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Recensione | “La verità di Amelia” di Kimberly McCreight

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Eccoci con una nuova recensione e con un nuovo brivido di giallo. Beh, anche se stavolta non posso dire che si tratti interamente di un thriller, tanto meno di un giallo.

La verità di Amelia” (Reconstructing Amelia) di Kimberly McCreight è venduto come thriller, ma gli amati del genere – me compresa – sicuramente, leggendolo, potrebbero rimanerci male. Infatti, di thriller ha ben poco, colpa soprattutto del “modo” tramite il quale si viene a scoprire la verità di Amelia, o meglio, a ricostruire Amelia (N.B. per tutti i traduttori italiani c’è un girone apposito all’Inferno). Le uniche verità che veniamo a conoscere sono quelle della madre di Amelia; Amelia viene “ricostruita”, punto. Mannaggia alle traduzioni!

Comunque, la trama è, ahimè, lineare, ad esclusione di… nessun colpo di scena. Sul serio, è stata una grande tristezza scoprire che più si andava avanti, più le cose non si facevano intriganti (neppure intricate).

Amelia è una ragazzina di quattordici anni che un bel giorno muore, si getta dal tetto della scuola proprio mentre la madre era stata chiamata a scuola per via del comportamento scorretto che Amelia aveva avuto durante un compito: aveva copiato. Il fatto è che questo comportamento è totalmente estraneo ad Amelia, studentessa modello, figlia di ragazza-madre/madre-single, benestante ed educata.
Una settimana dopo la morte della figlia, Karen inizia a ricevere messaggi con la scritta ‘Amelia non si è buttata’, accompagnati da altri circa l’identità del padre di Amelia. Il caso viene riaperto (sì, così, in quattro e quattro otto), e si comincia a scavare tra le cose della ragazzina; tra i suoi appunti, dove vengono ritrovati strani bigliettini pieni d’odio; tra i suoi messaggi e le sue email, un colpo di scure per la madre.

Che detto così, può anche sembrare chissà quale thriller; chissà quale complessa indagine. E invece no, l’autrice non è stata brava, anzi, secondo me non è proprio capace. Ha praticamente girato e rigirato la frittata a suoi piacimento, e okay, ci sta, lo fanno tutti gli scrittori. Il problema è che il lettore, qui, se ne accorge e inizia a stufarsi.

I punti che non mi piacciono sono principalmente due: l’introduzione dei personaggi e il ruolo che hanno avuto nella morte di Amelia.

Vengono introdotti troppi personaggi per un romanzo di circa 370 pagine. E di tutti questi personaggi si dice poco e niente, cioè, si dicono cose inutili; nessun personaggio in particolare, – neppure Amelia o la madre che sono i due punti di vista a disposizione, hanno i caratteri del ‘personaggio principale’ – nessuno viene delineato psicologicamente in modo approfondito. Credo che la McCreight abbia pensato che la quantità fosse meglio della qualità dei personaggi.

E veniamo al punto dolente, quello che mi ha fatto bararre nella lettura (da pagina 290 ho iniziato a leggere solo i dialoghi per vedere come sarebbe finita quella tortura).
Praticamente, tutti i personaggi introdotti sono inverosimilmente implicati in un modo o nell’altro nella morte di Amelia.

Quelli che però mi hanno alterato di più sono la (SPOILER A SEGUIRE) professoressa di inglese che si viene a scoprire essere dietro a un sito stile Gossip Girl perché, dice lei, era un modo per stare vicino ai ragazzi. Ebbé, certo, insultare e divulgare cose private di adolescenti è un bel collante societario e soprattutto un bel passatempo per una donna di trentacinque anni.
L’altro è la madre di Amelia. Non è che le manchi l’istinto materno, no. E’ stupida e basta. Ovvero è stupido il modo in cui l’autrice l’ha dipinta.
Siccome non riesco a trovare le parole per descrivere il modo scadente in cui è stata scritta tutta la storia, vi faccio un esempio.

E’ come se io volessi scrivere un thriller ma iniziassi a parlare liberamente, lasciando vagare la mente.
“Eravamo tutti al mare. C’era un granchio giallo e i Condorelli era tutti liquefatti. Lo sciatore non si suicidò, ma venne ucciso dal cocco del Cocco Bello. Fine!”

Ecco, va tutto così.

Questo libro si salva per solo una cosa: illustrare quali possono essere gli effetti del mondo su un adolescente, mostrare come non si conosce mai veramente nessuno. Persino una madre deve accettare la sconfitta. Ma non per ultimo, ci fa capire quanto la lettura possa essere uno scudo contro le realtà, con tutti i pro i contro che tale scudo ha.

Ve lo consiglio? No. Ma se proprio volete, aspettate l’edizione economica.

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