Film

Recensione | Gone Girl

Questa recensione sarà necessariamente divisa in due parti (una spoiler free per chiunque sia curioso di sapere qualcosa riguardo questo film e una seconda parte per coloro che già hanno avuto la fortuna di vederlo).

Dopo aver scritto illo tempore la recensione di Blue Jasmine, il vostro caro theserieskiller ha passato molto tempo a cercare un bel film da poter analizzare per voi e dopo mesi e mesi finalmente c’è riuscito, regalandovi, giusto in tempo per chiudere in bellezza quest’anno, l’analisi di un film uscito ultimamente nelle sale italiane, Gone Girl (tradotto in italiano con quell’orrore di nome che è “L’amore bugiardo”).
Ma non indugio ulteriormente e vi auguro una buona lettura.

First things first.. ma cos’è Gone Girl?

Gone Girl è il decimo film del geniale regista David Fincher (che ha diretto, tra l’altro, anche “Fight Club” e “The Social Network”) ed è la trasposizione cinematografica del celebre libro di Gillian Flynn.
Considerata come il maggior caso letterario del 2012 (dopo Cinquanta Sfumature di Grigio), questa terza opera letteraria della Flynn è stata lodata unanimamente dalla critica e dal pubblico, i quali ne hanno acclamato la complessità e l’approfondita analisi psicologica dei personaggi.

Spesso definito come “una casa degli specchi” a causa dei numerosi plot twist, Gone Girl non perde questa sua caratteristica nella trasposizione su pellicola e, grazie all’eccelsa regia di Fincher e alla suggestiva colonna sonora di Trent Raznor e Atticus Ross, lo spettatore si ritrova in un mondo fatto di segreti, bugie e inganni, un mondo dove non ci si può fidare di nessuno.

Gran parte del merito va ai due protagonisti, Ben Affleck e Rosamund Pike, i quali interpretano rispettivamente Nick ed Amy Dunne, una coppia la cui vita coniugale viene sconvolta dall’improvvisa scomparsa della donna.

La storia infatti inizia col misterioso dileguamento della giovane donna e continua attraverso le indagini della polizia, evidenziando soprattutto come esse (e l’opinione pubblica) finiranno per toccare profondamente la vita di Nick, il quale si ritroverà ad essere l’indiziato numero uno.

LAW

 

Parte integrante del libro e del film è infatti la maniera in cui ci vengono proposti e presentati i due protagonisti.
Amy è la bionda da copertina col sorriso perfetto, la donna che le altre ammirano e invidiano.
Nick, invece, è il tipico americano medio che però in compenso ha avuto la fortuna di sposare la donna perfetta.
E ciò non può essere altro che il fattore che convince l’opinione pubblica a ritrarlo come l’unico che avrebbe potuto far del male alla povera moglie.

Essendo questa prima parte spoiler free, eviterò di dirvi quali sono i grossi colpi di scena che faranno capolino all’interno del film ma per chiunque stia contemplando l’idea di vedere questo film, vi dico assolutamente di farlo.
Perchè?
Perchè Gone Girl è un thriller psicologico, la cui forza consiste nell’alta dose di suspense (innescata anche dalla stupenda colonna sonora) e nella splendida interpretazione dei vari attori, così bravi d’avermi lasciato senza parole più di una volta.

I protagonisti, infatti, sono il tocco in più che rende questo film uno spettacolo da guardare, un thriller per certi versi angosciante e sempre capace di attirare l’attenzione dello spettatore.

Da sottolineare, anche che tra gli altri interpreti troviamo Neil Patrick Harris (Barney di How I Met Your Mother), Carrie Coon (Nora di The Leftovers) e Kim Dickens (protagonista della nuova serie spinoff di The Walking Dead), i quali interpretano tre personaggi fondamentali per lo svolgimento della storia.

E dopo avervi detto anche qualche altro attore del cast, sento che sia tempo di dirvi anche quali sono le categorie di persone a cui consiglio maggiormente questo film.

Adatto a chiunque ami una storia avvincente e mai prevedibile.
Adatto a chiunque ami David Fincher.
Adatto a chiunque voglia vedere un film dove il colpo di scena è sempre dietro l’angolo.
Adatto a chiunque voglia vedere un film sulle conseguenze (talvolta devastanti) dell’amore.
Adatto a chiunque voglia vedere un film con performance recitoriali da urlo.
Adatto a chiunque ami le soundtrack eccellenti.

Vi ho convinto?
Spero di sì, perchè vorrei “rivedervi” anche nella prossima sezione, quella più succosa, quella in cui potrò eviscerare i temi più importanti e, purtroppo, ad alto tasso di spoiler.

E quindi.. see you on the other side!


NON CONTINUARE SE NON AVETE VISTO IL FILM!

 

– “We caused each other pain”
– “That’s marriage”.

Gone Girl è la storia di un matrimonio.
Gone Girl è la storia di un matrimonio infelice.
Gone Girl è la storia di una moglie che brama vendetta e di un marito che ne subisce le conseguenze.

Definizione piuttosto semplicistica ma essenziale per comprendere esattamente con quale chiave di lettura dobbiamo analizzare questa sublime opera cinematografica.

Confucio diceva che “prima di intraprendere il viaggio della vendetta bisogna scavare due tombe” e non credo ci sia citazione più giusta, visto il piano che Amy aveva inizialmente intenzione di mettere in atto.
E anche se tale piano successivamente va a rotoli, possiamo lo stesso constatare come la nostra cara psico-protagonista abbia avuto così tanto sangue freddo da inventarsi un nuovo modo per rovinare la vita del marito per sempre.

“I’m the cunt you married”.

Amy Dunne è la personificazione di Satana.
I voiceover, i flashback, la spiegazione di come abbia creato il proprio piano malefico e soprattutto la scena dell’omicidio ci mostrano come questa donna sia forse l’esempio migliore di “big bad” femminile all’interno di una pellicola cinematografica odierna.

La regia di Fincher (e anche la sceneggiatura della Flynn) non fa che accentuare la spietatezza di questa donna e ci mostra quanto sia effimero il potere di Nick in tutta questa storia.
Lo dimostrano le scene in cui lui viene soggiogato dalla moglie, lo dimostrano i momenti in cui Amy riesce comunque a stare un passo del marito, lo dimostra la scena finale.

“What are you thinking? How are you feeling? What have we done to each other? What will we do?”

Se questa fosse una guerra, Amy Dunne avrebbe vinto.
Anche non facendo morire il marito in una squallida prigione statale, la bionda tutto pepe è riuscita a tenerlo sotto scacco con una gravidanza e con una minaccia.
La caratteristica maggiore di questo personaggio, quindi, è stata proprio l’abilità di cadere sempre in piedi, di mantenere abbastanza controllo da poter reggere qualsiasi situazione.
E l’aspetto più ironico è che tutti i personaggi sono arrivati a comprendere quest’amara verità ma non hanno potuto far nulla per contrastarla.

In conclusione, Gone Girl sarà anche la storia di un matrimonio infelice ma sarà sempre e soprattutto la storia di Amy Dunne.
Non importa che venga presentato anche il punto di vista di Nick perchè alla fine l’unica prospettiva che ci interessa è quella della moglie, è quella della donna che ha deciso di annientarlo.
Ogni singolo evento nel film fa parte del grande piano di Amy.
Ogni singolo imprevisto entra a far parte del grande piano di Amy.
Amy non è la Strafiga, come si autodefinisce ironicamente.
Amy non è Amazing Amy, come la definiscono i genitori.
Amy è Amy.
Nessuna etichetta, nessuna spiegazione ulteriore.
Amy è Amy ed Amy vince.
Facile, no?

E con queste gif che ci ricordano la bellezza (e gli sguardi da psicolabile) di Rosamund Pike, vi saluto e vi auguro una buona giornata!

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2 thoughts on “Recensione | Gone Girl

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