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Aria di Libri | #10 “Il Caso Bellwether” – di Benjamin Wood

81aEia6WcoL._SL1500_Il Caso Bellwether (titolo originale: The Bellwether Revival), è il romanzo d’esordio di Benjamin Wood. Un thriller originale che ben si sposa con questi giorni di calura.

Oscar è un ragazzo di venti anni, ateo, che lavora come inserviente in una casa di riposo. Una sera, di ritorno dal lavoro, il suono di un organo lo attira in chiesa.
Da lì a poco conoscerà Eden e Iris Bellwether, fratelli; entrambi con il dono della musica e un’intelligenza innata. Però, se Oscar viene catturato subito dalla spontaneità di Iris, capisce che Eden emana un’energia oscura e strana. Ed è proprio Eden che si dimostra uno dei personaggi più enigmatici della storia, in bilico tra follia e genialità; un mix talmente omogeneo che non si riesce a capire dove inizi l’una e finisca l’altra.
Wood dipinge uno scenario dai tratti intensi e dalle ombre inquietanti. La narrazione è calzante, le descrizioni sono taglienti, affilate. L’autore riesce a catapultare il lettore nell’atmosfera della sua storia; riesce a dipingere nella mente di chi legge le dettagliate scenografie che fanno da sfondo ai suoi personaggi. Il lettore si può sorprendere a scrutare nel buio e intravedere la figura di Eden che pedala nell’oscurità insieme alla sorella Iris. Entrambi avvolti da un’aura di mistero.

Premetto che se avessi dovuto basarmi sulla quarta di copertina, probabilmente, non avrei comprato questo libro perché l’editore non è riuscito a sintetizzare la storia in modo soddisfacente. Quindi devo ringraziare IBS.it e Ponte alle Grazie per avermelo regalato in anteprima.

Anche se i primi capitoli sono abbastanza lenti, stranamente, non ho abbandonato la lettura come uso fare in questi casi. Anzi, quello che mi ha fatto andare avanti è lo stile narrativo adottato da Wood. Davvero permette al lettore di immaginarsi lo scenario, di sentire l’odore della pioggia di novembre e quello delle sigarette al chiodi di garofano di Iris. E’ qualcosa di spettacolare.

I personaggi non sono così delineati, forse è questo il punto su cui il libro è più debole. Oscar, Iris, Eden, e tutti gli altri, presentano una psicologia sì complessa ma non definita. Vengono descritti dei comportamenti (per esempio, l’ateismo di Oscar; oppure la fragilità della signora Bellwether), ma poi non si fa luce sulle ragioni di tali modi. A me avrebbe fatto piacere capire come mai Oscar, a vent’anni, arriva a una decisione così drastica – l’ateismo -; sarebbe stato interessante conoscere qualcosa in più su Iris, oltre al complesso della figlia minore su cui gravano le pressioni di una famiglia esigente dell’alta borghesia inglese.

Il personaggio principale è Eden, ma il solo punto di vista disponibile è quello di Oscar; quindi noi viviamo tutto quello che vive Oscar (sì, è narrato in prima persona brrrrr!), il ragazzo svolge una funzione simile a quella di un binocolo: vuoto, che serve solo a vedere cosa fanno gli altri. Per questo sarebbe stato bello approfondire la psicologia di Oscar, che è il filtro tramite cui passa tutta la storia.

Oltre le descrizioni, quello che veramente colpisce è la materia trattata. Posso dire di non aver mai letto una storia del genere, quindi quello che il libro perde a causa dei personaggi, lo riacquista in originalità.
Ipnosi, musica, Compendium musicae di Cartesio, le teorie di Johann Mattheson, questo è l’humus da cui nascono tutti le cose terribili pensate dalla mente di Eden.

Eden crede di riuscire a curare le persone tramite un procedimento complesso: ipnotizzare le persone e “curarle” attraverso una melodia ottenuta dallo studio delle teorie del Compendium e di quelle di Mattheson. Le teorie del primo si basavano sullo studio del modo in cui la musica riesce a farci commuovere, a manipolare le nostre emozioni; mentre Mattheson è un teorico della musica barocca che scrisse un trattato sul come abbellire e creare la più perfetta e pura tra la musica sacra.
Eden credi di essere dotato di un potere, e per questo si spinge sempre più in là, fino ad oltrepassare qualsiasi limite etico. Forse è proprio Eden il personaggio più complesso, ed è anche quello più moralmente compromesso.

In generale, è un libro scorrevole, e seppure il finale è abbastanza scontato, almeno non è affrettato e sino all’ultimo la narrazione tiene il ritmo acquisito dall’inizio. E’ un ottimo esordio per Benjamin Wood, tanto da farmi chiedere quando verrà pubblicato, qui in Italia, il suo secondo romanzo.

Ve lo consiglio sicuramente se volete una lettura estiva scorrevole. Anche se il tema trattato potrebbe sembrare pretenzioso e complicato, così non è proprio grazie allo stile adottato da Wood, che sta sempre attento a spiegare per bene a un vasto pubblico di non-iniziati.

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