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Parliamone | Disney Revisited: Bambi

Si sa, riguardare qualcosa proveniente direttamente dal nostro passato, ce li fa vedere sotto un’altra prospettiva. Da fan dei cartoni animati, non riuscivo affatto a ricordare come fosse Bambi, per cui qualche giorno fa mi sono messa di tutto punto e l’ho guardato e… seriously?!

Mi chiedo come si faccia a considerarlo un film d’animazione adatto ai più piccoli.

Ho notato la totale assenza di canzoni che ti restano in testa, la totale assenza di colori vivi che ti tengono incollata allo schermo, ed è assolutamente, irrimediabilmente triste.

Dopo l’iniziale momento emozionante di Bambi che apprende a camminare sotto gli occhi di un intero sottobosco animale c’è soltanto… fumo. Un documentario sulla vita degli animali nel bosco, anche se ritengo piuttosto improbabile l’amicizia tra un cerbiatto ed un coniglio ed una puzzola.

La morte della madre è qualcosa che sicuramente ci ricordiamo un po’ tutti, ma dopo di questa trovo che l’intero film si muova in fretta, senza un reale scopo.
C’è la crescita di Bambi, la nuova primavera, l’incontro con la sua innamorata, l’incendio ed una sorta di lieto fine che però non mi ha lasciato nulla dentro.
Soltanto a visione terminata ho capito perché non me lo ricordavo: perché neppure la me bambina riusciva ad apprezzare questa visione così cupa.

Per non parlare poi del cervone, figura cupa ed autoritaria che più che il padrone del bosco, a me ha dato l’idea del classico esemplare di padre umano degli anni ’40 – il film è uscito nelle sale nel 1942 – che pretende il meglio dai propri figli e che non è affatto incline alle dimostrazioni d’affetto nonostante suo figlio abbia appena perso la madre.

Non so, non credo che ad eventuali miei figli o nipoti propinerei la visione di Bambi. Solitamente apprezzo la vecchia generazione Disney, questi disegni che sembrano sempre dei dipinti e anche in questo caso la Disney non ci ha deluso – anzi pareva proprio che gli uccellini fossero arrivati dalla soffitta di Cenerentola e coniglietti ed animali affini dal bosco dei sette nani di Biancaneve –, ma oltre la parte artistica non mi ha lasciato davvero nulla.
Più che altro tristezza. Ho pensato “ho davvero perso un’ora e mezza per questa cosa?”.

Eppure, caparbiamente, andrò in cerca anche del secondo capitolo riguardante la storia di Bambi, giusto per appurare se la scelta di deprimere il pubblico è stata casuale o si è trattato proprio di un vizio.

E voi, quali sono i vostri ricordi su Bambi? Pensate che sia adatto ad un pubblico di bambini?
Io vi consiglio di rivederlo, adesso, e di commentarlo insieme a noi con occhio critico ed adulto!

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One thought on “Parliamone | Disney Revisited: Bambi

  1. Ci sarebbe anche da dire che “Bambi” è un adattamento che trova il suo punto di origine nel romanzo di Felix Salten pubblicato nel 1923 (ovvero “Bambi. Eine Lebensgeschichte aus dem Walde”) e questo libro non era stato concepito per essere destinato alla lettura dei più piccoli ma per essere letto dagli adulti. Nel romanzo, infatti, sono assenti tutti quegli elementi pofficiosi – mi si passi il termine – inseriti dalla Disney (Tamburino e Fiore in primis). Personalmente sono dell’idea che la casa di produzione americana abbia tentato di fare – ma in maniera meno complessa – quanto aveva già fatto in Fantasia, creare un’esperienza fruibile dagli adulti (nell’assenza di canzoni e l’incredibile lavoro di costruzione dei paesaggi), ma che non escludesse completamente i bambini (la “pattinata” sul ghiaccio, la questione del mangiare o meno il trifoglio).
    Sul trauma dell’uomo come nemico, della morte della madre di Bambi e sul ruolo “invisibile” del padre del cerbiatto sono state spese veramente un sacco di parole negli anni, ma io sottolineerei un dato, una data, che tu – posso darti del tu? – hai già messo in evidenza: 1942. Io penso che per un bambino dell’epoca non fosse difficile immedesimarsi in Bambi. Con la seconda guerra mondiale in corso, l’uomo era il nemico e i padri venivano mandati al fronte per lasciare alle madri il compito di prendersi cura di loro consapevoli che il “cacciatore” era prossimo a venire. Quanti bambini si saranno ritrovati privi della madre durante il conflitto e avranno “ritrovato” (o sperato di rivedere) un padre richiamato dai campi di battaglia per prendersi cura della propria discendenza? In Europa sicuramente ce ne saranno stati più che negli Stati Uniti. Quell’urlo di Bambi nell’inverno, a me ha sempre riportato alla mente il fronte orientale europeo, Stalingrado, i lunghi inverni siberiani.
    Certo, queste sono le considerazioni che faccio ora da persona adulta, da bambina m’auguravo che il povero gufo riuscisse a dormire in santa buona pace senza avere quel coniglio pestifero (e la sua figliolanza) vicino al nido (amavo e amo tutt’ora i rapaci notturni) e che il papà di Bambi tornasse presto dal lavoro… XD

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