Throwback

Throwback | Un pesce di nome Boris

Ricordo una frase detta da Francesco Ebbasta dei The Jackal, ospiti della trasmissione di Serena Dandini su Radio 2: ricordava di una loro precedente intervista e diceva grossomodo: “Se in Italia proponessimo una serie come Breaking Bad, dove un professore di chimica con un cancro produce e spaccia metanfetamine, ci risponderebbero Bella idea..Bravi ragazzi..Ci piace…..Però facciamo che il professore di chimica è una suora…e che la droga sono caramelle.”. Questo è un pò il concetto dello standard ai quali siamo stati abituati da mamma Rai & Co. da quando sono nati i telefilm ad oggi. Cresciuti tra Don Matteo, Un medico in famiglia e i mille biopic del camaleontico Beppe Fiorello, abbiamo subito puntate e puntate di fiction qualunquiste, superficiali, fin troppo adatte alle famiglie. Le eccezioni sono state davvero poche: possiamo citare Il commissario Manara, L’ispettore Coliandro, il sempre verde Commissario Montalbano. Tutte versioni alternative del Maresciallo Rocca, per intenderci.

Qualcosa di diverso però è stato provato. Dei tentativi isolati di cambiare le cose, di creare, di innovare, di presentare al pubblico uno spettacolo al quale non aveva mai assistito prima. Nel 2007 è stato lanciato un piccolo sasso in mezzo al lago, e chi ha avuto la fortuna di assistere alla piccola onda d’urto prodotta, ha ricevuto in regalo risate a dismisura. Quel sasso, in realtà, era un pesciolino rosso in una boccia di vetro. Il suo nome era Boris.

Mi piace pensare che Boris sia nata da un sogno che molti appassionati di cinema e affini condividono: quello di conoscere cosa accade dietro la macchina da presa, di sapere come si gira una scena, come si montano le luci, che odore hanno i set, com’è far parte di questo mondo magico per chi lo ama. Peccato (o per fortuna) che l’ideatore di Boris, molto probabilmente, é un geniale realista\pessimista sociopatico, che ha sì deciso di svelare al pubblico i retroscena della produzione di una serie televisiva, ma lo ha fatto mostrandoci tutti i difetti e i segreti che si celano dietro un set medio italiano. Non vediamo alta tecnologia, schermi giganti, steadycam di ultima generazione; gli attori preparati e appassionati, il regista che studia nuove inquadrature, una fotografia attenta a ogni piccolo dettaglio. Insomma il sogno di ogni cinefilo. No, noi vediamo l’esatto opposto.

Attori che si atteggiano a grandi star hollywoodiane ma “senza apparenti meriti artistici”, che hanno ottenuto il ruolo solo per essere i nipoti di qualche assessore all’urbanistica al comune di Piombino; regista annoiato cronico, che si odia per il pessimo materiale che produce giorno dopo giorno, ma che non fa nulla per cambiare rotta, anzi, invoglia gli altri a fare tutto a modo suo, ovvero “a cazzo di cane!”; un direttore della fotografia cocaionomane che conosce solo due modi per smarmellare la luce, aprendo o chiudendo tutto; autori che rubano lo stipendio scopiazzando, di tanto in tanto, trame da telefilm giappo-nippo-coreani, confezionando il tutto con dialoghi degni di Lory Del Santo; troupe del set scansafatiche e disorganizzata; stagisti resi schiavi porta vivande dai rispettivi reparti; produzione che ha l’imperativo categorico di risparmiare su ogni singolo centesimo.

Il risultato è una comicità che impregna ogni singolo minuto dei venti di ogni puntata, con situazioni paradossali e tragicomiche, rese esilaranti sia dagli autori dei testi (Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo), che forniscono ad ogni personaggio battute perfette per il suo ruolo e il suo carattere, ma soprattutto da un cast che vede impegnati un gran numero dei migliori attori italiani, sia emergenti che affermati, sia come personaggi principali, sia come piccole comparse.

Sono proprio gli attori che rendono la serie così piacevole e godibile. Non avendo una trama complicata o effetti visivi spettacolari, la forza della serie è tutta sulle spalle della recitazione, che riesce a mantenere alti i toni di ogni puntata, creando una comicità geniale. Il cast è vastissimo e pieno di attori di grande bravura: dai più conosciuti Antonio Catania e Carolina Crescentini, ai fratelli comici Caterina e Corrado Guzzanti, fino a partecipazioni di attori come Roberto Herlitzka, Giorgio Tirabassi e Marco Giallini.

Il livello complessivo degli attori è altissimo, ma i mattatori della serie sono tre: Francesco PannofinoPietro Sermonti e Paolo Calabresi. Il doppiatore romano interpreta il regista Renè Ferretti, burbero e irascibile, perfetto nelle sfuriate improvvise ad attori e collaboratori; Pietro Sermonti è la star di Occhi del cuore Stanis La Rochelle e rappresenta la sorpresa più grande di Boris, noto ai più come il dottor Guido di Un medico in famiglia, ammazza l’immagine che il grande pubblico ha di lui, interpretando un ruolo comico con grande autoironia e spontaneità; infine, la Iena Paolo Calabresi veste i panni del capoelettricista Augusto Biascica, un coatto de borgata, parlata rigorosamente romana, terrore degli stagisti e tifoso sfegatato della Roma.

Boris è un piccolo capolavoro di tre stagioni, che ha portato anche alla produzione di un film. Gli appassionati attendono, ormai rassegnati, l’inizio delle riprese di una quarta stagione.

Rivedendo qualche puntata oggi, oltre alle risate immutate, giunge un senso di incompiutezza, di rammarico, per ciò che sarebbe potuto essere: una serie divertente e mai banale, conosciuta da pochi, alla quale non è stata data l’opportunità di crescere e sfruttare al massimo il suo potenziale. Ma forse è proprio questa sensazione a renderla unica nel suo genere.

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5 thoughts on “Throwback | Un pesce di nome Boris

  1. Bellissimo telefilm che, come hai detto, non ha avuto il successo che merita! L’ho fatto conoscere ad una mia compagna di università e lo ha adorato! Veramente una cosa originale e fantastica! Bell’articolo 🙂

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  2. Pingback: Sapevatelo | Scoprire Death Note | parolepelate

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