Sons of Anarchy/Telefilm

Recensione | Sons of Anarchy 7×13 “Papa’s Goods”

Dubita che le stelle siano fuoco, dubita che il sole si muova. Dubita che la verità sia mentitrice, ma non dubitare mai del mio amore.

Ci sono stati momenti in cui ho sperato che questo giorno non arrivasse mai perché è davvero difficile dire “addio” a qualcosa che mi ha accompagnato per così tanto tempo. Sons of Anarchy mi ha tenuto compagnia per 7 anni della mia vita, 7 lunghissimi anni in cui mi ha fatto sorridere, piangere, divertire, sconvolgere; è raro trovare una serie tv capace di poter entrare nella tua anima così tanto in profondità, ecco perché questa non sarà una recensione come le altre, no. Vorrei che quest’ultima recensione sia quasi un omaggio al telefilm che mi ha fatto provare delle vere emozioni, nel bene e nel male. Nonostante l’immenso vuoto che adesso provo nel rendermi conto che la mia serie tv preferita è ormai giunta al termine, sono felice… Si giuro, lo sono.

Quest’ultima puntata è stata la più degna conclusione che si potesse avere: è vero, i colpi di scena sono stati pochi (ma ne abbiamo avuti moltissimi nella puntata precedente in realtà) però io ho vissuto la 7×13 come un viaggio… Un viaggio verso la pace… Un viaggio verso la libertà… Un viaggio verso l’amore. Questo viaggio appartiene tutto a Jackson Teller, personaggio da me odiato/amato sempre intensamente; controverso, brillante, intelligente, spesso e volentieri immaturo e arrogante, ma con un gran cuore. Cuore capace di provare le emozioni più assolute, capace di toccare corde che per un normale essere umano sono troppo estreme anche solo per poter rivolgerci un pensiero. Lui ci ha portato dentro la sua anima, prima pura e poi lentamente ed inesorabilmente macchiata, e ci ha reso partecipi del suo grande dolore e del suo amore infinito. Charlie Hunnam, non smetterò mai di ripeterlo, non interpreta più Jackson: Charlie Hunnam è l’essenza di quello che noi vediamo sullo schermo e probabilmente in lui questa parte resterà per sempre. In realtà il destino del Presidente ci viene mostrato proprio ad inizio episodio: nessun quaderno a ricordare ai suoi figli cosa è stato, nessuna parola, nessun insegnamento di vita, nessun documento, nessuna foto, nessun riferimento al Club. Tutto si riduce in cenere perché è questo che deve essere. Lui deve andarsene e nel farlo deve cancellare ogni possibile traccia che possa anche solo contaminare in qualche modo la vita dei suoi bambini. Onorare il desiderio di sua moglie, salvare i bambini dallo stesso destino a cui lui non è riuscito a sfuggire nonostante JT a quanto pare ci abbia provato davvero con tutte le sue forze. I suoi anelli… Lasciati sulla tomba di Opie. L’anello di nozze sulla lapide di Tara… E, per l’ultima volta, parte la sigla.

Tutta la puntata si svolge a ritmo lento, quasi insostenibile per chi come me sapeva benissimo che questa sarebbe stata la fine; sono minuti interminabili durante i quali non ho smesso di pensare “ti prego fai che non finisca” mentre tremavo ad ogni scena carica di intensità. Il Final Ride, adesso lo capiamo perfettamente, è quello di Jax. La sua ultima volta sulla moto, il vento fra i capelli biondi, ma tutto questo non può avvenire senza che lui abbia sul serio sistemato ogni cosa. E così, sapendo di dover andare incontro alla morte, Jackson Teller combina gli ultimi pezzi del puzzle. Si parte con l’inserimento di T.O. nel Club dei Samcro, poi il conseguente omicidio di uno dei Kings d’Irlanda con annessi tutti i brividi che ha portato questa scena. La confessione fatta alla Patterson, un grande ritorno in SOA, l’omicidio di Barowski e quello di August Marks ed infine la consegna della patch di Presidente a Chibs… Tutto questo per salvare il Club, per tenerlo in vita anche dopo la sua morte, ma soprattutto Jax compie questi gesti per i suoi figli. Capiamo che in realtà lui non ha ammazzato Gemma per se stesso e nemmeno per Tara, anche se il suo omicidio ha giocato un grande ruolo nella sua decisione, però fondamentalmente lui ha assassinato sua madre perché con lei in vita Abel e Thomas non avrebbero avuto una scelta. Lo comprendiamo dal discorso che Jax fa di fronte alla parete sulla quale sono incise le iniziali di suo padre: JT si era suicidato nel tentativo di proteggerlo da quella vita, ma aveva fallito perché Gemma non aveva permesso che tale eredità andasse in frantumi. Quel cerchio doveva essere spezzato, così si macchia di un tale peccato per salvare la vita dei suoi bambini ed era questo che volevo, quello che in realtà per me è sempre stato Sons of Anarchy: REDENZIONE. Non ci è dato sapere cosa ne sarà del futuro di Abel e Thomas anche se sarebbe bellissimo se fra qualche anno SOA tornasse con loro due protagonisti, ma sto volando troppo con la fantasia. Sappiamo solamente che, come ho sempre sperato, i bambini vengono affidati a Wendy e Nero; purtroppo la scena in cui Abel si rigira fra le dita l’anello di suo nonno datogli da Gemma non mi fa sperare in qualcosa di buono, ma purtroppo, ripeto, non lo sapremo mai probabilmente.

Finalmente, in questa season finale, conosciamo anche l’identità della misteriosa mendicante presente in ogni finale di stagione; lei è la Morte ed è sempre stata vicina a Jax e alla sua famiglia e una volta arrivato il momento ha accompagnato il nostro Presidente verso la libertà. In sella alla moto di suo padre con il sorriso sulle labbra Jackson stava tornando a casa… Stava raggiungendo Tara… Stava trovando finalmente la pace… Lo stacco magistrale sui corvi in mezzo alla strada, la stessa identica scena del pilot, dell’indimenticabile 1×01 quando vediamo per la prima volta il nostro Principe sulla sua Harley a fumare in maniera arrogante la sigaretta. Nella 7×13 vediamo come quel ragazzino sia diventato un uomo, quanto tutto ciò che è accaduto lo abbia segnato, ma sul suo viso non c’è più traccia di dolore, solo serenità e speranza e consapevolezza di aver fatto finalmente la cosa più giusta per i propri figli.

Il viaggio dei Samcro finisce qui, con una degna e meravigliosa conclusione. Forse ancora non mi sono resa conto che questa è davvero la fine, probabilmente realizzerò solo nel Settembre 2015 quando non ci sarà una nuova stagione di SOA da poter assaporare. Io volevo ringraziare tutti voi per aver sempre letto le mie recensioni e per avermi lasciato ogni volta tantissimi commenti. Grazie davvero per aver vissuto questo viaggio insieme a me, sono orgogliosa di aver potuto recensire questo telefilm. Spero di poter partecipare a qualche altro progetto, perciò vorrei che questo fosse un “arrivederci”.

Yay.

She tastes like hope.

Ringraziamo: Diario di una fangirl. | TelefilmSeries.Com | Charlie Hunnam Italia |Telefilm. ϟ

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3 thoughts on “Recensione | Sons of Anarchy 7×13 “Papa’s Goods”

  1. Ho provato un vuoto strano ieri sera quando ho finito la serie. Una tensione immotivata durante tutta la final ride di Jax, pensando che no, non sta per succedere, non puó finire cosí. Ma in realtá DOVEVA finire cosí e lo sappiamo tutti.

    Lo riguarderó sicuramente tra qualche anno.

    -What happens at the end of the day?
    -The bad guys lose.

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  2. Io credo invece che la ‘fine’ del caro Jax non è all’altezza di un final season così atteso. Ok sulla chiusura del cerchio, che lui dovesse morire in qualche modo era quasi scontato e ce lo aspettavamo penso un po’ tutti, non sarebbe stata possibile anche a 3-4 puntate dalla fine una soluzione diversa. MA morire in quel modo dai…con la polizia che lo insegue e lui che si schianta sul primo tir all’orizzonte ?! NO… così no. Al limite…avrei accettato una fine alla Thelma&Louise…con la moto giù dal crepaccio…un volo nel cielo, oltre i confini della strada…ma spiaccicato su un camion qualunque…e con quel sangue che scorre ad aumentare il senso splatter no. Così non mi piace. E’ una fine quasi demenziale. Una puntata quasi poetica non si chiude il quel modo. Ammonizione a Sutter. Una fine degna a quel ragazzo per favore. Se la meritava.
    Julian Ross

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    • La fine di jax in quel modo lo sceglie lui, perché così era morto anche suo padre…e così sceglie di finirla anche lui, con la stessa moto e gli stessi stivali…

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