Telefilm/The Walking Dead

Recensione | The Walking Dead 5×10 “Them”

First thing first, altrimenti mi scordo.

Questa scena

non vi ha fatto subito pensare a “Il quarto stato”, il dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo?

C’è perfino l’infante tenuto in braccio, suvvia. The Walking Dead si tinge di sfumature apocalittico-proletarie. “Cinquanta sfumature apocalittico-proletarie” suona bene come caso editoriale dell’anno, tra l’altro.

Tralasciando la storia dell’arte, però, quell’esatta scena è importante perché costituisce, in tutta la sua visiva efficacia, uno degli elementi chiave di questo episodio, episodio in cui Rick finalmente ammette che loro sono i morti che camminano.

Pensateci: il gruppo, stremato, si muove (anzi, si trascina) esattamente come abbiamo visto fare tante volte alle mandrie di zombie. Vanno avanti quasi senza uno scopo, quasi per inerzia, perché tutto sembra, ora più che mai, perduto. Non hanno nemmeno il cibo, e quando si trovano costretti a mangiare quel gruppetto di cani, abbiamo la conferma che non sono più tanto diversi dagli altri morti che camminano. Ognuno di quei cani, tra l’altro, prima avrà fatto parte di una famiglia, avrà avuto qualcuno che lo coccolava, che gli voleva bene. Il mondo è finito anche per loro, e cani domestici sono diventati “bestie”. Esattamente come è successo agli umani.

Con la differenza che gli umani si portano dietro il fardello di essere veramente consapevoli di quello che gli accade intorno. Delle recenti perdite (Beth e Tyreese) tutto il gruppo è stato segnato, ma tre persone più di altri: Sasha, Maggie, Daryl. Ho trovato bellissima la scena in cui finalmente piove e mentre tutti se ne rallegrano, loro tre restano immobili, in piedi, quasi a volersi chiedere qual è il senso di tutto ormai, perché per loro sembra che non ci sia più. Non per Sasha, che è arrabbiata con tutto e tutti, esattamente come lo era suo fratello in seguito alla morte di Karen. Non per Maggie, che ha perso la sorella nel giorno stesso in cui aveva scoperto che era viva. Non per Daryl, che si è chiuso in una sorta di mutismo e si permette di provare qualcosa solo quando è da solo. Bellissima, poi, la scena tra lui e Carol (come tutte le loro, secondo me, perché è una coppia, questa, che trascende ogni definizione: amore platonico, madre e figlio, sorella e fratello).

E perfino padre Gabriel, che brucia il collarino dell’abito talare, sembra quasi rassegnato a dire addio a tutto quello a cui ha sempre creduto (come sta facendo Maggie ora) perché il mondo ormai è inevitabilmente e inesorabilmente cambiato.

A proposito, di nuovo, di Maggie, ho trovato molto bella la scena in cui trova uno zombie legato e imbavagliato nel bagagliaio di un’auto. Per tutti gli episodi in cui Beth era scomparsa, mi aspettavo che facessero vedere in che modo Maggie stesse elaborando la perdita. Aspettative, come sappiamo, disattese. Ora che però Beth è morta, Maggie è costretta ad elaborare la perdita. Trova, nel portabagagli, uno zombie dai capelli biondi che non può non ricordarle sua sorella. Il suo primo istinto è quello di richiudere la portiera, cosa che fa. Poi però cambia idea, vorrebbe porre fine alle sofferenze di quella povera creatura (la persona che era probabilmente sarà morta in modo orribile – di fame? soffocata?) solo che la portiera si incastra e non riesce più ad aprirla. Maggie non può aiutare quello zombie, così come non ha potuto aiutare Beth. L’ho trovata una scena molto triste e molto simbolica.

In effetti, a fare da padrone, in questo episodio particolarmente lento ma molto interessante, è stato proprio il simbolismo. Simboli ovunque che nemmeno Dan Brown strafatto di caffeina. Due, in particolare, ho trovato degni di nota: l’acqua e il carillon.

L’acqua è semplice da interpretare, in quanto è vista da sempre simbolo di nascita e di rinascita. Prima, il gruppo soffre la mancanza dell’acqua (cosa che coincide con il momento in cui si sono trovati ad assomigliare più che mai agli zombie)

“The drought was the very worst
when the flowers that we’d grown
together died of thirst”

“Hung my head as I lost the war
and the sky turn black like a perfect storm” 

e poi, finalmente, piove (e loro, no, cavolo, loro non sono come gli zombie).

“Rain came pouring down when I was drowning
that’s when I could finally breathe”

[Clean, Taylor Swift]

E tutto questo mi porta alla scena più bella dell’episodio, scena che io ho amato oltre ogni dire: quella in cui respingono l’attacco degli zombie alla stalla in cui si erano rifugiati. Glenn, ore prima, aveva detto a Daryl

Possiamo farcela tutti. Ma possiamo farcela solo se stiamo insieme.

È stato proprio grazie alla cooperazione di tutti, infatti, che i vivi hanno potuto avere la meglio sui morti. Questa scena mi è piaciuta tantissimo non solo per quello che ha rappresentato ma anche per il modo in cui ci è stata mostrata: prima c’è solo Daryl, poi Maggie arriva in suo aiuto, poi Sasha, poi Rick e tutti gli altri, e senza che nessuno dica una parola.

In effetti, proprio il fatto che nessuno abbia parlato (primo fra tutti Daryl che non ha pensato, all’inizio, di chiamare aiuto) mi ha fatto venire il dubbio che potrebbe essersi tratto semplicemente di un sogno (la scena immediatamente successiva è infatti Maggie che si sveglia) ma ciò non toglie che sia stata una scena straordinaria.

L’altro simbolo che avevo accennato è invece il carillon. Trovato da Carl e poi consegnato a Maggie (attenzione gente, Carl interagisce con qualcuno che non sia Rick o Michonne), non funzionava. Poi Daryl lo sistema, e torna a suonare. Il fatto che non funzionasse potrebbe voler rappresentare il fatto che il gruppo si sentisse totalmente demotivato? E il fatto che torni a funzionare potrebbe rappresentare il fatto che il gruppo abbia ritrovato un po’ di speranza (la quiete – letteralmente, vista la scena successiva al temporale – dopo la tempesta)? Tra l’altro, il carillon è tornato in vita nel momento esatto in cui uno sconosciuto, tale Aaron, dice a Maggie e Sasha di portare “buone notizie”. Ora, io non conosco i fumetti e quindi non so se ci si possa fidare o meno di questo tipo, ma per ora sì, dai, fidiamoci. Buone notizie, quindi. Forse. Vedremo.

P.S. l’avete notato, voi, lo zombie impalato sull’albero a tipo dieci metri da terra? Se è stato il vento a portarcelo, mi domando se allora non si tratti di una delle bambinaie che volano via quando arriva Mary Poppins…


Il promo del prossimo episodio, The Distance:


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6 thoughts on “Recensione | The Walking Dead 5×10 “Them”

  1. Sono d’accordo con quanto hai scritto. Sai come la penso di TWD, quindi puoi immaginare quanto aspettassi una puntata così! La vera sopravvivenza.
    Belli i simbolismi, che questo telefilm ci regala sempre. Però non so, l’interpretazione del carillion mi sembra un po’ “forzata”. Comunque no, lo zombie impalato me l’ero perso! Tutto bello, però il fatto che la tempesta abbia distrutto tutto tranne il loro fienile di legno e che neanche un ramo si sia abbattuto su di esso mi sembra improbabile. Schiava del realismo, sorry 😀

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    • Se quell’interpretazione ti sembra forzata, sappi che da quando Lauren Cohan a The Talking Dead ha detto che per lei la ballerina del carillon “rappresentava” Beth (ora non ricordo il discorso che c’era dietro, sorry), su Tumblr un sacco di gente è partita in modalità complottista e – wait for it – adesso pensa che Beth sia viva perché il carillon si è rimesso a suonare nel momento esatto in cui Aaron ha detto di avere buone notizie. Nemmeno Roberto Giacobbo, guarda. Poi, boh, in effetti io con la storia del carillon ho buttato un po’ a caso (anche perché non mi aspetto che la questione del carillon venga ripresa).

      Per la storia degli alberi caduti, in effetti non ci avevo mica fatto caso al fatto che nessun ramo sia caduto in testa a loro!

      "Mi piace"

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