Telefilm/The Affair

Recensione | The Affair 2×05 “205”

Eccolo, The Affair è tornato. Se ho dovuto aspettare cinque puntate per dirlo, mi va bene, perché l’attesa è valsa tutta.

The Affair è tornato col suo incedere angoscioso ma incisivo, è tornato con la sua dissezione del dramma umano, è tornato con le interpretazioni forti e con i temi ricercati.

Questo ritorno lo deve soprattutto al personaggio di Cole. Joshua Jackson, impareggiabile in questa stagione, ci regala momenti intensi in ogni inquadratura in cui compare. E no, non è solo questione di occhiaie marcate.
L’attore, che ormai non riesco più ad associare automaticamente al personaggio di Pacy, come sembra facciano ancora in molti, è cresciuto – ma questo lo pensavo già ai tempi di Fringe. La sua crescita è tutta là, sullo schermo, nei suoi sorrisi mancati e nelle sue parole perse. Nel suo essere perso.

No, non voglio fare di questo pezzo un encomio virgiliano a Jackson. Voglio solo sottolineare il fatto che la mancanza assoluta di Dominic West in questa puntata, e un po’ di tutto il plot Noah-Alison che ci portiamo dietro dalla prima serie, è stata per me una ventata di freschezza. West è un bravo attore, sia chiaro, e il personaggio di Noah mi dà molto filo da torcere perché non lo capisco quasi mai – forse la disamina che ne fa Helen è quanto di più azzeccato e tagliente sia mai stato detto su di lui -, ma Jackson, seppur più giovane, è su tutt’altro livello.

Ma allora, Alison? Anche lei è tornata. C’è chi non gradisce le sue faccette e i suoi pianti, ma bisogna ricordare che per lo più la vediamo autocompatirsi quando siamo nel suo punto di vista. Ruth Wilson è brava, non ha vinto un Golden Globe a caso e questo lo dimostra ogni puntata. Però sono un tantino propensa a preferire il suo personaggio quando è disperato – cioè come in questa puntata – piuttosto che quando fa da suppellettile alla vita di Noah. Insomma, quando il suo personaggio emerge in tutto il suo spessore non si può certo dire che la serie pecchi di banalità.

Questa settimana, come mai prima, la vediamo prendere una serie di schiaffi dalla realtà che non mi sarei mai aspettata. D’improvviso Alison ritorna nella pericolosissima china del senso di colpa: c’è qualcosa che non va in me. Sono io all’origine dei problemi altrui, oltre che dei miei. Acquietato, se vogliamo, il senso di colpa per la morte del figlio, viene fuori tutta una serie di responsabilità: il fallimento del matrimonio di Noah e del proprio, i problemi con Helen e i bambini, il rapporto sempre più discontinuo con Noah e via dicendo. Alison si rende conto che al centro di ogni suo problema c’è un uomo che si relaziona a lei, ma per qualche motivo la colpa se la scarica addosso.

Tutto parte con Robert che ha un’erezione mentre Alison le apre il cuore parlandole di ciò che ha provato conoscendo Noah e imbarcandosi in una relazione clandestina che lei non ha cercato, ma che le ha ridato la forza di vivere. E Robert si eccita. Hai questo effetto sugli uomini. Ora, è nell’espressione della Wilson in quel momento che dovete intravedere la statuetta dorata del Globe. È esattamente lì.
Alison realizza: gli uomini mi vedono come sesso. Oggetto del sesso, foriera del sesso, provocatrice. Ma io non lo faccio a posta, io non voglio essere questo, a me non fa piacere essere vista così dagli uomini, ci sembra dire con quello sguardo.

La fuga di Alison verso l’unico, e ultimo, posto che le ricordi vagamente una casa, ovvero Montauk, è una cosa che davvero non mi sarei aspettata. E il modo in cui la sua storia, presentata prima, va a suggellare il racconto di Cole l’ho trovato fantastico.
Cole che traballa, ma cerca di rimettersi in piedi – in modi di dubbia validità, ma comunque ci prova. Ormai è persino stanco di dover nascondere il fatto che suo figlio è morto. Gabriel è morto e questo ha un effetto su lui, devastante. Questo è Cole, prendere o lasciare.

Ho sentito il mio cuore rompersi in mille pezzi quando Cole ed Alison si stringono nel letto e lei sembra ritrovare in quelle vecchie ma ben note braccia la serenità e il rifugio che cerca. Ma tutto ciò non è reale, lei non resterà e noi lo sappiamo. Per cui quel sorriso di ritrovata felicità che ha Cole a fine episodio mi ha solo distrutta.
In fondo, però, con questo comportamento incostante, Alison non fa che confermare il suo timore: l’unico modo in cui sembra sapersi assicurare la protezione di un uomo è manipolandolo fisicamente. Non è qualcosa che fa coscientemente, ma lo fa. Non vuole essere oggettificata, ma si oggettifica lei stessa, forse perché è convinta che sia l’unico modo per essere vicina a qualcuno, per tenere qualcuno a sé.
Questo livello di complessità caratteriale è una dimostrazione tangibile della consulenza psicologica di cui la creatrice, Sarah Treem, ha più volte ammesso di avvalersi nella scrittura della storia.

Infine, un breve ma decisivo sguardo al presente del processo a Noah: veniamo a sapere che Cole ha rubato a Scotty l’affare dell’investimento di cui i due hanno parlato proprio in questa puntata. Lo stesso affare che Cole ha sin da subito rifiutato, perché ha deciso di chiudere con i loschi giri del fratello – personaggio poco pazzo, devo dire. Ma credo che il tentativo dell’avvocato di rigirare su di lui le colpe dell’omicidio siano un tantino fragili. Cole è capace di uccidere, siamo d’accordo, ma il movente da lui proposto non mi sembra realistico.

Le cose, comunque, si complicano e gli intrecci fra i quattro si infittiscono al punto che mi chiedo come ne usciranno. Chi sposerà Cole? E come faranno Alison e Noah a riavvicinarsi? E come arriviamo al punto che il divorzista di Helen diventa il difensore di Noah? Tante domande, ancora poche risposte all’orizzonte.

Vi lascio al promo della prossima puntata, “206”.

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3 thoughts on “Recensione | The Affair 2×05 “205”

  1. La vita è difficile per tutti e le difficoltà non sono altro che delle oppurtunità di crescita e di cambiamento in meglio possibilmente.

    Alison è recidiva, preferisce commiserarsi invece dovrebbe da fare per dimostrare che gli altri si sbagliano a giudicarla male.
    Viceversa le sue reazioni continuano a essere la conferma che è una persona immatura e non capisce che con i sentimenti non si gioca. Non le manca neanche una buona dose di egoismo infatti si fa consolare proprio da Cole. (!!!!!!!!!!!!!!!) che fortunatamente è vaccinato.
    Però…se Alison è tornata (anche solo per una volta ) con il suo ex marito la figlia che ha avuto potrebbe essere di Cole (giusto per poter continuare a complicarsi l’esistenza…)

    Il punto di vista di Cole, decisamente apre nuovi scenari su tutta la vicenda anche riguardo la morte di Scotty.
    Cole (nell’episodio 2×02) incontra Tori, una ricca biondina sposata con un golfista e inizia una storia di sesso con lei e questo ci sta.
    Invece per quanto riguarda la ragazza sud americana. che si chiama Luisa, qualche cosa non torna. Questa lavora dovunque?
    L’abbiamo vista la prima volta a casa del padre di Helen dove faceva la tata di un maschietto che chissà chi era…., Poi l’abbiamo vista come domestica a casa di Tori e adesso lei dice che lavora per Scotty al “The End.” .. Insomma è dovunque?

    Altra pessima famiglia è quella dei Lockhart.
    Cole ha rubato un’affare a suo fratello Scotty e io credo che potrebbe essersi sposato proprio con Rose.
    Vediamo anche il ritorno di Oscar che ora è un dipendente dei Lockhart, e la cosa sicuramente non lo gratifica, sarà avvelenato, inoltre detesta Noah,
    Diciamo che .è un colpo di scena ma neanche tanto perchè si sà.. a volte ritornano!
    Insomma si sono aperti nuovi possibili scenari sulla morte di Scotty,
    per fortuna, perchè ormai continuoa seguire questa serie, ma mi piace davvero poco, l’aspetto crime la rende meno noiosa.

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    • L’aspetto crime, tuttavia, non è preminente sull’aspetto puramente drammatico. Mi sembra strano che tu possa goderti addirittura un’ora di puntata solo per gli ultimi due o tre minuti dedicati al processo! Io non ci riuscirei.
      Comunque la teoria che il bambino potrebbe essere di Cole è piuttosto sostenuta dal pubblico. Io spero che non sia così, ma si vedrà.

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  2. Non so neanche io perchè continuo a seguire questa serie, forse semplicemente perchè ho cominciato e le vistose incongruenze narrative mi hanno incuriosito
    Ho inziato perchè mi era piaciuto immensamente Dominic West nella serie “The Wire”, avevo letto che aveva rifiutato un ruolo nella serie “Game of Throne” e poi dopo una lunga assenza ha accettato di interpretare il ruolo di Noah in “The Affair” …e voilà…’ho seguito e sono rimasta delusa.
    L’aspetto drammatico di questa serie (in my opinion) è pessimo ma non entro nel merito, mentre l’aspetto “crime” che riguarda tutta la trama, (al processo neanche ci siamo arrivati) è quello che mi ha fidelizzato. La possibilità l’abbandoni “The Affair” comunque c’è sempre…:)

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