Shameless US/Telefilm

Recensione | Shameless 6×05 “Refugees”

 Da dove cominciare?

Questa puntata è stata satura di emozioni e, soprattutto, di cambiamenti.

Ho iniziato a riflettere – , ogni tanto capita – già dalla scelta dell’immagine da impostare come apertura di questa recensione. Davanti a due foto così diverse ho realizzato la chiave di questo episodio: è un punto fermo. Le due immagini esemplificano la dualità che ha caratterizzato ogni cambiamento, da una parte la tristezza per ciò che si è perso, dall’altra la speranza per ciò che ci sarà dopo e la paura poiché sarà, inevitabilmente, diverso.

Forse per malinconia, alla fine ho scelto la prima.

“But nothing never change, does it?”

[…]

“Everyone is getting older. Everyone is going on with their own lives.”

Il dialogo tra Fiona e Lip è uno dei momenti più determinanti, lei inizia a capire che, nonostante i Gallaghers non saranno fisicamente insieme possono ancora essere una famiglia e che lei non è solamente necessaria, grazie a Lip. (Chi ha azzeccato il riferimento?)

Non è un caso che sia stato lui, il primo fratello a “uscire” dal South Side, che ha già affrontato il conflitto tra famiglia e indipendenza e ha trovato il suo equilibrio. Lip non è però esonerato da colpi di scena: ritorno di Amanda in grande stile e caos, come suo solito. Personalmente, è stato un personaggio che ho apprezzato, nel suo essere allo stesso tempo dentro e fuori l’universo di Shameless e non so come reagire alla sua vendetta.

Un colpo basso non c’è da discutere su questo punto, in particolare per il fatto che è probabile che danneggerà più Helen che Lip, per lo meno dal punto vista pubblico. Non che mi disperi per lei, però la cosiddetta “facciata” che Lip doveva subire per uscire da questa relazione malsana, sarebbe potuta arrivare diversamente. Sempre che finisca davvero una volta per tutte, in Shameless tutto è possibile, lo sappiamo.

Applauso  per la performace di Jeremy Allen White

 A proposito di tutto è possibile, Fiona che continua a rimandare l’aborto? Speriamo che i ripensamenti da lei stessa continuamente negati non ci siano per davvero.

Piccolo sfogo di entusiasmo per un intero minuto di scena per il Professor Younes, ho già detto di adorarlo?


Ian rappresenta, anche in questo episodio, una parentesi fondamentalmente ottimista. Anche se ha perso la casa anche lui e non è, ovviamente, immune al cambiamento: ha un appuntamento con Caleb e, piano piano, potrebbe iniziare una nuova vita come pompiere. Doppi sensi, equivoci, battute e risate hanno caratterizzato le sue scene;  uno sviluppo interessante perché è un’analisi indiretta della sua malattia, l’analisi di come lui abbia bisogno cambiare e rendersi conto, si spera, che è lui stesso a fare la differenza. Ian non è più il ragazzo, il fratello o il fidanzato bipolare, Ian è Ian.

Clamoroso il ritorno di Tony, scopertosi gay, thank you Fiona!


Debbie in “I’m still a Gallagher” mode ha sorpreso, in particolare il discorso che fa a Tyler, sarà stato pure cinico, ma estremamente corretto. Ciò che ha sorpreso di più, però, è stato il momento in cui Erica è entrata nella sua stanza. Tutto è possibile.

 

In particolare dopo aver scoperto l’insospettabile passato oscuro di Erica, grazie a Frank, il concierge del cancro, che si aspettava tutt’altro. I due, invece, se la giocano a proposito di dipendenze, caos e pazzie e l’atteggiamento di Frank, un misto si incredulità, divertimento e anche un po’ di invidia, è impagabile.

 


“I’m getting tired of this little act. You think cornrows make you black? Four hundred years of oppression makes you black, and if you keep up with this wigger bullshit, I’m gonna reverse George Zimmerman your ass, feel me?”

Notevole Vì, che nella quinta stagione credeva di non poter essere una brava mamma, ha fatto la parte del genitore e probabilmente è stata il personaggio migliore.

In primis con Carl, con una delle battute più epiche dell’intera serie a mio parere e la competizione non manca. Sortisse anche qualche effetto positivo su Carl, che ridimensionato da Vì, poi fa in conti con l’unica bambina tra i rifugiati.

Ah sì, Kev in preda ai sensi di colpa per la morte di Yanis, decide di ospitare un gruppo di bambini rifugiati per sanare la propria coscienza e il karma.

Solo a me è venuto in mente “My name is Earl”?

Alla fine, non si sa come, è Veronica che si occupa di questi bambini e quando scopre che tra loro c’è anche una bambina, il loro “dialogo” di poche parole e sguardi è di una tenerezza disarmante.

Qui si arriva al nocciolo della questione, che parte dal titolo “The Refugees” e arriva alla conclusione che sostanzialmente tutti sono dei “rifugiati” in un certo senso, ognuno in modo diverso.

 

PS: Svetlana badass nei confronti di Fiona, Carl non è stato l’unico ad essere stato ridimensionato.

La 6×06 andrà in onda il 14 febbraio.

 

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