Telefilm/The Walking Dead

Recensione | The Walking Dead 5×11 “The Distance”

Aaron.

L’ultimo episodio ci aveva fatto rimanere col dubbio: possiamo fidarci sì, o possiamo fidarci no?

Per me era un “ma sì, fidiamoci e volemosebbè” e probabilmente con questo atteggiamento sarò la prima a venir mangiata in una vera apocalisse zombie, ma me ne farò una ragione. Comunque, come puoi non fidarti di uno che

Sono l’unico che può aiutarla perché ho la marmellata di mele e vinciamo tutti.

La marmellata di mele! Jack Sparrow ha il vaso di terra, gli Avengers hanno un Hulk, e Aaron ha la marmellata di mele. Voglio dire, ti fidi per forza.

Maggie e Sasha hanno condotto Aaron al fienile dove si trova il resto del gruppo, e lui non perde tempo, perché deve fare una proposta che (spera) non potranno rifiutare: un tetto sopra la testa, protezione, tranquillità e marmellata di mele per tutti.

Ad un offerta del genere, la risposta di Rick è una sola: un destro dritto in faccia. Beh, lo sappiamo, Rick non è tipo che va tanto per il sottile.

Il fatto è questo: la proposta di Aaron è troppo bella per essere vera, e farsi fregare è un attimo. I precedenti, d’altronde, non giocano a loro favore, perché li ha fregati il Governatore a Woodbury, e li hanno fregati i cannibali di Terminus. Fool me once, shame on you, fool me twice…

E più Aaron insiste affinché l’allegra brigata si unisca alla sua comunità, più Rick si fa restio. Direi quasi irremovibile.

Un’altra persona, però, è altrettanto irremovibile: Michonne. Già da un paio di episodi Michonne ha mostrato insofferenza verso la vita-non vita sempre in fuga, senza meta. Così, è disposta a dare alla comunità di Aaron una chance. Così come Maggie, così come Glenn, così come Carl e così come, perfino, Daryl.

E sì, fare a modo loro è pericoloso ma, obietta Michone, fare a modo di Rick – rinunciando a un posto dove poter vivere – non è altrettanto pericoloso?

Era questione di fare una scelta, e il gruppo ha scelto. Ovviamente, prendendo tutte le precauzioni del caso. In effetti, se hanno rischiato di finire tutti morti ammazzati è stato proprio l’eccesso di precauzioni. Aaron aveva consigliato di prendere la Route 16 perché ripulita dagli zombie, mentre Rick insisteva per la Route 23 in quanto secondo lui stavano andando dritti nella tana del lupo, e allora meglio mantenere, per quanto possibile, il vantaggio della sorpresa. Peccato però che la strada 23 sia diventata zona pedonale di zombie, e hai voglia a buttarli giù con la macchina come se fossero birilli. Glenn non ha fatto strike, ma la sua è stata comunque una buona partita.

Poi vabbè, Rick minaccia Aaron perché “se è una trappola per portarci dove volevi, stanotte la tua gente morirà” ma, in difesa di Aaron, lui l’aveva detto di prendere la 16 e non la 23… Su, Rick, stai al passo.

Long story short: il gruppo si separa e poi si ritrova, e Aaron ritrova la persona con cui viaggiava alla ricerca di gente da reclutare, Eric. Non solo compagni d’avventura, i due sono una coppia a tutti gli effetti. Oh, un po’ di tenerezza in mezzo a tutta ‘sta morte, a tutta ‘sta distruzione, e a tutti ‘sti zombie usati come birilli.

Ora, Rick è ancora sul chi va là, e vuole che Aaron se ne stia ben distante da Eric, giusto per star sicuri che i due non complottino nulla ai danni dell’allegra brigata, e Aaron ribatte con “l’unico modo per impedirmi di stare con lui, è spararmi.”

Tutto ciò mi porta alla prima considerazione della giornata: quant’è triste dover fare quello che fa Rick? Fare il leader comporta scelte dolorose e sacrifici per il bene del gruppo, e il sacrificio di Rick è l’aver rinunciato a qualsiasi cosa lo renda umano. Per come lo vedo io, Rick ormai è composto per il 50% da barba e per il 50% di pensiero analitico. Non c’è spazio per i sentimentalismi, c’è solo il mangiare o l’essere mangiati.

E se è vero che per ogni azione corrisponde una reazione, per ogni decisione drastica e analitica di Rick corrisponde il bilanciamento – in termini puramente “umani” – operato da Glenn e Michonne.

Per Glenn, infatti, non è un problema che Aaron vada da Eric perché, pur avendo (ovviamente) a cuore la sicurezza del gruppo, così come ce l’ha Rick, non è disposto a rinunciare a tutto il resto. Anche a Terminus si era assicurato che Rick ricordasse che loro sono persone che aiutano le altre persone.

 
 
 

Tutto ciò mi porta alla seconda considerazione della giornata: fare le bussole morali in questo show porta sfiga peggio di Jessica Fletcher e quindi, come ho già scritto un paio di recensioni fa, io ho p.a.u.r.a.

Tutto ciò mi porta alla terza considerazione della giornata: quando la batteria del camper muore, Glenn sa dove trovare quella di scorta. Come faceva a saperlo?, chiede Abraham. Perché gliel’aveva spiegato Dale, una roba come tre stagioni fa. Non vi siete un tantino, giusto un tantino, commossi? Quindi, riallacciandomi alla considerazione sopra, è bene ricordare che Dale è stato la prima bussola morale e il suo stato civile attuale è, infatti, “morto stecchito”.

Ridendo e scherzando, comunque, l’allegra brigata giunge fino ad Alexandria, dove è ubicata la comunità di Aaron.

Dovete sapere una cosa, di me: a me i bambini non piacciono e posso affermare con sicurezza che l’unica volta in cui sono stata contenta di sentire la confusione provocata da marmocchi allo stato brado è stata assistendo alla visione di questo episodio.

Rewind.

– Quando sei arrivata per la prima volta davanti alle mura di Woodbury… cos’hai sentito?
– Niente.
– E al Terminal?
– Niente.

Fastforward. Play.

Alla luce del silenzio di quei due luoghi che dovevano rappresentare la salvezza e invece si sono rivelati essere tutt’altro, quant’è bello, quindi, sentire i bambini che giocano dietro i cancelli?

Ora, con un finale del genere, non si può non pensare alla legge di Murphy e, in particolare, ad un suo corollario, cioè la seconda legge di Chisholm:

Quando tutto va bene, qualcosa andrà male.

Anzi, secondo me è proprio quello che ha pensato Rick quando, poco prima di dirigersi verso Alexandria, ha nascosto una pistola. Rick è leader non a caso. Deve essere sempre pronto, per qualsiasi cosa. È incredibile quello che sto per fare, cioè citare Giulio Andreotti ma

A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina.

Si aprono le scommesse: quanto tempo passerà prima che anche ad Alexandria le cose vadano in malora?


Promo del prossimo episodio, Remember:


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