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Parliamone | Hand of God

[SPOILER FREE]

C’è un motivo se questo pezzo arriva molto tardi rispetto alle prime impressioni che vi ho riferito su questa nuova serie di Amazon. Non si tratta solo di mancanza di tempo, bensì di una mia autentica difficoltà nel portare avanti la serie per concluderla. Dieci episodi da circa un’ora possono essere pesanti, lo sappiamo tutti.
Il peso non tarda a farsi sentire specialmente per quei telefilm che, come questo, hanno tante mancanze e sono nettamente indietro rispetto agli standard di questi anni.

Andando con ordine, quando vi ho dato le prime impressioni ho affermato che la forza di questo telefilm sta più nel cast che nella storia – poco originale – e che la potenzialità del pilota viene già indebolita alla seconda puntata. Ho anche sostenuto che lo stile narrativo è stato capace di essere chiaro pur nell’intreccio abbastanza complesso.

Dopo aver guardato tutta la serie, o meglio: dopo essermi sforzata di finire tutta la serie, posso dire con certezza che la potenzialità della trama, già di per sé poco accattivante, viene totalmente bruciata puntata dopo puntata. Se il cast rimane per lo più sempre all’altezza, è la storia che manca del tutto. Di cosa parla esattamente questo telefilm? Un po’ di questo, un po’ di quello: è un vero calderone che tocca tanti temi ma che finisce con abbracciarne nessuno. Il creatore Ben Watkins ha puntato troppo in alto, pretendendo di scrivere una trama maestosa ma riuscendoci praticamente mai. Mi sovviene nuovamente il confronto con la prima stagione di True Detective, che anche abbraccia tanti temi forti, ma che ci riesce perché supportata da una trama già di per sé autosussistente.

Ad un certo punto della storia ci troviamo di fronte ai seguenti temi: religione e spiritualità; rapporti coniugali; eutanasia; razzismo con antisemitismo annesso; legittimazione della prostituzione; droga e tossicodipendenza. Credo siano solo questi, ma forse qualcos’altro ora mi sfugge. E no, nessuno di questi temi è trattato con la profondità che rispetterebbe né tanto meno è inserito in un contesto che ne giustifichi anche solo l’accenno. Sembra solo una corsa a voler toccare a tutti i costi lo spettatore, a incuriosirlo: e in tutto ciò, la trama principale?

Si perde, in un mare di riempitivi. Senza fare spoiler, va detto che persino i risvolti conclusivi mi hanno lasciata pressoché indifferente. Probabilmente se sin dal principio la storia mi avesse suscitato un minimo di interesse, mi sarei fatta coinvolgere dal mistero che avvolge la storia di PJ. Ma di base mi hanno dato tutti l’impressione di essere degli imbecilli storditi dalla personalità odiosa di Pernell, un personaggio del quale si coglie l’influenza troppo tardi per poter essere percepita come significativa.

Forse salvo il figlio del sindaco, ecco. L’unico personaggio simpatico che è effettivamente connesso con la realtà.

In definitiva, mi aspettavo molto di più da questa serie: è vero che agli Amazon Studios sono ancora molto immaturi nella scelta dei titoli – se paragonati a Netflix o HBO – ma forse sbaglio nel credere che le serie prodotte da questi colossi di streaming on demand siano tutte da premiare. Queste compagnie hanno cambiato totalmente il modo di fare telefilm, a mio parere, ma mi sembra che Amazon non riesca a tenere il passo. Con Hand of God ha decisamente toppato: purtroppo non basta “copiare” una tendenza per poterle rendere giustizia.

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