Marvel's Agent Carter/Telefilm

Recensione | Marvel’s Agent Carter 1×08 “Valediction”

Agent Carter ci lascia, temporaneamente o definitivamente ancora non si sa, con un episodio a mio parere riuscitissimo che riesce a tirare le fila di tutto ciò che avevamo lasciato in sospeso nelle scorse settimane. L’episodio si apre emblematicamente con il ritorno dello show radiofonico su Capitan America nel suo episodio finale, la dipartita di Steve Rogers. Un momento citato più volte nella serie e non a caso.

Ritroviamo i nostri agenti sul luogo del crimine che chiudeva lo scorso episodio, la sala del cinema in cui gli spettatori si sono massacrati a vicenda. Ovviamente, data la grande competenza degli agenti dell’SSR (seriamente: se c’è una cosa in cui la serie non mi ha convinta è questa, sono troppo imbranati), Sousa si spruzza in faccia il gas tossico da solo e cerca di far fuori Thompson strappandogli il naso a morsi. In realtà quello è secondo me un desiderio che ha spesso anche quando è in sé. Howard Stark torna, offrendoci i retroscena di Finow e suggerendo di fare da esca per Dottie e Ivchenko (il cui vero nome pare essere Fennhoff ma in pratica è il Dottor Faustus dei fumetti). Non un passo da poco per un egoista come papà Stark, che in quest’episodio scopriamo divorato dai sensi di colpa (anche giustamente, dai) per le invenzioni mortali messe al mondo. Ora, se c’era una cosa ovvia quando il cecchino ha mancato Howard di mezzo metro (e sappiamo tutti quali sono le capacità di Dottie) era che si trattasse di un diversivo ma ovviamente i nostri eroi ci cascano con tutte le scarpe e Howard viene rapito dal temibile duo. Avrà così modo di prendersi tutti gli schiaffoni che si era risparmiato quando c’era Jarvis a prenderli al posto suo poiché Dottie/Ida non prenderà bene il fatto che il miliardario non si ricordi affatto di lei. Papà Stark si ritrova, sotto l’ipnosi di Fennhoff (il cui fratello, scopriamo, è morto nella battaglia di Finow) ad affrontare il peggiore dei suoi tanti rimpianti: non essere stato capace di salvare Steve Rogers. L’infido manipolatore (quanto amo i villain di questa serie??? Li adoro!) crea uno scenario in cui Howard può ancora salvare il Capitano e lui si fionda su un aereo per recuperare il suo amico, promettendo a Peggy che lo salverà. Quanto è emblematica questa allucinazione? Quanto mi ha distrutta emotivamente? Abbiamo sempre saputo che la morte di Steve è stata un trauma per Stark senior ma ora ci rendiamo davvero conto di quanto lo sia stata. I miei complimenti a chiunque abbia pensato di usare un villain come Ivchenko/Fennhoff: in una miniserie come questa l’introspezione dei personaggi risultava particolarmente difficile da trasmettere ma con questo espediente il loro inconscio viene portato direttamente sui nostri schermi. Chapeau.

Intanto Jarvis informa l’SSR dell’esistenza di un hangar Stark segreto (non farò l’ennesimo commento sulle loro capacità investigative) e i nostri capiscono che il piano del dottore è di far sì che Howard sganci il gas letale sorvolando la parata per i festeggiamenti per la Giornata della vittoria. Il quartetto formatto da Peggy, Jarvis, Thompson e Sousa si dirige all’hangar, giusto in tempo per vedere Howard decollare e Peggy corre alla radio per cercare di dis-ipnotizzare Howard, scontrandosi con Dottie e lanciandola da una finestra. Devo dire che avevo talmente tanto hype per questo scontro che mi è sembrato passare anche troppo velocemente, spero che, se la serie verrà rinnovata, la nostra Peggy abbia ancora modo di affrontare la sua nemesi (dato che parrebbe essersi salvata). Ivchenko fugge, con Thompson e Sousa che gli danno la caccia nell’hangar, mentre Jarvis (!) si mette alla guida di un aereo per inseguire Howard e, se non ci fosse altro modo di fermarlo, abbatterlo.

Considerato che sapevamo già che Howard sarebbe sopravvissuto (non c’è ancora un piccolo Tony in giro), devo dire che sono riusciti bene a mantenere alta la tensione grazie alla citazione della scena di Capitan America e alla grandissima emotività che hanno saputo trasmettere sia con la sceneggiatura che con la grandissima bravura degli attori. In questo momento di confronto, vediamo entrambi i personaggi affrontare il trauma dell’ultima conversazione con Capitan America e, finalmente, superarlo. Anche se questo significa lasciar andare Steve, cosa che vediamo Peggy fare di nuovo sul ponte di Brooklyn, quando svuota nel fiume la fiala di sangue che Jarvis le consegna dopo averla sottratta a un ancora stordito Howard. Sia il saluto tra Jarvis e Peggy che l’ultimo addio che lei dà a Steve sono scene molto toccanti, che ci mostrano l’evoluzione dei personaggi e dei loro rapporti.

In tutto questo blaterare non mi sono dimenticata di Thompson, che si fa mettere KO da un vecchietto, né di Sousa, che resiste al temibilissimo attacco mentale di Ivchenko grazie a dei comuni tappi per le orecchie (il ragazzo ha cervello!). Certo che la faccia di Thompson quando pensa che il collega stia tentando di ucciderlo per la seconda volta nella stessa giornata è impagabile. Alla fine Ivchenko viene consegnato alla giustizia!

Peggy torna in ufficio dove i colleghi l’applaudono: il suo riscatto ora è completo. Torna per prendere le sue cose: che sia il momento di cominciare a lavorare alla fondazione dello Shield? Intanto le alte sfere, come al solito, non capiscono nulla e un Senatore viene in ufficio per congratularsi con Thompson per come ha gestito l’indagine (ma voi ve la meritate, l’incompetenza!). Lui, cedendo alla vecchia abitudine di prendersi meriti che non gli spettano, non smentisce (e lì Sousa voleva provare a ucciderlo per la terza volta). Questo riconoscimento parziale invece che generale delle capacità della protagonista mi ha convinta, è più realistico, lascia spunti per il futuro e permette a Peggy di sfoggiare tutta la badassery di una donna sicura di sé, che fa capitolare definitivamente Sousa: finalmente le chiede di uscire. Fortunatamente mi sbagliavo sulla ship destinata alla canonizzazione, quindi. Mai stata più felice di essere in errore.

Alla fine Angie-l’amica-che-tutti-vorremmo e Peggy diventano coinquiline in un lussuoso appartamento offerto da Howard nel tentativo di fare ammenda per tutte le disavventure che ha fatto loro passare. Una volta tanto che era in disposizione d’animo generosa, io avrei chiesto anche qualche extra, tipo una Rolls Royce. Le nostre ragazze sono più morigerate.

E così la nostra avventura è giunta alla fine, sperando in un rinnovo ma lasciandoci comunque soddisfatti, penso, non è così? Questa miniserie ha saputo inserirsi bene nell’universo Marvel e allo stesso tempo costruire una propria identità ben definita, con personaggi accattivanti, temi sociali, costumi e scenografie d’epoca, per non parlare degli scontri col jazz in sottofondo. Per me è sì.

Dopo i titoli di coda, nella migliore tradizione Marvel, vediamo Ivchenko imprigionato senza l’uso della parola ma con un compagno di cella a dir poco interessante: Zola. Si chiude così il cerchio con  Capitan America e Agent of Shield, mostrandoci l’origine dell’infiltrazione Hydra ancor prima della nascita dell’agenzia. Ma poi, chi sarà stato il genio che ha deciso di mettere quei due geni del crimine nella stessa stanza E con carta e penna?

Niente trailer e niente appuntamento alla prossima settimana, questa volta, però teniamo le dita incrociate per un rinnovo.

 

Ringraziamo:  Telefilm. ϟ |DemiMovie | Serie Tv Mania | Talk About Telefilm

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