studio, queste cose, sono inudibili. Per l’amore del cielo, signori, la risonanza non si avvale di alcun liquido di contrasto e non è radioattiva! Per l’amore del cielo, vi prego! Non diffondiamo ignorantità. E mi direte, ma è una tecnologia all’avanguardia! E io vi dico no, perché se anche esistesse una risonanza della verità, non funzionerebbe con un liquido radioattivo, non sarebbe così aperta e soprattutto non sarebbe in tempo reale né “accurata al 100%”.

Non mi risulta che Blindspot sia un telefilm di fantascienza mal riuscito, ma quando gli autori sparano certe cazzate – chiedo scusa – gratuitamente solo per abbindolare lo spettatore “medio” con un allure di tecnologia inarrivabile ed ECCCCCCEZIONALE, risulta solo un telefilm mal riuscito. La Vanna Marchi dei telefilm, ecco.

E poi, farsi sparare allo stomaco? Ma dai.

Eccovi il trailer della prossima puntata, Heave Fiery Knot.

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