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Parliamone | Say Yes To The Drama

Era il lontano anno 2000 (o 2001 o ancora 2002, insomma tanti anni fa), quando grazie all’Anime Night di MTV vidi per la prima volta un Drama.

Col termine drama (o anche dorama soprattutto in Giappone), si intendono tutte le fiction trasmesse sulle principali emittenti TV nazionali dell’Asia (Giappone,  Corea del Sud, Taiwan, Hong-Kong, Cina, Singapore, Filippine e Thailandia). Il drama nasce dalla pronuncia inglese del termine occidentale dramma, in quanto vengono trattate storie dove c’è un’azione, un problema da risolvere (economico, sentimentale ecc.). A primo impatto mi hanno dato l’idea di quelle serie che vedevamo da piccoli con una recitazione statica o all’opposto teatrale come i Power Rangers ad esempio, ma non fatevi ingannare dai pregiudizi, quando abitui l’occhio ad un modo di recitare e realizzare storie lontano dal nostro occidentale, riesci ad apprezzarne la bellezza.

 

Mi sono avvicinata a questo nuovo mondo perchè non riuscivo ad accettare la fine di un anime o di un manga. Ebbene sì, cari pelati, una buona parte di questi drama (più live action in questo caso, ma sempre di fiction si parla) sono rifacimenti di molti dei loro manga e anime. Ricordiamoci sempre che in Oriente il “fumetto” ha un peso e un’importanza abbastanza diversa dal nostro. Se per noi il fumetto o il cartone animato è puramte un prodotto per bambini (tranne alcune eccezioni vedi Diabolik o Dylan Dog), in Oriente no. Ce ne sono per ogni fascia d’età e lo stesso per gli anime, che quindi non vengono maltrattati con insulse censure. Fa parte della loro cultura e come tale, oltre a dilettare può anche educare. Vi citerò alcuni drama (anche perchè non ne ho visti tantissimi), quelli a cui sono più affezionata sia tratti da manga che originali. Mi sono avvicinata, da fanciulletta quale sono, principalmente al genere romantico…con qualche strappo alla regola.

Inizierò con Hana yori dango (花より男子, lett. “Ragazzi anziché fiori”):

Questo manga di Yoko Kamio degli anni novanta diventò un anime ribattezzato (o meglio storpiato) in Italia col titolo: Mille emozioni tra le pagine del destino per Marie Yvonne (che ci voleva pure un gran fiato per pronunciarlo). Vi starete chiedendo di cosa noi italiani ci facciamo per inventare titoli talmente assurdi, ma erano ancora gli anni in cui se ti chiamavi Tsukushi Makino saresti diventata per una logica sconosciuta Marie Yvonne Tudor (perchè il cognome british fa figo). Capisco le difficoltà di pronuncia, ma abbreviare il nome o trovare un’alternativa meno orribile, no?!

Stendendo un velo pietoso su queste scempiaggini puramente italiane, ritorniamo a noi. Conobbi per caso, forse tramite youtube, questo anime (che vi consiglio caldamente in quanto in un periodo in cui si sfornavano solo cartoni su giochi, guerre ecc., si è ritornati con questo ai favolosi tempi di Piccoli problemi di cuore). Mi affezionai subito a Makino e il bel Tsukasa Domyoji con la loro ottusaggine e il continuo tira e molla della loro relazione. Gli elementi dello shojo (anime destinato ad un pubblico femminile di varia età) ci sono tutti, reinventandoli per giunta, eppure non puoi che adorare questa storia nonostante la fine scontata. Così quando scoprii che esisteva un live action, impazzii (e non vi dico quando capii che ne esistevano altri). Dovevo vederlo!

Il primo che guardai fu il dorama giapponese Hana yori dango, del 2005 con  protagonisti Jun Matsumoto, Shun Oguri e Mao Inoue. Il successo della serie (che non era poi la prima trasposizione) portò ad una seconda stagione, Hana yori dango 2: Returns, e ad un film conclusivo, Hana yori dango Final. La trama non si discosta mai più di tanto dall’originale manga che parla delle innumerevoli avventure di Makino con Domoyoji, i quali non faranno altro che rincorrersi per tutta la serie, non riuscendosi quasi mai ad afferrare per molteplici equivoci, e gli altri F4 (Flower Four, amici di Domiyoji e i più ricchi della scuola) che arricchiscono la trama con le loro storie personali, intromettendosi spesso in quella della coppia protagonista. Ricordo che mi piacque davvero tanto questa versione, ma i miei occhi non erano ancora abituati  a questo nuovo genere fatto di recitazioni troppo sottili, quasi fredde, o eccessivamente sopra le righe, quasi a ricordare un anime per l’appunto. Ma mi innamorai del bel ricciolino Matsumoto (idol e membro di una band come tanti altri attori che si sono dilettati nei drama) che da solo portava avanti tutta la storia in quanto questa Makino era molto meno caparbia e imbranata rispetto a quella cartacea.

Stessa storia per la trasposizione taiwanese con dei protagonisti molto più maturi rispetto agli originali e meno guastafeste (il che guasta la festa a noi, perchè il bello della trama sta proprio nelle innumerevoli assurde peripezie). Meteor Garden, così ribatezzato, fu trasmesso nel 2001 e vede come protagonisti  Jerry Yan, Vic Zhou, Vanness Wu, Ken Chu e Barbie Hsu ed ebbe ben due seguiti. Barbie Hsu sicuramente è una delle più belle, esteticamente parlando, Makino, ma terribilmente lontana da quella vera, troppo composta, troppo dolce e per nulla eroina, infatti più donzella da salvare da un Domoyoji più principe capellone, che idiota riccioluto. C’è un fattore positivo però di quest’altra versione, ovvero che è molto più passionale (in senso fisico) rispetto a quella giapponese e quella coreana. Ma questo particolare è da rintracciare logicamente nella cultura del Paese, più aperto a queste manifestazioni pubbliche d’affetto in TV (infatti vi consiglio la serie taiwanese solo per le scene di baci tra Makino e Domoyoji che per comodità continuerò a chiamare coi loro nomi giapponesi).

Ed ora arriviamo alla mia versione preferita quella Coreana: Boys over (before) Flowers. C’è da fare un appunto: i drama coreani (e subito dopo quelli giapponesi) a mio parere sono quelli esteticamente e forse anche tecnicamente più curati; abbigliamento, scenografia, sceneggiature, tutto organizzato nei minimi dettagli, ma hanno una grande pecca, se vuoi vedere un bacio “vero“, o un approccio un po’ più fisico tra i protagonisti (il che sarebbe pure scontato in determinate situazioni), scordatevelo. Sono abbastanza rare queste scene, probabilmente perchè vigono delle regole più rigide riguardo la trasmissione TV. E quindi per coronare un grande sogno d’amore vedrete i protagonisti baciarsi semplicemente a stampo dopo solo 100 puntate (naturalmente non voglio generalizzare). Questa versione sud coreana è del 2009 e ha come protagonisti Ku Hye-sun, Lee Min-ho ( ❤ ), Kim Hyun-joong. Innamorarsi è facile, devi solo scegliere se di Lee Min-ho o di Kim Hyun-joong (che qui recita come se avesse una pistola puntata contro la tempia, ma è bello e lo perdoniamo). Questa versione ha un ritmo incalzante oltre che un bel vedere, a mio parere è quella che concentra meglio l’essenza di un manga (riadattandolo per la televisione) di circa 200 pagine in sole 25 puntate (e furono commissionati altri 4 mini episodi per chiudere le vicende).

Ora invece vi parlerò di un drama originale coreano; Love Rain (Sarangbihangeul: 사랑비, lett. Pioggia d’amore):

Una serie sud coreana del 2012 che vede come protagonista maschile il grande Jang Keun-suk, attore e cantante. E’ un attore molto particolare, quasi androgino (gli stivali col tacchetto sono un suo must), ma tremendamente affascinante e bravo. La trama di questo drama è molto bella, anche se alle volte le motivazioni delle azioni o delle non azioni sono abbastanza deboli da risultare poi convincenti.

La storia parte con un lungo flashback: due timidi studenti, Seo In-ha e Kim Yoon-hee, s’incontrano negli anni Settanta. Ci vuole tempo per la coppia per esprimere i propri sentimenti, ma una serie di circostanze, incomprensioni ecc. li porterà su due strade diverse. Nel 2012, In-ha ha un matrimonio infelice, infatti non ha mai dimenticato il suo primo amore. Il figlio di In-ha, Seo Joon, fa il fotografo, e un giorno s’imbatte per caso in Jung Ha-na, la figlia di Yoon-hee. A differenza di sua madre, Ha-na è una ragazza allegra, vivace e intraprendente. I due, nonostante i litigi, finiscono per innamorarsi. Nel frattempo, In-ha e Yoon-hee annunciano il loro matrimonio, che renderebbe Joon e Ha-na fratellastri. Mentre entrambe le coppie affrontano lo shock, Joon e Ha-na lottano per sacrificare il loro amore per i genitori che all’inizio erano ignari della loro relazione.

Nonostante non abbia avuto il successo che meritava in patria, è stata una delle serie più vendute all’estero. Gli attori del presente sono gli stessi degli anni settanta, impersonando in questo caso i loro genitori. Ci ho impiegato parecchio a capire che fossero loro (dato anche il drastico cambio di acconciatura), in quanto sono stati capaci di mettere in scena ruoli completamente opposti tra loro (padre-figlio e madre-figlia). Sia Keunk-soon che Yoona hanno dato una grande prova di recitazione, mostrando due generazioni a confronto, oltre la capacità di essere versatili. A volte la storia procede troppo lentamente e può ricordare per alcuni espedienti un po’ le soap opere sud americane, ma è una caratteristica dei drama a mio parere. Però lo consiglio caldamente, tutta la storia è come una carezza delicata, quasi poetica che ti farà sognare e riflettere. D’altronde è una storia sul non perdere l’occasione, il cogliere l’attimo, il non lasciarsi influenzare prima che sia troppo tardi o bisognerà sacrificarsi ancora, questa volta con la consapevolezza di farlo per qualcuno che conta più della propria felicità, come succederà ai genitori di Joon e Ha-na.

Questi sono solo un esempio del (mio) mondo dei drama, ma ve ne citerò velocemente altri che ho conosciuto:

Itazura na kiss; tratto dal manga di Kaoru Taba. Ci sono state numerose trasposizioni, quella più bella sicuramente è la versione coreana del 2010 (Playful kiss) con un affascinante (ma sempre imbalsamato) Jung So-min (già presente in Boys over Flowers). Ambientazioni solari e colorate, una protagonista decisamente più credibile dell’originale e una sceneggiatura abbastanza vero simile, rendono queste sedici puntate davvero deliziose e godibili, senza cadere troppo nel ridicolo (in quanto il manga è di una banalità quasi assurda). Molto bella anche la versione taiwanese del 2005: It started with a kiss che ebbe anche un sequel. Fu il più grande successo di quell’anno nel suo Paese, e sicuramente questo è dovuto principalmente ad un interprete maschile (Jiang Zhi Shu) che non ha reso il protagonista Naoki Irie una macchietta al contrario della Kotoko Aihara di  Yuan Xiang Qin, resa talmente irreale da essere identica al manga/anime e quindi imbarazzante alla visione, anche se tremendamente dolce e simpatica. Ma la riuscita è dovuta anche ad una grande passione che traspare non solo dalle battute degli attori, ma anche dalle loro azioni: baci, abbracci ecc. Si amano, e si vede. Non dimentichiamoci anche la trasposizione giapponese del 1996 e una più recente.

City Hunter; drama sud coreano di genere d’azione del 2011, è tratto dall’omonimo manga di Tsukasa Hōjō. Il protagonista è il bellissimo, fighissimo, purissimo, levissimo (no, questo no) Lee Mi-hoo. Non vi nasconderò che ho deciso di vedere questo drama per lui. La trama si discosta parecchio dal manga, ma questa versione di City Hunter (a metà tra James Bond e Bruce Wayne) è accattivante dall’inizio fino alla fine  e un po’ di romance non guasta mai tra un inseguimento e l’altro.

The Greastest Love; tra le sceneggiature originali vorrei ricordare questa serie sud coreana del 2011. La trama parla di una delle star più popolari del momento che si innamora di una delle star invece più impopolari. Anche se ancora una volta ci viene riproposta una protagonista che nemmeno con una dichiarazione in pompa magna capisce che Lui è innamorata di lei, non potrai che non tifare per un happy ending (e a me è scappata pure la lacrimuccia). Tutto è come appare, ed è proprio questo il bello, lei da bruttina non diventa bellissima, lui da bastardo non si trasforma in buono. E’ uno dei tanti capolavori delle sorelle Hong, divertentissimo per le gang piene di equivoci e per i due attori protagonisti (Gong Hyo-jin e Cha Seung-won) che portano due personaggi con una storia. La cosa che proprio ti fa adorare questo drama è che per una volta è lui a perdere per primo la testa e cerca pure di negare tutto a se stesso. Anche se è un po’ lungo (o meglio la tirano per le lunghe) è davvero spassoso.

Purtroppo in Italia possiamo vederli solamente sottotitolati grazia al grande lavoro che fanno tanti appassionati del genere; ce ne sarebbero tantissimi altri da citare, ma spero che questa mia esperienza posso avvicinarvi a questo mondo tanto lontano dal nostro, ma così terribilmente accogliente. E scusatemi ancora se troverete scritte delle sciocchezze, ma questa è solo l’opinione di una vampirettafolle che ha conosciuto dolo un quarto di questo favoloso mondo.

Ringraziamenti: DramaMania

 

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2 thoughts on “Parliamone | Say Yes To The Drama

  1. Pingback: Sapevatelo | Itazura Na Kiss: Love in Tokyo 1 e 2 | parolepelate

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