Telefilm/The Walking Dead

Recensione | The Walking Dead 5×12 “Remember”

Rise and shine Alexandria
under protection of my name
pure, divine, and imperial

Kamelot, Alexandria

È bellino, il posto che ha accolto Rick & Co. Un tipico quartiere della periferia americana, un po’ Wisteria Lane ma con meno casalinghe disperate. Mi chiedo, allora, come avrebbero reagito le casalinghe disperate originali di fronte agli zombie. Bree, che da che ricordi era abile con la doppietta, di sicuro avrebbe guidato la resistenza.

La parola chiave per almeno buona metà dell’episodio è “scetticismo”. Che è un po’ quello che ha tenuti in vita tutti fino a quel momento, quindi ok. Però, ora che sono dentro, bisogna valutare il da farsi. Aaron chiede che ognuno di loro incontri Deanna, la leader della comunità. Scopriamo che era una deputata del congresso, che l’esercito ha dirottato lì con al sua famiglia nel corso dell’evacuazione. Mi chiedo, allora, come reagirebbero *inserire nomi di politici nostrani a caso* di fronte agli zombie. Sono più che convinta che Beppe Grillo riuscirebbe a sconfiggere i morti già solo ammborbandoli di chiacchiere sull’uscita dall’Eurozona.

Ma vabbè, bando alle ciance.

A me Deanna è sembrata fin da subito un personaggio interessante, anche abbastanza concreto. Boh, sarà che in una situazione del genere è dura fare promesse elettorali e poi non mantenerle. Fatto sta che sa quello di cui ha bisogno la sua comunità – di un gruppo forte come quello di Rick – e cerca di tenerselo stretto. Intanto, offre loro riparo – delle belle villette a schiera – e comfort di lusso – elettricità, acqua corrente, vestiti. Rick, addirittura, osa tagliare barba e capelli. Tutto ciò mi ha destabilizzata, sembrava di essere tornati alla prima stagione. Peccato, però, volevo sapere quanti altri episodi sarebbero serviti perché assomigliasse a Karl Marx.

“Le serie tv sono l’oppio dei popoli”

Deanna incontra uno ad uno i membri del gruppo, in quella che sembrava molto una seduta da uno psicologo, dove ognuno è esattamente se stesso.

Rick, con la sua visione del mondo che le circostanze hanno reso estremamente pragmatica:

Ora è tutta una questione di sopravvivenza. A qualsiasi costo. La gente là fuori ha sempre un secondo fine. Cerca sempre di sfruttare le tue debolezze. Ti giudica sulla base di quello che può portarti via. E a come può usarti per sopravvivere.


Michonne, che è più risoluta che mai a mettere radici:

Se dici che è così allora è quello che volevamo. Siamo pronti.

Così come Glenn:

– Dobbiamo trovare il modo di far funzionare la cosa.

– Perché?

– Perché… siamo là fuori da troppo tempo.

Carl, che è stato costretto a diventare un adulto in miniatura:

– Questo è il genere di posto che avrebbe voluto la mamma.

– Mi dispiace che tu l’abbia persa.

– Non l’ho solo persa. L’ho uccisa. Ho dovuto farlo io.

Ho trovato a tal proposito molto bella la scena in cui gli altri ragazzi della comunità chiedono a Carl se voglia giocare ai videogame o a biliardo e lui non proferisce parola, incapace di processare il fatto che può tornare a fare le cose che faceva prima e in generale quelle che dovrebbe fare un ragazzino della sua età.

E poi Daryl, che è… beh, è Daryl. Di poche parole, caute e ben misurate:

Il ragazzo e la bambina meritano un tetto sulla testa. Credo.

Infine, Carol…

Sopra ho scritto “dove ognuno è esattamente se stesso”. A prima vista, sembra proprio che l’unica a non essere stata se stessa sia Carol. Ognuno degli altri personaggi, infatti, è stato incredibilmente trasparente. Lei, invece, ha mentito spudoratamente. Proprio per questo, anche Carol è stata esattamente se stessa. E non perché sia una bugiarda patologica, ma perché lei è una specie di angelo custode del gruppo, ed è proprio quello che sta facendo anche in quella circostanza. Sta vegliando su di loro. In una precedente recensione l’ho definita “membro onorario degli Avengers” proprio per sottolineare la sua componente cazzuta e ora, davanti a Deanna, sta recitando la parte della signora debole e indifesa (ed ecco spiegata la goffaggine nello sfilarsi il fucile) che è sopravvissuta solo perché gli altri l’hanno presa sotto la loro ala protettiva. In questo modo nessuno baderà a lei, nessuno la considererà e, se le cose dovessero andar male lei entrerebbe tranquillamente in modalità Rambo (SURPRISE, MOTHERFUCKER!) Così, la vediamo mentre afferma – addirittura! – che le manca il marito, che noi sappiamo essere stato un tipo violento ed abusivo.

Facevo il bucato, curavo il giardino e facevo sempre trovare la cena in tavola ad Ed. Quell’uomo scemo e meraviglioso mi manca ogni giorno. Non avevo molto da offrire a questo gruppo, così sono praticamente diventata la loro chioccia. E loro sono stati così gentili da proteggermi.

Ora, i problemi di questa comunità all’apparenza idilliaca sono, fondamentalmente, due.

Problema numero 1: Aiden è un cagacazzi di proporzioni gigaclopiche. Lui stesso ha ammesso di essere uno stronzo, quindi almeno non si può negare che abbia una perfetta consapevolezza di sé.

Long story short: uno zombie hanno fatto quello che fanno gli zombie, cioè ucciso dei viventi, e lui si “vendica” privando quel morto vivente della sua dignità di morto vivente. Ha senso parlare di “dignità di morto vivente”? Nella mia mente bacata sì. Dovete sapere che  io ho un rapporto molto conflittuale con le mummie. Cioè, non conflittuale come Rick O’Connell e compagnia, semplicemente in termini morali. Della serie, mi infastidisce vederle (stesso discorso per i calchi delle vittime di Pompei, anzi per loro è anche peggio) esposte ad uso e consumo del pubblico, perché penso sempre che prima erano persone, e ora solo “oggetti”. Si, per quanto la causa della cultura e della conoscenza sia nobile, preferirei lasciarle riposare in pace lontani da occhi indiscreti. Con lo zombie che Aiden ha appeso ad un albero, il discorso è lo stesso. È barbarico, oltre a costituire un rischio inutile. Dopotutto, non è mica colpa sua se si è zombificato, e ora non può fare altro che seguire la sua natura. *inserire qui la favoletta della rana e dello scorpione*

Beth, pace all’anima sua, la penserebbe esattamente come me (ricordate quando, nel circolo del golf, coprì con un telo i cadaveri?)

Aiden è il classico bullo: chiacchiere tante, sostanza zero. Attacca briga, ma Glenn lo stende con molta, moltissima nonchalance e lui finisce col culo per terra. Wow, che gran figura. Mi è piaciuto, poi, il fatto che sua madre, Deanna, abbia ringraziato Glenn di averlo steso. Evidentemente, è consapevole del fatto che suo figlio debba essere messo in riga. Non solo (e non tanto) perché è un completo e totale imbecille, il che è brutto a prescindere, ma perché atteggiamenti del genere nell’apocalisse zombie portano solo guai.

Problema numero 2: la calma prima della tempesta.

Immaginatevi una situazione normale, senza zombie e apocalisse di sorta. Ti metti comodo, ti rilassi, e il peggio che può capitarti è il telecomando è a tre metri di distanza da te.

Immaginatevi ora la situazione di The Walking Dead. Ti metti comodo, ti rilassi, e il peggio (ma anche “il minimo”) che può capitarti è che vieni squartato, sventrato, sbudellato e mangiato.

Carl e Carol hanno espresso questi stessi timori.

Mi piace la gente di qui, ma… sono deboli. E non voglio che diventiamo deboli anche noi.

Se ci mettiamo comodi, abbasseremo la guardia. Questo posto ci indebolirà.

Rick, però, è convinto di no. Dopo tutto quello che hanno passato, figurati se diventano deboli. Cancellerebbero la parola “debole” dal dizionario, se ne avessero uno.

Ma non succederà. Non diventeremo deboli. Ormai è impossibile.

Però fanno bene, secondo me, Carl e Carol a preoccuparsi. Sì, questa comunità alexandrina è bella (Aiden a parte, e per quanto abbiamo visto finora) ma c’è troppa calma. Non mi piace troppo tutta questa calma. Preferisco quando tutto è un po’ più… troppo meno calmo. Sia perché altrimenti vivi nell’ansia convinto che potrebbe succedere qualsiasi cosa da un momento all’altro, sia perché rischi di rammollirti. Pure se Rick dice di no.

E che altro dice, Rick?

Dice che

Troveremo il modo per far funzionare le cose. E se loro non faranno lo stesso, allora è semplice. Ci prenderemo questo posto.

Ta-da-da-daaaaaaaah.

 


Promo del prossimo episodio, Forget:


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5 thoughts on “Recensione | The Walking Dead 5×12 “Remember”

  1. Verissimo, questa puntata è scettica, sia per i protagonisti che per gli spettatori, ma mi è piaciuta. Strano vederli in un ambiente quasi normale.

    Io mi sono fatta influenzare dall’esperienza che ho sui drama da questi fattori e ora dirò un mare di cagate: Rick sbarbino e senza maglietta che apre la porta a una giovane Lynette Scavo (perché si, il paragone a Desperate Housewives è d’obbligo!), comporterà un problema per il marito della parrucchiera, “geloso” di lei. Carol è Bree al 100% e sarà la chiave quando dovranno usare l’artiglieria pesante.
    Carl Popper inizierà un suo teen drama personale, tipo “The Walking Diaries or something”.
    Intanto in casa mia sono partite le scommesse su quando Daryl si farà la doccia.

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    • hai appena delineato un interessante sviluppo di trama a la “The walking housewives”. Mi piace. Rick sbarbatello, comunque, è 100% Love Actually. Mi aspetto i cartelli dedicati a Keira Knightley, a un certo punto.

      Quindi, dici che Daryl si farà la doccia?

      "Mi piace"

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