Telefilm/War and Peace

Recensione | War and Peace 1×05 “Episode Five”

Buonasera a tutti, o Popolo Pelato!

Come va la vostra vita di Telefilm Addicted?

La mia abbastanza bene, se non contiamo le settordicimila Serie da recuperare, ma, vabbè, c’est la vie!

 

 

 

 


 

Mentre cerco di incastrare la visione delle Serie TV e lo studio matto e disperatissimo – tanto per citare un poeta nostrano a caso – siamo giunti quasi alla fine di questa splendida mini-serie, credits BBC che, come sempre, ha fatto un ottimo lavoro in termini di adattamento televisivo, personaggi, regia, costumi, ambientazioni e chi vuole aggiungere altro, si accomodi pure.

 

Lo ripeto e lo ripeterò fino a quando anche l’ultimo essere vivente su questo pianeta non si decida a guardare War&Peace, questi primi (e anche ultimi, ahinoi!) cinque episodi della Serie sono uno spettacolo, nel vero senso della parola.

Sì, ok, ci saranno miliardi di altre Serie altrettanto belle e coinvolgenti e messe su in maniera a dir poco straordinaria, ma un adattamento del romanzo di Tolstoj – Guerra e Pace, appunto, che, vi rammento, conta mille e più pagine – realizzato in modo superbo e il tutto solo in sei misere puntate dove lo trovate?

 

 

 

 

 

 

Non ho tifato per tutti i personaggi – odio ancora Natasha, non posso farci niente – ma la bellezza della sceneggiatura e della fotografia fanno passare tutto in secondo piano. La colonna sonora è meravigliosa, specialmente nella quarta puntata, in cui l’ho trovata, non solo azzeccatissima, ma anche estremamente piacevole ed esaltante per le scene alle quali l’hanno affiancata; gli attori sono tutti bravissimi – d’accordo, Anatole è uno spinacio, ma tutti fanno degli errori nei casting, giusto? Facciamo finta di abbonarlo questo erroraccio alla BBC e, comunque, l’attore che lo interpreta è bravo, solo che non ha quel fascino e quel non-so-che che ti fa esclamare “Toh! Guarda un po’ se quel tipo non potrebbe interpretare proprio Anatole Kuragin!”, ecco tutto – e hanno contribuito, insieme al resto, a rendere i sessanta minuti trascorsi in loro compagnia davvero appassionanti, divertenti, entusiasmanti e tristi, sì, tristi, perché posso dire di aver sperimentato, grazie a loro, tutto il caleidoscopio di emozioni che è questo romanzo, come non le ho sperimentate neanche quando l’ho letto, perché, si sa, la trasposizione in immagini è più diretta, meno fronzoli letterari/politici, meno chiacchiere e tutto ti arriva dritto al cuore, senza schermo.

Insomma, non c’è essere al quale sconsiglierei la visione di questa mini-serie, che amiate o meno la Storia, che vi piaccia o meno Tolstoj, che abbiate letto o meno Guerra e Pace.

Se non è esattamente il vostro genere, dategli una chance ugualmente, perché merita e vi ripagherà di tutto il tempo davanti allo schermo e chissà che non vi venga voglia di prendere in mano anche il romanzo (io, se non l’avessi già letto, sarei corsa a comprarlo nella prima libreria disponibile).

 

 

 

 

 

 

Dopo questa digressione/ripetizione/motivazione ad iniziare la Serie, (e a finirla, perché sei puntate volano in un attimo, no?) direi di spendere qualche parola su questo quinto e penultimo episodio.

L’ho trovata molto più cruenta delle precedenti, tanto che credo che non mi toglierò dalla testa il rumore della sega con cui hanno privato Anatole di un arto – brr! rabbrividisco al solo ricordo.

Nonostante ciò, credo che sia una delle migliori puntate di questa Serie. Il quarto episodio è stato il mio preferito, ma questo quinto si è sicuramente fatto valere a suo modo, entrando nella mia personale classifica.

Spesso mi sono ritrovata a chiedermi, soprattutto studiando Storia al liceo e poi all’Università, com’era in realtà affrontare il nemico, trovarsi su un campo di battaglia con i tuoi compagni che muoiono e tu sei vicino a loro, ma sai di non poterli aiutare, uccidere, sapendo che stai togliendo la vita a qualcuno spaventato tanto quanto te, un nemico solo perché non parla la tua stessa lingua e il suo Imperatore è uno stupido arrogante che crede di poter conquistare il mondo e avere tutti ai suoi piedi.

Mi sono sempre chiesta che cosa passasse nella testa dei soldati in quel momento e credo che nessun libro di Storia, nessuna dispensa e nessuna parola o immagine possa descrivere lo strazio della guerra, tuttavia, se dovessi provarci, lo farei mostrando ciò che è stato realizzato in questa Serie e in questo quinto episodio.

 

 

 

 

 

 

Mi sono davvero immedesimata in Pierre che, pur non sapendo niente di guerra, pur rischiando di essere d’intralcio alla stragrande maggioranza dei soldati, vuole fare qualcosa per il suo Paese e non vuole perdersi la battaglia, rendendosi conto, però, troppo tardi, che non c’è niente di glorioso in guerra, niente di poetico e niente a cui varrebbe la pena assistere, se non morte, distruzione e pietà.

Sono delle scene di una carica emotiva fortissima persino per me, che non ho vissuto una guerra, non sono stata costretta a combattere e non ho dovuto uccidere nessuno.

Se queste stesse scene le vedesse mio nonno, o il nonno di chiunque di voi, sebbene mio nonno abbia vissuto la Seconda Guerra Mondiale, non certo la campagna Napoleonica, sono certa che avrebbe pianto, perché il dolore, in quei momenti, è universale, nonostante sia solo un film.

Ebbene, Pierre è nel bel mezzo della guerra, Andrei viene ferito alla gamba da una mina e viene trasportato all’ospedale da campo, dove stanno amputando lo stesso arto ad Anatole, che gli chiede pietà. Andrei è troppo buono e provato per non concedergliela e gli stringe la mano in segno di solidarietà e, probabilmente, rispetto.

 

 

 

 

 

 

La sorella, Marja, intanto, scappa con il resto della famiglia a Mosca, scortata da Rostov che sembra provare un vero interesse nei suoi confronti ed è dispiaciuto della morte del di lei padre, proprio pochi giorni prima dello scoppio delle ostilità vere e proprie.

 

 

 

 

 

 

Natasha è piena di rimorso per quello che ha combinato a proposito di Andrei, il quale le restituisce tutte le sue lettere e un suo ritratto, tramite Pierre che, a sua volta, sembra abbia ben altro da confessare alla cugina.

 

 

 

 

 

Sua moglie, Helene, nel frattempo si sta intrattenendo con un altro bel giovine che acconsente a sposarla, (cielo! Non sa in quello che si sta cacciando!) mentre pare sia persino incinta.

I soliti pettegolezzi da salotto aristocratico, insomma, con, in più, l’incubo della guerra alle porte.

 

Ho letto da qualche parte, in questi giorni, che il vero fulcro della Serie è Paul Dano, a.k.a. Pierre e non potrei essere che d’accordo.

È assolutamente perfetto nel ruolo e non ci vuole poi molto ad immedesimarsi nel suo personaggio imbranato, ma pieno di voglia di fare, di dare, di comprendere.

Anche gli altri personaggi non sono da meno, in particolar modo Andrei, che porta con sé l’incredibile fascino del militare, ma allo stesso tempo, conserva negli occhi quella sfumatura di malinconia e rassegnazione che non possono non fartelo amare ancor di più.

Insomma, se non l’avete ancora capito, sono letteralmente innamorata di questa mini-serie e vorrei che non finisse mai, perché è semplicemente perfetta, una di quelle che sai che non ti deluderà mai e fino ad ora nelle mie visioni, posso annoverarne davvero poche che non mi abbiano mai lasciato con l’amaro in bocca.

 

 

 

 

 

 

Che cosa state aspettando, allora?

Non l’avete ancora iniziata?

 

 

 

Il mio voto a questo episodio è di: dieci/dieci. Mi starò sbilanciando troppo, ma per me merita davvero 🙂

 

Non siete curiosi di scoprire come si concluderà l’intera storia? Perché non dare un’occhiata al trailer della Serie, che ho postato QUI?

 

 

 

 

 

 

 Alla prossima! ❤

 

 

 

 

 

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