Movienight

Movienight | #5

Voglio dedicare questo quinto appuntamento di Movinight ad un regista e sceneggiatore che, volendo sminuire, possiamo senza dubbio definire geniale. Sto parlando di David Lynch, il creatore di pellicole stranianti e allucinanti al limite del paradossale.

A noi appassionati di telefilm è noto soprattutto per Twin Peaks. Proprio in ragione dell’imminente ritorno di una delle serie più amate degli ultimi vent’anni, ho deciso di approfondire la sua sorprendente produzione cinematografica. Nello specifico, qui vi suggerisco di guardare due dei suoi titoli più recenti, Mulholland Drive (2001) e Inland Empire (2006), esclusivamente per ragioni di spazio: difatti uno dei suoi primi lavori, The Elephant Man (1980), è uno dei film più belli che io abbia mai visto.
Se le trame vi sembreranno un po’ vaghe è perché David Lynch non ama scrivere film con una vera è propria storia, con un plot nel senso tradizionale del termine. Chi già lo sa capirà questa difficoltà nell’irretire la complessità della narrativa di Lynch in quattro righe di trama. Chi non lo sa, invece, spero che scoprirà da sé che l’arte di Lynch non è solo cinematografica, ma video-sonora ad ampio spettro.

It makes me uncomfortable to talk about meanings and things. It’s better not to know so much about what things mean. Because the meaning, it’s a very personal thing, and the meaning for me is different than the meaning for somebody else.

[Mi mette a disagio parlare del significato e cose simili. È meglio non sapere troppo sul significato delle cose. Perché il significato è una cosa molto personale e il significato che ha per me è diverso dal significato che ha per qualcun altro.]

Mulholland Drive

Regia: David Lynch
Genere: Drammatico, thriller, psicologico
Anno: 2001
Cast: Naomi Watts, Justin Theroux, Laura Harring, Ann Miller, Angelo Badalamenti.

La frase: “È tutto registrato. È tutto un nastro. È solo un’illusione.

Trama: Mulholland Drive è la storia dissacrante di una donna (Laura Harring) che, a seguito di un incidente stradale sulla Mulholland Drive, non ricorda nulla e cerca di scoprire cosa le è successo. In questo la aiuta Betty (Naomi Watts), una giovane aspirante attrice, che è appena arrivata a Hollywood e stringe un legame molto forte con la donna misteriosa. Nel frattempo, scopriamo le vicende oscure che si celano dietro la produzione di un film e le disgrazie di un regista (Justin Theroux) che si scontra con le dure regole di Hollywood nella maniera più allucinante possibile. Due storie che sembrano sconclusionate ma che, a seguito di una narrativa folle e onirica, si incastreranno rivelando – per i più acuti – il senso finale del racconto.

Il perché pelato: Non vi approcciate alle opere di Lynch credendo di capire tutto la prima volta. Io stessa pensavo di guardare un semplice film un sabato sera, ma poi mi sono ritrovata nella rappresentazione di un viaggio mentale assurdo. Ho amato di questo film il modo di raccontare una storia che, una volta capita – cosa non facile -, è di per sé semplice. Ma Lynch non vuole stupire con il contenuto, bensì è la forma che egli ama stravolgere e veicolare attraverso tutti i canali sensoriali a sua disposizione: è fondamentale l’impatto visivo e straniante della pellicola, così come quello uditivo e angosciante, delle musiche. Sotto tutti questi strati si nasconde una storia d’amore non corrisposto – e non vi svelo più di questo per non togliervi la soddisfazione di capirci qualcosa da soli. Ma se volete conoscere l’angoscia umana e se vi piacciono gli intrecci narrativi discontinui, allora questo è il film che cercate.

Inland Empire

Regia: David Lynch
Genere: Drammatico, noir, grottesco
Anno: 2006
Cast: Laura Dern, Justin Theroux, Harry Dean Stanton, Jeremy Irons.

La frase: “Io non riesco neanche a ricordare se oggi è oggi, due giorni fa o ieri. Suppongo che se fossero le 9.45, direi che era dopo la mezzanotte“.

Trama: Se in Mulholland Drive la trama c’è ma è complessa, in questo caso parlare di trama è un azzardo. Lo stesso Lynch non ha mai voluto parlare di una vera trama, bensì semplicemente della storia di una donna (Laura Dern) che si trova in pericolo. Il film è un susseguirsi (molto lungo, va detto: ben 180′) di immagini, scene, parole (poche, per questo consiglio vivamente la visione in inglese) come se fossimo nel mezzo di un sogno allucinato. Lo stesso Lynch ha giustificato la sua reticenza a spiegare il film dicendo cheWe are like the dreamer who dreams and then lives in the dream. This is true for the entire universe.” [Siamo come il sognatore che sogna e che poi vive nel suo sogno. Questa è la verità dell’intero universo].

Il perché pelato: Non è un film per tutti. Io stessa non l’ho capito del tutto, ma accetto il fatto che molto probabilmente questo film non è stato girato per essere capito. Non è questa la priorità di Lynch. Il suo scopo era farci vedere come lui vede il mondo, come lo sente, come lo vive. Questa è stata l’ultima opera del regista e racchiude in sé gran parte degli elementi che ha disseminato nel corso della sua carriera. Vi troverete spesso a chiedervi “ma cosa sto guardando esattamente?” e avrete la tentazione di interrompere. Io vi consiglio di arrivare fino alla fine, nonostante l’angoscia e il dubbio. Sì, avete ragione, Lynch è forse un pazzo e, anche se si dovrebbe, non guarderete due volte questo film, ma non importa: è un’esperienza sensoriale, onirica. Dovete scegliere di sognare un incubo pieno di mistero. Voi li capite sempre i vostri sogni? Appunto. O prendetela così: se volete passare un sabato diverso senza prendere l’ecstasy, guardatevi questo. Non so cosa si provi con l’MD, ma sono quasi certa che sia quello l’effetto.
Zoran Samardzija ha affermatoLa struttura di Inland Empire differisce dai precedenti film di Lynch. Non è come un nastro di Möbius che gira eternamente su sé stesso, né è divisibile in parti di fantasia e di realtà. La sua struttura è più simile ad una tela dove singoli momenti si collegano fra di loro e con altri film di Lynch.

Questi sono consigli per chi i film non li ha ancora visti, ma ho pensato di scrivere una piccola parte per chi, invece, Lynch lo conosce già. Volevo capire che cosa può portare un uomo a pensare certe sceneggiature. Banalmente, si può pensare che abbia avuto una vita difficile e così via. Niente di tutto ciò. Questo lo rende più geniale? Forse. Vi traduco un pezzo della sua biografia, che potete trovare qui sul sito ufficiale e leggere in inglese se vi va. Trovo che siano parole significative dette da una persona che ha un modo unico di vedere le cose.

Lynch ricorda la sua infanzia come i “bei tempi nelle strade”. […] Era un sogno, col ronzio degli aerei, il cielo blu, le staccionate, il prato verde, i ciliegi – l’America benestante così come doveva essere. Ma poi, su questo ciliegio, c’era questo liquido che fuoriusciva, in parte nero, in parte giallo, e c’erano milioni di formiche rosse che correvano sul liquido appiccicoso, erano su tutto l’albero. Quindi vedi, c’è questo mondo bellissimo, ma se guardi un po’ più da vicino, ci sono solo formiche rosse.
I miei genitori non bevevano, non fumavano, non litigavano. […] Desideravo che accadessero cose strane nella mia vita. Sapevo che niente è come sembra, non ovunque, ma non riuscivo mai a dimostrarlo. Era solo una sensazione. […] Essendo cresciuto in un mondo molto bello, quasi perfetto, certe cose risultavano in antitesi. 
Sono andato a Brooklyn da bambino e mi ha spaventato moltissimo. Ricordo di essere andato in metro con mio padre e mio fratello e di aver sentito questo vento venire dal treno, lungo il tunnel. Prima il vento, poi l’odore e poi il rumore. È stato terrificante. Ho assaggiato piccoli pezzi di orrore ogni volta che sono stato a New York. Ho percepito la paura nell’aria, ho percepito la paura in molti posti.

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