Telefilm/The Walking Dead

Recensione | The Walking Dead 5×15 “Try”

Cominciamo dalla fine.

Ancora non lo capisci. Nessuno di voi lo capisce! Noi sappiamo cosa va fatto e lo facciamo. Siamo quelli che sopravvivono. Voi… ve ne state seduti a pianificare e poi esitate. Fingete di sapere quando in realtà non sapete niente. Vorreste che le cose non fossero come sono. Beh, volete sopravvivere? Volete che questo posto resti in piedi? Non faremo più a modo vostro. Le cose non migliorano perché uno vuole che migliorino. A partire da adesso, dobbiamo vivere nel mondo reale. Dobbiamo controllare chi vive qui. Il tuo modo di fare le cose, distruggerà questo posto. Farà finire ammazzata della gente. Ha già fatto finire ammazzata della gente. E non me ne starò a guardare mentre succede di nuovo. Se non si lotta, si muore. Non me starò a guardare…

Michonne di sicuro ha pensato

Yo, Rick, I’m very happy for you, and Imma let you finish

Ma poi ha cambiato idea e ha steso il delirante sceriffo di Alexandria con uno sganassone che lèvate.

Per carità, quello che diceva Rick era pure giusto, ma la credibilità di una persona, quando questa sembra una pazza invasata, insanguinata e con una pistola in mano, in genere tende a scemare. Insomma, non era tanto quello che diceva, ma come lo diceva.

Anche se, visto che a stenderlo è stata Michonne, forse era anche un po’ quello che diceva. Michonne, infatti, è quella che più di tutti aveva manifestato il bisogno di trovare un posto fisso in cui stare, e di sicuro può aver temuto che Rick potesse mandare tutto all’aria.

Rick che, a quanto pare, è tornato all’idea della “Ricktatorship”.

– Allora, Rick, amore della mamma, cosa vuoi fare da grande?

– Il dittatore!

The Great Dictator - filmstill

Ma vabbè, si fa per ridere. Perché se ci fermiamo a ragionare un attimo, la cosa inizia a diventare seria. Molto seria. Rick è arrivato al punto in cui era arrivato anche Shane.

Shane, fino al momento in cui è passato a miglior vita, è stato il mio personaggio preferito di tutto il telefilm, perché è stato il primo a capire che se si voleva sopravvivere, in un mondo in cui tutte le regole sono state sovvertite, bisogna essere disposti a fare cose orribili. Bisogna essere disposti a lottare, e non aspettare che le cose cambino da sole. Un percorso di consapevolezza che anche Rick, ad un certo punto, ha dovuto intraprendere. Un percorso che in questo episodio, ha trovato il suo culmine.

 

Si, Rick aveva ragione a dire quello che ha detto, ma non posso nemmeno evitare di pensare che anche Deanna ha ragione a dire quello che dice (leggasi: comportarsi come si comporta). Anzi, sono piuttosto convinta che all’umanità, o a quello che ne resta, questi due personaggi servano entrambi. Rick, perché l’umanità deve sopravvivere, a qualunque costo. Deanna, perché l’umanità deve ricominciare, a qualunque costo. E perché possa ricominciare, perché il mondo possa tornare com’era, quel mondo che Rick ormai vede solo come un ricordo lontano, da qualche parte bisognerà pure iniziare.

Rick ha tacciato Alexandria e la sua leader di ingenuità, convinto che comportarsi così servirà solo a farsi ammazzare, e non è che non abbia ragione, ma non ha nemmeno completamente ragione, perché vede solo il bicchiere mezzo vuoto. Deanna, lungimirante, lo vede mezzo pieno, e sta lavorando perché diventi tutto pieno. Ecco perché ha accolto Rick & Co, perché sa che loro hanno quello che manca ad Alexandria per sopravvivere – e, per esteso, perché possa farlo tutta l’umanità.

Ochèi, non avrei mai pensato che sarei potuta diventare filosofica a questi livelli, fatemi correggere il tiro tornando a dire stupidaggini.

Sasha. Vogliamo parlare di Sasha? Si comporta come se fosse l’unica persona al mondo ad aver perso qualcuno. Breaking news, Sasha, non lo sei. Non so se conoscete quello studio fatto dalla BBC che indica come per ogni persona viva adesso corrispondano quindici persone morte in passato (potete approfondire qui). Ecco, ora il rapporto è diventato tipo un vivo a settecento milioni di morti, quindi Sasha, get your shit together. È pure vero, comunque, che se diamo a Sasha dieci minuti e abbastanza munizioni, sarebbe in grado di risolvere il problema zombie per sempre.

Passiamo a Carl. Carl è, come il padre, in preda all’ormone, e gli autori del telefilm hanno voluto sottolineare la cosa con una scena al rallentatore di lui e Enid che corrono, come fossero in prato pieno di margheritine. Mancava solo la celeberrima musica di Momenti Di Gloria come commento audio, ed eravamo a posto (o, volendo, il costumino rosso di Baywatch).

Varie ed eventuali pt.1: io ho seri, serissimi problemi a riconoscere Rosita. Da quando non è più vestita in stile Rambo, ogni volta che compare sullo schermo penso “e questa chi diavolo è?”. E il fatto che adesso assomigli a Tara non mi è certo d’aiuto. Tanto più che poi mi confondo (già che il mio cervello è in condizioni precarie di suo). Quando è entrata nella stanza di Michonne portando notizie di Tara, giuro che ho pensato “perché Tara porta notizie di Tara e parla di se stessa in terza persona?”. Vabbè, che volete che vi dica, sono una tipa poco sveglia.

Varie ed eventuali pt. 2: Pete e Nicholas stanno evidentemente giocando una partita del campionato “persone di merda”. Pete è un marito abusivo, e io bramo il momento in cui qualcuno lo appenderà per le palle ad un lampione, e Nicholas è l’esatta definizione di vigliacco. La partita deve risolversi solo con un pareggio: morti stecchiti entrambi.

Varie ed eventuali pt. 3: chi diavolo è che va in giro a marchiare le persone con la W? E soprattutto, in che modo ciò porterà guai a tutta Alexandria? E soprattutto soprattutto, chi altri morirà, secondo voi?

Meno uno al gran finale. Adesso sì, che c’è da avere paura.

P.S. poiché la prossima settimana sarò molto impegnata con l’università, probabilmente non sarò io a recensire l’episodio finale: voglio quindi approfittare di questo momento per ringraziarmi di avermi letto, sperando che le mie recensioni siano state di vostro gradimento. Arrivederci a settembre!


Il promo dell’ultimo episodio, Conquer:


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