Lucifer/Telefilm

Recensione | Lucifer 1×03 “The Would-Be Prince of Darkness”

Bah.

Sono costretta ad iniziare così. E’ stata una puntata un po’…bah, ecco.

Per due ragioni:

  1. L’ambientazione che sfocia nel trash. D’accordo, siamo a Los Angeles, patria dello showbiz e dei suoi capricci, però mi pare che si stia calcando un po’ troppo la mano. Prima la cantante, poi il paparazzo, e adesso il campione di football…possibile che a LA e dintorni non ci sia qualche persona vagamente normale? E’ anche vero che il Diavolo non frequenterebbe di certo persone di questo genere, però…bah. Il problema è che la serie pare più una commedia tra Lucifer e Chloe che un vero e proprio crime, una faccenda personale tra i due con alcune indagini poliziesche usate come mero sfondo.
  2. La ripetitività della tematica-chiave di queste prime puntate: abbiamo capito tutti, ma davvero tutti, dove si intende arrivare. Va bene non essere troppo enigmatici e contorni, ma esiste anche un eccesso dal lato opposto. Lucifer sta cambiando (ammiccamenti vari a Chloe): grazie per avercelo detto, ora potremo seguire al meglio gli sviluppi che…NO. E’ meglio ripeterlo ancora una volta, fino a far venire la nausea e senza apportare sostanziali novità a ciò che già sappiamo. Il troppo stroppia, ragazzi. E i telespettatori si annoiano.

Insomma…

Andiamo avanti. Dunque, anche questa volta i nostri due protagonisti si ritrovano a fare luce su una faccenda che li coinvolge personalmente. Il deus ex machina della vicenda è l’omicidio di una giovane attrice in erba, trovata morta dopo una notte brava con Ty, campione di football dalla reputazione immacolata, (ex?) ragazzo “puro” in un mondo di tentazione e peccato. Seguono le indagine messe a punto da Chloe e Lucifer, il cui intervento è, come sempre, risolutivo. Più del distintivo di Chloe, a dire il vero: la detective, come controparte femminile, pecca un po’ di originalità, temo. Altro crimine presente nell’episodio è un caso di furto d’identità, ai danni del nostro Lucifer. Non solo qualcuno ha rubato il suo nome, ma ha addirittura sbagliato il suo accento (fatto gravissimo, non sto scherzando) divertendosi tra rap e alette di pollo. Un vero e proprio smacco. Una volta catturato l’impostore che ha osato infangare il nome e la reputazione del Diavolo, abbiamo una battuta davvero salace da parte di Maze. “E’ come se ti stessi punendo da solo”, dice. E questo basta per fermare la mano di Lucifer, il quale lascia andare l’uomo completamente illeso. Come, scusa? Credo di essermi persa un pezzo. Cosa intendeva esattamente Maze? Sappiamo che disprezza il recente comportamento del suo leader, ma…insomma, non mi aspettavo una tale calma in Lucifer dopo quella frase. Forse questa reazione in parte si spiega con la scena finale dell’episodio, in cui il Principe si racconta alla psicologa. La gente va a Los Angeles per reinventarsi, per cambiare se stessi e il proprio stile di vita; secondo lei, Lucifer ha fatto lo stesso: egli adesso non soltanto desidera punire i cattivi, ma vuole anche fare giustizia per i buoni (NB: Tutti i buoni, non soltanto Chloe).

Notare la bocca semi-spalancata di Chloe.

Beh, che dire? “Lucifer” è una serie in cui ogni episodio è praticamente autoconclusivo, anche se non manca una trama “superiore”, che finora non ha retto molto a mio parere: il filo conduttore delle vicende è il presunto ormai certo mutamento del Diavolo, il tutto contornato dagli avvenimenti che si stanno verificando nei piani alti (o bassi, dipende dalle prospettive).

Bonus: siamo buoni, concediamogli almeno questo. Sono scoppiata a ridere in modo quasi malsano ad una delle affermazioni di Lucifer a inizio puntata: a quanto pare, nemmeno il Diavolo sopporta i rossi. Parlo dei rossi di capelli, non dei comunisti.

In conclusione, ecco il trailer del prossimo episodio, che si preannuncia più interessante del previsto. Speriamo in bene!

Alla prossima, Pelati!

 

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